Posts tagged ‘globalizzazione’

febbraio 4th, 2016

Il nuovo accordo di libero scambio transatlantico. Le conseguenze sociali e ambientali del TTIP

by gabriella


La stipula del TTIP è imminente

protesta anti TTIP

La protesta contro l’accordo transatlantico del 19 febbraio 2015

Qui il punto della situazione di Mauro Poggi, mentre Monsanto fa causa alla California perché vuole inserire il glifosato tra le sostanze cancerogene.

Erbicida glifosato: Monsanto fa causa alla California perché le autorità vogliono inserirlo tra le sostanze cancerogene

Più del 97% degli intervistati di un sondaggio ufficiale dell’Unione Europea ha respinto l’accordo TTIP dopo che Barack Obama e 29 capi di governo dell’Unione europea l’avevano sostenuto lo scorso anno. TTIP under pressure from protesters as Brussels promises extra safeguards, titola il Guardian del 19 febbraio 2015. Tratto da Wazars.

I profitti della crescita economica vengono sempre più spesso captati da un ristrettissimo numero di personenel 2016 l’1% della popolazione mondiale possiederà più del restante 99%in grado di manipolare a proprio vantaggio i processi decisionali sempre meno trasparenti delle istituzioni internazionali.

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luglio 13th, 2015

Alessandro Dal Lago, La xenofobia contemporanea secondo l’etnografia

by gabriella
hannah_arendt

Hannah Arendt (1906 – 1975)

L’introduzione a Lo straniero e il nemico, analisi etnografica dell’ostilità crescente verso gli stranieri nelle società contemporanee.

 

A partire da Abramo, la condizione dello straniero respinto dalla città è un mito fondativo della tradizione ebraico-cristiana. Popolo per definizione di stranieri, nell’esilio egiziano o nella cattività babilonese, tra le genti di Canaan o sotto il tallone romano, nella diaspora e nelle persecuzioni che ne scandiscono la storia fino allo sterminio, gli ebrei incarnano il doppio ruolo di matrice della nostra cultura e di testimonianza della sua storica colpa. La defìnizione weberiana degli ebrei come popolo-pariah, che Hannah Arendt (1951; 1975) riprenderà in un’accezione non più descrittiva ma propositiva (la condizione di pariah come premessa di una possibile libertà politica), sottolinea l’estraneità che il cosiddetto Occidente alberga in se stesso. Per molti secoli (almeno fino alla comparsa degli zingari), gli ebrei saranno l’unico popolo veramente straniero in Europa, straniero in quanto impossibile da identificare con un territorio e con uno Stato, e quindi confinato in ghetti, sottoposto a regolamenti e statuti particolari e vessatori, oggi tollerato nelle città e domani cacciato o abbandonato ai pogrom.

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giugno 1st, 2015

L’evoluzione del modello educativo

by gabriella

La scuola come istituzione funzionale nel cambiamento di paradigma imposto dalla globalizzazione.

aprile 13th, 2015

Emarginazione e marginalità. Esercitazione per la seconda prova

by gabriella

povertàEseguire l’esercitazione dopo aver letto il vademecum per la seconda prova. Servirsi del dizionario.

Il mondo in cui viviamo è contrassegnato sia da grande ricchezza che da estrema povertà. Vi è in esso una prosperità senza precedenti: il mondo è incomparabilmente più ricco di un tempo. Il massiccio controllo sulle risorse, la conoscenza e la tecnologia che noi ora diamo per scontate sarebbero state difficili da immaginare per i nostri antenati […]

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marzo 1st, 2015

Ugo Fabietti, Globalizzazione. Esercitazione per la seconda prova

by gabriella

contadino indianoAnche le culture delle periferie del pianeta dimostrano una capacità di riflessione sui fenomeni di “ibridazione” di cui esse sono spesso il soggetto, l’oggetto e lo scenario privilegiati nel medesimo tempo. Risulta infatti interessante osservare come alcune culture riescano a produrre un proprio discorso, o commento, sui processi di trasformazione che ne segnano la storia presente. Il caso dei contadini di Bijapur (India meridionale) è, in questo senso esemplare. I coltivatori di questa regione parlano del loro presente come di un tempo “ibrido” o hibred kala e di loro stessi come hibred mandi, o gente “ibrida” (dove il temine hibred è chiaramente una contaminazione terminologica dall’inglese degli agronomi – indiani – che lavorano ai progetti di sviluppo delle aree rurali).

