Posts tagged ‘imperativo categorico’

novembre 16th, 2017

Kant

by gabriella
Kant

Immanuel Kant (1724 – 1804)

Io ho avuto la felicità di conoscere un filosofo, che fu mio maestro.

Nei suoi anni giovanili, egli aveva la gaia vivacità di un giovane, e questa, credo, non lo abbandonò neppure nella tarda vecchiaia.

La sua fronte aperta, costruita per il pensiero, era la sede di una imperturbabile serenità e gioia; il discorso più ricco di pensiero fluiva dalle sue labbra; aveva sempre pronto lo scherzo, l’arguzia e l’umorismo, e la sua lezione erudita aveva l’andamento più divertente.

Con lo stesso spirito col quale esaminava Leibniz, Wolff, Baumgarten, Crusius, Hume, e seguiva le leggi naturali scoperte da Newton, da Keplero e dai fisici, accoglieva anche gli scritti allora apparsi di Rousseau, il suo Emilio e la sua Eloisa, come ogni altra scoperta naturale che venisse a conoscere: valorizzava tutto e tutto riconduceva a una conoscenza della natura e al valore morale degli uomini priva di pregiudizi.

La storia degli uomini, dei popoli e della natura, la dottrina della natura, la matematica e l’esperienza, erano le sorgenti che avvivavano la sua lezione e la sua conversazione. Nulla che fosse degno di essere conosciuto gli era indifferente; nessuna cabala, nessuna setta, nessun pregiudizio, nessun nome superbo, aveva per lui il minimo pregio di fronte all’incremento e al chiarimento della verità. Egli incoraggiava e costringeva dolcemente a pensare da sé; il dispotismo era estraneo al suo spirito.

Quest’uomo, che io nomino con la massima gratitudine e venerazione, è Immanuel Kant: la sua immagine mi sta sempre dinanzi.

Johann Gottfried Herder

Videolezioni1. Introduzione a Kant 2. Gli scritti precritici 1755-1763 3. Verso la svolta critica: gli scritti tra il 1766 e il 1770 4. Il «tribunale della ragione» e la «rivoluzione copernicana» 5. La fondazione della conoscenza oggettiva: i giudizi sintetici a priori 6. L’estetica trascendentale 7. L’Analitica trascendentale 8. Fenomeno e noumeno 9. La dialettica trascendentale 10. La Critica della ragion pratica 11. La Critica del giudizio 12. La Risposta alla domanda: Cos’è l’Illuminismo?

Integrazioni, chiarimenti, sintesi: Immanuel Kant visto da vicino (Loescher); [dopo la videolezione 1] Maurizio Ferraris, Kant e l’Illuminismo; [dopo la videolezione 4] Gianfranco Marini, La mossa di Kant; filosofojoe, La differenza tra trascendente e trascendentale;  [dopo la videolezione 6] filosofojoe, Spazio e tempo; [dopo la videolezione 9] filosofojoe, La Critica della ragion pura in tre minuti; Perché ci Sono Cose che Puoi Conoscere e Altre No]

Valutazione degli studenti

Immanuel Kant nacque a Könisberg (Prussia), oggi Kaliningrad (Russia), in una famiglia di modeste condizioni economiche – il padre era maniscalco. Compì i suoi studi nella città natale, dove fu avviato alla matematica, alla fisica e istruito sulla filosofia leibniziano-wolffiana.

Il suo pensiero rappresenta il punto più alto raggiunto dall’Illuminismo e, al tempo stesso, l’inizio della sua dissoluzione, contenendo gli elementi per il superamento (idealistico) della sua filosofia (il criticismo).

sapere-aude« L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da un difetto d’intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell’Illuminismo ».

 

Il dibattito sulla conoscenza ai tempi di Kant

 

la_filosofia_allepoca_di_kant_2

 

 

Gli scritti precritici (1755 – 1763)

La visione quantitativa e meccanicistica del cosmo

terremoto-lisboa-1755

Il terremoto di Lisbona del 1755

I suoi primi scritti vertono intorno a questioni di fisica, cosmologia e geologia e testimoniano come l’avvio della sua riflessione sia caratterizzato dalla graduale assimilazione della prospettiva scientifica newtoniana e dunque dall’accettazione di un modello di spiegazione quantitativo e meccanicistico del cosmo.

Uno in particolare, la Storia naturale della natura e teoria del cielo, del 1755, vede Kant applicare le leggi della fisica newtoniana alla spiegazione dell’origine dell’universo e formulare l’ipotesi – alla quale perverrà autonomamente in seguito lo scienziato francese Laplace – di una nebulosa primitiva.

L’anno seguente pubblica tre scritti sui terremoti – argomento divenuto di bruciante attualità dopo il sisma che aveva distrutto Lisbona (1755) – legando il fenomeno alle forze magmatiche presenti nelle cavità terrestri ed escludendo ogni ricorso a fantomatiche punizioni divine.

read more »

marzo 12th, 2014

Etienne Balibar, La sesta tesi su Feuerbach

by gabriella
Karl Marx (1818 - 1883)

Karl Marx (1818 – 1883)

Traggo dal Rasoio di Occam questo studio, un po’ tecnico ma illuminante, della tesi marxiana che l’uomo non è, nella sua essenza, che l’insieme dei rapporti sociali.

Le Tesi su Feuerbach[1], un insieme di 11 aforismi a quanto pare non destinati alla pubblicazione in questa forma, sono state scritte da Marx nel corso del 1845 mentre stava lavorando al manoscritto dell’Ideologia tedesca, anch’esso non pubblicato. Sono state scoperte più tardi da Engels e da lui pubblicate con alcune correzioni (non tutte prive di significato), come appendice al suo pamphlet Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca (1886)[2]. Sono considerate largamente una delle formulazioni emblematiche della filosofia Occidentale, talvolta comparate con altri testi estremamente brevi ed enigmatici che combinano una ricchezza apparentemente inesauribile con uno stile enunciativo da manifesto, che annuncia un modo di pensare radicalmente nuovo come il Poema di Parmenide o il Trattato di Wittgenstein.

Alcuni dei suoi celebri aforismi hanno guadagnato a posteriori lo stesso valore di un punto di svolta in filosofia (o, forse, nella nostra relazione con la filosofia) come, per esempio dei già citati Parmenide e Wittgenstein rispettivamente:

tauton gar esti noein te kai einai [lo stesso è il pensare e l’essere],

read more »

settembre 13th, 2013

Massimo Recalcati, L’uomo senza inconscio

by gabriella

uomo senza inconscioL’introduzione e i primi due capitoli [I. Estinzione dell’inconscio? Una recente mutazione antropologica; II. Evaporazione del Padre e discorso del capitalista] de L’uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicanalitica, Milano, Raffaello Cortina, 2010. Con esercitazione in coda.

Introduzione

I. Estinzione dell’inconscio?1.1 Il deserto cresce; 1.2 Il soggetto dell’inconscio; 1.3 Una mutazione antropologica: estinzione dell’inconscio; 1.4 Clinica del vuoto; 1.5 Il fondo psicotico della nuova psicopatologia; 1.6 Le identificazioni solide; 1.7 Il nuovo principio di prestazione.

II. Evaporazione del Padre e discorso del capitalista 2.1 Il discorso del capitalista come distruzione dei legami; 2.2 L’insoddisfazione come prodotto del discorso del capitalista; 2.3 Il narcinismo ipermoderno; 2.4 Evaporazione del Padre, universalismo e nuove segregazioni; 2.5 Cosa resta del padre; 2.6 L’epoca della precarietà e le patologie del legame; 2.7 Legami alla deriva; 1.8 Il rischio del legame.

 

Schema del testo esaminato

L'uomo senza inconscio

 

Introduzione

È un errore considerare il soggetto dell’inconscio come un dato di natura, o peggio come un’essenza sovrastorica immune dalle trasformazioni sociali. E un errore anche pensare che la sua esistenza sia garantita in quanto espressione ontologica della realtà umana. Di conseguenza è, a mio giudizio, un grave errore non contemplare la possibilità disastrosa che il soggetto dell’inconscio possa declinare, eclissarsi, persino estinguersi.

LacanAnche per questa ragione Jacques Lacan [1901-1981] ha sempre insistito sulla necessità di evitare di attribuire all’inconscio uno statuto ontologico mostrandone invece la valenza eminentemente etica o, come si esprime in apertura del Seminario XI, “preontologica” [J. Lacan, Il seminario, Libro XI]. Perché il soggetto dell’inconscio preservi la sua forma specifica di esistenza è necessario che la psicoanalisi installi la condizione della sua operatività. Non c’è soggetto possibile dell’inconscio se non attraverso l’esperienza della psicoanalisi. Per questa ragione Lacan poteva affermare, non senza un certo gusto per il paradosso, che lo psicoanalista è parte integrante del concetto di inconscio.

read more »

settembre 2nd, 2012

Kant, l’educazione come umanizzazione

by gabriella
Immanuel Kant (1804)

Immanuel Kant (1724 – 1804)

«La ragione si sottomette solo ed esclusivamente alla legge che essa stessa si dà». Pensare, significa quindi «cercare in se stessi (cioè nella propria ragione) la pietra ultima di paragone della verità.

Che cosa significa orientarsi nel pensare? (1786)

La riflessione educativa di Locke e soprattutto di Rousseau trova in Kant un interprete fondamentale: se Locke invitava a dare agli allievi una open education in grado di renderli capaci di decidere con saggezza in ogni evenienza della loro vita, e Rousseau sosteneva di «voler loro insegnare a vivere», Kant afferma che

«non bisogna insegnare pensieri, ma insegnare a pensare».

Riecheggia nelle sue parole una grande tradizione filosofica che va da Aristotele – e alla sua vita buona, capace di sviluppare razionalità e sentimento – a Rousseau, per il quale la ragione è il fine e il risultato dell’attività educativa, a Montaigne, per il quale

«è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena».

Per Kant, l’educazione è quel percorso che porta l’uomo a divenire propriamente umano: cioè un essere razionale capace di dominare la propria natura sensibile (dunque i propri egoismi). Lo sviluppo dell’autonomia intellettuale è dunque strettamente connesso con la dimensione morale, perché la moralità della condotta umana risiede nell’autonoma adesione della volontà alla legge morale.

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: