Posts tagged ‘Horkheimer’

novembre 17th, 2016

Introduzione alla psicologia sociale

by gabriella

Videolezioni: 1. L’attribuzione e l’errore fondamentale d’attribuzione 2. L’effetto Lucifero e l’origine del male 3. L’obbedienza all’autorità e l’esperimento di Milgram 4. Gli atteggiamenti 5. Il conformismo e l’esperimento di Solomon Asch 6. La costruzione dell’ostilità sociale e gli esperimenti di Muzafer Sherif 7. Stereotipi e pregiudizi 8. Le opinioni e il senso comune

Valutazione degli studenti

Il compito principale della psicologia sociale è di analizzare come l’attività mentale delle persone viene condizionata dalla realtà sociale.

Gli studi di psicologia sociale sono stati fortemente influenzati dagli avvenimenti della seconda guerra mondiale, dopo la quale si trattava di capire, come scrisse Max Horkheimer, come erano stati possibili

«la persecuzione e lo sterminio meccanizzato di milioni di esseri umani in quella che era considerata la cittadella della civiltà occidentale» [Premessa agli studi sul pregiudizio, in T. W. Adorno et al., La personalità autoritaria, 1949].

Fondamentali, in proposito, sono stati gli studi che il teorico della scuola di Francoforte Theodor W. Adorno, e l’esponente della scuola psicanalitica viennese Else Frenkel-Brunswik, entrambi fuggiti negli Stati Uniti per sottrarsi alla persecuzione antiebraica, svolsero negli Stati Uniti con un gruppo di psicologi sociali sulla personalità autoritaria, cioè la formazione di un tipo umano che teorizza e pratica la violenza nei confronti delle minoranze [gli ebrei, gli stranieri – o i migranti -, gli “zingari”, gli omosessuali, come un tempo gli eretici e le streghe] e sulle ragioni profonde di questa aggressività.

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giugno 25th, 2014

Governo, potere e critica in Michel Foucault

by gabriella

Ricordare Foucault, nel trentennale della morte.

Che cos’è la critica? E’ l’arte di non essere eccessivamente governati.

Michel Foucault

Paolo Napoli, Il governo e la critica

Il contesto della ricerca di Foucault

In Qu’est-ce que la critique? [in «Bulletin de la Société Française de Philosophie», avril-juin 1990, 2, p. 35-63; trad. it. Illuminismo e critica, Roma, Donzelli, 1997] é descritta la storia di una virtù e sono spiegate le forme e le ragioni del suo valore permanente. Con felice agilità d’argomenti Michel Foucault invita il lettore a un’incontro originale con l’idea di critica costringendolo a superare entusiasmi e diffidenze che non di rado accompagnano la parola. La critica non appare lo strumento di un’egemonia intellettuale che segna il privilegio di una casta, quella dei critici appunto, é invece una forma di vita che caratterizza l’autonomia etica di ogni individuo, il lavoro progettuale di un’esistenza. Sottratta alla rigidità del metodo, essa resta esperienza pratica in cui concepire l’esercizio della libertà.

A questa nuova visione contribuisce Foucault quando nel maggio 1978 si trova alla Sorbona  […]. Tuttavia per capire il contesto in cui matura in Foucault l’idea di «critica», occorre considerare due elementi: uno occasionale, l’altro più determinante. Il primo è l’incontro con la cultura buddista […] La pratica della meditazione, quale ricerca dell’unione tra il corpo e l’anima, viene avvicinata sulla scorta di una categoria assai pregnante come quella di «governo». Mentre nella pratica dello zen il rappporto col sé mira a una attenuazione della presenza dell’io, lo sforzo delle tecniche cristiane consiste nell’esaltare la presa sul soggetto, nel raggiungere la sua verità più profonda grazie a una strategia globale di goveno dell’uomo.  Ma lo zen in realtà è solo l’occasione per attualizzare un problema che percorre da cima a fondo le lezioni al Collège de France a partire dal 1978: la questione del governo.

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maggio 21st, 2013

Pensare il rapporto tra uomo e animale

by gabriella

uomo animaleUn bel saggio di Marco Maurizi, L’animale dialettico, sul rapporto uomo/natura, uomo/animale nella Scuola di Francoforte. Considerando la trattazione del passaggio dalle società di caccia e raccolta alle società stanziali e del prezzo che l’uomo paga in quella costruzione violenta de Sé chiamata educazione, questo articolo completa e spiega il precedente di Jared Diamond sulla sicurezza e socialità dei bambini delle società tradizionali.

L’affermazione del Sé è determinata dalla negazione dell’altro-da-sé e questo processo – che accompagna e sostiene, a un tempo, il processo di civilizzazione in senso ontogenetico e filogenetico – deve essere letto come trionfo e fallimento della cultura. Laddove questa infatti riesce ad estirpare ogni ricordo della natura da cui proviene, la cultura trionfa. Ma proprio in quanto rimuove – in senso psicoanalitico – il ricordo di ciò che essa, nonostante tutto, ancora è, fallisce il suo scopo: la costruzione di una società “umana”, laddove l’umano ha qui il senso di “civile”, cioè “non bestiale”.

Marco Maurizi

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