Posts tagged ‘tolleranza zero’

aprile 24th, 2016

Wired, La teoria delle finestre rotte e il suo uso in campagna elettorale

by gabriella

GettyImages-182173171

Un articolo di Wired, ripercorre l’uso ideologico della teoria delle finestre rotte di Phil Zimbardo da parte dei teorici della tolleranza zero.

Dice solo che lo spiegamento di forze di polizia non è altrettanto efficace nè economico del riparare le finestre e ripulire le strade, perchè con quest’ultimo provvedimento gli abitanti comincieranno a prendersene cura e a segnalare i delinquenti.

I candidati alle prossime amministrative, come molti altri politiciintegerrimi cittadini, sembrano aver sviluppato una curiosa passione per la sociologia. Da diverso tempo, a supporto dell’ideologia del decoro, si sono messi a invocare nientemeno che la teoria delle finestre rotte. Alla fine degli anni ’60 lo psicologo sociale Philip Zimbardo fece un esperimento: parcheggiò un’automobile senza targa e col cofano aperto nel Bronx, a New York, e una simile a Palo Alto, in California. All’auto parcheggiata in California non successe praticamente nulla, mentre l’auto nel degradato Bronx fu saccheggiata. Successivamente lo psicologo cambiò le condizioni dell’esperimento a Palo Alto rompendo un finestrino: a quel punto le cose cambiarono e anche questa auto fu saccheggiata.

Zimbardo osservò che la maggior parte dei saccheggiatori non avevano affatto l’aspetto di criminali o persone disagiate, sembravano invece persone comuni che mai avremmo classificato come vandali prima di vederle all’opera. Secondo Zimbardo, il finestrino rotto dell’automobile costituisce un indizio di abbandono dell’area, il quale a sua volta è in grado di svegliare in noi peggiori istinti, forti del fatto che difficilmente verremmo giudicati o puniti.

read more »

aprile 24th, 2016

Claudia Torrisi, L’ideologia del decoro

by gabriella

Tratto da Wired.

Se c’è una parola che negli ultimi tempi è diventata buona per tutte le occasioni è “degrado”. Lo è un po’ dappertutto – basta fare una ricerca su Google per accorgersi di quanto questa parola sia penetrata in profondità nel dibattito pubblico – ma a Roma in particolare non si parla d’altro.

read more »

novembre 6th, 2015

Philip Zimbardo, L’origine del male e l’effetto Lucifero

by gabriella
Philip Zimbardo nel 1971

Philip Zimbardo nel 1971

Un esempio importante dell’«errore fondamentale di attribuzione» (la sopravvalutazione della responsabilità individuale e la corrispondente sottovalutazione delle cause ambientali nell’attribuzione delle cause di un fenomeno) che, secondo lo psicologo sociale Fritz Heider, caratterizza il modo di pensare del senso comune (1958) è la visione corrente del crimine, fondata sull’idea che i comportamenti delinquenziali e la violenza siano il prodotto di volontà malate o perverse.

Secondo questo punto di vista, il male è commesso da criminali che scelgono di essere tali e nient’altro: un’attribuzione ingenua che fa presa sul senso comune perché, oltre ad essere una forte semplificazione, rassicura le persone circa l’eccezionalità del male e la sua presenza solo in certe persone (i criminali) e in certi ambienti (ad esempio, le periferie degradate), permettendo agli individui di proiettare il male sull’altro [vedi la lezione sulla psicanalisi, in particolare la sesta videolezione sui meccanismi di difesa dell’ioe conservare una buona immagine di sé (l’esecrazione del comportamento altrui si conclude implicitamente con un «io non mi macchierei mai di un simile misfatto»).

Escher 1Questo atteggiamento nei confronti del crimine è scontato in società individualiste come la nostra, ma ha anch’esso una storia, cioè momenti di successo e di declino.

Storico, da questo punto di vista, è il discorso del 14 ottobre 1982 con cui Ronald Reagan annunciava la nuova politica criminale della propria amministrazione, rendendo familiare lo slogan della “tolleranza zero” (che ha quintuplicato in trent’anni il tasso di carcerazione) e attaccando esplicitamente i saperi storico-sociali:

«La crescita di una classe criminale senza scrupoli è stata in parte il risultato di una filosofia sociale sbagliata, che in modo utopico considera l’uomo come prodotto del suo ambiente, mentre la trasgressione è vista sempre come conseguenza di condizioni socio-economiche svantaggiate. Questa filosofia predica che dove si verifica un crimine è responsabile la società, non l’individuo. Ma il popolo americano sta finalmente riaffermando alcune verità indiscutibili: il bene e il male esistono, gli individui sono responsabili delle proprie azioni, il male è spesso frutto di una scelta, e la pena deve essere certa e immediata per chi si fa strada a danno degli innocenti».

Di psicologia del male si è occupato Philip Zimbardo, uno psicologo americano figlio di immigrati siciliani cresciuto nel Bronx, che ha raccolto trent’anni di ricerche iniziate con l’esperimento carcerario di Stanford del 1971 in Effetto Lucifero (The Lucifer Effect), testo del 2007 dall’illuminante sottotitolo Undersanding How Good People Turn Evil [interamente accessibile in lingua originale nell’Internet Archive].

read more »

gennaio 1st, 2014

Alessandro De Giorgi, La paura neoliberista. Il governo penale della miseria

by gabriella

carcere

Questo ottimo articolo di Alessandro De Giorgi uscito su Alfabeta2, [n. 30, giugno 2013] fa luce sui meccanismi simbolici e sociologici della cosiddetta governamentalità neoliberale della paura, una razionalità di governo incentrata sulla guerra al nemico pubblico individuato nel marginale e sulla criminalizzazione di massa delle popolazioni urbane segregate, rese economicamente superflue dalla ristrutturazione capitalistica postindustriale.

Il 14 ottobre 1982 Ronald Reagan teneva un importante discorso in cui illustrava la svolta punitiva alla base della nuova politica criminale della sua amministrazione:

«La crescita di una classe criminale senza scrupoli è stata in parte il risultato di una filosofia sociale sbagliata, che in modo utopico considera l’uomo come prodotto del suo ambiente, mentre la trasgressione è vista sempre come conseguenza di condizioni socio-economiche svantaggiate. Questa filosofia predica che dove si verifica un crimine è responsabile la società, non l’individuo. Ma il popolo americano sta finalmente riaffermando alcune verità indiscutibili: il bene e il male esistono, gli individui sono responsabili delle proprie azioni, il male è spesso frutto di una scelta, e la pena deve essere certa e immediata per chi si fa strada a danno degli innocenti».

A trent’anni da quella dichiarazione di guerra alla criminalità la popolazione carceraria degli Usa ha raggiunto la quota di 2,4 milioni di individui confinati in oltre 5000 istituti penali, per un tasso di incarcerazione di 756 soggetti per 100.000abitanti. Nel complesso 7,2 milioni di persone sono sottoposte a controllo penale: il 2,4% della popolazione. Sebbene trascurata dai media e dal dibattito politico, la situazione carceraria statunitense rappresenta una vera e propria emergenza sociale, risultato di quarant’anni di simbiosi tra liberismo economico e governo punitivo della povertà.

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: