Posts tagged ‘Lutero’

marzo 14th, 2017

Karl Marx, Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico. Testo commentato

by gabriella

MarxLa critica non è una passione del cervello, essa è il cervello della passione. […] Essa non si pone più come fine a se stessa, ma ormai soltanto come mezzo. Il suo pathos essenziale è l’indignazione, il suo compito essenziale è la denuncia.

La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché l’uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinché egli getti via la catena e colga i fiori vivi. […]

Karl Marx

 

Marx scrive l’Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico nel 1843 quando, dopo essere fuoriuscito dalla Prussia la cui censura aveva vietato le pubblicazioni della Gazzetta Renana di cui era redattore, fonda a Parigi, con altri giovani hegeliani, gli Annali franco-tedeschi (Deutsch-Französische Jarbücher) di cui sarebbe uscito solo il primo numero (marzo 1844).

E’ in questo testo che il filosofo venticinquenne delinea il nuovo compito della filosofia e produce la celebre critica della religione quale indispensabile premessa per ogni critica dell’esistente. Sempre in questo testo, Marx usa per la prima volta i concetti di «rivoluzione» e «proletariato», spiegando perché la liberazione di una classe (una parte della società) e il rovesciamento della società borghese significhino la liberazione dell’intera umanità e la premessa per la creazione di una società libera e senza classi. Sotto il testo è leggibile l’analisi svolta in classe, evidenziata in verde e condotta sui primi paragrafi e sulla parte finale dell’opera.

 

Per la Germania, la critica della religione nell’essenziale è compiuta, e la critica della religione è il presupposto di ogni critica

Dopo Feuerbach, la critica della religione, nei suoi elementi portanti è da ritenere conclusa: la teologia è adesso consapevolmente ricondotta all’antropologia, cioè proiezione dell’uomo (delle sue qualità) in Dio (dove queste qualità sono ipostatizzate ed esteriorizzate). La religione è dunque alienazione (patologia psichica che pone l’individuo di fronte a se stesso, ma nell’incapacità di riconoscersi). 

Capire questo aspetto è, secondo Marx, il presupposto di ogni critica; nessuna critica può infatti essere avanzata se si considera vera la religione e naturali, cioè posti da Dio, l’ordine naturale e l’ordine sociale. Marx prosegue qui la critica dell’esistente iniziata già nella tesi di laurea sulle filosofie di Democrito e Epicuro.

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giugno 29th, 2014

La Riforma protestante

by gabriella
lutero

Martin Luther (1483 – 1546)

Lutero, in verità, vinse la servitù per devozione mettendo al suo posto la servitù per convinzione. Egli ha spezzato la fede nell’autorità, restaurando l’autorità della fede. Egli ha trasformato i preti in laici, trasformando i laici in preti. Egli ha liberato l’uomo dalla religiosità esteriore, facendo della religiosità l’interiorità dell’uomo. Egli ha emancipato il corpo dalle catene, ponendo in catene il cuore.

Karl Marx, Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto, 1844

 

I concetti che meglio definiscono la modernità sono quelli di crisi d’autorità – della Chiesa, di Aristotele, del sovrano – critica – da Voltaire a Kant – e rivoluzione scientifica ed astronomica, oltre alle rivoluzioni politiche inglese e francese. A Lutero e alla riforma protestante spetta dunque un ruolo di primo piano nella dissoluzione rinascimentale dell’ordine medievale: la teologia luterana e la delegittimazione della Chiesa di cui fu portatrice sono infatti uno dei principali detonatori della crisi moderna.

 

La protesta di Lutero e la teologia protestante

La vicenda del monaco agostiniano Martin Luther inizia nel 1517, anno in cui redige le celebri novantacinque tesi, attaccando frontalmente la Chiesa sulla dottrina delle indulgenze e su questioni teologiche. Tradotte in tedesco e stampate, le tesi circolavano in ambiente universitario e divennero presto un documento notissimo nei territori tedeschi. L’intimazione a ritirare le tesi arriva nel 1520 con la bolla Exurge domine in cui il papa paragona Lutero a un

«cinghiale che devasta la vigna del signore».

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febbraio 22nd, 2014

Lutero

by gabriella

Martin Luther (1483-1546)

Lutero, in verità, vinse la servitù per devozione mettendo al suo posto la servitù per convinzione. Egli ha spezzato la fede nell’autorità, restaurando l’autorità della fede. Egli ha trasformato i preti in laici, trasformando i laici in preti. Egli ha liberato l’uomo dalla religiosità esteriore, facendo della religiosità l’interiorità dell’uomo. Egli ha emancipato il corpo dalle catene, ponendo in catene il cuore.

