Posts tagged ‘religione’

dicembre 11th, 2017

Hegel

by gabriella
Georg Wilhelm Hegel

Georg Wilhelm Hegel (1770 – 1831)

Audiolezioni: 1. La dialettica hegeliana; 2. La Fenomenologia della spirito 1; 2; 3 [Massimo Cacciari]; L’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio; Correzione della verifica (5D).

La filosofia di Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda, 1770 – Berlino, 1831) nasce dall’aspirazione, condivisa con il movimento romantico, di veder conciliate le contraddizioni tra soggetto e oggetto, sentimento e ragione, individuo e società, finito e infinito, umano e divino, termini che la cultura moderna e illuministica aveva invece contrapposto.

Hegel accusa i filosofi moderni e, particolarmente Kant, di restare ancorati alle rigidità dell’intelletto (definirà seccamente il modo di pensare moderno, o kantiano, frutto di un «intelletto tabellesco» Pref. Fenom., pp. 40-41) e mantenere la loro riflessione sul livello astratto della distinzione uomo/natura – per quanto riguarda il piano conoscitivo – e dell’opposizione di essere/dover essere su quello etico, senza cogliere il nesso razionale e necessario che lega i singoli aspetti della realtà.

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maggio 10th, 2017

Nietzsche

by gabriella
Nietzsche

Friedrich Nietzsche (1844 – 1900)

Un giorno sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa di enorme – una crisi quale mai si era vista sulla terra, la più profonda collisione della coscienza, una decisione evocata contro tutto ciò che finora è stato creduto, preteso, consacrato.

Io per primo ho scoperto la verità, proprio perché per primo ho scoperto la menzogna come menzogna, l’ho fiutata […] Il mio genio è nelle mie narici. Io vengo a contraddire come mai si è contraddetto, e nondimeno sono l’opposto di uno spirito negatore. Io sono un lieto messaggero […] solo a partire da me ci sono nuove speranze.

Nietzsche, Ecce homo

Quando Friedrich Nietzsche (1844-1900) muore, il 25 agosto 1900, ha alle spalle dodici anni di silenzio trascorsi nella follia, dopo la crisi che lo aveva colto a Torino, il 3 gennaio 1889 quando, in lacrime, aveva abbracciato un cavallo frustato dal suo cocchiere, gridando:

Tu, disumano massacratore di questo destriero.

Nato a Röcken (un villaggio della Sassonia prussiana, nei pressi di Lipsia) nel 1844, da un pastore protestante che lo lascia prematuramente orfano, educato nel prestigioso collegio di Pforta grazie a una borsa di studio, pubblica la sua prima grande opera, La nascita della tragedia dallo spirito della musica, nel 1871.

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marzo 14th, 2017

Karl Marx, Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico. Testo commentato

by gabriella

MarxLa critica non è una passione del cervello, essa è il cervello della passione. […] Essa non si pone più come fine a se stessa, ma ormai soltanto come mezzo. Il suo pathos essenziale è l’indignazione, il suo compito essenziale è la denuncia.

La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché l’uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinché egli getti via la catena e colga i fiori vivi. […]

Karl Marx

 

Marx scrive l’Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico nel 1843 quando, dopo essere fuoriuscito dalla Prussia la cui censura aveva vietato le pubblicazioni della Gazzetta Renana di cui era redattore, fonda a Parigi, con altri giovani hegeliani, gli Annali franco-tedeschi (Deutsch-Französische Jarbücher) di cui sarebbe uscito solo il primo numero (marzo 1844).

E’ in questo testo che il filosofo venticinquenne delinea il nuovo compito della filosofia e produce la celebre critica della religione quale indispensabile premessa per ogni critica dell’esistente. Sempre in questo testo, Marx usa per la prima volta i concetti di «rivoluzione» e «proletariato», spiegando perché la liberazione di una classe (una parte della società) e il rovesciamento della società borghese significhino la liberazione dell’intera umanità e la premessa per la creazione di una società libera e senza classi. Sotto il testo è leggibile l’analisi svolta in classe, evidenziata in verde e condotta sui primi paragrafi e sulla parte finale dell’opera.

 

Per la Germania, la critica della religione nell’essenziale è compiuta, e la critica della religione è il presupposto di ogni critica

Dopo Feuerbach, la critica della religione, nei suoi elementi portanti è da ritenere conclusa: la teologia è adesso consapevolmente ricondotta all’antropologia, cioè proiezione dell’uomo (delle sue qualità) in Dio (dove queste qualità sono ipostatizzate ed esteriorizzate). La religione è dunque alienazione (patologia psichica che pone l’individuo di fronte a se stesso, ma nell’incapacità di riconoscersi). 

Capire questo aspetto è, secondo Marx, il presupposto di ogni critica; nessuna critica può infatti essere avanzata se si considera vera la religione e naturali, cioè posti da Dio, l’ordine naturale e l’ordine sociale. Marx prosegue qui la critica dell’esistente iniziata già nella tesi di laurea sulle filosofie di Democrito e Epicuro.

