Posts tagged ‘indifferenza’

dicembre 4th, 2016

La Costituzione, cioè NOi

by gabriella

La lezione pop di Shel Shapiro sul film delle violazioni, degli oltraggi e dei superamenti “materiali” del patto di convivenza degli italiani, per misurare la distanza tra la Legge e le norme e difendere un’idea da realizzare, non da cancellare.

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La libertà è come l’aria, ci si accorge di lei quando viene a mancare.

 

 

Non vanificare la sovranità popolare: l’interpretazione del Comitato Dossetti

I Comitati Dossetti per la Costituzione ed Economia Democratica si rivolgono ai due soggetti politici che in questo momento hanno in mano il destino dell’Italia: gli eletti al Parlamento del 24-25 febbraio e gli elettori che nell’occasione hanno trasformato la volontà popolare in rappresentanza politica.
Agli uni e agli altri rivolgiamo il pressante appello a salvaguardare la Costituzione come condizione per far ripartire l’economia e salvare il Paese.

È necessario prendere atto che le divisioni presenti nella nostra comunità nazionale e tradottesi ora nelle divisioni della rappresentanza, sono molto profonde. Esse derivano da una disparità sempre maggiore nella situazione economica e nelle prospettive di vita tra anziani e giovani, tra ricchi e poveri, tra quanti galleggiano nella crisi e quanti ne sono sommersi, e attengono anche a diversità culturali e morali sempre più accentuate sul modo di concepire la sfera pubblica, sul rapporto tra legalità e arbitrio, sui modi di vita e di sviluppo, sul rapporto con l’ambiente e i beni comuni e sulle stesse forme della vita democratica. Queste differenze che attraversano la nostra società sono purtroppo ignorate dal sistema informativo-pubblicitario dei media, forse non ingiustamente disertati da alcuni, sicché appaiono col voto come sorpresa; in effetti tali contraddizioni ci sono e possono essere ricomposte solo attraverso conversioni e ricostruzioni di lungo periodo, e non attraverso affrettati espedienti politici.
In ciò risiede la difficoltà di fare un governo, e non semplicemente nella mancanza di responsabilità e di misura.

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settembre 13th, 2013

Massimo Recalcati, L’uomo senza inconscio

by gabriella

uomo senza inconscioL’introduzione e i primi due capitoli [I. Estinzione dell’inconscio? Una recente mutazione antropologica; II. Evaporazione del Padre e discorso del capitalista] de L’uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicanalitica, Milano, Raffaello Cortina, 2010. Con esercitazione in coda.

Introduzione

I. Estinzione dell’inconscio?1.1 Il deserto cresce; 1.2 Il soggetto dell’inconscio; 1.3 Una mutazione antropologica: estinzione dell’inconscio; 1.4 Clinica del vuoto; 1.5 Il fondo psicotico della nuova psicopatologia; 1.6 Le identificazioni solide; 1.7 Il nuovo principio di prestazione.

II. Evaporazione del Padre e discorso del capitalista 2.1 Il discorso del capitalista come distruzione dei legami; 2.2 L’insoddisfazione come prodotto del discorso del capitalista; 2.3 Il narcinismo ipermoderno; 2.4 Evaporazione del Padre, universalismo e nuove segregazioni; 2.5 Cosa resta del padre; 2.6 L’epoca della precarietà e le patologie del legame; 2.7 Legami alla deriva; 1.8 Il rischio del legame.

 

Schema del testo esaminato

L'uomo senza inconscio

 

Introduzione

È un errore considerare il soggetto dell’inconscio come un dato di natura, o peggio come un’essenza sovrastorica immune dalle trasformazioni sociali. E un errore anche pensare che la sua esistenza sia garantita in quanto espressione ontologica della realtà umana. Di conseguenza è, a mio giudizio, un grave errore non contemplare la possibilità disastrosa che il soggetto dell’inconscio possa declinare, eclissarsi, persino estinguersi.

LacanAnche per questa ragione Jacques Lacan [1901-1981] ha sempre insistito sulla necessità di evitare di attribuire all’inconscio uno statuto ontologico mostrandone invece la valenza eminentemente etica o, come si esprime in apertura del Seminario XI, “preontologica” [J. Lacan, Il seminario, Libro XI]. Perché il soggetto dell’inconscio preservi la sua forma specifica di esistenza è necessario che la psicoanalisi installi la condizione della sua operatività. Non c’è soggetto possibile dell’inconscio se non attraverso l’esperienza della psicoanalisi. Per questa ragione Lacan poteva affermare, non senza un certo gusto per il paradosso, che lo psicoanalista è parte integrante del concetto di inconscio.

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agosto 12th, 2011

L’indifferenza del passante e il caso di Kitty Genovese

by gabriella

Kitty Genovese (1935 – 1964)

Le orribili circostanze dell’omicidio di Kitty Genovese, avvenuto nel Qeens di New York nel 1964, avviarono le ricerche sull’indifferenza del passante e l‘effetto spettatore.

La ventinovenne italo-americana Catherine Susan Genovese fu uccisa alle tre di notte del 13 marzo 1964, mentre tornava a casa dopo la chiusura del bar in cui lavorava. Il suo assassino le inferse due coltellate alla schiena e si allontanò quando da una finestra qualcuno rispose alle grida della donna urlando di lasciarla in pace. Mentre Kitty cercava di raggiungere strisciando il proprio appartamento, l’uomo tornò indietro per accoltellarla nuovamente e rubarle il portafoglio, quindi mentre la ragazza era ormai agonizzante, la violentò. La durata complessiva dell’aggressione fu di circa mezz’ora.

Pochi minuti dopo la fine dell’aggressione, un testimone chiamò la polizia. Kitty Genovese fu portata in Ospedale da un’ambulanza, ma morì durante il tragitto. Due settimane dopo l’omicidio, il New York Times dedicò uno scandalizzato articolo ai fatti titolandolo 37 Who Saw Murder Didn’t Call the Police, per sottolineare che, tra le trentotto persone che avevano udito le grida d’aiuto di Kitty, solo uno aveva cercato soccorso. L’articolo si apriva con l’osservazione che

Per più di mezz’ora trentotto rispettabili cittadini, rispettosi della legge, hanno osservato un killer inseguire e accoltellare una donna in tre assalti separati a Kew Gardens,

ed evidenziava inorridito che uno dei testimoni « aveva alzato il volume della radio per non sentire le urla della Genovese », mentre un altro aveva visto la prima aggressione, ma non aveva chiamato la Polizia per non « restare coinvolto ». 

Le indagini disposte dalla polizia e dal pubblico ministero rivelarono che approssimativamente una dozzina di persone (invece di trentotto) avevano avuto modo di udire o vedere momenti dell’aggressione dell’attacco e che almeno due si erano rese conto che la ragazza era stata pugnalata.

Perizie psichiatriche sull’assassino, ne rivelarono successivamente il movente psichiatrico: l’uomo era un necrofilo (una rara perversione sessuale inclusa tra le parafilie) che aveva ucciso altre due donne, oltre Kitty.

Bibb Latane, right, in lunch-time conversation with graduate students.

Bibb Latané

Darley

John Darley

Il servizio del New York Times diede avvio a una serie di ricerche di psicologia sociale sull’effetto bystander (effetto spettatore), tra le quali quelle di Bibb Latané e John Darley indagarono le ragioni per cui non sempre le persone intervengono di fronte alle emergenze. I risultati dei loro studi, pubblicati nel libro The unresponsive bystander: Why doesn’t he help?, portarono all’elaborazione di concetti come l’ignoranza pluralistica e la diffusione di responsabilità.

 

L’ignoranza pluralistica e la diffusione di responsabilità

Latané e Darley parlarono dell’ignoranza pluralistica come di un processo che coinvolge le persone quando sono in un gruppo. Davanti a un evento ambiguo, ciascuno pensa che gli altri abbiano più informazioni sulla situazione e si pongono in osservazione del comportamento altrui per cercare di interpretarlo, paralizzando (in molti casi) l’azione.

A causa dell’ignoranza pluralistica le persone tendono a conformarsi a quella che percepiscono come opinione consensuale invece che agire in base alle proprie percezioni e convinzioni.

In un esperimento del 1970, Latané e Darley dimostrarono come le informazioni utilizzate da un soggetto per definire un evento insolito non derivino soltanto dall’osservazione diretta da parte del soggetto stesso, ma anche dal comportamento delle altre persone che assistono alla scena.

L’esperimento prevedeva la convocazione di alcuni studenti in una sala d’aspetto per compilare un questionario. Come condizione variabile era prevista la presenza di un solo soggetto ignaro, la presenza di più soggetti ignari o la presenza di un soggetto ignaro e due complici. Mentre i partecipanti erano concentrati nel rispondere alle domande un fumo bianco veniva fatto uscire da una fessura sotto la porta cominciando a riempire la stanza. Quando i soggetti sperimentali erano soli, entro i primi minuti uscivano in corridoio per avvertire qualcuno. Nei casi in cui erano in gruppo, invece, soltanto il 38% di loro cercava di avvisare qualcuno entro i primi 6 minuti, percentuale che non mutava nel caso in cui nella stanza ci fossero soltanto soggetti ignari oppure i complici debitamente istruiti a fingere disinteresse per quanto avveniva intorno a loro.

 

Ignoranza pluralistica ed effetto spettatore

L’ignoranza pluralistica può parzialmente spiegare l’effetto spettatore ossia il fatto che le persone siano più propense a intervenire in una situazione di emergenza quando sono sole. Siccome i soggetti osservano le reazioni degli altri, anche in situazioni di emergenza possono concludere dall’inazione altrui che non sia necessario intervenire. Ciò può comportare che nessuno intervenga sebbene, a livello individuale, qualcuno pensi che sarebbe giusto farlo. D’altra parte, nel caso in cui qualcuno intervenga gli altri sono più propensi a imitarlo e aiutarlo.

