Posts tagged ‘The Economist’

settembre 6th, 2016

Il lavoro tra innovazione e declino

by gabriella

[Attenzione: questa pagina incorpora due trasmissioni radio e televisiva che si aprono automaticamente. Per evitare di ascoltare l’audio prima del necessario ed escludere la pubblicità, escludere l’audio dalla funzione del browser oppure scrollare il testo fino a “I robot all’assalto dei colletti bianchi” ed escluderlo manualmente nelle due applicazioni].

Quattro interventi su lavoro, innovazione e disoccupazione tecnologica: un video che illustra le caratteristiche del robot consegna-pizza nella catena americana Dominus pizza (2016); un articolo dell’Economist sulla distruzione tecnologica [traduzione mia] (2014); una puntata di Tutta la città ne parla [RadioRai3] sul lavoro in Italia tra innovazione e declino (2015), la puntata di Presa diretta “Il pianeta dei robot” dedicato alla distruzione tecnologica legata all’intelligenza artificiale (AI), l’approfondimento di RaiNews24 sulla 4° Rivoluzione industriale (qui sulla 4° Riv. Ind.), un saggio finale di Giuseppe Nicolosi e Fabrizio Fassio che si interroga sulla reale portata del problema e un articolo sul valore degli studi filosofici in questo scenario.

 

The Economist, Tecnologia e occupazione. Bussano all’ufficio proprio accanto al tuo

tornado sul lavoroUn interessante articolo dell’Economist, Technology and Jobs: Coming to an office near you, di cui propongo la traduzione, analizza la nuova ondata di distruzione tecnologica dell’occupazione appena iniziata. Il settimanale evidenzia come il 47% degli impieghi oggi esistenti sia suscettibile di automatizzazione nei prossimi vent’anni e come anche le iniziative economiche di successo siano oggi a bassa intensità di lavoro ed alta specializzazione (ad es.: Istagram, 30 milioni di utenti, 13 impiegati, un milione di dollari di profitto).

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febbraio 29th, 2012

Valsusa

by gabriella

Sono un chiaro segnale di timore le denigrazioni e le accuse a Luca Abbà, ancora in un letto d’ospedale, al quale “Il Giornale” del 28 febbraio 2012 si è ignobilmente permesso di dare del “cretinetti”. Cresce la paura che una protesta ventennale che non accenna a piegare la testa possa parlare ai tanti che, pur non sapendo esattamente dove sia la Val di Susa, potrebbero cominciare a impararne la lingua. Un articolo di Paolo Baldeschi chiarisce perché. Prima però, il servizio realizzato da Sandro Ruotolo sullo sgombero della baita Clarea, la caduta dal traliccio dell’attivista NO TAV e i ritardi dei soccorsi, mentre le ruspe continuano a scavare.

In coda le ragioni del NO e l’appello a Monti firmato da oltre trecento esperti e un articolo dell’Economist sull’assenza di benefici economici del TAV e il fallimento delle politiche europee di sviluppo dei territori. Chiudono uno studio sui costi e il Libro nero (Ivan Cicconi) di questa “grande opera”, paradigmatica di scelte politiche caratterizzate dall’attitudine alla rapina, cecità per il bene comune e promozione della disinformazione: il TAV è ormai divenuto il simbolo della spoliazione e dell’occupazione violenta dei territori ai quali si chiede di subire il depauperamento delle risorse ambientali, la desertificazione delle attività economiche (paradossalmente, mentre di parla di sviluppo) e i danni alla salute dei cittadini che sono per giunta chiamati a pagarne i costi.

Questo, come affermava la signora padovana che ieri mattina ha telefonato a Prima pagina (radiorai3), significa «essere dominati, non più essere governati». Naturalmente, il conduttore Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica, le ha tolto immediatamente la parola. La signora ha, infatti, colto implicitamente la connessione tra questo tipo di investimenti pubblici e la firma di Monti dell’altro ieri del fiscal compact, con la quale un paese in recessione si obbliga a conseguire il pareggio di bilancio mentre regala denaro pubblico (stimato per ora a oltre 50 miliardi di euro, il 2,6% dei quali a carico dell’UE) al malaffare (partitico-imprenditorial-mafioso) al costo di scuole, strade, ospedali, e qualità della vita dei cittadini.

