Posts tagged ‘lavoro’

settembre 15th, 2016

Locke

by gabriella

Videolezioni: 1. Innatismo ed empirismo 2. Il problema della conoscenza 3. La critica della metafisica e dell’idea di sostanza 4. La filosofia del linguaggio e la concezione della conoscenza 5. I Due Trattati sul governo 6. Lo stato di natura e la fondazione della proprietà privata 7. Locke teorico dello stato liberale

 Valutazione degli studenti

La teoria della conoscenza

Innatismo ed empirismo

Il problema del valore della conoscenza, cioè della corrispondenza delle nostre rappresentazioni con la realtà esterna, è il problema specifico della filosofia moderna da Cartesio a Kant.

Tra il seicento e il settecento la questione decisiva diventa la determinazione di quanto, nel processo conoscitivo, derivi dall’esperienza e quanto dall’attività dell’intelletto. Razionalismo ed empirismo possono essere considerate, al riguardo, le due grandi modalità attraverso cui la filosofia tenta di risolvere la discussione circa l’origine, i limiti e la validità della conoscenza.

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settembre 6th, 2016

Il lavoro tra innovazione e declino

by gabriella

[Attenzione: questa pagina incorpora due trasmissioni radio e televisiva che si aprono automaticamente. Per evitare di ascoltare l’audio prima del necessario ed escludere la pubblicità, escludere l’audio dalla funzione del browser oppure scrollare il testo fino a “I robot all’assalto dei colletti bianchi” ed escluderlo manualmente nelle due applicazioni].

Quattro interventi su lavoro, innovazione e disoccupazione tecnologica: un video che illustra le caratteristiche del robot consegna-pizza nella catena americana Dominus pizza (2016); un articolo dell’Economist sulla distruzione tecnologica [traduzione mia] (2014); una puntata di Tutta la città ne parla [RadioRai3] sul lavoro in Italia tra innovazione e declino (2015), la puntata di Presa diretta “Il pianeta dei robot” dedicato alla distruzione tecnologica legata all’intelligenza artificiale (AI), l’approfondimento di RaiNews24 sulla 4° Rivoluzione industriale (qui sulla 4° Riv. Ind.), un saggio finale di Giuseppe Nicolosi e Fabrizio Fassio che si interroga sulla reale portata del problema e un articolo sul valore degli studi filosofici in questo scenario.

 

The Economist, Tecnologia e occupazione. Bussano all’ufficio proprio accanto al tuo

tornado sul lavoroUn interessante articolo dell’Economist, Technology and Jobs: Coming to an office near you, di cui propongo la traduzione, analizza la nuova ondata di distruzione tecnologica dell’occupazione appena iniziata. Il settimanale evidenzia come il 47% degli impieghi oggi esistenti sia suscettibile di automatizzazione nei prossimi vent’anni e come anche le iniziative economiche di successo siano oggi a bassa intensità di lavoro ed alta specializzazione (ad es.: Istagram, 30 milioni di utenti, 13 impiegati, un milione di dollari di profitto).

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agosto 8th, 2016

Marcinelle

by gabriella

marcinelleLa storia di Marcinelle: l’emigrazione, il lavoro, la morte in galleria, l’8 agosto 1956. Tratto da Senzasoste.it.

Al termine della seconda guerra mondiale il Belgio aveva mantenuto quasi intatta la sua infrastruttura industriale ma non aveva la quantità di manodopera che gli sarebbe stata necessaria. Inizialmente il governo belga pensò di utilizzare i prigionieri di guerra tedeschi o i profughi interni, poi incentivò l’immigrazione di lavoratori dall’estero. In Italia la situazione era del tutto opposta: c’era la necessità di una totale ricostruzione delle fabbriche e un alto tasso di disoccupazione.

Nel 1946 i due paesi conclusero quindi un trattato (chiamato “uomo-carbone”) secondo il quale l’Italia si impegnava a inviare in Belgio 50mila minatori (2mila ogni settimana) e il Belgio a vendere all’Italia un minimo di 2.500 tonnellate di carbone mensili ogni 1.000 lavoratori immigrati. In Italia ci fu una campagna pubblicitaria martellante per invogliare i disoccupati ad andare in Belgio: accattivanti manifesti rosa parlavano di salari molto buoni, contributi, assegni familiari… I candidati dovevano avere al massimo 35 anni e godere di buona salute.

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giugno 13th, 2016

Federico Batini, NEET

by gabriella

neetLa rivista Lifelong Lifewide Learning ha dedicato il numero 26 alle categorie emergenti di Neet e Dropout inserendoli nel più ampio discorso della crisi economica. Essa ha influito negativamente soprattutto sui giovani, i quali sono infatti prevalentemente occupati con contratti atipici e questo spiega perché sono anche i primi a perdere il lavoro, quando la situazione economica tende al peggioramento.

Il termine Neet è un acronimo inglese: Not engaged in Education, Employment or Training. Fu il governo del Regno Unito ad utilizzarlo per indicare tutti quei soggetti tra i 15 e i 29 anni che non sono impegnati in alcun percorso di istruzione e formazione né nel lavoro (o in percorsi assimilabili). Secondo i dati OCSE del 2012 si evidenzia come la performance peggiore, per la più alta percentuale di Neet, sia del Messico, mentre al secondo posto è stata collocata l’Italia. Nel nostro paese la situazione è di due milioni e quattrocentomila, in continua crescita; di questi solo il 28% cerca di fare qualcosa per trovare un’occupazione. In base al rapporto Istat “Noi Italia 2011, cento statistiche per capire il Paese in cui viviamo” definiamo Neet i giovani che non lavorano, non studiano e non risultano iscritti a corsi riconosciuti dalla Regione di durata non inferiore a 6 mesi o 600 ore.

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maggio 30th, 2016

Lavoro e povertà dopo la crisi

by gabriella

I dati sottostanti, tratti da fonti diverse (Le Monde Diplomatique e Openpolis) mostrano i macroscopici cambiamenti emersi sul piano delle opportunità, della distribuzione del reddito, del lavoro e dello svantaggio sociale in Europa dal 2007 al 2014.

Il grafico Richesse et pauvreté inquadra la drastica riduzione della redditività del lavoro in Europa dal 2005 al 2013: si nota, infatti che, dal 2006 il tasso di povertà è cresciuto costantemente, insieme al prodotto interno lordo (PIL) – ad eccezione della recessione del 2009 – e contemporaneamente al crollo del tasso di disoccupazione, il che mostra semplicemente lo spostamento della ricchezza in una sfera diversa dal lavoro e la rilevanza del fenomeno dei working poors. La situazione fotografata nel 2013 mostra il tasso di povertà al 16,1%, nonostante il crollo del tasso di disoccupazione al 7,7%, il valore più basso dal 2005.

* è definito povero chi possiede un reddito inferiore al 60% del reddito medio dopo trasferimenti sociali (sussidi, assegni esistenti nei diversi paesi europei)
lavoro e povertà

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marzo 31st, 2015

Frédérick Lordon, Il lavoro salariato e i paradossi della servitù volontaria

by gabriella
dubai

Letizia lavoratrice a Dubai

L’8 aprile esce in versione italiana Capitalismo, desiderio e servitù. Antropologia delle passioni nel lavoro contemporaneo, testo in cui Lordon riflette sulla cooptazione simbolica dei lavoratori – concettualmente, gli espropriati dei mezzi di produzione e del loro prodotto – nel desiderio dei loro padroni. Pubblicato dal Rasoio di Occam.

Il capitalismo continua a lasciarci perplessi. Non fosse per lo spettacolo a volte così ripugnante, potremmo quasi osservare con ammirazione la sua audace performance che consiste nell’incalzare la massima centrale del corpus teorico che gli serve da ostentato riferimento ideologico. Si tratta del liberalismo, nella fattispecie di quello kantiano, che comanda a ciascuno di agire

«in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine, e mai unicamente come un mezzo»[1].

Attraverso uno di quei rivolgimenti dialettici dei quali solo i grandi progetti di strumentalizzazione detengono il segreto, si è dichiarato conforme all’essenza stessa della libertà che gli uni fossero liberi di utilizzare gli altri, e gli altri liberi di lasciarsi utilizzare dagli uni in quanto mezzi. Questo magnifico inontro tra due libertà porta il nome di lavoro salariato.

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marzo 22nd, 2015

Breve storia del lavoro in Italia

by gabriella

lavoroBreve storia delle riforme del lavoro degli ultimi trent’anni, ad usum delphini.

Dagli anni novanta, i governi, tanto di centro destra che di centro sinistra, hanno introdotto diversi cambiamenti al mercato del lavoro, in nome della competitività e della piena occupazione giovanile, ma nei fatti tutte le riforme sono strettamente legate alla visione secondo cui il lavoro è una merce da scambiare sul mercato.

Termini come pensione di anzianità e retributiva, liquidazione, CCNL, contratto a tempo indeterminato e reintegro del lavoratore hanno perso progressivamente significato a favore di parole come flessibilità in entrata e uscita, deregolamentazione, precarietà, collocamento privato e libertà di contrattazione fra il datore di lavoro e il lavoratore.

dini

Lamberto Dini

Nel 1995 (legge 355/1995) il passaggio del sistema pensionistico dal metodo retributivo (la pensione è calcolata in proporzione agli ultimi anni di salario) a quello contributivo (la pensione viene calcolata in funzione dei contributi versati durante l’arco della vita lavorativa) e l’istituzione della gestione separata dell’Inps è stato il primo passo verso lo smantellamento del modello di lavoro in essere dagli anni settanta grazie all’approccio bipartisan da parte delle forze politiche. La riforma contributiva su cui era inciampato il governo Berlusconi, viene approvata senza problemi dal suo successore Lamberto Dini, sostenuto da una maggioranza molto ampia di centrodestra e di centrosinistra.

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gennaio 5th, 2014

Michel Foucault, La nascita dell’economia politica

by gabriella

Foucault2L’economia, nel doppio senso che l’inglese distingue in economy (l’oggetto) e economics (la disciplina che lo studia), comincia a costituirsi come campo solo nell’era moderna, in un lungo processo che culmina alla fine del XVIII secolo con la costituzione di un nuovo sapere: l’economia politica. Michel Foucault ha studiato questa genesi nel sesto capitolo de Le parole e le cose, un testo che ha il grande merito di mostrare come oggetto e disciplina si strutturino insieme, evitando quindi il grande anacronismo delle “storie interne”, e cioè quella forma narrativa antistorica che mette in scena un oggetto eternizzato nelle forme in cui oggi ci appare e segue l’affinamento degli strumenti concettuali forgiati per analizzarlo come se lo avessero sempre avuto di fronte.

 

‹ion�3��’à?€����������‡‡†‡‡ˆˆˆ‡ˆˆˆˆˆˆ1. Dall’analisi delle ricchezze all’economia politica

Lo sguardo archeologico di Foucault cerca di restituire la dimensione particolare del dibattito da cui nasce l’economia politica, senza cedere alla tentazione di vedere nei dibattiti del passato l’anticipazione di temi e problemi dell’oggi. Mantiene cioè operante quel rapporto di alterità che è condizione fondamentale della conoscenza storica (e antropologica). Attraverso i caratteri del tutto particolari dei problemi, Foucault contribuisce inoltre a indicarci la profonda storicità della teoria economica che non è letta come il progressivo affinarsi di una lettura di un dominio del reale (l’economia) dato come presente da sempre, ma mostra invece come il dibattito teorico e la costituzione del dominio economico procedano parallelamente.

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gennaio 1st, 2014

Esiodo, l’areté popolare

by gabriella

Demetra e Persefone

 Considera tutto ciò e porgi ascolto al diritto, dimentica ogni violenza. Ché tale è il costume che Zeus ha prescritto agli uomini: i pesci e le fiere e gli uccelli alati si divoreranno fra loro, poiché non v’è tra loro diritto. Ma agli uomini diede egli il diritto, sommo tra i beni.

Le opere e i giorni (Erga kài hemérai), vv. 274-278

 

Audiolezioni: 1. La virtù popolare e il rovesciamento dell’areté omerica; 2. Le Opere e i giorni: la virtù del lavoro contro la hybris.

 

La virtù popolare e il rovesciamento dell’areté omerica

Accanto a Omero i Greci collocavano, come loro secondo grande poeta, il beota Esiodo. Con Esiodo, sale in primo piano una sfera sociale ben diversa dal mondo dell’aristocrazia e della sua cultura tramandateci dai poemi omerici. La sua poesia mostra infatti la vita del ceto contadino della madrepatria greca sul finire dell’VIII secolo.

Lo sguardo del poeta si sofferma sulle esistenze umili del volgo ignobile (non nobile) perché dedito ad attività oscure e senza gloria, la cui virtù oppone a quella degli aristoi (i migliori, gli eccellenti) colti nella loro inutilità e prepotenza:

il lavoro non è vergogna – ammonisce Esiodo rivolto al fratello Perse – vergogna è l’inoperosità  [Le opere, vv. 298-319].

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dicembre 31st, 2013

Controllo delle risorse, produzione, potere

by gabriella

acquaAntropologia economica e antropologia politica

Le questioni di cui si occupa l’antropologia economica che studia come le risorse materiali sono prodotte, distribuite e utilizzate – e quelle di cui si interessa l’antropologia politica – che indaga quali autorità, poteri e relazioni di uguaglianza o diseguaglianza costituiscano la vita sociale – sono, nei fatti, strettamente connesse: la disponibilità di risorse e il loro controllo è infatti inseparabile dall’esercizio del potere.

C’è quindi una stretta relazione tra risorse e potere, perché l’acquisizione e la disponibilità di una risorsa possono incrementare la possibilità che un individuo o un gruppo hanno di imporsi su altri individui o su altri gruppi. Tale relazione è tuttavia diversa a seconda delle circostanze e delle forme d’adattamento delle società. Come si è visto, ci sono differenze notevoli tra l’economia di un gruppo di cacciatori-raccoglitori e quella di una comunità di agricoltori. Si tratta di differenze che non consistono solo nel diverso modo di procacciarsi il cibo e di ridistribuirlo, ma che interessano anche le relazioni tra i componenti delle rispettive società.

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