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marzo 1st, 2015

La globalizzazione

by gabriella

globaViviamo in uno strano periodo, in cui l’urgenza dell’agire non esclude, anzi, richiede assolutamente l’urgenza del capire.

Pier Paolo Pasolini

No, non parlerei di ottimismo .. Come si può essere ottimisti di fronte all’attuale situazione del mondo? D’altra parte, come si fa ad essere soltanto pessimisti? Il mondo che ci sta di fronte è carico di paradossi che non possono che renderci perplessi.

Ulrich Beck, La società globale del rischio. Discussione con Danilo Zolo, 1999

I termini globalizzazione e mondializzazione sono entrati nel lessico sociologico negli anni ’80, per indicare un vasto insieme di fenomeni connessi all’aumento dell’integrazione economica, sociale e culturale tra le diverse aree del mondo.

In quegli anni iniziava infatti a delinearsi l’esito dell’accelerazione di processi tipici della modernizzazione, prima tra tutte l’integrazione economica già descritta da Marx nel XIX secolooltre che lo sviluppo di una rete di comunicazione planetaria che McLuhan indicava nel 1968 come l’infrastruttura del «villaggio globale», ossimoro sociologico con cui lo studioso canadese alludeva all’abbattimento simbolico dello spazio e della distanza e alla nuova vicinanza tra genti lontane [non escludente una nuova lontananza tra vicini] generata dai media elettrici, poi elettronici.

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gennaio 31st, 2015

Bernabé, Average is over

by gabriella

BernabéMarino Badiale commenta l’idea di società di Franco Bernabé, ex Presidente Telecom, oggi membro dello steering commitee (dirigenza strategica) del gruppo Bilderberg, che prefigura, giustifica, ammette un mondo per pochi e sempre di meno.

Nell’inserto economico del “Fatto Quotidiano” di mercoledì 21 gennaio c’è una intervista a Franco Bernabè, ex presidente telecom, che potete trovare qui. C’è un passaggio interessante dovuto al fatto che l’intervistatore (Giorgio Meletti) ha uno sprazzo di lucidità, insolito nella categoria dei giornalisti, e riesce a chiarire il senso delle parole dell’intervistato. Il passaggio è il seguente:
F.Bernabè. L’unica cosa che si può e si deve fare è liberare le energie per la creazione di nuove iniziative. La tecnologia ha fatto sì che oggi le soglie di accesso alla creazione di un’impresa si sono molto abbassate. Le opportunità ci sono, anche in Italia, bisogna mettere i giovani in condizione di coglierle.
G.Meletti.
Ma l’idea che tutti i giovani debbano farsi la start up non è un po’ come dire loro: arrangiatevi? E se uno per caso non è creativo, non ha l’idea geniale, o semplicemente non vuol vivere con il coltello della competizione tra i denti, deve morire di fame?
FB. L’economista americano Tyler Cowen ha scritto recentemente un libro intitolato Average is over, che letteralmente significa “la media è finita”. Significa che non c’è più spazio per galleggiare, il mondo è diventato terribilmente competitivo per il semplice fatto che in pochi anni la cosiddetta globalizzazione ha messo 500 milioni di europei in gara con tre miliardi di cinesi e indiani. E adesso sta esplodendo l’economia africana. È così, oggi chi non è creativo e competitivo starà molto peggio di chi non lo era trent’anni fa.
GM. Una classe dirigente che dice al popolo che viene diretto “scusate, è andata male, ognuno per sé e Dio per tutti” non è un grande spettacolo.
FB. Sta accadendo così in tutti i Paesi dell’Occidente.

