Posts tagged ‘Rousseau’

maggio 6th, 2016

Cornelius Castoriadis, L’individuo privatizzato. Psicanalisi e immaginazione radicale del soggetto.

by gabriella

kastoriadisNei due testi che seguono, L’individu privatisé  – un intervento tenuto dal filosofo alcuni mesi prima di morire [qui il sito a lui dedicato] – e Psicanalisi e immaginazione radicale del soggetto – intervista rilasciata a Sergio Benvenuto il 7 maggio 1994, Castoriadis illustra i concetti di autonomia, libertà e democrazia alla luce del compito emancipativo del soggetto assegnato da Freud alla psicanalisi – e dai greci alla paideia.

 

L’individuo privatizzato [Tolosa, 22 marzo 1997]

La filosofia non è tale quando non esprime un pensiero autonomo. Cosa significa autonomo? Il termine “autos- nomos”,“che si dà la sua propria legge”, ha in filosofia un significato chiaro: darsi la propria legge vuol dire porre domande, e non accettare nessuna autorità; neppure quella del proprio pensiero anteriore.

Ma qui tocchiamo un punto dolente, poiché quasi sempre i filosofi costruiscono sistemi chiusi come un uovo (si veda Spinoza, si veda soprattutto Hegel, e in qualche misura anche Aristotele), o restano attaccati a talune forme che hanno creato, e che non riescono a rimettere in questione. Gli esempi contrari sono pochi: uno è Platone; un altro, anche se nel campo della psicanalisi e non della filosofia, è Freud. L’autonomia del pensiero è l’interrogazione illimitata, che non si ferma davanti a nulla e rimette costantemente in discussione se stessa. Non è però un’interrogazione vuota, che non avrebbe alcun significato: perché abbia un senso, occorre aver già posto un certo numero di termini come provvisoriamente incontestabili; altrimenti quel che rimane non è un’interrogazione filosofica, ma un semplice punto interrogativo. L’interrogazione filosofica è articolata, salvo a riconsiderare gli stessi termini a partire dai quali si è articolata.

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marzo 8th, 2016

Paolo Ercolani, La filosofia delle donne: uguaglianza, differenza, indifferenza. Nancy Fraser, Come il femminismo divenne l’ancella del capitalismo

by gabriella

adamo-ed-evaDopo un’efficace panoramica della tradizione pagana e cristiana del pregiudizio di genere, Ercolani si sofferma sul pensiero femminista tra affermazione della differenza e ricerca dell’uguaglianza, con condivisibili osservazioni finali ispirate dal Manifesto per un nuovo femminismo e particolarmente dal contributo di Sara Giovagnoli. Dal Rasoio di Occam.

1. Un antico pregiudizio

Che si tratti di un essere fisiologicamente connaturato al male, capace di accoglierlo e di produrlo (e riprodurlo?) in maniera perfino inimmaginabile da parte dell’uomo, è convinzione radicata e agevolmente riscontrabile nel panorama culturale dell’Occidente.

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luglio 2nd, 2014

Rousseau

by gabriella
Rousseau

Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778)

Critico della politica e della vita associata, Rousseau ha condotto una riflessione globale sulla corruzione della natura umana nella vita sociale, dedicando gli sforzi più significativi alla costruzione degli strumenti politici ed educativi per modificare tale realtà.

Lettori, ricordatevi che quegli che vi parla non è né un sapiente né un filosofo, ma un uomo semplice, amico della verità, senza partito, senza sistema; un solitario che vivendo poco tra gli uomini, ha meno occasione di assorbire i loro pregiudizi, e più tempo per riflettere su ciò che lo colpisce quando ha rapporti con loro.

Émile, II

Ginevrino, la travagliata biografia intellettuale di Jean-Jacques Rousseau inizia nel decennio 1740-1750 con l’incontro con gli illuministi francesi. A Parigi, infatti – dove si era recato dopo essersi allontanato dalla residenza savoiarda di M.me de Warens che lo aveva accolto, appena diciassettenne, solo e sbandato, diventandogli madre, amica, quindi amante – incontra Diderot che lo coinvolge nel progetto dell’Encyclopédie.

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luglio 2nd, 2014

Rousseau sull’uguaglianza davanti alla legge

by gabriella
Rousseau

Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778)

‎Avrei voluto vivere e morire libero, cioè così sottomesso alle leggi che né io né nessun altro potessimo scioglierne il giogo onorevole; questo giogo salutare e dolce, che le teste più fiere portano tanto più docilmente tanto più sono fatte per non portarne nessun altro.

Avrei dunque voluto che nessuno nello Stato avesse potuto dirsi al di sopra della legge e che nessuno al di fuori dello Stato avesse potuto imporsi ad esso con l’obbligo d’essere riconosciuto. Perchè quale che sia la costituzione di un governo, se vi si trova un sol uomo che non sia sottomesso alla legge, tutti gli altri sono necessariamente sottomessi alla sua discrezione […].
J’aurais voulu vivre et mourir libre, c’est-à-dire tellement soumis aux lois que ni moi ni personne n’en pût secouer l’honorable joug ; ce joug salutaire et doux, que les têtes les plus fières portent d’autant plus docilement qu’elles sont faites pour n’en porter aucun autre.
J’aurais donc voulu que personne dans l’État n’eût pu se dire au-dessus de la loi, et que personne au-dehors n’en pût imposer que l’État fût obligé de reconnaître. Car quelle que puisse être la constitution d’un gouvernement, s’il s’y trouve un seul homme qui ne soit pas soumis à la loi, tous les autres sont nécessairement à la discrétion de celui-là […].
Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini, Dedica, 1755
luglio 2nd, 2014

Il carteggio tra Rousseau e Voltaire sul Discours sur l’origine e le fondement de l’inegalité parmi les hommes (1754)

by gabriella

voltaireRousseauDopo averlo pubblicato ad Amsterdam nell’aprile 1755, Rousseau inviò una copia del Discours sur l’inegalitéa Voltaire che, come mostra il volume conservato a San Pietroburgo, lo commentò annotando a margine molte osservazioni pungenti.

Lo storico carteggio che ne seguì fu non meno scoppiettante: «ho ricevuto il suo nuovo libro contro il genere umano, di cui la ringrazio […] nessuno ha mai impiegato tanto spirito per renderci bestie, fa venir voglia di camminare a quattro zampe, ma siccome da più di sessant’anni ne ho perso l’abitudine ..».

«Non aspiro affatto a far tornare l’uomo alla stato animale, per quanto mi rammarichi, per parte mia, del poco che ne ho perduto […] Non cerchi dunque di rimettersi a quattro zampe, nessuno ci riuscirebbe peggio di lei …».

 

Lettre de Voltaire à M. J.-J. Rousseau, 30 août 1755

J’ai reçu, monsieur, votre nouveau livre contre le genre humain ; je vous en remercie.

Vous plairez aux hommes, à qui vous dites leurs vérités, mais vous ne les corrigerez pas. On ne peut peindre avec des couleurs plus fortes les horreurs de la société humaine, dont notre ignorance et notre faiblesse se promettent tant de consolations. On n’a jamais employé tant d’esprit à vouloir nous rendre bêtes ; il prend envie de marcher à quatre pattes, quand on lit votre ouvrage. Cependant, comme il y a plus de soixante ans que j’en ai perdu l’habitude, je sens malheureusement qu’il m’est impossible de la reprendre, et je laisse cette allure naturelle à ceux qui en sont plus dignes que vous et moi.

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luglio 2nd, 2014

Denis Diderot, Il libero servo Rameau. Rousseau, Il bisogno innalzò i troni, le scienze e le arti li hanno rafforzati

by gabriella

Il nipote di Rameau di Denis Diderot, capolavoro satirico della seconda metà del Settecento è la parabola grottesca di un musico fallito, cortigiano convinto, amorale per vocazione avvolto in un lucido cupio dissolvi. Nella sua imbarazzante assenza di prospettive edificanti, nella riduzione della vita a pura funzione fisiologica riesce in maniera paradossale a ribaltare la visione del bene e del male, del genio e della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla. Rameau si è offerto attraverso i secoli come un nitido archetipo di libero servo, innocua foglia di fico per padroni a tolleranza variabile. Scorgiamo dietro la sua perversità le paure del filosofo del perdere se stesso e i propri riferimenti etici nell’affrontare un primo embrione di libero mercato delle idee che intuiva stesse nascendo in quel turbolento e fervido scorcio di secolo. Rameau manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni Novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile, le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento (Terni, Teatro Secci – 1 e 2 novembre 2011).

Con piece come Il nipote di Rameau, che Diderot scrive tra il 1762 e il 1763, il ‘700 pensa il proprio tempo funzionalisticamente (con un secolo d’anticipo su Marx e un paio su Talcott Parsons), inquadrando lucidamente la funzione di legittimazione del potere da parte degli intellettuali. Era stato Rousseau, una decina d’anni prima, ad aprire il dibattito. Nel primo dei suoi Discours (il Discorso sulle scienze e sulle arti), in aperta rottura con il suo tempo che pensava se stesso in termini di éclairement (lumi, rischiaramento) e di superamento di ignoranza e superstizioni, il ginevrino aveva sostenuto infatti che

«l’epoca presente è il regno della falsità»,

le lettere e le arti non sono mezzi di illuminazione ma di occultamento dell’ingiustizia, perchè 

«stendono ghirlande di fiori sulle catene»

di cui gli uomini sono carichi,

«soffocano in loro il sentimento di quella libertà originaria per la quale sembravano nati, fan loro amare la schiavitù e ne formano i cosiddetti “popoli civili”».

Il filosofo può così concludere che «

«il bisogno innalzò i troni: le scienze e le arti li hanno rafforzati».

Bisogna aspettare Foucault (1926-1984) perchè si chiariscano le modalità di quel dressage (disciplinamento, creazione di “corpi docili”) a cui Rousseau si riferiva in termini di “civilizzazione” dello spirito autentico de l’homme naturel.

L’opera omnia di Diderot è accessibile dal sito di Gallica, in lingua originale.

luglio 2nd, 2014

Rousseau, Le scienze dell’uomo

by gabriella

Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778)

La più utile e meno approfondita delle conoscenze umane mi pare essere quella dell’uomo; e oso dire che la sola iscrizione del tempio di Delfi conteneva un precetto più importante e più difficile che non tutti i grossi libri dei moralisti. Così io considero l’oggetto di questo Discorso come una delle cose più interessanti che la filosofia possa proporre e, disgraziatamente per noi, come una delle più spinose che i filosofi possano affrontare; poiché come conoscere l’origine della diseguaglianza tra gli uomini se non si incomincia con la conoscenza di loro stessi; e come arriverà l’uomo a vedersi tal quale l’ha formato la natura, attraverso tutti i cambiamenti che il succedersi del tempo e delle cose avrà dovuto produrre nella sua costituzione originale, e di scindere ciò che egli tiene dal suo proprio fondo, da ciò che le circostanze e il suo progredire hanno aggiunto o cambiato al suo stato primitivo?

Simile alla statua di Glauco che il tempo, il mare e gli uragani avevano talmente sfigurata da rassomigliare meno a un Dio che a una bestia feroce, l’anima umana alterata in seno alla società […] ha per così dire cambiato d’aspetto, al punto d’essere quasi irriconoscibile. […] E’ facile vedere che è in questi cambiamenti successivi della costituzione umana che bisogna cercare la prima origine delle differenze che distinguono gli uomini. Non si  immaginino i miei lettori che io osi lusingarmi di vedere ciò che è obiettivamente così difficle da vedere […] Non è certo impresa lieve di levare ciò che vi ha di originale e di artificiale nella natura presente dell’uomo, e di ben conoscere uno stato che non esiste più, che forse non è esistito, che probabilmente mai non esisterà, e di cui purtuttavia è necessario avere delle nozioni esatte per ben giudicare del nostro stato presente.

J.-J. Rousseau, Discours sur l’origine de l’inegalité parmi les hommes (Dell’origine della diseguaglianza tra gli uomini)

Jean Jaurès, “Les idées politiques et sociales de Jean-Jacques Rousseau” (1912)

Emile Durkheim, Le “Contrat social” de Rousseau (1918)

luglio 2nd, 2014

Celebrazioni rousseauiane

by gabriella

RousseauNel 250° anniversario della pubblicazione dell’Émile e del Contrat Social, l’editore Wiley rende libero l’accesso ad alcune pubblicazioni scientifiche pubblicate dalle proprie riviste di Filosofia dell’educazione.