 

L’articolo seguente sull’indifferenza del passante è stato scritto all’indomani dell’aggressione di una donna rumena nella metropolitana di Roma da parte di un uomo. Pubblicato su La Stampa del 19 ottobre 2010.

 

Inerti di fronte a un dramma: le risposte della psicologia sociale

Un'immagine delle telecamere della metropolitana di Roma che mostra un momento dell'aggressione subita da una donna romenaUn’immagine delle telecamere della metropolitana di Roma che mostra un momento dell’aggressione subita da una donna romena.

Niente ferisce di più dell’indifferenza degli altri verso chi è in difficoltà. Lo sapeva bene Madre Teresa che raccoglieva feriti, malati, moribondi, abbandonati per strada, pressoché invisibili agli occhi di tutti. Era quella la prima ferita da lenire, con un abbraccio, una carezza silenziosa, prima ancora del dolore fisico o dei morsi della fame o della sete. La stessa ferita che strazia i familiari di Maricica Hahaianu – la donna romena di 32 anni colpita da un pugno in faccia, sferrato da un giovane durante una colluttazione seguita ad un banale diverbio, e stramazzata a terra priva di sensi, venerdì 8 ottobre alla stazione Anagnina della metropolitana di Roma – e scuote gli spettatori che hanno visto il filmato dell’aggressione risultata fatale per la donna. Il video mostra i passanti che fanno finta di niente, svicolando a passo svelto. Passerà almeno un minuto prima che qualcuno “decida” di fermarsi e chiamare i soccorsi. Solo l’aggressore che si allontana incurante viene bloccato prontamente da un sottoufficiale della Capitaneria di porto in borghese che ha assistito a tutta la scena: la lite, il pugno e il tonfo del corpo della donna che cade.

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giugno 27th, 2011

Zagrebelsky, Fuga dalla libertà

by gabriella

Nel 1549 fu pubblicato un libello in cui si studiaNike o Vittoria di Samotracia - Musée du Louvreva lo spettacolo sorprendente della disponibilità degli esseri umani, in massa, a essere servi, quando sarebbe sufficiente decidere di non servire più, per essere ipso facto liberi. Che cosa è – parole di Etienne de la Boétie, amico di Montaigne – questa complicità degli oppressi con loppressore, questo vizio mostruoso che non merita nemmeno il titolo di codardia, che non trova un nome abbastanza spregevole?. Il nome – apparso allora per la prima volta – è “servitù volontaria”.

Un ossimoro: se è volontaria, non è serva e, se è serva, non è volontaria. Eppure, la formula ha una sua forza e una sua ragion d´essere. Indica il caso in cui, in vista di un certo risultato utile, ci s´impone da sé la rinuncia alla libertà del proprio volere o, quantomeno, ci si adatta alla rinuncia. Entrano in scena i tipi umani quali noi siamo: il conformista, l´opportunista, il gretto e il timoroso: materia per antropologi.

a) Il conformista è chi non dà valore a se stesso, se non in quanto ugualizzato agli altri; colui che si chiede non che cosa si aspetta da sé, ma cosa gli altri si aspettano da lui. L´uomo-massa è l´espressione per indicare chi solo nel “far parte” trova la sua individualità e in tal modo la perde. L´ossessione, che può diventare malattia, è sentirsi “a posto”, “accettato”.

EtienneDeLaBoetieIl conformista è arrivista e formalista: vuole approdare in una terra che non è la sua, e non in quanto essere, ma in quanto apparire. Così, il desiderio di imitare si traduce nello spontaneo soggiogarsi alle opinioni, e lautenticità della vita si sacrifica alla peggiore e più ridicola delle sudditanze: l´affettazione modaiola. La “tirannia della pubblica opinione” è stata denunciata, già a metà dell´Ottocento da John Stuart Mill, e oggi, nella società dell´immagine, è certo più pericolosa di allora. L´individuo si sente come sotto lo sguardo collettivo di una severa censura, se sgarra, o di benevola approvazione, se si conforma. Questo sguardo è a una sorta di polizia morale. La sua forza, a differenza della “polizia” senza aggettivi, è interiore. Ma il fatto dessere prodotta da noi stessi è forse libertà? Un uomo così è libero, o non assomiglia piuttosto a una scimmia?

b) L´opportunista è un carrierista, disposto a “mettersi al traino”. Il potere altrui è la sua occasione, quando gli passa vicino e riesce ad agganciarlo. Per ottenere favori e protezione, che cosa può dare in cambio? Piaggeria e fedeltà, cioè rinuncia alla libertà. Messosi nella disponibilità del protettore, cessa d´essere libero e si trasforma in materiale di costruzione di sistemi di potere. Così, a partire dalla libertà, si creano catene soffocanti che legano gli uni agli altri. Si può illudersi dessere liberi. Lo capisci quando chi ti sta sopra ti chiede di pagare il prezzo dei favori che hai ricevuto. Allora, taccorgi d´essere prigioniero d´una struttura di potere basata su favori e ricatti, che ti prende dal basso e ti solleva in alto, a misura del tuo servilismo.

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