Posts tagged ‘sincretismo comunicativo’

aprile 27th, 2017

Umberto Eco, Ur-Fascismo, il fascismo persistente

by gabriella
la-famiglia-Goebbels

La famiglia Goebbels

Il fascismo non è morto nel ‘45, al contrario, la sua visione del mondo (e la sua psicologia) precedono la forma storica assunta nel ventennio e sono (malauguratamente) più longeve della dittatura mussoliniana.

Nel testo seguente, la tesi di Umberto Eco nei quattordici punti dell’articolo uscito sulla “New York Review of Books”, il 22 Giugno 1995. La traduzione italiana è tratta da Punk4free.

Eco titolò questo saggio Ur-fascism che in italiano è stato reso con Ur-fascismo, il fascismo perenne. Ho sostituito “persistente” a “perenne”, per segnalare da un lato la perniciosa resistenza dei tratti culturali e psicologici più elementari e inconsapevoli [che Adorno chiamò «etnocentrismo, personalità fascista o autoritaria»], dall’altro, l’assoluta contingenza e storicità di ciò che è umano, anche quando sembra eterno.

1. La prima caratteristica di un Ur-Fascismo è il culto della tradizione

Il tradizionalismo è più vecchio del fascismo. Non fu solo tipico del pensiero controrivoluzionario cattolico dopo la Rivoluzione Francese, ma nacque nella tarda età ellenistica come una reazione al razionalismo greco classico.

marzo 5th, 2013

Nique la police, Demotic turn. Il declino della società del lavoro e il potere mediatico pastorale di Grillo

by gabriella

labour-isnt-working-poster-for-the-conservatives-from-the-1979-general-electionE’ uscito ieri su SenzaSoste un nuovo saggio capolavoro di nique-la-police, dedicato all’analisi della società del post-lavoro e delle nuove tecnologie politiche della comunicazione post-ideologica che oggi trovano nel successo elettorale del M5S il punto massimo della propria visibilità.

La critica non ha strappato i fiori immaginari dalla catena perché l’uomo continui a trascinarla
spoglia e triste, ma perché la getti via e colga il fiore vivo .

Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto

Wasteland

Le rivoluzioni conservatrici vincono quando interpretano verità progressiste. Durante la campagna elettorale del 1979, il partito conservatore di Margareth Thatcher letteralmente sfondò nei ceti popolari con un manifesto destinato a fare epoca del marketing politico. E’ quello che riproduciamo come immagine dell’articolo e significava, con un semplice quanto abile gioco di parole, che il Labour (il partito del lavoro) non produceva posti di lavoro. La rivoluzione conservatrice di Margareth Thachter, la cui importanza per la formazione della globalizzazione che conosciamo non è seconda al reaganismo a lei contemporaneo,  emergeva trovando consenso di massa. Interpretando una verità già conosciuta alle miriadi e differenti  scuole di pensiero progressiste, di sinistra e comuniste dell’epoca. Ovvero che i partiti del lavoro, nelle diverse coniugazioni, non erano più in grado di produrre occupazione. Si trattava dell’assunzione, da destra, del  fatto che in occidente si imponeva il corso storico, frutto di una lenta degradazione del saggio di profitto come dell’evoluzione tecnologica, del declino della società del lavoro. Intesa soprattuto come una società dove il lavoro mette a produzione capitalistica, e quindi a valore, l’intera popolazione.

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: