Posts tagged ‘lavoro’

maggio 25th, 2017

Fabio Chiusi, L’era dei robot e la fine del lavoro

by gabriella

Una ricognizione accurata dello stato dell’arte e della riflessione su Industria 4.0, tratta da ValigiaBlu. In coda il testo dell’audizione al Senato del prof. Francesco Daverio sull’impatto sociale della quarta rivoluzione industriale.

È un giorno qualunque, nell’era dei robot, e il lavoratore tipo esce di casa per recarsi in ufficio. Le macchine, per strada, si guidano da sole. Il traffico pure: si dirige da sé. Lo sguardo può dunque alzarsi sopra la testa, dove, come ogni giorno, droni consegnano prodotti e generi alimentari di ogni tipo – oggi, per esempio, il pranzo suggerito dal frigorifero “intelligente”. Sul giornale – quel che ne resta – gli articoli sono firmati da algoritmi. Giunto alla pagina finanziaria, il nostro si abbandona a un sorriso beffardo: il pezzo, scritto da un robot, parla delle transazioni finanziarie compiute, in automatico, da altri algoritmi.

Entrato in fabbrica, poi, l’ipotetico lavoratore di questo futuro (molto) prossimo si trova ancora circondato dall’automazione; per la produzione, ma anche per l’organizzazione, la manutenzione, perfino l’ideazione del prodotto: a dirci cosa piace ai clienti, del resto, sono ancora algoritmi. Quel che mi resta, pensa ora senza più sorridere, è coordinare robot, o robot che coordinano altri robot. Finché ne avranno bisogno.

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gennaio 16th, 2017

La diseguaglianza economica

by gabriella

Alcuni articoli sulle ragioni della diseguaglianza e sull’aumento vertiginoso della concentrazione di ricchezza (e conseguente aumento della povertà) dal 2007 ad oggi. Apre la raccolta Wealth inequality in America, un’illuminante infografica che mostra la difficoltà del pubblico a percepire l’entità della diseguaglianza economica. A seguire un articolo sull’Indice di Gini, uno strumento statistico di misurazione della diseguaglianza.

In coda, una cronaca dell’impoverimento mondiale, realizzata con contributi tratti da quotidiani, rapporti Istat e Oxfam e trasmissioni televisive, organizzati in ordine cronologico: 2009 2013 2014 – 2015 – 2016 – 2017 . Il Corriere del 28 aprile 2017, La concentrazione della ricchezza? Oggi come il Medioevo.

 

Wealth Inequality in America

Un video TDC evidenzia l’enorme distanza tra la differenza di ricchezza reale e quella percepita dagli americani, mostrando come l’opinione pubblica abbia difficoltà a rappresentarsi l’ampiezza della diseguaglianza economica e, conseguentemente, a valutare l’equità delle politiche di distribuzione della ricchezza (fiscalità generale, servizi sociali, ecc.).


L’indice di Gini

Il coefficiente di Gini, introdotto dallo statistico italiano Corrado Gini[1], è una misura della diseguaglianza di una distribuzione. È spesso usato come indice di concentrazione per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza [nell’immagine, la rappresentazione delle diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza di tutti i paesi del mondo nel 2009].

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dicembre 12th, 2016

Con la crisi non basta più il lavoro di uno solo in famiglia

by gabriella

La giornalista de La Stampa, Linda Laura Sabbadini analizza il declino del reddito da lavoro e la crisi del modello familiare patriarcale del maschio breadwinner.

Il modello del padre che mantiene moglie e figli non è sostenibile: dal 2005 al 2015 l’incidenza della povertà assoluta tra gli operai è triplicata. Per molti lavoratori il fatto di avere un posto non garantisce un reddito sufficiente a mantenere la famiglia.

La crisi sociale è più lunga della crisi economica. Uscire dalla recessione non vuol dire che la crisi sia finita. Quanta disoccupazione è stata riassorbita? Quanto dell’aumento della povertà assoluta, dei più poveri tra i poveri, si è recuperata?

Partiamo dalla disoccupazione. Dopo essere cresciuta ininterrottamente dal 2007, da circa 1 milione e mezzo, la disoccupazione ha raggiunto il picco nel quarto trimestre del 2014 di 3 milioni 267 mila persone, per poi diminuire. Siamo, comunque, a 2 milioni 987 mila nel terzo trimestre del 2016. La disoccupazione di lunga durata, da 12 mesi in su, pur essendo diminuita, coinvolge 1 milione 600 mila persone, più del 50% dei disoccupati. Elemento, questo, che va considerato con attenzione, perché più a lungo si protrae lo stato di disoccupazione, più è difficile uscirne e rimettersi in gioco sul mercato del lavoro.

