Posts tagged ‘macchinismo’

ottobre 5th, 2017

Friedrich Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra

by gabriella

Una delle prime inchieste sulla condizione operaia, nella quale Engels fotografa gli orrori del primo capitalismo industriale: la schiavitù alle macchine, la disoccupazione tecnologica, la competizione per la sopravvivenza tra gli operai, il lavoro malsano, femminile e minorile, col loro seguito di malattie e mutilazioni tali per cui questo moderno proletariato è spesso simile «a un esercito che torna da qualche campagna militare».

Il testo è accessibile in rete preceduto dall’introduzione di Eric J. Hobsbawm che, sottolineandone la dignità di classico della scienza sociale, osservava come l’acutezza di Engels fosse spiegata non solo dal suo talento, ma dalla sua visione: «buon scienziato sociale poteva essere – infatti – solo chi fosse libero dalle illusioni della società borghese».

Degno di nota, per il prefatore, soprattutto il fatto che

Friedrich Engels (1820 - 1895)

Friedrich Engels (1820 – 1895)

«Engels non ha mai ha presentato la borghesia come una massa di individui dal cuore di pietra. Il suo odio per quel che la borghesia rappresentava, e per ciò che la induceva a comportarsi in quel determinato modo non era l’odio ingenuo verso alcuni uomini di cattiva volontà, diversi dagli uomini di buona volontà.  Esso faceva parte della critica al carattere inumano del capitalismo, che automaticamente trasforma gli sfruttatori in una classe “profondamente immorale, cosi inguaribilmente corrotta, intimamente corrosa e resa del tutto incapace di ogni progresso dall’egoismo”» [p. 9].

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giugno 7th, 2013

Polonia, Special Economic (leggi Exploitation) Zones

by gabriella

Wałbrzych

Gli sviluppi europei della globalizzazione – dumping sociale, sfruttamento intensivo del lavoro, cancellazione di qualunque diritto, riduzione in schiavitù – nello stralcio dell’intervista rilasciata da due attivisti del sindacato Inicjatywa Pracownicza in occasione della proiezione a Bologna del documentario «Special Exploitation Zones» e di un video dedicato alle condizioni di vita e di lavoro delle donne di Wałbrzych. La Polonia è l’unico stato membro dell’Unione Europea ad aver istituito delle Special Economic Zones (SEZ), zone di sfruttamento estremo dei lavoratori che permettono alle imprese multinazionali di estrarre enormi profitti connettendo i territori ai flussi transnazionali grazie a regimi fiscali particolari e lucrando sulle condizioni inumane di lavoro e di vita di operai spesso migranti.

Nell’estate del 2012 la fabbrica Chung Hong Electronics, situata in una di queste zone, è diventata l’arena di una rivendicazione collettiva e di uno sciopero – lo “sciopero delle madri”. La fabbrica è un subappalto di LG Electronic, che produce schede TV. Gli operai hanno rifiutato di far funzionare le macchine per quasi due settimane. Uno sciopero così prolungato non si verificava in Polonia dal 1989.

Quali erano le condizioni di lavoro alla Chung Hong?

I: I lavoratori della Chung Hong ricevono salari molto bassi, di solito il minimo, in Polonia sono 300 € netti, 400 € lordi. Più della metà di questo salario devi spenderlo per la casa, perciò per la vita ti rimangono attorno ai 150 €, anche meno, come se fosse nulla. Dall’altra parte sei costretto a fare gli straordinari, attorno alle 150 ore all’anno, ma chiaramente alcuni fanno molto di più e se la produzione procede ad alto ritmo i lavoratori devono lavorare 16 ore al giorno, 2 turni, se rifiutano possono anche essere licenziati. Si può vedere la precarizzazione della condizione lavorativa nel senso che le persone sono lasciate a casa dal lavoro e poi possono tornare ma solo a costo della flessibilizzazione delle loro condizioni, contratti a tempo determinato. Questa situazione l’abbiamo osservata alla FIAT. Quest’anno FIAT ha licenziato 1450 lavoratori e un mese fa circa 150 di loro hanno avuto la possibilità di essere reintegrati, ma come precari, con salari più bassi e contratti a tempo determinato.

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luglio 13th, 2011

Giuseppe Nicolosi, Ponti di barche e architettura delle simpatia

by gabriella

Il bel saggio di Giuseppe Nicolosi sull’evoluzione della socialità nelle società contemporanee, originariamente apparso sulla mailing list Rekombinant (19 settembre 2004) a firma di rattus norvegicus, poi ripubblicato ne L’innovazione necessaria, di Arturo di Corinto [a cura di], Roma, Il secolo della rete, 2006.

Visse in un’epoca infelice e travagliata. La nazione che gli aveva dato i natali scivolava inesorabilmente verso la fascia economica delle nazioni di media povertà; sovente incalzati dalla miseria, gli uomini della sua generazione pativano comunque un’esistenza solitaria e astiosa. I sentimenti d’amore, di tenerezza e di umana fratellanza erano in gran parte scomparsi; nei loro mutui rapporti i suoi contemporanei davano assai spesso prova di indifferenza e di crudeltà.

Michel Houellebecq

Nel libro Bowling Alone il sociologo Robert Putnam ha presentato un impressionante elenco di dati sulla progressiva riduzione dei comportamenti prosociali negli Stati Uniti nel corso degli ultimi quarant’anni. Putnam, nel 1995, aveva scritto un breve articolo comparso su una rivista accademica, in cui analizzava il drastico declino delle associazioni di giocatori di bowling negli Stati Uniti. Nelle conclusioni egli formulava l’ipotesi che tale fenomeno fosse rivelatore di un problema più vasto e profondo. Dal breve articolo scaturì un dibattito inaspettato che ha stimolato il sociologo ad approfondire l’argomento. Dietro Bowling Alone c’è un lavoro di ricerca monumentale, durato circa cinque anni, e realizzato attraverso una serrata analisi documentaria e una rigorosa metodologia scientifica. Putnam, tra l’altro, ha calcolato i valori medi, lungo l’arco di quarant’anni, di una serie di indicatori di socialità, che vanno da quante volte gli americani sono andati a votare, o sono andati in chiesa o al club, a quante volte vanno al cinema insieme, offrono un drink a un amico o a un conoscente, stringono la mano di altre persone e così via. I risultati sono desolanti. Gli americani di oggi firmano un quantitativo di petizioni inferiore del 30 per cento rispetto a quanto accadeva alla fine degli anni Ottanta, si impegnano in iniziative a difesa dei consumatori il 40 per cento di volte in meno rispetto a quanto facevano vent’anni prima.

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