Posts tagged ‘Goethe’

marzo 14th, 2017

Il gioco delle signorine Marx

by gabriella

Marx nel 1869Le tre figlie di Marx erano particolarmente appassionate di una sorta di gioco di società, pare molto diffuso nell’età vittoriana, che consisteva nella formulazione di alcune domande che avrebbero dovuto far emergere la personalità dell’interrogato. 

Tratto da U. Curi, Marx e la rivoluzione, 8. Capire la filosofia. La filosofia raccontata dai filosofi. La biblioteca di Repubblica, 2011.

Le domande che le figlie rivolgevano a Marx riguardano anche aspetti davvero minori, secondari nella vita dell’autore:

La virtù che preferisci? La semplicità
La qualità che preferisci in un uomo? La forza
La qualità che preferisci in una donna? La debolezza

La tua caratteristica principale? La determinazione
La tua idea della felicità? Lottare
La tua idea dell’infelicità? La sottomissione

Il difetto che scusi di più? La credulità
Il difetto che detesti di più? Il servilismo

La tua occupazione preferita? Razzolare tra i libri
Il tuo poeta preferito? Shakespeare, Eschilo, Goethe
Il tuo eroe preferito? Spartaco, Keplero
Il tuo piatto preferito? Il pesce

Il tuo motto preferito? De omnibus disputandum (occorre discutere e dubitare di tutto)
La tua massima preferita? Nihil humani a me alienum puto (Terenzio, Heautontimoroumenos “niente di ciò che è umano mi è estraneo”).

Marx_signature

settembre 21st, 2013

Marco Segala, Goethe, Schopenhauer e l’ottica sperimentale

by gabriella
Wolfgang von Goethe (1749 - 1832)

Wolfgang von Goethe (1749 – 1832)

Traggo da ITEM, Institut des textes et manuscrits modernes, questo utile articolo sulla concezione della percezione e dei colori in Schopenhauer e Goethe.

 

1. Esperimenti e teoria

Il sodalizio tra Goethe e Schopenhauer a Weimar, dal novembre 1813 al maggio 1814, fu un episodio significativo nella biografia di Goethe fondamentale per il ventiseienne Schopenhauer, fresco della Promotion in filosofia all’università di Jena. In quei pochi mesi il giovane filosofo rimeditò, con il contributo del grande poeta, temi tratti dalle pagine di Kant e Schelling. Il rapporto tra verità e arte, la figura del genio, il monismo, l’idea di sviluppo ascendente delle forme naturali, la concezione gnoseologica e il ruolo centrale della causalità, l’idea di filosofia della natura: nessuno di questi argomenti centrali nel sistema del Mondo come volontà e rappresentazione sarebbe come noi lo conosciamo se Goethe non fosse stato presente nella vita di Schopenhauer 1.

Tuttavia non fu la filosofia l’oggetto principale delle loro conversazioni in quei mesi di intensa frequentazione, bensì la ricerca sperimentale sui colori. Con l’imporsi di un rapporto maestro-discepolo, Goethe offrì a Schopenhauer l’opportunità di avvicinare una disciplina scientifica in modo completamente nuovo rispetto al periodo degli studi universitari, introducendolo alla pratica sperimentale. Nelle giornate trascorse con Goethe, Schopenhauer fu avviato allo studio della Farbenlehre (1810), all’apprendimento delle tecniche di indagine sui fenomeni cromatici e alla risoluzione di quesiti scientifici attraverso l’ideazione e la realizzazione di procedure sperimentali. Goethe cercava un collaboratore per proseguire nella sua battaglia per la cromatologia, dopo lo scarso successo riscosso dall’opera del 1810. Schopenhauer fu lusingato dall’attenzione e dalla stima manifestate dal poeta dopo la lettura della sua dissertazione Ueber die vierfache Wurzel des Satzes vom zureichenden Grunde e si convinse della bontà del progetto scientifico goethiano 2. Condivise il proposito di spodestare la concezione newtoniana, secondo la quale i colori sono fondamentali e la luce bianca è una miscela di colori, e sposò l’idea di Goethe sulla polarità tra luce bianca e oscurità come «fenomeno originario» che in un mezzo torbido genera il colore 3.

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aprile 2nd, 2013

Pierluigi Pellini, Letteratura e finanza

by gabriella

aviditàLe parole e le cose pubblica questo bel saggio di Pierluigi Pellini sull’evoluzione della narrazione letteraria del denaro e dell’homo oeconomicus tra ottocento e novecento.

Il denaro è tema letterario di lunga durata, fin dall’antichità. Ma solo con il novel e il teatro del Settecento – da Defoe a Goldoni – le vicende economiche si fanno al tempo stesso motore dell’azione (oggetto del desiderio, motivo di conflitti e rivalità) e principio assiologico: in un contesto mercantile che non riconosce altro valore né altra autorità. Perché i soldi diventino però l’esclusiva ragione di vita non di un tipo presentato come abnorme – come l’avaro, da Plauto a Molière – ma della quasi totalità dei personaggi romanzeschi; perché tutti i valori della tradizione (virtù, onore, amore) cedano il passo alla logica del profitto; perché insomma l’homo fictus della narrativa si tramuti in homo oeconomicus, si dovrà attendere La Comédie humaine.

Nel romanzo dell’Ottocento, non si contano avari, accumulatori, speculatori. In Balzac, il vecchio Grandet guadagna con il commercio una ricchezza enorme, che lesina ai familiari con patologica grettezza (Eugénie Grandet); l’onesto profumiere César Birotteau fa il passo più lungo della gamba, lanciandosi in disastrose speculazioni, e finisce rovinato: fra debiti, cambiali e loschi profittatori (Histoire de la grandeur et de la décadence de César Birotteau); per l’usuraio protagonista di Gobseck, oro e denaro sono strumenti di potere demiurgico e oggetti del desiderio esclusivi, su cui riversare, in un parossismo al tempo stesso esemplare e patologico, ogni energia libidica. Il denaro, per impiegare la terminologia degli alienisti coevi (Esquirol), è la monomania di tutti i personaggi balzachiani. Perfino il patetico protagonista del Père Goriot, vittima dell’interesse e dell’egoismo imperante, non esita a dichiarare che «l’argent, c’est la vie»; e a ammettere che il soldo, quasi personificato, «fa tutto» («monnaie fait tout»).

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