Posts tagged ‘reciprocità’

settembre 23rd, 2015

Il capitale sociale

by gabriella
Pieter Bruegel il vecchio, La danza (1568)

Pieter Bruegel il vecchio, La danza (1568)

Due saggi sul concetto di capitale sociale; uno tratto dall’inchiesta di Ugo Carlone sull’insicurezza percepita a Perugia [U. Carlone, «Se fosse più vissuto sarebbe più sicuro». Capitale sociale e insicurezza urbana a Perugia, Perugia, 2013, pp. 13-26], è una ricognizione dello stato del dibattito sociologico sul concetto di capitale sociale; l’altro, di Pierre Bourdieu, uscito negli Actes de la recherche en sciences sociales [1980, vol. 31, pp. 2-3] è un classico, oggi reperibile in Persée (in francese).

 

Il capitale sociale

In tempi recenti, il concetto di capitale sociale si è diffuso molto rapidamente nelle scienze sociali europee ed americane. E difficile trovare, però, una sua definizione unanimemente riconosciuta. Le significative differenze tra le diverse definizioni rimandano a teorie e programmi di ricerca anche assai diversi tra loro.

In prima battuta, potremmo dire che il capitale sociale è la

«capacità degli attori di assicurarsi benefici in virtù del fatto di essere membri di una rete o di strutture sociali» (Portes 1998, 6);

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luglio 7th, 2013

Karl Polanyi, La società di mercato

by gabriella

Il banchiere e sua moglie, 1514 [particolare] - particolareLa società nella quale viviamo, a differenza delle società tribali, ancestrali o feudali, è una società di mercato. L’istituzione del mercato costituisce qui l’organizzazione di base della comunità. Il legame di sangue, il culto degli antenati, la fedeltà feudale sono sostituiti dalle relazioni di mercato. Una siffatta condizione è nuova, in quanto un meccanismo istituzionalizzato offerta/ domanda/ prezzo, ossia un mercato, non è mai stato nulla più che una caratteristica secondaria della vita sociale. Al contrario, gli elementi del sistema economico si trovavano, di regola, incorporati in sistemi diversi dalle relazioni economiche, come la parentela, la religione o il carisma. I moventi che spingevano gli individui a prendere parte alle istituzioni economiche non erano, solitamente, di per sé «economici », ossia non derivavano dal timore di rimanere altrimenti privi degli elementari mezzi di sussistenza. Quel che era ignoto alla maggior parte delle società – o meglio a tutte le società, a eccezione di quelle del laissez-faire classico, o modellate su di esso – era esattamente la paura di morire di fame, quale specifico stimolo individuale a cacciare, raccogliere, coltivare, mietere.

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