Posts tagged ‘legge naturale’

luglio 11th, 2013

Maria Mantello, L’ateo, il credente, il chierico

by gabriella

Dal Rasoio di Occam.

 

dio1

A più di qualcuno sarà capitato di essersi imbattuto in quella figura di credente che quando dichiari il tuo ateismo ti perseguita con la sua compassionevole azione conversionista. Cerca d’incontrarti, di trattenersi con te. Ogni scusa è buona per parlarti di Dio, del gruppo parrocchiale che frequenta, di quanto la fede sia appagante. E se garbatamente cerchi di fargli capire che proprio la religione non ti interessa e tanto meno di frequentare strutture clericali; che insomma sei un ateo felice che rispetta chi crede, ma vuole lo stesso rispetto, comincia a parlarti (tra un intercalare e l’altro di graziaddio) di miracoli e guarigioni inspiegabili. Tu sei in fondo l’”anomalia” per la sua identità. Sei la sfida per la sua riconferma identitario-religiosa. Deve trovare per forza qualcosa che in te non va: nella tua educazione, nella tua famiglia…  ti chiede del battesimo: tuo, dei figli… Lo fa per il tuo “bene”. È anche convinto di dialogare. Provi a spiegargli che il dialogo è già fallito prima di iniziare, se lui riporta tutto a una Verità eterna e assoluta che tutto sovrasta.  Se la verità è già data nel Dio, tu per lui sei al massimo la “pecora smarrita” da ricondurre all’ovile della Religione che tutto trascende. Ti ascolta stupito; lo affascini pure. Ma l’asimmetria comunicativa è incolmabile. In altri tempi, in nome di Dio, per il suo “bene”, ti avrebbe, forse, mandato al rogo.

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luglio 21st, 2012

La fondazione del diritto di proprietà. Storia di un’idea dai padri della Chiesa a Locke

by gabriella

Locke1Tra ‘500 e ‘600, la difesa della proprietà privata assume un’importanza fondamentale per giungere ad una giustificazione del moderno processo di accumulazione delle ricchezze. Non era più sufficiente, infatti, riesumare le vecchie argomentazioni aristotelico-tomistiche: lo sviluppo concreto della proprietà superava ormai i limiti posti da questa concezione ed entrava in conflitto diretto con il diritto d’uso tradizionale. Si trattava di conferire alla stessa proprietà privata lo status di diritto naturale in modo da garantirne il carattere esclusivo e l’estensione illimitata. Un’esigenza a cui dà risposta John Locke.

Il pensiero politico di Locke si colloca infatti nell’ambito delle profonde trasformazioni economico-sociali proprie dell’affermazione dell’economia industriale e manifatturiera dell’Inghilterra seicentesca, nella quale lo sviluppo crescente delle forme di produzione protocapitalistiche necessitava di una precisa fondazione ideologica. La dissoluzione del mondo feudale e dei rapporti di produzione legati alle forme assunte dall’economia d’uso a vantaggio di un’economia di scambio esigeva, in effetti, da un lato il ripensamento dei fondamenti del diritto di proprietà e dall’altro la sua collocazione in un sistema politico-istituzionale che ne garantisse lo sviluppo e la conservazione.

 

Lo sviluppo del concetto di proprietà da san Tommaso al pensiero borghese

«Loro [Cicerone e i moralisti pagani] fanno consistere la giustizia nell’usare ciascuno, come beni comuni, quei beni che sono comuni, e come beni propri i beni privati. Ma nemmeno questo è secondo natura. La natura infatti profuse a tutti i suoi doni. Perché Dio comandò che tutto si producesse a comune beneficio di tutti e che la terra fosse in certo qual modo comune possesso di tutti. La natura ha dunque generato il diritto comune, l’usurpazione ha generato il diritto privato [Natura igitur ius commune generavit, usurpatio ius fecit privatum].

Sant’Ambrogio, De officiis, 1, 28

«L’erba che il mio cavallo ha mangiato, la zolla che il mio servo ha scavato, il minerale che io ho estratto in un luogo […] diventano mia proprietà […] E’ il lavoro che è stato mio, cioè a dire il rimuovere quelle cose dallo stato comune in cui si trovavano, quello che ha determinato la mia proprietà su di esse»

John Locke, Second Treatise, § 28

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