Paolo Baldeschi, TAV Val di Susa. Una battaglia rivoluzionaria per la democrazia

Una battaglia rivoluzionaria, non perché usi la violenza, ma perché le ragioni dei No-Tav, se fossero accolte, implicherebbero una ‘rivoluzione’ nel sistema partitico-imprenditoriale-tangentizio italiano. Tutto ciò è esaurientemente spiegato in Il libro nero dell’alta velocità di Ivan Cicconi. Il libro, documentato oltre possibile dubbio, spiega non solo le vicende, ma le ragioni strutturali di un affare, l’Alta Velocità, che è, dopo tangentopoli, il nuovo banco di finanziamento dei partiti, della casta e, Fiat in testa, dei capitalisti nostrani. E’ un sistema che sfugge a ogni controllo tecnico, contabile e di legittimità e si autoalimenta sestuplicando (come di fatto è accaduto) il costo delle opere.

La chiave dell’architettura è il Project financing combinato alla Legge Obiettivo. Lo stato avrebbe dovuto finanziare attraverso Tav (dal 2010 sciolta in Rete ferroviaria italiana) un quaranta per cento del costo dell’opera, il sessanta i privati; i quali, però, di tasca propria hanno messo gli spiccioli, il resto se lo sono fatto prestare dalle banche, meglio se da loro partecipate. Ma non basta, perché per legge (obiettivo) il General Contractor dell’opera, soggetto privato scelto da Tav, affida direttamente progettazione e realizzazione delle opere a imprese collegate e rappresentative di tutto il capitalismo immobiliare e cementizio italiano: da Caltagirone a Lodigiani, da Todini a Ligresti passando per la Lega delle cooperative, oltre, capofila, Impregilo della Fiat; il tutto senza gare d’appalto e via ‘per li rami’, cioè per sub-appalti e sub-sub-appalti, fino ad arrivare alle imprese della mafia e della camorra.

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ottobre 28th, 2011

La lettera del governo all’UE: gli impegni su scuola e università. Italia Oggi, Voti bassi? Il Ministro taglia i fondi. B. Moretto, L’accountability delle scuole: un pesante attacco alla libertà di insegnamento

by gabriella

La lettera del governo italiano all’UE consta di un’introduzione sugli impegni di risanamento finanziario già assunti con le manovre di luglio e agosto e di 2 voci sullo sviluppo: A) I fondamentali dell’economia; B) Creare condizioni strutturali favorevoli alla crescita.

Il governo si impegna a rispettare precise scadenze per varare provvedimenti di sostegno alla crescita (quelli che riguardano scuola e università entro 6 mesi):

Entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori

Entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese.

Entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia.

Entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione”.

Entro il 15 novembre 2011 il governo si è impegnato a varare il piano di una serie di misure, suddiviso in 9 voci: quella che riguarda scuola e università è la prima: “promozione e valorizzazione del capitale umano”:

a) promozione e valorizzazione del capitale umano
b) efficientamento del mercato del lavoro;
c)  apertura dei mercati in chiave concorrenziale;
d)  sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione;
e)  semplificazione normativa e amministrativa;
f)  modernizzazione della pubblica amministrazione;
g)  efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia;
h) accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia;
i)  riforma dell’architettura costituzionale dello Stato.

Ed ecco le misure che riguardano la produzione e la circolazione del sapere in Italia:

a) Promozione e valorizzazione del capitale umano. L’accountability (termine anglosassone che indica la responsabilizzazione delle singole entità produttive verso i propri risultati) delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI) – [ovvero, si legherà il finanziamento pubblico alle scuole ai risultati dei test INVALSI per il rilevamento degli apprendimenti], definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; [vale a dire che le scuole che non raggiungeranno gli standard di apprendimento fissati dai test saranno fatte oggetto di riduzione dei fondi, ispezioni ..] si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); [ ovvero: cattedre a 20 o 24 ore, salario accessorio per i docenti che conseguono gli obiettivi INVALSI, nessun salario accessorio, mobilità e licenziamento per chi non raggiunge gli obiettivi, secondo il Decreto Brunetta, già legge] si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento [è il cosiddetto T.F.A. (già ribattezzato dai precari TuttoFumonienteArrosto), prevede un tirocinio nelle scuole invece delle S.S.I.S.].

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