Emile’s Education
ROBERT SHAVER
Journal of Philosophy of EducationThe Happy and Suffering Student? Rousseau’s Emile and the Path not Taken in Progressive Educational Thought
AVI I. MINTZ
Educational TheoryRousseau: The Education of Emile
JOHN PLAMENATZ
Journal of Philosophy of EducationThe Basic Principle of Emile’s Education
NICHOLAS DENT
Journal of Philosophy of EducationRousseau’s Imaginary Friend: Childhood, Play, and Suspicion of the Imagination in Emile
AMY B. SHUFFELTON
Educational Theory

Rousseau and the Education of Compassion
RICHARD WHITE
Journal of Philosophy of Education

Exploring Fear: Rousseau, Dewey, and Freire on Fear and Learning
ANDREA ENGLISH and BARBARA STENGEL
Educational Theory

When Teachers Must Let Education Hurt: Rousseau and Nietzsche on Compassion and the Educational Value of Suffering
MARK E. JONAS
Journal of Philosophy of EducationCan you Hear Me Now? Jean-Jacques Rousseau on Listening Education
MEGAN J. LAVERTY
Educational TheoryA Portrait of the Teacher as Friend and Artist: The example of Jean-Jacques Rousseau
HUNTER MCEWAN
Educational Philosophy and TheoryRousseau as Progressive Instrumentalist
JOHN DARLING
Journal of Philosophy of EducationGiving the Spirit a National Form: From Rousseau’s advice to Poland to Habermas’ advice to the European Union
OVE KORSGAARD
Educational Philosophy and Theory

‘Destroying’ the Pedagogical Imaginary: Some implications of sexual difference for educational philosophy
CHRIS PEERS
Educational Philosophy and Theory

luglio 2nd, 2014

Alberto Burgio, 2012, anno rousseauiano

by gabriella
A 250 anni dalla pubblicazione, il «Contrat social» mette in luce le intuizioni del filosofo sui dilemmi della democrazia borghese.

Il 2012 è un anniversario rousseauiano perfetto: Jean-Jacques nacque (a Ginevra) 300 anni fa e 250 anni sono trascorsi dalla pubblicazione del Contrat social e dell’Émile, le due opere che – insieme ai Discorsi e alle Confessioni – hanno consacrato il loro autore a una fama imperitura.

Teorie «empie e scandalose»

Rousseau è figura controversa per eccellenza. Uomo dei Lumi, «anticipò» secondo alcuni la temperie romantica. Amico di Diderot (e collaboratore dell’Encyclopédie), fu la bestia nera di tanti philosophes che non gli perdonarono le invettive contro la «civilizzazione» e i suoi miti progressisti. Padre della Rivoluzione e icona dei giacobini che ne vollero traslare le spoglie mortali nel Pantheon, è non di rado accusato di conservatorismo per la tenace nostalgia verso l’arcadia e la riverente attenzione alla lezione di Montesquieu.

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giugno 30th, 2014

Hobbes

by gabriella

 

Thomas Hobbes (1558 – 1679)

Whatsoever therefore is consequent to a time of Warre, where every man is Enemy to every man; the same is consequent to the time, wherein men live without other security, than what their own strength, and their own invention shall furnish them withall. In such condition, there is no place for Industry; because the fruit thereof is uncertain; and consequently no Culture of the Earth; no Navigation, nor use of the commodities that may be imported by Sea; no commodious Building; no Instruments of moving, and removing such things as require much force; no Knowledge of the face of the Earth; no account of Time; no Arts; no Letters; no Society; and which is worst of all, continuall feare, and danger of violent death; And the life of man, solitary, poore, nasty, brutish, and short.

T. Hobbes, Leviathan, I

Videolezioni: Gianfranco Marini, Hobbes

La figura di Hobbes e la sua ricezione

Homo homini lupus

Homo homini lupus

Il nesso colto da Thomas Hobbes tra paura e potere è un elemento di grande modernità: la paura è al centro del suo pensiero politico sia come paura reciproca tra gli uomini, secondo la formula homo homini lupus, sia come paura dei sudditi nei confronti del sovrano, raffigurato sotto la forma del mostruoso, biblico Leviatano. Così narrava Hobbes la propria nascita:

«E mia madre mise al mondo due gemelli: me stesso e la paura».

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