Posts tagged ‘trascendentale’

novembre 16th, 2017

Kant

by gabriella
Kant

Immanuel Kant (1724 – 1804)

Il pensiero di Kant rappresenta il punto più alto raggiunto dall’Illuminismo e dalla modernità e, al tempo stesso, l’inizio della sua dissoluzione, contenendo gli elementi per il superamento (idealistico) della sua filosofia, il criticismo.

Indice

1. Introduzione a Kant
2. Gli scritti precritici 1755-1763

2.1 La visione quantitativa e meccanicistica del cosmo
2.2 La critica del dogmatismo razionalista
2.3 Le letture di Kant

3. Verso la svolta critica: gli scritti tra il 1766 e il 1770

3.1 Il nuovo compito della metafisica
3.2 Il risveglio dal sonno dogmatico
3.3 L’annuncio delle forme a priori della soggettività

4. Il «tribunale della ragione» e la «rivoluzione copernicana»

4.1 Il problema della metafisica come scienza e la naturale tendenza ad essa della ragione
4.2 Il rovesciamento della prospettiva conoscitiva
4.3 La struttura della Critica della ragion pura

5. La fondazione della conoscenza oggettiva: i giudizi sintetici a priori

5.1 La teoria dei giudizi
5.2 L’uso dei giudizi analitico e sintetico nel dibattito filosofico
5.3 Il giudizio scientifico come sintetico a priori

6. L’estetica trascendentale

6.1 La funzione della sensibilità (o intuizione)
6.2 Le forme a priori della sensibilità: spazio e tempo

7. L’Analitica trascendentale

7.1 L’Analitica dei concetti

7.1.1 Intuizioni e concetti
7.1.2 L’Analitica trascendentale
7.1.3 Dall’intuizione al concetto: giudizi percettivi e giudizi d’esperienza
7.1.4 Le categorie o concetti puri dell’intelletto
7.1.5 La sintesi a priori dell’intelletto
7.1.6 La deduzione metafisica
7.1.7 La deduzione trascendentale e l’Io penso

8. L’analitica dei principi: lo schematismo trascendentale e l’uso delle categorie

9. Fenomeno e noumeno

10. La dialettica della ragione

10.1 La ragione pura come sede della parvenza trascendentale
10.2 La critica della cosmologia razionale e dell’idea del mondo come totalità
10.3 La critica della psicologia razionale e dell’idea dell’anima come sostanza eterna e incorruttibile
10.4 La critica della teologia razionale e delle prove dell’esistenza di Dio

11. L’etica kantiana

11.1 L’autonomia dell’etica dalla religione
11.2 La natura umana
11.3 Il compito della filosofia morale
11.4 Un’etica formale
11.5 Le massime della volontà
11.6 Il dovere e l’imperativo morale
11.7 L’imperativo categorico e le sue formulazioni

12. La Critica del giudizio 
13. Gli scritti politici. La Risposta alla domanda: Cos’è l’Illuminismo?

 

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marzo 20th, 2013

Quentin Meillassoux, Dopo la finitezza. Saggio sulla necessità della contingenza

by gabriella

Meillassoux

Traggo da The Pensive Image, la traduzione italiana dell’appassionante seminario che Quentin Meillassoux (Sorbonne) ha tenuto alla Middlesex University l’8 maggio 2008 su Après la finitude. Essai sur la nécessité de la contingence, il saggio che lo ha imposto all’attenzione del dibattito filosofico mondiale. Di seguito, la playlist di una sua conferenza sulla critica della necessità delle leggi di natura e l’intervista di Rick Dolphijn e Iris Van der Tuin pubblicata dal Rasoio di Occam.

La réalité qui le préoccupe n’implique pas tant les choses telles qu’elles sont, que la possibilité qu’elles puissent toujours être autrement.

Alain Badiou, Prefazione a Après la finitesse

Sono materialista perché non credo nella realtà.

Michel Foucault

Nella sua critica del correlazionismo, Quentin Meillassoux individua due principi costituenti l’argomento centrale della filosofia di Kant: il primo è il principio di correlazione, il quale pretenderebbe che il soggetto pensante possa conoscere solo il correlato di pensiero ed essere, in altre parole, ciò che sta al di fuori della correlazione è inconoscibile. Il secondo è chiamato da Meillasoux il principio di fattualità, che sostiene che le cose potrebbero essere diverse da come sono. Tale principio è sostenuto da Kant nella sua difesa della cosa-in-sé quale immaginabile sebbene inconoscibile: possiamo immaginare la realtà in modo radicalmente differente anche se non conosciamo tale realtà.

Secondo Meillassoux, la difesa di entrambi i principi dà come risultato un correlazionismo debole (come quello di Kant e Husserl), mentre il rifiuto della cosa-in-sé porta ad un correlazionismo forte come quello di Hegel, Wittgenstein e Heidegger. Per i correlazionisti forti non ha senso supporre che ci sia qualcosa fuori dal correlato di pensiero ed essere, così il principio di fattualità viene eliminato in favore di un principio di correlazione rafforzato.

Meillasoux segue la tattica opposta nel rigettare il principio di correlazione a vantaggio del principio di fattualità sostenuto nel suo post-kantiano ritorno a Hume. Argomentando in favore di tale principio, Meillassoux è portato a rigettare non solo le leggi di natura, ma anche tutte quelle della logica fatta eccezione per il Principio di Non-Contraddizione – in quanto l’eliminazione del principio di non contraddizione metterebbe a repentaglio il principio di fattualità che rivendica che le cose possono sempre essere diverse da come sono. Rigettando il Principio di Ragion Sufficiente non può esserci giustificazione per la necessità delle leggi fisiche, cioè che mentre l’universo può essere ordinato in un determinato modo, non c’è ragione per cui non debba esserlo diversamente.

Meillasoux respinge l’apriori kantiano in favore di un apriori humiano rivendicando che la lezione da imparare da Hume sul tema della causalità è che

“la stessa causa potrebbe realmente dar luogo ‘cento differenti eventi’ (e persino molti di più)”.

***

Après la finitudeVorrei dire innanzi tutto che sono molto felice di avere l’opportunità di discutere il mio lavoro qui alla Middlesex University e vorrei porgere i miei ringraziamenti agli organizzatori di di questo se­minario, specialmente a Peter Hallward e Ray Brassier [a lui si deve la trascrizione in inglese dell’intervento. NDR]

Andrò ad enunciare e spiegare le tesi fondamentali di After Finitude, specie a riguardo le due fondamentali nozioni di questo libro: quella di correlazionismo e quella del principio di fattualità.

1. Correlazionismo

Chiamo correlazionismo il contemporaneo opposto di qualsiasi realismo.

Il correlazionismo assume molte forme contemporanee, ma particolarmente quelle della filosofia trascendentale, le varianti della fenomenologia, e il post-modernismo. Ma, sebbene queste correnti siano estremamente varie in se stesse, tutte condividono, secondo me, il più o meno esplicito giudizio che non ci sono oggetti, eventi, leggi, esseri che non siano sempre-già correlati con un punto di vista, con un accesso soggettivo. Chiunque sostenesse il contrario – ad esempio, che sia possibile ottenere qualcosa come una realtà in sé, esistente in maniera assolutamente indipendente dal proprio punto di vista, dalle proprie categorie, dalla propria epoca, dalla propria cultura, dal proprio linguaggio, ecc. – costui sarebbe un ingenuo esemplare, o se preferite: un realista, un metafisico, un filosofo dogmatico d’altri tempi.

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