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febbraio 16th, 2017

Feuerbach

by gabriella
L

Ludwig Feuerbach (1804 – 1872)

Il pensiero di Ludwig Feuerbach rappresenta il rovesciamento materialistico dell’idealismo hegeliano.

Dapprima studioso e seguace di Hegel, Feuerbach matura presto critiche al sistema del maestro, approdando a posizioni di «sinistra hegeliana», poi di «sinistra antihegeliana», che risulteranno decisive ai fini del superamento dell’idealismo hegeliano e della costruzione della filosofia della prassi di Marx.

La critica di Feuerbach si appunta soprattutto sull’astrattezza e sull’immaterialismo del sistema hegeliano di cui sottolinea la matrice teologica. I primi incisivi scritti antihegeliani sono i due testi del 1842 e 1843, Tesi provvisorie per la riforma della filosofia e Principi della filosofia dell’avvenire nei quali sferra un attacco radicale

«alla tanto vantata identità speculativa dello spirito e della materia, del finito e dell’infinito del divino e dell’umano» [Principi della filosofia dell’avvenire].

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gennaio 25th, 2017

Giulio Cesare Vanini, Morire allegramente da filosofi

by gabriella
Giulio Cesare Vanini (1548 - 1619)

Giulio Cesare Vanini (1585 – 1619)

La potenza della parola, la forza della confutazione, l’ateismo del filosofo italiano salito al patibolo diciannove anni dopo Bruno. Tratto da Giulio Cesare Vanini, Morire allegramente da filosofi, a cura di Mario Carparelli, Saonara, Il Prato, 2011.

L’ateismo, per me, non è un risultato, e
tanto meno un avvenimento,
come tale non lo conosco:  io lo
intendo per istinto. Sono troppo curioso,
troppo problematico, troppo tracotante,
perché possa piacermi una risposta grossolana.
Dio è una risposta grossolana, una indelicatezza
verso noi pensatori –, in fondo è solo
un grossolano divieto che ci vien
fatto: non dovete pensare!

Nietzsche, Ecce homo

Il 9 febbraio 1619, a Tolosa, Giulio Cesare Vanini è condotto al rogo per essere giustiziato come «ateo e bestemmiatore del nome di Dio». All’aguzzino che deve accompagnarlo al patibolo dice, con fierezza, in italiano:

Andiamo, andiamo allegramente a morire da filosofo.

Come scrisse Schopenhauer, che considerò Vanini suo predecessore,

certamente fu più facile bruciare Vanini che riuscire a confutarlo; per ciò, dopo che gli fu tagliata la lingua, si preferì condannarlo a morte sul rogo [Schopenhauer, Parerga e paralipomena].

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luglio 19th, 2016

Vittorio Girotto, Così è nato il timor di Dio

by gabriella
Vittorio Girotto (1956 - 2016)

Vittorio Girotto (1956 – 2016)

L’analisi antropologica di Vittorio Girotto sull’origine dei culti. L’articolo è uscito su Il Sole 24 Ore.

Chi non sa cos’è il «timor di Dio»? Dio, chiunque esso sia, vede tutto, giudica tutto e punisce ogni male. La grande maggioranza delle religioni professate ai nostri giorni si basa proprio su quest’idea.

Eppure non è sempre stato così. Per molto tempo i nostri progenitori hanno creduto in divinità che non si occupavano direttamente delle vicende umane né, tanto meno, le giudicavano e sanzionavano.

La distruzione di Pompei, Ercolano e Stabia del 24 agosto 79

La distruzione di Pompei, Ercolano e Stabia del 24 agosto 79

Secondo la testimonianza di Plinio il giovane, ad esempio, al momento dell’eruzione del Vesuvio i pompeiani credevano che gli Dei avessero lasciato il mondo, abbandonandoli al loro tragico destino.

È solo in tempi relativamente recenti che si sono sviluppate le credenze in quelli che lo psicologo canadese Ara Narenzayan definisce «Grandi Dei» (Grandi dei. Come la religione ha trasformato la nostra vita di gruppo, Cortina, 2014), cioè divinità che sorvegliano la nostra vita quotidiana e la regolano con promesse e minacce che si concretizzeranno nella vita ultraterrena.

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luglio 4th, 2016

Abbas Kiarostami, Compiti a casa

by gabriella

Abbas Kiarostami (1940 – 2016)

Il lungometraggio Mashgh-e shab – Compiti a casa, girato da Abbas Kiarostami nel 1989, mostra la dura esistenza scolastica dei bambini iraniani di modesta estrazione sociale.

Si tratta di un documentario da vedere, non solo per capire le ragioni dell’insuccesso scolastico e l’inadeguatezza crudele dei sistemi educativi tradizionali, ma anche quale significato acquisti il credo per chi cresce insicuro e incapace, e quale gioia profonda possa dare all’ignorante il recitare una sura a memoria.

Il canto religioso che accompagna il finale evoca infine il potere terapeutico della fiducia (non solo a scuola) e il potenziale liberatorio della fede, sempre presente accanto al disciplinamento e all’oppressione. Come sempre, nulla come l’osservare la sua scuola ci permette di capire una società, in questo caso, quella iraniana.

