Posts tagged ‘pregiudizio’

gennaio 12th, 2017

Theodor W. Adorno, La personalità autoritaria

by gabriella

Frutto di un’indagine durata dal 1944 al 1949, nel quadro degli studi sull’antisemitismo promossi dall’American Jewish Committee, e pubblicata nel 1950, La personalità autoritaria rappresenta tutt’ora il tentativo più importante di ricerca sociologica condotta con l’impiego sistematico delle teorie psicanalitiche. Essa trova la propria base nell’incontro delle prospettive interpretative della Scuola di Francoforte, il cui portavoce è Theodor Adorno, con l’impostazione della scuola psicanalitica viennese, rappresentata da E. Frenkel-Brunswik, e con l’interesse per lo studio e la misurazione degli aspetti sociali della personalità, sviluppati dalla psicologia sociale statunitense.

Quest’opera si prefigge quindi di determinare le caratteristiche della personalità autoritaria, intesa come una «struttura profonda» della personalità che ha la sua origine nell’esperienza personale del soggetto e nei suoi primi rapporti con l’ambiente familiare.

L’indagine condotta da Adorno e dai suoi collaboratori mette capo alla scoperta del rapporto tra «personalità autoritaria» e ideologia etnocentrica, rapporto la cui radice viene riconosciuta nel meccanismo di proiezione in virtù del quale l’individuo attribuisce ai membri dei «gruppi esterni» elementi che trova presenti in sé, ma di cui vuol negare o ignorare l’esistenza. Così il rifiuto dei gruppi di minoranza (dagli ebrei ai “negri”), si rivela correlato con la sottomissione all’autorità e con l’aggressività autoritaria, e con una serie di altri atteggiamenti, quali la tendenza all’esteriorizzazione, il convenzionalismo, l’orientamento in vista del potere, ecc.

In questa prospettiva, il fascismo è inquadrato non solo come fenomeno storico, ma come forma di un rapporto sociale basato sulla gerarchia e l’oppressione, la cui espressione nelle relazioni interpersonali (di genere, o genitoriali, ad esempio) o sociali (tra gruppi) ] passa, quindi, anche per la terapia della personalità e dei tratti «profondi» dell’autoritarismo [dalla quarta di copertina].

Di seguito, la bella introduzione di Giovanni Jervis all’edizione italiana [Milano, Edizioni di Comunità, 1973, pp. XIX-XXXI] di The Authoritarian Personality (1949); la premessa di Max Horkheimer, il saggio di Adorno sul pregiudizio con test finale.

 

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novembre 17th, 2016

Introduzione alla psicologia sociale

by gabriella

Videolezioni: 1. L’attribuzione e l’errore fondamentale d’attribuzione 2. L’effetto Lucifero e l’origine del male 3. L’obbedienza all’autorità e l’esperimento di Milgram 4. Gli atteggiamenti 5. Il conformismo e l’esperimento di Solomon Asch 6. La costruzione dell’ostilità sociale e gli esperimenti di Muzafer Sherif 7. Stereotipi e pregiudizi 8. Le opinioni e il senso comune

Valutazione degli studenti

Il compito principale della psicologia sociale è di analizzare come l’attività mentale delle persone viene condizionata dalla realtà sociale.

Gli studi di psicologia sociale sono stati fortemente influenzati dagli avvenimenti della seconda guerra mondiale, dopo la quale si trattava di capire, come scrisse Max Horkheimer, come erano stati possibili

«la persecuzione e lo sterminio meccanizzato di milioni di esseri umani in quella che era considerata la cittadella della civiltà occidentale» [Premessa agli studi sul pregiudizio, in T. W. Adorno et al., La personalità autoritaria, 1949].

Fondamentali, in proposito, sono stati gli studi che il teorico della scuola di Francoforte Theodor W. Adorno, e l’esponente della scuola psicanalitica viennese Else Frenkel-Brunswik, entrambi fuggiti negli Stati Uniti per sottrarsi alla persecuzione antiebraica, svolsero negli Stati Uniti con un gruppo di psicologi sociali sulla personalità autoritaria, cioè la formazione di un tipo umano che teorizza e pratica la violenza nei confronti delle minoranze [gli ebrei, gli stranieri – o i migranti -, gli “zingari”, gli omosessuali, come un tempo gli eretici e le streghe] e sulle ragioni profonde di questa aggressività.

