Posts tagged ‘Palestina’

maggio 20th, 2018

In morte di Fadi Abu Salah

by gabriella


Quelle ruote bloccate per mirare preciso, lo straccio di una camicia per lanciare un pezzo di terra contro chi pensa di poterla prendere tutta e i pantaloni arrotolati sulle gambe perse nei bombardamenti israeliani del 2008, a diciannove anni.

Le labbra strette di Fadi sullo sfondo del deserto in fiamme che i padroni della terra e dell’acqua gli avevano lasciato per casa. Non sappiamo se dopo aver lanciato il suo sasso sia morto per la palla di un cecchino o il tiro di artiglieria dell’esercito che aveva di fronte. E’ stato ucciso il 14 maggio 2018 a ventinove anni, con altri 54 ragazzi e bambini, per mano di quelli che dicono di difendersi dal pericolo delle loro fionde.

novembre 8th, 2016

La risoluzione UNESCO su Gerusalemme est

by gabriella
80576 gerusalemme est

Gerusaleme Est: la vista sul muro del pianto e la spianata delle moschee

L’ultimo polverone sulla risoluzione UNESCO alla luce delle violazioni israeliane delle risoluzioni ONU sulla Palestina. Tratto da Militant-blog.

«L’Unesco nega l’identità del popolo ebraico». «La risoluzione nega il legame religioso di Israele con il Muro del Pianto e il Monte del Tempio». «La decisione di cancellare le radici giudaico-cristiane dei luoghi santi di Gerusalemme è “l’inizio della fine”». «L’Unesco riscrive la storia: il Monte del Tempio e il Muro del pianto non sono luoghi legati all’ebraismo».

Sono queste le affermazioni catastrofiche con le quali, nelle ultime due settimane, è stata descritta dai media una risoluzione approvata dall’Unesco – l’agenzia dell’Onu che si occupa di patrimonio culturale ed educazione – intitolata Palestina occupata e contenente una condanna dell’occupazione israeliana. La risoluzione, proposta da sette paesi islamici (Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan), è stata approvata con 24 voti a favore, 6 contro (Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda) e 26 astensioni, tra cui quella dell’Italia, della Francia e della Spagna.

L’approvazione di questa risoluzione è stata interpretata dal governo israeliano – e, di riflesso, dai media, sempre supini ai poteri dominanti – come un disconoscimento del legame ebraico con Gerusalemme est. Israele ha quindi sospeso la collaborazione con l’Unesco.

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maggio 15th, 2015

Joseph Halevi, Israele-Palestina, alle radici del conflitto

by gabriella

israele-palestinaIntervista rilasciata alcuni mesi orsono da Joseph Halevi e pubblicata oggi da Contropiano in occasione dell’anniversario della Nakba, il disastro palestinese.

Vincenzo Maccarrone: il recente conflitto di Gaza è stato l’ennesimo episodio nel lungo conflitto fra Israele e il popolo palestinese. Se volessimo risalire alle radici di questa violenza, dove dovremmo scavare?

Joseph Halevi: come dinamica iniziale dovremmo partire già dall’inizio dell’insediamento colonizzatore, non tanto quando arrivarono i primi ebrei a fine ‘800 –  in quel caso si trattava di attività private, auto-finanziate – ma da quando iniziò, se vogliamo dare una data, la fondazione della città di Tel Aviv nel 1909. Tel Aviv sorge sulle rovine di sei villaggi arabi. Cosa era successo? Coloro che sostenevano la colonizzazione, in questo caso già colonizzazione sionista, compravano le terre presso proprietari terrieri arabi, che erano in gran parte feudatari assenteisti (la maggior parte stava a Beirut) e poi, con il fido di proprietà, sfrattavano i contadini che lavoravano su quelle terre. E questoQuestion of Palestine è un atto di violenza: usavano il titolo di proprietà come titolo di sfratto, rompendo sostanzialmente quelle leggi consuetudinarie- quasi nulla era codificato, essendo quello ottomano un sistema semi-feudale- per cui i fellahin (contadini) arabi vivevano lì. È simile al processo delle enclosures inglesi.

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aprile 18th, 2012

Joseph Halevi, La violenza fondatrice. Israele/Palestina. Le radici del conflitto

by gabriella

Fino a due decenni fa non esisteva ancora in Israele una sistematica storiografia sulle origini dello Stato. I libri e i saggi di storia erano scritti in termini partitici e spesso da persone che erano presenti negli organismi più legati alla formazione di Israele. Durante tutto il regno del Mapai (il partito socialdemocratico sionista, che governo’ ininterrottamente dal 1948 al 1977, trasformatosi poi in partito del lavoro, Avodà e infine in ‘Un solo Israele’) tutto cio’ che toccava sia le radici storiche dello Stato sia le analisi correnti dei rapporti con gli ‘arabi’ (i palestinesi venivano considerati inesistenti) era gestito in maniera rigorosamente di modello stalinista. La struttura politica del Mapai – con il suo Comitato centrale, con le sue organizzazioni kibutzistiche, con il suo ferreo controllo sul sindacato-impresa Histadrut , con i suoi istituti di ricerche sociali e casi editrici – prevedeva una stretta direzione politica dell’interpretazione storica.

Gli altri due partiti sionisti fiancheggiatori a sinistra del Mapai, il quasi comunista Mapam e il gruppo estremista Achdut ha Avodà – quest’ultimo fondatore delle clandestine brigate terroristiche Palmach, autrici nel 1947-1948 di molte uccisioni ed espulsioni di palestinesi, da cui provennero Yitzhak Rabin e Ygal Allon – essendo più piccoli e più dichiaratamente marxisti, riproducevano in maniera accentuata la concezione ideologica della storia del paese 1. La pubblicazione – avvenuta prima in ebraico – del lavoro di Yehoshua Porath, The Emergence of the Palestinian-Arab National Movement. 1918-1929 (Cass, London 1974), rappresentò un novità dirompente poiché vi era documentata la nascita di un movimento di lotta in un periodo – gli anni venti – che i sionisti trattavano come assolutamente privo di presenza politica palestinese. Tuttavia la vera svolta ebbe luogo dopo l’avvento al potere della destra di Menachem Begin nel 1977. La destra israeliana non ha mai sviluppato la rete di istituzioni, di case editrici, di giornali, propria del movimento social-sionista, il quale – avendo una gestione del potere del tutto identica a quella della Democrazia cristiana in Italia – sosteneva le sue reti grazie al controllo esercitato sullo Stato. Di conseguenza, l’allontamento dal potere dopo il 1977 comportò una secca perdita dei meccanismi di sottogoverno, che erose rapidamente il controllo intellettuale esercitato dal socialismo sionista sulla vita del paese. I giornali diventarono molto più aperti e oggi i tre organi di stampa del sionismo socialista sono scomparsi 2.

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