Posts tagged ‘Jung’

ottobre 19th, 2017

Le teorie della personalità

by gabriella

γνῶθι σαυτόν

 

Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via,
tu potresti mai trovare i confini dell’anima:
così profonda è la sua essenza.

Eraclito

 

Una definizione

La personalità è un’organizzazione più o meno durevole di forze nell’ambito dell’individuo.

Queste forze persistenti della personalità contribuiscono a determinare la risposta in varie situazioni, e a queste si può quindi attribuire in gran parte la coerenza del comportamento, sia esso verbale o corporeo.

Ma il comportamento, per quanto coerente, non è la stessa cosa che la personalità (vedi lo studio di Richard Lapiere sulla percezione americana degli asiatici nel 1934, NDR) la personalità sta dietro al comportamento e all’interno dell’individuo. Le forze della personalità non sono risposte ma disposizioni alla risposta […].

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giugno 6th, 2016

Jung

by gabriella

carl-gustave-jungLuigi Zoja ha parlato di Gustav Jung a Wikiradio del 6 giugno 2016.

Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica.
La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi.

Carl Gustav Jung

Repertorio:

– Frammento dal programma televisivo ORIZZONTI – L`UOMO, LA SCIENZA, LA TECNICA 1973 – Archivio RAI;
– Lettura da La realtà dell’anima di Carl Gustav Jung – dal programma Lampi d’inverno 1996- Archivio radio3 RAI;
– Frammento da Il carteggio Freud – Jung – Archivio Radio3 RAi 1977,
– Frammento dall’intervista a Jung – Face to face BBC 1959;
– Definizione di ombra di Jung – da Uomini e profeti – Archivio Radio3 RAI 1994

Qui uno studio di Alfred Adler su Jung

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ottobre 3rd, 2013

Il sogno di Jung. La definizione di inconscio collettivo e il distacco da Freud

by gabriella

JungUn sogno introdusse Jung alla definizione della nozione di inconscio collettivo. Avvenne nel momento del distacco da Freud, quando ancora forte era la sua influenza e imminente il distacco. Emerge nel racconto l’idea, già freudiana, che l’attività dell’analista sia simile a quella dell’archeologo: uno scavo e una ricerca tra strati e sedimenti depositati nel tempo; un tempo che per Freud si limitava alla sfera individuale, mentre per Jung abbraccia la storia dell’umanità. Tratto da Ricordi, sogni e riflessioni di Carl Gustav Jung, Milano, BUR, 1992, p. 200-204.

L’anno 1909 fu decisivo per i nostri rapporti. […] Consideravo Freud una personalità più anziana, più esperta e matura, e mi sentivo come un figlio suo. Ma poi capitò qualcosa che inferse un duro colpo alla nostra amicizia. Freud ebbe un sogno, che implicava problemi che non mi sento autorizzato a riferire. Lo interpretai come me­glio potevo, ma aggiunsi che si sarebbe potuto dire molto di più se mi avesse fornito alcuni particolari sulla sua vita privata. A queste parole Freud mi guardò sorpreso, con uno sguardo carico di sospetto, poi disse:

Sigmund Freud«Non posso mettere a repentaglio la mia autorità!»

La perse in quel momento. Quella frase si impresse come un marchio in­delebile nella mia memoria, e in essa vi era già un prean­nuncio della fine della nostra amicizia. Così, Freud po­neva l’autorità personale al di sopra della verità! Come ho già detto, Freud, o era incapace di interpre­tare i sogni che avevo, o li interpretava solo parzialmente. Erano sogni di contenuto collettivo, con una quantità di materiale simbolico. Uno per me fu particolarmente importante, perché per la prima volta mi indusse al concetto di «inconscio collettivo», e pertanto rappresentò una spe­cie di preludio al mio libro Wandlungen und Symbole der Libido.

Ero in una casa sconosciuta a due piani. Era “la mia casa”. Mi trovavo al piano superiore, dove c’era una specie di salotto ammobiliato con bei mobili antichi di stile rococò. Alle pareti erano appesi antichi quadri di valore. Mi sorprendevo che questa dovesse essere la mia casa, e pensavo: “Non è male!” Ma allora mi veniva in mente di non sapere che aspetto avesse il piano inferiore. Scendevo le scale, e raggiungevo il piano terreno.

Tutto era molto più antico, e capivo che questa parte della casa doveva risalire circa al XV o al XVI secolo. L’arredamento era medioevale, e i pavimenti erano di mattoni rossi. Tutto era piuttosto buio. Andavo da una stanza all’altra, pensando: “Ora veramente devo esplorare tutta la casa!” Giungevo dinanzi ad una pesante porta, e l’aprivo: scoprivo una scala di pietra che conduceva in cantina. Scendevo, e mi trovavo in una stanza con un bel soffitto a volta, eccezionalmente antica.

