Posts tagged ‘sciopero’

aprile 22nd, 2017

La fame, la guerra, la fabbrica. Cultura popolare e antifascismo nel 1943

by gabriella

Un bellissimo montaggio di testimonianze, recitazione, filmati d’epoca, reading, per ricostruire l’inizio della resistenza antifascista nelle fabbriche, gli scioperi e la repressione sullo sfondo della condizione operaia del 1943.

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore
tra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio

Al lamento d’agnello dei fanciulli
all’urlo nero della madre
che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo

Alle fronde dei salici, per voto
anche le nostre cetre erano appese
oscillavano lievi al triste vento

Salvatore Quasimodo, Alle fronde dei salici

 

 

 

 

 

 

maggio 2nd, 2015

Marco Magni, Scioperiamo per la scuola pubblica

by gabriella

Il 5 maggio scioperano gli insegnanti di ogni appartenenza e opinione in nome della scuola pubblica e della libertà d’insegnamento.

Non è retorica dire che il mondo ci guarda. Lo sciopero degli insegnanti del 5 maggio avrà molti occhi sopra. E’ l’Inghilterra, per prima, ad aver imposto la sua “buona scuola”. Era l’anno 1988, governo Thatcher. Poi, il mondo anglosassone, Australia, Nuova Zelanda. Quindi, gli Stati Uniti e la Corea del Sud. La Grecia vi è stata costretta dai diktat della Troika. In Russia c’è stata la riforma degli esami di stato. In Messico, attualmente, sono in corso lotte contro la “buona scuola” in contemporanea con l’Italia. (C’è anche la Spagna, ma confesso di saperne pochissimo).

Ovunque, ciò che è avvenuto, secondo la felice formula del sociologo australiano Smyth, si è basato sull’idea di “centralizzare ma dando l’idea di star facendo il contrario”. La parola d’ordine al centro delle riforme scolastiche sempre l’”autonomia” della scuola, il contenuto effettivo la trasformazione del dirigente d’istituto in “manager” dagli ampi poteri (assumere, premiare, licenziare gli insegnanti, selezionare e reclutare gli allievi sulla base del loro rendimento), direttamente responsabile dei risultati della propria scuola di fronte al potere centrale. Uno scambio, mediante cui il dirigente d’istituto diviene il “re” della propria scuola, ma nello stesso tempo viene vincolato al ruolo di agente della realizzazione pratica degli obiettivi di politica scolastica stabiliti dal potere centrale. Nominalmente “re”, “prefetto” napoleonico nei fatti. Esattamente quel che dice la “Buona scuola” e che ha già fatto riempire, in questi giorni di vigilia, molte piazze, in Italia, anche oltre ogni attesa.

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giugno 5th, 2013

A Terni cose turche

by gabriella

Alta tensione a Terni nel corso della manifestazione dei lavoratori dell’Ast in sciopero dopo l’esito negativo degli incontri con la proprietà del sito siderurgico, la multinazionale finlandese Outokumpu. La polizia carica i manifestanti, il sindaco ferito.

In serata viene diramata la notizia che il ferimento non è stato causato dall’azion e di contenimento della Polizia, ma dal colpo d’ombrello di uno dei manifestanti. La versione fornita dagli uomini della Questura è contraddetta il giorno seguente da un video girato dal TG3 – Umbria.

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novembre 14th, 2012

Niente sciopero, siamo insegnanti (di provincia)

by gabriella

Ieri, anche nella scuola in cui lavoro si è tenuto un collegio docenti straordinario per decidere le forme di protesta attraverso cui la seconda scuola superiore dell’Umbria per numero di iscritti, intende opporsi alla decisione del governo di portare a 24 ore l’orario di cattedra a parità di stipendio – peraltro già bloccato nella progressione stipendiale prevista da un contratto scaduto nel 2009.

Davanti all’enormità della decisione governativa con la quale, per la prima volta nella storia italiana, si vorrebbe sospendere un contratto di lavoro per mezzo di una legge finanziaria imponendo lavoro gratuito, il collegio ha deciso di sospendere le attività aggiuntive [cioè il lavoro docente che si aggiunge a quello pomeridiano “funzionale alla didattica” (preparazione lezioni, verifiche, correzioni ecc.) retribuito forfettariamente, e consistente in altro lavoro extra-18 (corsi di recupero, accompagnamento delle classi in viaggio di istruzione, funzioni strumentali, coordinamento delle classi ecc.)], fino alla data dello sciopero del 24 novembre.

In pratica, si è deciso di smettere di lavorare gratis o con compensi da rimborso spese per dieci giorni, bloccando di fatto la scuola che sul lavoro volontario e pressoché gratuito dei docenti vive da tempo.

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ottobre 14th, 2012

Se 18 ore vi sembran poche

by gabriella

18 ore18 ore di cattedra significano

Nel mio caso (ma c’è a chi va peggio): 130 studenti, 130 compiti a settimana da correggere, 130 verifiche al mese da progettare, correggere, restituire con commento appropriato, 130 genitori da ricevere o contattare trimestralmente, 18 ore di lezioni da progettare, studiare, ripensare o modificare.

Non includono

Le ore di presenza a scuola tra una lezione e l’altra [usate per programmare o progettare iniziative con i colleghi della stessa classe, comunicare con le segreterie-con il dirigente, preparare materiale didattico], le riunioni pomeridiane del Collegio, dei Dipartimenti, dei consigli di classe, per gli scrutini, per i colloqui con i genitori, per le elezioni della componente genitori, per la consegna delle pagelle, per i corsi di recupero.

Tre mesi di ferie?

Le lezioni terminano alla fine della prima settimana di giugno. Durante la seconda si riuniscono i Dipartimenti e iniziano i corsi di recupero. Nella terza iniziano gli esami di stato, che si protraggono fino a metà luglio. Poi iniziano le ferie che finiscono il 20 o 25 agosto, quando ricominciano i corsi di recupero, seguiti dagli esami di settembre e dagli scrutini. Il primo settembre si riunisce il Collegio e iniziano gli scrutini, si riuniscono anche i Dipartimenti, la settimana dopo iniziano le lezioni del nuovo anno scolastico.

Per tutto questo un insegnante percepisce nel primo decennio di impiego uno stipendio variabile tra i milleduecento e i milletrecento euro, a seconda delle detrazioni e carichi familiari, per tredici mensilità, successivamente, lo stipendio aumenta di poche decine di euro al mese (peraltro i cosiddetti “scatti di anzianità” ci sono stati già “congelati”).

Risulterà quindi chiaro che gli insegnanti sono il personale della pubblica amministrazione meno pagato (in assoluto e in rapporto alla qualifica) e più oberato di lavoro qualitativamente sensibile e quantitativamente, già oggi, insostenibile.

Per questo siamo in agitazione e stiamo discutendo le forme di protesta.

A tutti gli insegnanti

Già, perché abbiamo una folla di colleghi, persino sensibili, che non sciopererebbe nemmeno se la ripagassero con premio di produzione, perché convinta che la protesta in sé sia un’arma del passato e che oggi i “moderni” non possano che sedersi a “un tavolo” e discutere razionalmente della migliore delle scuole possibili. Riconoscerete il collega cislino.

Abbiamo poi una folla di colleghi, persino sensibili, che sciopera solo se è il PD-CGIL a dirci che abbiamo di che essere arrabbiati e non perché non lo capisca da sé, ma perché ogni altra forma di resistenza a questo stato di cose é di-per-sé-minoritaria-e-dunque-velleitaria. Riconoscerete il collega piddino e/o cigiellino, quello che ti dice spassionatamente che là, cioè in quelle scelte antipopolari ma “di mediazione” di cui il suo partito-e-sindacato sono maestri, si esaurisce l’orizzonte del possibile (va da sé che se il terzo stato avesse avuto il PD alla sua testa saremmo ancora nell’ancien régime) .

C’è poi il collega, la collega, che ti siede a fianco ad ogni riunione e si chiede con te quali forme non abbiamo ancora pensato per far alzare il professorale didietro dalla sedia e capire che non c’è più tempo per salvare la scuola pubblica e che ci stiamo giocando non solo la sorte dei colleghi precari (colpevoli solo di essere più giovani di noi e talvolta nemmeno di quello), o di scongiurare la prospettiva di un lavoro schiavile, estorto e non retribuito con il ricatto di ulteriori tagli, ma l’opportunità stessa di dare a tutti un’istruzione che ne faccia soggetti capaci di pensiero e quindi di protesta, capaci cioè di pretendere per sé e per noi la propria parte di futuro.

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