Posts tagged ‘Montaigne’

febbraio 8th, 2017

Tzvetan Todorov, Sul buono e cattivo uso della natura umana

by gabriella

Tzvetan, Todorov (1939 – 2017)

L’ultima riflessione di Tzvetan Todorov, uscita postuma su Micromega (3/2007).

Il saggio, dedicato alla ‘natura umana’, illustra le opposte radicalizzazioni di Montaigne [‘tutto è cultura’] e Diderot [‘tutto è natura’] dalla prospettiva rousseauiana che l’autore riafferma.

Se per Montaigne “tutto è cultura” e per Diderot “tutto è natura”, l’approccio di Rousseau è infatti differente, non rinuncia all’universalismo e a una sua fondazione come Montaigne per cui non vi è natura ma solo cultura e consuetudine; né cerca, come Diderot, di fondare la natura umana e la sua universalità sul fatto, ma assume la “socialità” della natura umana come fondamento della moralità (Gianfranco Marini).

Ai giorni nostri si ha qualche ripugnanza a riferirsi alla «natura umana». Questa espressione sembra aver partecipato al naufragio generale delle pompose astrazioni ereditate dal passato. E se lo stesso naufragio appartenesse a tali astrazioni? Il nostro vocabolario odierno non è meno pomposo di quello dei nostri predecessori; ma, ammaliati dalla novità delle formule, stentiamo a giudicarle con serenità. In luogo della natura e dell’uomo compaiono però vocaboli che non vogliono necessariamente dire altro né sono generalizzazioni più felici.

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luglio 2nd, 2015

Michel de Montaigne, Dell’educazione dei fanciulli

by gabriella
michel-de-montaigne

Michel Eyquem de Montaigne (1533 – 1592)

Il capitolo ventisei del primo libro degli Essays (1580), Milano, Bompiani, 2012, pp. 261-323.

A Madama Diane de Foix, Contessa de Gurson

Non ho mai visto un padre che, per quanto tignoso o gobbo fosse suo figlio, non lo riconoscesse per suo. Non già che non si accorga del difetto, a meno che l’affetto non l’abbia completamente accecato; ma tant’è, è suo. Così io vedo meglio di chiunque altro che queste non son che le fantasticherie d’un uomo che delle scienze ha assaggiato solo la crosta esteriore, nella sua fanciullezza, e ne ha ritenuto solo un’immagine generica e informe: un po’ di ogni cosa e niente del tutto, alla francese. Perché, insomma, io so che c’è una medicina, una giurisprudenza, quattro parti della matematica, e all’ingrosso di che cosa trattano. E forse conosco anche la pretesa delle scienze in generale di esser d’utilità alla nostra vita. Ma andare più a fondo, essermi logorato sui libri studiando Aristotele, sovrano della scienza moderna, o essermi intestato su qualche scienza, questo non l’ho mai fatto; e non c’è arte di cui saprei tratteggiare nemmeno i primi lineamenti. E non c’è ragazzo delle classi medie che non possa dirsi più sapiente di me, che non so neppure quanto basta a interrogarlo sulla sua prima lezione, almeno secondo la lettera.

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luglio 2nd, 2015

Michel Serres, La gioventù senza testa

by gabriella
Léon Bonnat, Le martyre de Saint-Denis - Paris Panthéon

Léon Bonnat, Le martyre de Saint-Denis (particolare) – Paris Panthéon

L’articolo Petite Poucette, tradotto da Bollati Boringhieri nel 2013 con il titolo Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi rivoluzionano il sapere, è l’analisi di una rivoluzione cognitivace n’est pas une crise, c’est un changement de monde»). Come Saint Denis decollato percorse la strada verso la collina di Montmartre con la testa sotto il braccio, così le nuove generazioni non devono più memorizzare con lunghi silenzi e ascolti profondi i principi basilari delle discipline insegnate a scuola perché la loro capacità di memorizzare e archiviare queste informazioni verrebbe oggi surrogata dai dispositivi digitali connessi alla rete che ne accompagnano la quotidianità . Né teste piene, né teste ben fatte ma teste senza colli. In questo vuoto, in questo spazio aperto dall’alleggerimento cognitivo delle teste piene, la scuola potrebbe affermare una cultura dell’interpretazione, del cortocircuito cognitivo fra ricognizione e invenzione. Uno spazio paradossale per il futuro degli studi umanistici. Dall’altro lato però, questa stessa fruibilità totale garantita dalla rete genera come effetto paradossale la chiusura del fruitore in piccole patrie cognitive, isole di accesso a informazioni non verificabili, chiuse nel rimbalzo all’interno della bolla dei social network e dei colossi industriali nella gestione dell’informazione [Marco Ambra, citando Yves Citton in Teste e colli. Cronache dell’istruzione ai tempi della buona scuola, p. 27].

Sotto il frammento di Serres [Non è un mondo per vecchi, pp. 23-26].

Nella Leggenda aurea, Jacopo da Varagine racconta che nel secolo delle persecuzioni ordinate dall’imperatore Domiziano avvenne a Lutetia un miracolo. L’esercito romano arrestò Dionigi, eletto vescovo dai primi cristiani di Parigi. Incarcerato, poi torturato nell’isola della Cité, fu condannato a essere decapitato sulla sommità di una collina che si chiamerà Montmarme. La soldataglia sfaticata rinuncia a salire fino in cima ed esegue la condanna a metà, strada. La testa del vescovo rotola a terra. Orrore! Decapitato, Dionigi si alza, raccoglie la testa e, tenendola in mano, continua a salire la china. Miracolo! I legionari fuggono terrorizzati. Jacopo da Veragine aggiunge che Dionigi fece una sosta per lavare la testa a una sorgente e proseguì il cammino fino all’attuale chiesa di Saint-Denis. Ed eccolo canonizzato.

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