Posts tagged ‘paternità’

ottobre 1st, 2015

Massimo Gramellini, Padri naturali

by gabriella

padri naturaliIl Buongiorno di oggi, tratto da LaStampa.it.

Questa è una storia che farà storia. Sabato scorso, in Ohio, il signor Bachman sta portando all’altare la figlia Brittany. La guarda negli occhi e vi legge una preghiera. Capisce, ma forse ci era già arrivato da solo; punta il banco dei parenti e afferra la mano del secondo marito di sua moglie, signor Cendrosky. Qualcuno teme il peggio, visto che in passato tra i due non era corso buon sangue. Invece. «Hai lavorato duro per tirare su nostra figlia», gli dice. «Perciò adesso tocca anche a te». E lo trascina in lacrime al centro della scena, offrendogli l’altro braccio della sposa.

All’improvviso il protocollo un po’ scontato di ogni rito nuziale viene investito da una bufera di sentimenti incontrollabili. Amore e gratitudine. C’è una giovane donna che cammina verso il suo matrimonio, stretta con orgoglio tra l’uomo che l’ha messa al mondo e quello che l’ha cresciuta nella prosa della quotidianità. È un corteo da pelle d’oca, che se ne infischia dei ruoli formali e va dritto al succo della vita. In quest’epoca di famiglie liquide non è l’atto della procreazione a fare di un essere umano un genitore, ma la qualità del tempo che dedica a suo figlio. Biologico, adottivo o acquisito, importa poco. Importa che la paternità e la maternità sono diventati valori da condividere. Persino all’altare.

gennaio 3rd, 2014

Luigi Zoja, L’eclissi dei padri

by gabriella

Il gesto di Ettore - Luigi ZojaTraggo da Le parole e le cose questa interessante intervista a Luigi Zoja sull’identità maschile di cui lo psicanalista afferma con forza la natura costruita, in opposizione a quella femminile che vorrebbe “naturale”, perché sviluppatasi filogeneticamente durante l’evoluzione della specie (va detto che lo studioso cita qui Margaret Mead che sostenne però la tesi contraria). La tesi, quasi etologica, dello studioso è dunque che l’identità maschile è un prezioso portato culturale della civiltà umana (ammesso che ne esista una) attualmente in declino, mentre quella femminile sarebbe più salda, perché legata a forme di istintualità corporea che la renderebbero meno volatile.

Per iniziare questa nostra conversazione sulle forme ambivalenti dell’identità maschile, le chiederei di descrivere anzitutto la qualità peculiare che la differenzia dalla sua identità opposta, quella femminile.

Premetto che la tesi che sosterrò deriva dalla lettura delle opere di grandi scienziate, su tutte l’antropologa americana Margaret Mead e poi Helen Fischer, nota antropologa contemporanea. In poche parole la mia tesi è questa: se cerchiamo di ricostruire a tutti i livelli zoologici dell’evoluzione cosa possa essere definito ereditato e istintivo, vale a dire appartenente a noi in quanto corporeità animale, e cosa sia invece elaborato culturalmente, risulta chiaro che esiste una continuità del naturale nel femminile – anche solo per la simbiosi tra la madre e il piccolo. L’elemento materno è istintuale prima che culturale; e si tratta di un elemento molto profondo, se pensiamo che comincia a svilupparsi con i mammiferi, che compaiono sulla Terra circa 250 milioni di anni fa. (Questa generalizzazione non vale, però, se osserviamo i volatili, dove è molto frequente un nucleo familiare monogamo che per molti aspetti anticipa il nostro).

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marzo 20th, 2013

Loredana Lipperini, Maternità e sacro

by gabriella

lippariniPerché nella maternità adoriamo il sacrificio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell’immolazione materna?

Sibilla Aleramo, Una donna, 1906

Di mamma ce n’è più d’una” è l’ultimo libro della trilogia dedicata da Loredana Lipperini alla condizione femminile – dopo Ancora dalla parte delle bambine (2007), e Non è un paese per vecchie (2010) usciti per Feltrinelli.

Quest’opera analizza la fase centrale della vita di una donna, segnata dall’esperienza della maternità (o del suo rifiuto):

La scelta del materno, in Italia, è una scelta che pesa come un macigno. Eppure l’immaginario ci sospinge verso la madre equilibrista e onnipresente.

Mito pericoloso e sovraccaricante, come mostrano i casi di cronaca degli ultimi decenni, che ha inoltre contropartite simboliche e psicologiche non meno inquietanti:

L’investimento eccessivo sui figli sta contribuendo al fiorire di un narcisismo generazionale che li danneggia. Quella che nasce come una sana autostima può rapidamente tramutarsi in una percezione di sé gonfiata, in un egocentrismo in base al quale tutto sembra dovuto. Di pari passo con l’autostima cresce anche l’incidenza di ansia e depressione.

Le conseguenze sono sotto agli occhi di tutti, basta farsi un giro su internet, spiega Lipperini:

A chi non è capitato, di questi tempi, di imbattersi in quel rancore sordo di cui la rete trabocca? Un rancore fatto di ambizioni frustrate che si trasforma in odio, subito, al primo rifiuto?

Un tema affrontato nel libro è la domanda su quante possibilità hanno i padri di contribuire seriamente alla crescita del figlio? Quante possibilità lascia loro una società che ha stigmatizzato la madre quale angelo esclusivo del focolare? Cambiano le famiglie, eppure non cambiano le loro rappresentazioni mediatiche o religiose. Cala il tasso di nuzialità – anche se molti sono disposti a fare follie per esibire una cerimonia matrimoniale extra-lusso – e i figli tendono a prolungare la permanenza sotto al tetto d’origine, ad esempio. A riprova delle mutazioni, Loredana Lipperini segnala un workshop dell’Istat (2011), in cui le metamorfosi del nucleo vengono passate in rassegna punto per punto:

ci si separa di più (più 37% rispetto al 1998 e una crescita dei divorzi in ragione del 62%), aumenta l’età media alla nascita del primo figlio (da 26,9 a 30) e triplica la quota di nascite naturali: dal 6,5% al 20,4% nel 2009.


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