Posts tagged ‘potenza’

settembre 12th, 2016

Aristotele

by gabriella
aristoteles

Aristotele (384 – 324 a. C.)

[Attenzione: questa pagina incorpora una trasmissione radiofonica che si apre automaticamente. Per evitare di ascoltare l’audio prima del necessario, disattivare l’audio dal proprio browser (“disattiva audio scheda”) o scrollare il testo fino a “Come resistere al tempo della barbarie” ed escluderlo manualmente].

 

Integrazioni, chiarimenti, sintesi [videolezioni di Gianfranco Marini]: 1. Importanza, vita, opere di Aristotele; 2. Le differenze tra Platone e Aristotele; 3. Introduzione alla Logica; 4. La logica dei termini; 5. La logica delle proposizioni; La sillogistica4. La filosofia come ricerca e insegnamento

 Se si deve filosofare, si deve filosofare e se non si deve filosofare, si deve filosofare; in ogni caso dunque si deve filosofare. Se infatti la filosofia esiste, siamo certamente tenuti a filosofare, dal momento che essa esiste; se invece non esiste, anche in questo caso siamo tenuti a cercare come mai la filosofia non esiste, e cercando facciamo filosofia, dal momento che la ricerca è la causa e l’origine della filosofia.

Aristotele, Protreptico

Aristotele (Ἀριστοτέλης) nacque a Stagira, una città ionia vicina all’odierna Salonicco, nel 384 a. C.. Suo padre Nicomaco, che lo lasciò precocemente orfano, era medico presso la corte macedone di Aminta III.

A diciassette anni il giovane Aristotele fu inviato dal tutore Prosseno ad Atene per frequentare l’Accademia, retta in quel momento da Eudosso di Cnido a causa dell’assenza di Platone appena partito per la Sicilia. Vi rimase vent’anni, fino alla morte del maestro, dopo la quale ricostituì una piccola comunità platonica ad Asso, città governata dal tiranno Ermia, un politico che il filosofo aveva conosciuto durante gli anni trascorsi in Accademia.

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novembre 4th, 2015

Gilles Deleuze, J comme joie

by gabriella

In questa conversazione, inclusa nell’Abécédaire de Gilles Deleuze, la gioia è interpretata, spinozianamente, come realizzazione, pienezza, potenza, da non confondere con il potere che, per definizione, si oppone ad ogni realizzazione ed è dunque malevolo – forse per natura.

Non esiste “potenza” cattiva – osserva Deleuze -, se è cattiva è il più basso grado di potenza e il più basso grado della potenza è il potere. Cos’è infatti la cattiveria? E’ impedire a qualcuno di fare ciò che può, di realizzare la sua “potenza”, così non c’è potenza cattiva, ci sono cattivi poteri – «il n’y a pas puissance mauvaise, il y a pouvoirs méchants» [3:05-3:36] -.

In questo senso, già in Spinoza, la gioia è resistenza, opposta all’impotenza e alle odierne passioni tristi.

Evitiamo le passioni tristi: la rassegnazione, la cattiva coscienza, i sensi di colpa, tutti i sentimenti tristi – dice l’intervistatrice – e viviamo con la gioia al massimo della nostra potenza.

Dopo aver definito la potenza, Deleuze si chiede cos’è allora la tristezza, rispondendo che la tristezza è il separarsi da una potenza, una capacità di cui, a torto o a ragione, mi credevo capace. “Avrei potuto fare questo ma .. le circostanze .. o non era permesso..”. Allora questa è tristezza: bisognerebbe dire – nietzscheanamente – che ogni tristezza è un nostro difetto di potere. Non esiste “potenza” cattiva – osserva quindi Deleuze -, se è cattiva è il più basso grado di potenza e il più basso grado della potenza è il potere. Cos’è infatti la cattiveria? E’ impedire a qualcuno di fare ciò che può, di realizzare la sua “potenza”, così non c’è potenza cattiva, ci sono cattivi poteri. La confusione tra potenza e potere è rovinosa perché il potere separa sempre, la gente, ogni cosa. Il potere separa la gente da ciò che essa può.


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