Karl Marx, Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto, 1844

I concetti che meglio definiscono la modernità sono quelli di crisi d’autorità – della Chiesa, di Aristotele, del sovrano – critica – da Voltaire a Kant – e rivoluzione scientifica ed astronomica, oltre alle rivoluzioni politiche inglese e francese. A Lutero e alla riforma protestante spetta dunque un ruolo di primo piano nella dissoluzione rinascimentale dell’ordine medievale: la teologia luterana e la delegittimazione della Chiesa di cui fu portatrice sono infatti uno dei principali detonatori della crisi moderna.

Ma il pensiero del monaco agostiniano si rivela cruciale anche in relazione all’evoluzione delle politiche scolastiche: la prima alfabetizzazione delle masse nord-europee passa infatti per le tesi protestanti del libero esame e del sacerdozio universale.

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febbraio 8th, 2013

Antonio Gargano, La filosofia hegeliana del diritto

by gabriella

Hegel

Nella prefazione alla mia Filosofia del diritto, p. XIX si trovano queste proposizioni. Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale. Queste semplici proposizioni son sembrate strane a parecchi, e han trovato opposizioni anche da tali che non vogliono si metta in dubbio che essi posseggano filosofia […]. Per ciò che riguarda il significato filosofico, è da presupporre tanta cultura che si sappia non solo che Dio è reale, ­– che è la cosa più reale e che è la cosa veramente reale, – ma anche, nel rispetto formale, che l’esistenza è, in parte, apparizione, e solo in parte realtà. Nella vita ordinaria si chiama a casaccio realtà ogni capriccio, l’errore, il male e ciò che è su questa linea, come pure ogni qualsiasi difettiva e passeggiera esistenza. Ma già anche per l’ordinario modo di pensare, un’esistenza accidentale non meriterà l’enfatico nome di reale: – l’accidentale è un’esistenza che non ha altro maggior valore di un possibile, che può non essere allo stesso modo che è. Ma, quando io ho parlato di realtà, si sarebbe pur dovuto pensare al senso nel quale adopero quest’espressione […].

Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, § VI

Nelle poche pagine della Prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto si trova un concentrato del pensiero di Hegel. «Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale», «la filosofia è come la nottola di Minerva», «la filosofia è come il cogliere la rosa nella croce», «è lo scandaglio del razionale», «è il proprio tempo appreso con il pensiero»: tutte queste celebri e lapidarie definizioni si trovano nella Prefazione alla Filosofia del diritto. Già questo è indizio del fatto che siamo di fronte a un’opera decisiva del filosofo di Stoccarda.

Hegel è un pensatore molto sistematico, e per questo è opportuno collocare all’interno del sistema la filosofia del diritto, che rientra nella trattazione dello spirito oggettivo.

Riprendiamo il quadro generale, che, in due parole, è il seguente. Hegel è il massimo esponente della filosofia idealistica, che affronta il compito di superare il dualismo kantiano. Kant aveva a sua volta superato le difficoltà del razionalismo e dell’empirismo, ma aveva aperto un nuovo piano di difficoltà, aveva cioè scisso il mondo del fenomeno dal mondo della cosa in sé, sviluppando un pensiero di tipo dualistico. Dalla scissione, dalla spaccatura tra fenomeno e cosa in sé conseguiva tutta un’altra serie di dualismi: tra il soggetto e l’oggetto, tra gli intenti morali del soggetto e la loro possibilità di realizzazione, ecc. Il dualismo iniziale tra io e mondo, tra fenomeno e cosa in sé, la barriera tra il soggetto e l’oggetto si ripercuotono in tutto il pensiero kantiano. Si tratta di un limite del pensiero kantiano, perché, se è vero che è complicato spiegare la realtà e ricondurla a un principio, è ovvio che si duplicano i problemi se invece di un principio se ne pongono due, come fa Kant. L’idealismo costituisce il tentativo di ricucire questa spaccatura, di arrivare a una visione fortemente unitaria, fortemente monistica, e quindi più logica, più rigorosa della realtà. Il percorso dal dualismo kantiano a una filosofia rigorosamente monistica culmina in Hegel, dopo gli sviluppi precedenti di Fichte e Schelling.

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dicembre 3rd, 2011

I caratteri della modernità filosofica

by gabriella
Tra quattrocento e cinquecento, nel percorso che va dalla dissoluzione del mondo antico alla scoperta del soggetto (‘600) [per comprendere l’essenza della modernità filosofica si vedano i paragrafi La svolta cartesiana e la soggettività del mondo], che costituisce il tratto fondamentale del pensiero moderno, ci si imbatte in tre cambiamenti rivoluzionari che determinano i caratteri di fondo della modernità: la scoperta dei popoli altri, la rivoluzione della stampa e la crisi del principio d’autorità.

Le scoperte geografiche che culminano nella scoperta dell’America (1492) e nella conquista, impongono il confronto degli europei con la diversità culturale, preparando il terreno per una riflessione sulla convenzionalità e la relatività degli usi e costumi quale quella di Montaigne (qui l’articolo dedicato a questo tema).

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