I disoccupati sono molti tra i giovani, ma non dobbiamo dimenticarci di quelli adulti o ultracinquantenni, che , seppure di meno, hanno maggiori difficoltà, a causa dell’età, a rientrare nel mercato del lavoro e che spesso vivono in famiglie in cui solo loro percepivano un reddito. Certo, gli occupati sono cresciuti di 570 mila unità dall’inizio del 2014, ma ancora non abbastanza per riassorbire una parte importante della disoccupazione, anche perché una parte della crescita è imputabile alla maggiore permanenza degli ultracinquantenni nel mondo del lavoro. E comunque la crescita dell’occupazione non è stata sufficiente in questi anni a far diminuire la povertà assoluta , o perché trattasi comunque di occupati a basso reddito in famiglie con bisogni più alti, o perché una parte dell’occupazione è cresciuta per persone che vivono in famiglie non povere, aumentando così la polarizzazione.

 

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settembre 27th, 2016

Fiat Cassino e Fincantieri

by gabriella

Il lavoro disarticolato e senza diritti a Fincantieri, tra caporali e manodopera straniera a basso costo, dopo voucher e Jobs Act.

settembre 15th, 2016

Locke

by gabriella

Videolezioni: 1. Innatismo ed empirismo 2. Il problema della conoscenza 3. La critica della metafisica e dell’idea di sostanza 4. La filosofia del linguaggio e la concezione della conoscenza 5. I Due Trattati sul governo 6. Lo stato di natura e la fondazione della proprietà privata 7. Locke teorico dello stato liberale

 Valutazione degli studenti

La teoria della conoscenza

Innatismo ed empirismo

Il problema del valore della conoscenza, cioè della corrispondenza delle nostre rappresentazioni con la realtà esterna, è il problema specifico della filosofia moderna da Cartesio a Kant.

Tra il seicento e il settecento la questione decisiva diventa la determinazione di quanto, nel processo conoscitivo, derivi dall’esperienza e quanto dall’attività dell’intelletto. Razionalismo ed empirismo possono essere considerate, al riguardo, le due grandi modalità attraverso cui la filosofia tenta di risolvere la discussione circa l’origine, i limiti e la validità della conoscenza.

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settembre 6th, 2016

Il lavoro tra innovazione e declino

by gabriella

[Attenzione: questa pagina incorpora due trasmissioni radio e televisiva che si aprono automaticamente. Per evitare di ascoltare l’audio prima del necessario ed escludere la pubblicità, escludere l’audio dalla funzione del browser oppure scrollare il testo fino a “I robot all’assalto dei colletti bianchi” ed escluderlo manualmente nelle due applicazioni].

Quattro interventi su lavoro, innovazione e disoccupazione tecnologica: un video che illustra le caratteristiche del robot consegna-pizza nella catena americana Dominus pizza (2016); un articolo dell’Economist sulla distruzione tecnologica [traduzione mia] (2014); una puntata di Tutta la città ne parla [RadioRai3] sul lavoro in Italia tra innovazione e declino (2015), la puntata di Presa diretta “Il pianeta dei robot” dedicato alla distruzione tecnologica legata all’intelligenza artificiale (AI), l’approfondimento di RaiNews24 sulla 4° Rivoluzione industriale (qui sulla 4° Riv. Ind.), un saggio finale di Giuseppe Nicolosi e Fabrizio Fassio che si interroga sulla reale portata del problema e un articolo sul valore degli studi filosofici in questo scenario.

 

The Economist, Tecnologia e occupazione. Bussano all’ufficio proprio accanto al tuo

tornado sul lavoroUn interessante articolo dell’Economist, Technology and Jobs: Coming to an office near you, di cui propongo la traduzione, analizza la nuova ondata di distruzione tecnologica dell’occupazione appena iniziata. Il settimanale evidenzia come il 47% degli impieghi oggi esistenti sia suscettibile di automatizzazione nei prossimi vent’anni e come anche le iniziative economiche di successo siano oggi a bassa intensità di lavoro ed alta specializzazione (ad es.: Istagram, 30 milioni di utenti, 13 impiegati, un milione di dollari di profitto).

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agosto 8th, 2016

Marcinelle

by gabriella

marcinelleLa storia di Marcinelle: l’emigrazione, il lavoro, la morte in galleria, l’8 agosto 1956. Tratto da Senzasoste.it.

Al termine della seconda guerra mondiale il Belgio aveva mantenuto quasi intatta la sua infrastruttura industriale ma non aveva la quantità di manodopera che gli sarebbe stata necessaria. Inizialmente il governo belga pensò di utilizzare i prigionieri di guerra tedeschi o i profughi interni, poi incentivò l’immigrazione di lavoratori dall’estero. In Italia la situazione era del tutto opposta: c’era la necessità di una totale ricostruzione delle fabbriche e un alto tasso di disoccupazione.

Nel 1946 i due paesi conclusero quindi un trattato (chiamato “uomo-carbone”) secondo il quale l’Italia si impegnava a inviare in Belgio 50mila minatori (2mila ogni settimana) e il Belgio a vendere all’Italia un minimo di 2.500 tonnellate di carbone mensili ogni 1.000 lavoratori immigrati. In Italia ci fu una campagna pubblicitaria martellante per invogliare i disoccupati ad andare in Belgio: accattivanti manifesti rosa parlavano di salari molto buoni, contributi, assegni familiari… I candidati dovevano avere al massimo 35 anni e godere di buona salute.

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giugno 13th, 2016

Federico Batini, NEET

by gabriella

neetLa rivista Lifelong Lifewide Learning ha dedicato il numero 26 alle categorie emergenti di Neet e Dropout inserendoli nel più ampio discorso della crisi economica. Essa ha influito negativamente soprattutto sui giovani, i quali sono infatti prevalentemente occupati con contratti atipici e questo spiega perché sono anche i primi a perdere il lavoro, quando la situazione economica tende al peggioramento.

Il termine Neet è un acronimo inglese: Not engaged in Education, Employment or Training. Fu il governo del Regno Unito ad utilizzarlo per indicare tutti quei soggetti tra i 15 e i 29 anni che non sono impegnati in alcun percorso di istruzione e formazione né nel lavoro (o in percorsi assimilabili). Secondo i dati OCSE del 2012 si evidenzia come la performance peggiore, per la più alta percentuale di Neet, sia del Messico, mentre al secondo posto è stata collocata l’Italia. Nel nostro paese la situazione è di due milioni e quattrocentomila, in continua crescita; di questi solo il 28% cerca di fare qualcosa per trovare un’occupazione. In base al rapporto Istat “Noi Italia 2011, cento statistiche per capire il Paese in cui viviamo” definiamo Neet i giovani che non lavorano, non studiano e non risultano iscritti a corsi riconosciuti dalla Regione di durata non inferiore a 6 mesi o 600 ore.

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maggio 30th, 2016

Lavoro e povertà dopo la crisi

by gabriella

I dati sottostanti, tratti da fonti diverse (Le Monde Diplomatique e Openpolis) mostrano i macroscopici cambiamenti emersi sul piano delle opportunità, della distribuzione del reddito, del lavoro e dello svantaggio sociale in Europa dal 2007 al 2014.

Il grafico Richesse et pauvreté inquadra la drastica riduzione della redditività del lavoro in Europa dal 2005 al 2013: si nota, infatti che, dal 2006 il tasso di povertà è cresciuto costantemente, insieme al prodotto interno lordo (PIL) – ad eccezione della recessione del 2009 – e contemporaneamente al crollo del tasso di disoccupazione, il che mostra semplicemente lo spostamento della ricchezza in una sfera diversa dal lavoro e la rilevanza del fenomeno dei working poors. La situazione fotografata nel 2013 mostra il tasso di povertà al 16,1%, nonostante il crollo del tasso di disoccupazione al 7,7%, il valore più basso dal 2005.

* è definito povero chi possiede un reddito inferiore al 60% del reddito medio dopo trasferimenti sociali (sussidi, assegni esistenti nei diversi paesi europei)
lavoro e povertà

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marzo 31st, 2015

Frédérick Lordon, Il lavoro salariato e i paradossi della servitù volontaria

by gabriella
dubai

Letizia lavoratrice a Dubai

L’8 aprile esce in versione italiana Capitalismo, desiderio e servitù. Antropologia delle passioni nel lavoro contemporaneo, testo in cui Lordon riflette sulla cooptazione simbolica dei lavoratori – concettualmente, gli espropriati dei mezzi di produzione e del loro prodotto – nel desiderio dei loro padroni. Pubblicato dal Rasoio di Occam.

Il capitalismo continua a lasciarci perplessi. Non fosse per lo spettacolo a volte così ripugnante, potremmo quasi osservare con ammirazione la sua audace performance che consiste nell’incalzare la massima centrale del corpus teorico che gli serve da ostentato riferimento ideologico. Si tratta del liberalismo, nella fattispecie di quello kantiano, che comanda a ciascuno di agire

«in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine, e mai unicamente come un mezzo»[1].

Attraverso uno di quei rivolgimenti dialettici dei quali solo i grandi progetti di strumentalizzazione detengono il segreto, si è dichiarato conforme all’essenza stessa della libertà che gli uni fossero liberi di utilizzare gli altri, e gli altri liberi di lasciarsi utilizzare dagli uni in quanto mezzi. Questo magnifico inontro tra due libertà porta il nome di lavoro salariato.

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