Posts tagged ‘scuola’

febbraio 20th, 2017

Istituzioni

by gabriella
L'istituzione scolastica rappresentata in The Wall

L’istituzione scolastica rappresentata in Another Brick In The Wall

Le istituzioni sono complessi durevoli di valori e norme che definiscono e regolano, in modo indipendente dall’identità degli individui che ne fanno parte, i rapporti sociali ed i comporta­menti reciproci di un determinato gruppo di soggetti la cui attività è volta a conseguire un fine socialmen­te rilevante. 

Il matrimonio, ad esempio, definisce e re­gola, indipendentemente dall’identità degli sposi, da un lato, i rapporti tra i due coniugi e i loro comportamenti reciproci – come l’ob­bligo di fedeltà e di assistenza – dall’altro, i rapporti ed i comportamenti che gli altri devono tenere nei loro confronti. E’ un’istituzione con il fine sociale della cura dei componenti della famiglia – in una società cattolica, soprattutto dei figli.

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luglio 15th, 2016

Diam’s, La Boulette

by gabriella

Boulette vuol dire polpetta. Diam’s ironizza sul suo fisico rotondo, circondata di ragazzi che ripetono “C’est pas l’école, c’est pas l’école qui nous a dicté nos codes”: non è la scuola, non è la scuola a dettarci le regole. Tratto da Dans ma boule.

Ecco il testo e la traduzione che ne ho tentato:

Alors ouais, j’me la raconte, ouais, ouais, je déconne
Nan, nan, c’est pas l’école qui m’a dicté mes codes
On m’a dit qu’t’aimais le rap, voilà de la boulette
Sortez les briquets, il fait trop dark dans nos têtes

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giugno 1st, 2015

L’evoluzione del modello educativo

by gabriella

La scuola come istituzione funzionale nel cambiamento di paradigma imposto dalla globalizzazione.

luglio 2nd, 2013

Educazione informale, educazione formale

by gabriella

 L’educazione nelle società prive di scrittura

culture oraliLe società senza scrittura sono prive del medium indispensabile per tramandare nitidamente, al di là della propria esistenza, le proprie concezioni del mondo. Per questa ragione, possiamo esaminare i loro sistemi educativi solo entrando in contatto con società di questo tipo attualmente esistenti. E’ quanto hanno fatto gli antropologi nel ventesimo secolo nei paesi non europei: sulla base delle loro osservazioni è possibile descrivere i caratteri fondamentali dell’educazione nelle società senza scrittura.

Si è visto come uno degli obiettivi fondamentli dell’educazione sia la conservazione e la trasmissione Malawi educazione informaledel retaggio culturale delle generazioni precedenti. Per le società prive di scrittura, questo obiettivo assorbe quasi totalmente l’attività educativa che deve essere espletatata in modo da poter garantire il passaggio diretto e personale di valori, pensieri, modi di vita, senza l’uso di uno strumento capace di oltrepassare il “qui” e l’“ora” come la scrittura.

L’obiettivo è raggiunto con l’educazione informale che passa attraverso il gruppo familiare, i coetanei, gli adulti della comunità. Questa forma di educazione sostituisce in gran parte ciò che nelle società alfabetiche è fornito dalla scuola. I giovani imitano in modo spontaneo il comportamento degli adulti e sono ammessi a partecipare come spettatori o attori a quasi tutti i momenti di vita quotidiana della tribù. Inoltre si immergono spesso in attività di gioco con cui si esercitano  alle future mansioni adulte. Si tratta di un’educazione basata quasi esclusivamente sull’osservazione e sull’esperienza diretta, al contrario della nostra in cui parole e simboli hanno un ruolo fondamentale.

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settembre 11th, 2011

The Wall, La scuola come istituzione disciplinare (o di controllo)

by gabriella

Iniziare ad osservare la realtà sociale, individuare i confini disciplinari e i campi di indagine delle scienze umane, imparare a decifrare testi audiovisivi, con The Wall.


When we grew up and went to school,
there were certain teachers who would hurt the children anyway they could
by pouring their derision upon anything we did
exposing any weakness however carefully hidden by the kids.

Quando crescemmo e andammo a scuola
C’erano insegnanti che avrebbero
fatto del male ai bambini in qualsiasi maniera
Riversando il loro scherno
Su qualunque cosa facessimo
E smascherando ogni debolezza
Seppure noi ragazzi la nascondessimo accuratamente

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luglio 10th, 2011

Memorie di Adriano sull’appartenenza, la scuola, i libri

by gabriella

Il volto dell’imperatore Adriano ornato della barba da greco con cui la storia lo ricorda. Tratto da M. Yourcenar, Memorie di Adriano, Torino, Einaudi, 2002, pp. 32

La convenzione ufficiale vuole che un imperatore romano sia nato a Roma, ma io sono nato a Italica; a quel paese arido e tuttavia fertile ho sovrapposto in seguito tante regioni del mondo. La convenzione ha del buono: dimostra che le decisioni dello spirito e della volontà hanno la meglio sulle circostanze. Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri.

In minor misura le scuole. Quelle di Spagna risentivano dell’ozio della provincia. La scuola di Terenzio Scauro, a Roma, faceva conoscere mediocremente filosofi e poeti, ma preparava abbastanza bene alle vicissitudini della vita: i maestri esercitavano sugli allievi una tirannia che io arrossirei di imporre agli uomini; ciascuno nei limiti angusti del proprio sapere, disprezzava i colleghi, i quali possedevano, con identica ristrettezza, nozioni diverse. Quei pedanti si facevano rauchi a furia di vane logomachie.  Conflitti di precedenze, intrighi e calunnie m’hanno abituato a ciò che in seguito avrei incontrato in tutti gli ambienti nei quali ho vissuto; vi si aggiungeva la brutalità dell’infanzia.

Purtuttavia ho voluto bene ad alcuni dei miei maestri, mi sono stati cari quei rapporti stranamente intimi e stranamente evasivi che si stabiliscono tra insegnante e alunno, e le Sirene che cantano in fondo a una voce chioccia quando vi rivela per la prima volta un capolavoro o vi palesa un’idea nuova: il più grande seduttore, in fin dei conti, non è Alcibiade, è Socrate.

I metodi dei grammatici e dei retori, forse sono meno assurdi di quel che mi apparissero allorché vi ero sottoposto. La grammatica, con quella mescolanza di regole logiche e di usi arbitrari, fa pregustare ai giovani quel che gli offriranno in seguito le dottrine riguardanti la condotta umana, il diritto o la morale, tutti sistemi nei quali l’uomo ha codificato la sua esperienza istintiva.


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