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giugno 15th, 2016

Omofobia

by gabriella

omosessualiCosa hanno scoperto le scienze sull’ostilità verso i gay e, in generale, verso le minoranze? Tratto da Wired con modifiche e integrazioni.

La matrice omofobica della strage di Orlando in Florida ci spinge di nuovo a interrogarci sulla natura di un pregiudizio, quello contro gli omosessuali, così viscerale, diffuso e pericoloso. Come possiamo interpretare la necessità che hanno alcuni individui di aggrapparsi strenuamente a delle categorie, tanto da provare odio,ostilità e rabbia verso persone sconosciute?

Se da un lato, la psichiatria e la psicologia clinica hanno esse stesse sofferto di atteggiamenti tutt’altro che razionali e scientifici nella concettualizzazione dell’omosessualità, oggi le neuroscienze e la psicologia cognitiva e sociale ci consentono di capire meglio i meccanismi alla base dei bias (errori) di ragionamento all’origine degli atteggiamenti negativi verso gli omosessuali o più in generale verso le minoranze.

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aprile 26th, 2016

Spinoza

by gabriella
Spinoza

Baruch Spinoza (1632 – 1677)

Chi ricerca le vere cause dei miracoli e chi si studia di capire da saggio le cose naturali e non di meravigliarsene come uno stolto,
è ritenuto e proclamato ora eretico ora empio da quelli che il volgo adora come interpreti  della natura e degli dèi.
Essi sanno infatti che, tolta l’ignoranza, viene meno lo stupore,
l’unico mezzo che abbiano per sostener e difendere la loro autorità.

Etica, Parte II

Essere spinoziani è l’inizio essenziale del filosofare.

Georg Wilhelm Hegel

 

Videolezioni: 1. Il fine della conoscenza e il metodo geometrico-matematico; 2. L’unicità della sostanza; 3. La concezione di Dio e del mondo; 4. Il determinismo e l’antifinalismo; 5. L’etica: passioni e appetiti. Le passioni tristi, 6. Il Trattato «forgiato all’Inferno».

Nato ad Amsterdam il 24 novembre 1632 da una famiglia ebrea sefardita originaria del Portogallo, Baruch Spinoza è uno dei massimi razionalisti del XVII secolo.

Come Descartes, Spinoza eredita dalla scolastica concetti e problematiche, in particolare la nozione di sostanza che concepisce come unica, in opposizione alla molteplicità delle sostanze aristoteliche. Il distacco dalla scolastica è tuttavia evidente in entrambi: la fisica aristotelica era infatti modellata sulla biologia e il vivente serviva da paradigma per la comprensione dell’insieme della natura, concepito finalisticamente [tutto tende verso un fine e non c’è dunque nulla di contingente o casuale nel mondo]. Interpreti della rivoluzione scientifica, Cartesio e Spinoza sostituiscono al finalismo aristotelico un modello meccanicistico: di ogni fenomeno si può dar conto attraverso gli urti della materia regolati da leggi. La natura stessa è l’insieme di queste leggi, universali e oggettive, che regolano ogni fenomeno, così che il caos e la contingenza non hanno alcun ruolo nella loro spiegazione.

La natura infatti è sempre la stessa e la sua virtù e potenza di agire è una e medesima dappertutto; cioè le regole e le leggi della natura, secondo le quali tutte le cose divengono, e certe forme si tramutano in altre, sono dovunque e sempre le stesse, e perciò uno e medesimo deve anche essere il modo di intendere la natura di tutte le cose, quali che siano, ossia mediante le universali leggi e regole della natura [Etica, Parte III, P6].

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aprile 1st, 2014

Sulla morte di Mohammad Al Durrah

by gabriella

AlDurrahIl 30 settembre 2000, muore a Gaza, durante la seconda intifada, la rivolta popolare esplosa nei territori palestinesi in reazione alla provocatoria passaggiata di Ariel Sharon sulla spianata delle moschee, il dodicenne Mohammed Al Durrah. Tre anni dopo i fatti, dopo un silenzio seguito all’iniziale ammissione di responsabilità di Israele nell’assassinio dei civili gazawi tra i quali il ragazzino, inizia una violenta campagna – in Francia e in Israele, con echi in tutto il mondo – contro Charles Enderlin, autore del reportage ritenuto un montaggio propagandistico con finalità di antisemitismo.

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novembre 22nd, 2013

Sabina Tosi Cambini, Chi ruba i bambini?

by gabriella

zingara-rapitriceI risultati del più recente studio socio-giuridico sui rapimenti di minori da parte di rom, in un estratto della relazione tenuta da Sabina Tosi (UniFi) al Convegno Internazionale La condizione giuridica di Rom e Sinti in Italia [Università Milano-Bicocca, 16-18 giugno 2010]. L’inchiesta, che ha esaminato tutti i casi di cronaca dal 1986 al 2007 (quaranta casi in tutto) ha evidenziato come al racconto del tentato rapimento non fosse associato alcun reale rapimento, oltre ad una serie di costanti, come l’assenza di testimoni, e una comunicazione scorretta da parte dei media. L’autrice ha pubblicato lo studio nel 2007 per l’editore CISU, con il titolo La zingara rapitrice. Racconti, denunce, sentenze (1986-2007).

 

Introduzione

Questo contributo presenta alcuni risultati della ricerca da me condotta sui (presunti) rapimenti di bambini non rom da parte di rom e sinti in Italia1: uno studio condotto in parallelo con quello di Carlotta Saletti Salza volto a verificare quanti bambini figli di rom o sinti siano stati dati in affidamento e/o adozione dai Tribunali per i Minori italiani a famiglie gagé. La ricerca ha coperto gli anni dal 1986 al 2007, i casi sono stati individuati e analizzati partendo dall’archivio Ansa (notizie nazionali e locali) e arrivando alla consultazione dei fascicoli dei Tribunali. L’analisi ha, quindi, preso in considerazione ventinove casi, oltre undici di sparizione di minori (dunque, 40 in tutto), sui quali è da subito opportuno indicare il risultato principale della ricerca, e cioè che non esiste nessun caso in cui sia avvenuta una sottrazione del bambino: nessun esito, infatti, corrisponde ad una sottrazione dell’infante effettivamente avvenuta, ma si è sempre di fronte ad un tentato rapimento, o meglio, ad un racconto di un tentato rapimento. La consultazione
dell’archivio ci ha dato modo di arrivare ad un corpus di notizie che ho studiato sincronicamente e diacronicamente. Alla confusione che generano i media al momento della denuncia del fatto, dando come provato e “vero” il tentato rapimento, se non vi è un arresto non corrisponde quasi mai la notizia dell’esito dell’azione delle Forze dell’ordine. Nei pochi casi in cui questo accade, la notizia non è per comunicare che i rom non c’entrano niente, ma è perché l’esito scioglie in sé altri eventi: truffe, fatti drammatici, situazioni che suscitano ilarità.

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aprile 15th, 2012

La percezione: storia e analisi del processo cognitivo

by gabriella

Audiolezioni [registrazione delle lezioni in classe] 1. Sensazione e percezione; 2. Non vediamo le cose come sono. Gli studi su percezione e sensazione nella storia della psicologia.

Nella lezione sull’apprendimento, si è visto come il comportamentismo (russo e americano) si sia opposto allo strutturalismo, giudicando le conoscenze sulla sensazione offerte dalla scuola di Lipsia troppo soggettive e non verificabili.

Distorsione percettiva

il cervello

La mente non è una matrice di elementi semplici

Anche gli psicologi della scuola «della forma» (Gestalt) iniziarono le loro ricerche criticando lo strutturalismo, del quale non condividevano la concezione della mente, concepita (positivisticamente) come una matrice di elementi semplici in connessione lineare tra loro. Al contrario, per gli studiosi della Gestalt – termine tedesco che significa «forma», «organizzazione», «struttura», «sistema»la coscienza è un fenomeno unitario, non scomponibile in singoli elementi.

I gestaltisti, Max Wertheimer, Wolfgang Köhler, Kurt Koffka, Kurt Lewin e Karl Duncker, condussero una serie di esperimenti, tra il 1910 e il 1930, per dimostrare che una percezione complessa non può essere spiegata come semplice somma delle sensazioni di cui è composta: la mente è una struttura, non lavora per somma ed accumulo.

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