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marzo 1st, 2014

Giovanni Sartor, Il diritto digitale come prova generale di un diritto post-liberale

by gabriella

internetNel 2002, in occasione di un congresso giuridico – XXIII Congresso nazionale della Società Italiana di filosofia giuridica e politica, Macerata 2-5/10/2002 – Giovanni Sartor propose una lettura del nuovo tipo di diritto che la digitalizzazione sta sovrapponendo ai sistemi normativi tradizionali. La tesi esposta da Sartor ne Il diritto della rete globale, evidenzia come la prevenzione e l’esecuzione automatica della norma, propri della governance digitale affermatasi dall’inizio del millennio con gli accordi internazionali sul copyright, sopprimano il fondamento kantiano del diritto moderno, vale a dire i principi di autonomia e libertà del cittadino. Il giurista ci guida, in questo modo, ad osservare in che modo accada, sottolineando l’inadeguatezza dell’idea comune che la sorveglianza sia fondamentalmente innocua e che debba temerla solo chi delinque.

Ci si potrebbe chiedere se non dovremmo accogliere con entusiasmo questa tendenza, e accettare il fatto che il diritto venga sostituito da forme più evolute di controllo sociale. Il governo dell’attività umana mediante computer potrebbe rendere vera l’antica utopia del superamento del diritto. Anziché usare la normatività per coordinate il comportamento degli individui (che richiede la cooperazione attiva della mente dell’individuo stesso, ed esige che egli adotti la norma quale criterio del proprio comportamento, o almeno che egli tema la sanzione), la società potrebbe governare il comportamento umano (nel cyberspazio) introducendo processi computazionali che abilitino solo le azioni desiderate. Come abbiamo osservato circa i nuovi modi di proteggere la proprietà intellettuale, quando si fosse in grado di rendere impossibili le azioni indesiderate rimarrebbe la necessità di vietare e punire esclusivamente il comportamento di chi tenti di ricreare la possibilità di tenere tali azioni (il tentativo dell’hacker di rimuovere le protezioni software). Tenendo conto della pervasività del cyberspazio e di come esso si vada compenetrando allo spazio fisico, diventerebbe in questo modo possibile governare in modo articolato e complesso i comportamenti del singolo, liberando la sua mente dell’onere di farsi carico del problema della normatività.

Giovanni Sartor, Il diritto della rete globale, 2002

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dicembre 3rd, 2013

Giorgio Cremaschi, Prato, schiavitù a chilometri zero

by gabriella

8-marzo-operaieIl tragico ritorno della schiavitù nel continente da cui è iniziata l’accumulazione originaria. Dal blog di Giorgio Cremaschi.

Le persone bruciate vive nelle fabbriche tessili segnano la storia dello sviluppo industriale e delle condizioni di lavoro. La stessa data dell’8 marzo ricorda la strage di operaie avvenuta per il fuoco più di un secolo fa negli Stati Uniti.

Dopo aver percorso il mondo con la sua devastazione costellata di stragi di lavoratori, ora, grazie alla crisi, la globalizzazione torna là da dove era partita, e anche da noi si muore come nel Bangladesh o in Cina. Negli Stati Uniti questi laboratori di migranti che si installano nelle antiche zone industriali li chiamano “sweet-shops”, fabbriche del sudore. Da noi la strage di operai cinesi a Prato è stata presentata cercando la particolarità estrema, quasi come fatto di costume.

Si è messo l’accento sulla particolare chiusura in sé della comunità cinese, fatto assolutamente vero, quasi per derubricare quanto avvenuto. E soprattutto per non affrontare la questione vera, che in Italia la produzione industriale e il lavoro nei servizi stanno affondando nelle condizioni di quello che una volta si chiamava terzo mondo.

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