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settembre 30th, 2013

Aldo Carotenuto, Identità e ipseità. Il principium individuationis

by gabriella

carotenuto trattato psicologia personalitàTratto da Trattato di psicologia della personalità, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1991, pp. 242-251.

[O]gni lavoro psico­logico [è] un compito interminabile. In questo secondo me si cela il fascino della psicologia del profondo: la psiche non è mai statica ma è un elemento continuamente cangiante, come la vita stessa, del resto. Infatti, solo la rigidità, psichica e fisica, è morte. È per questo moti­vo che utilizziamo la felice espressione di psicologia dinamica, una definizione assai più pregnante rispetto al termine psicoanalisi o psicologia analitica, perché corrisponde alla realtà della psiche, che è dynamis, movimento. Rimanda quindi a una concezione del­l’uomo come essere in continua evoluzione: il che rappresenta la nostra più grande libertà al confronto di un’esistenza legata al destino, il passato o a un’immodificabile eredità genetica.

[…]

Principium individuationis: una teleologia dell’esistenza

carl-gustav-jung

Carl Gustav Jung

È spontaneo a questo punto chiedersi quale possa essere la via per conquistare un certo margine di libero arbitrio rispetto ai condi­zionamenti interni ed esterni. Il tema costituisce il punto cardine della teoria di Jung: nel suo concetto di inconscio è insita l’idea di una pulsione alla realizzazione della personalità individuale, per cui l’uomo è naturalmente proteso a emanciparsi dai valori collettivi e quindi a conquistare una sua soggettività. A tale processo Jung dà il nome di individuazione. Sono parte integrante di questo modello tutti gli altri concetti junghiani che abbiamo già avuto modo di trat­tate, anzi possiamo affermare che l’individuazione è il contenitore teorico che racchiude, organizza, e dirige in una dinamica finalistica le dìverse parti del sistema junghiano.

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settembre 29th, 2013

Carl Gustav Jung, La ragazza della luna

by gabriella

La logica e la ricchezza interiore degli psicotici illustrata da Jung. Tratto da Ricordi, sogni, riflessioni di Carl Gustav Jung, Milano, Rizzoli, 1992, pp. 167-170.

Carl Jung (1875-1961)

Carl Jung (1875-1961)

Visti dal di fuori, i malati di mente ci mostrano solo la tragica devastazione, raramente cogliamo la vita di quella parte dell’anima che ci resta nascosta. Le apparenze ester­ne sono spesso ingannevoli, come scoprii con sorpresa nel caso di una giovane paziente catatonica.

Aveva diciotto anni, ed era di buona famiglia. All’età di quindici anni era stata sedotta dal fratello, poi ne avevano abusato an­che alcuni compagni di scuola. A sedici anni cominciò ad isolarsi; sfuggiva la gente e non le rimaneva, come unico rapporto sentimentale, che l’attaccamento ad un cattivo cane da guardia, appartenente ad un’altra famiglia, che lei aveva cercato di ammansire. Divenne sempre più strana, e a diciassette anni finì in manicomio, dove rimase un anno e mezzo. Udiva voci, rifiutava il cibo, e s’era chiusa in un assoluto mutismo. Quando la vidi per la prima volta, la trovai in un tipico stato catatonico.

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maggio 9th, 2013

Roberto Sicuteri, Astrologia e mito. Simboli e miti dello Zodiaco nella Psicologia del Profondo

by gabriella

zodiacoIn questo libro del 1978 [Roma, Astrolabio], lo psicologo jughiano Roberto Sicuteri ha offerto una decifrazione in chiave mitologico-simbolica dello Zodiaco, visto come proiezione archetipica dell’inconscio umano. Di seguito la Prefazione e il capitolo Cosa sono i simboli e gli archetipi.

Jung ha sempre sostenuto che il simbolo esprime costantemente qualcosa di ignoto, qualcosa di cui non si può parlare facilmente. E che l’attività simbolica è anche una continua trasformazione del simbolo stesso e dei suoi effetti. Sul piano semantico esso è sempre fluttuante rispetto a ciò che vuole significare. Jung svincolò decisamente il simbolo dal linguaggio verbale e le sue leggi, per crearne un linguaggio altro, che definì come “figurato, analogico e muto” Nel regno del simbolo – afferma Jung – cessa il significato stabile delle cose”.

Sicuteri, Prefazione_0001

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