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maggio 6th, 2016

Sigmund Freud, L’avvenire di un’illusione. L’illusione di un avvenire

by gabriella
Freud

Sigmund Freud (1856 – 1939)

L’avvenire di un’illusione (1927), è dedicato da Freud al ruolo svolto dalla religione nel mantenimento della convivenza sociale, la civiltà che il padre della psicanalisi vedeva edificata sulla rinuncia alla scarica delle pulsioni sessuali e aggressive.

Disagio civiltàLe forme di religiosità più arcaiche sono ricondotte da Freud a una trasfigurazione delle forze della natura in termini paterni, legata al bisogno di protezione dal rischio dell’annientamento. Il sentimento religioso ha dunque origine nel vissuto di radicale impotenza sperimentato da ognuno durante l’infanzia, significato che emerge esplicitamente nell’immagine del Dio ebraico.

La componente allucinatoria rinvenuta nelle rappresentazioni religiose, del tutto affine alle altre produzioni dell’inconscio quali i sintomi e i sogni, porta lo scienziato a definire la religione «la nevrosi ossessiva universale dell’umanità», la cui carica affettiva rende solida un’eredità arcaica e infantile che l’umanità stenta a lasciarsi alle spalle.

«L’insieme è così manifestamente infantile, così irrealistico, da rendere doloroso,
a un animo amico dell’umanità, pensare che la grande maggioranza dei mortali
non sarà mai capace
di sollevarsi al di sopra di questa concezione della vita».

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maggio 5th, 2016

Kierkegaard

by gabriella
Soren Kierkegaard (1813 - 1855)

Søren Kierkegaard (1813 – 1838)

L’esistenza non può essere pensata senza movimento e il movimento non può essere pensato sub specie aeterni. Trascurare il movimento non è propriamente un capolavoro, e introdurlo come passaggio nella logica, e con esso il tempo e lo spazio, non è che una nuova confusione.

Infatti, nella misura in cui il pensiero è eterno c’è una difficoltà per l’esistente. L’esistenza è come il movimento: è molto difficile avere a che fare con essa. Se li penso li abolisco e quindi neanche li penso più. Sembra pertanto che sia esatto dire che c’è qualcosa che non si lascia pensare: l’esistere. Ma la difficoltà ritorna, e ciò per il fatto che il pensatore esiste, e il pensare pone insieme l’esistenza […]. L’esistere è per l’esistente il suo supremo interesse e l’interessamento ad esistere è la sua realtà. Ciò in cui consiste la realtà non può essere esposto nel linguaggio dell’astrazione. La realtà è un inter-esse tra l’unità ipotetica dell’astrazione di essere e pensiero […].

Dio non pensa, Egli crea; Dio non esiste, Egli è eterno. L’uomo pensa ed esiste e l’esistenza separa pensiero ed essere, li distanzia l’uno dall’altro nella successione […].

Kierkegaard, Postilla conclusiva non scientifica

 

Vita di Søren

Nella vita di Søren Kierkegaard c’è un grande scarto tra la esiguità degli avvenimenti esteriori e la complessità di un’esperienza interiore che rimane in più punti indecifrabile, nonostante le migliaia di pagine del Diario e i numerosissimi spunti autobiografici presenti nelle opere. Il filosofo stesso ha voluto che così fosse:

«dopo la mia morte, nessuno troverà fra le mie carte (e questa è la mia consolazione) una sola spiegazione di ciò che propriamente ha riempito la mia vita».

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marzo 1st, 2016

Bertrand Russell e Stephen Hawking, Intorno a Dio, alla religione e all’origine dell’Universo

by gabriella

religionoff«Non esiste né un Dio né il diavolo, perché se ci fosse un Dio gli chiederei di lanciare un fulmine sull’ingiusto ed iniquo Parlamento; se ci fosse un diavolo gli chiederei di inghiottirlo sotto terra; ma, poiché non esiste né l’uno né l’altro, non ne farò nulla».

Giulio Cesare Vanini sul patibolo di Tolosa, il 9 febbraio 1619.

Due (tre, con quella di Vanini) delle più intransigenti negazioni dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima.

“Trovo che sia valsa la pena di viverla, e la rivivrei con gioia se me ne fosse offerta la possibilità”.
Questa vita, prosegue Russell, è stata dominata “da tre passioni semplici, ma di una forza irresistibile: la sete dell’amore, la ricerca della conoscenza, e una immensa pietà per le sofferenze umane” [Autobiografia, 1962]

Ha scritto ancora (in “Il mio credo”, 1925): “Non sono in grado di dimostrare che il mio punto di vista sulla via retta sia giusto; posso soltanto formulare la mia opinione, sperando che sia condivisa da molti. Il mio pensiero è questo: la vita retta è quella ispirata dall’amore e guidata dalla conoscenza. Conoscenza e amore non hanno confini, cosicchè una vita, per quanto retta, è sempre suscettibile di miglioramento. L’amore senza la conoscenza, o la conoscenza senza l’amore, non possono maturare una vita retta […]. Benchè amore e conoscenza siano necessari, l’amore è, in un certo senso, più fondamentale, perché spinge l’intelligenza a scoprire sempre nuovi modi di giovare ai propri simili”.


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