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maggio 12th, 2016

Dalle “macchine per insegnare” all’iPad. Verso una scuola della mediocrità

by gabriella

Ho scritto questo articolo durante il ministero Profumo, quando i test INVALSI non erano ancora uno degli strumenti di valutazione delle scuole. Vi commentavo un testo pionieristico degli anni ’60 [alcuni stralci in fondo all’articolo], con cui Burrhus Skinner aveva provato a reinterpretare, ad un decennio dalla loro introduzione nella scuola americana, le “macchine per insegnare” (computer-assisted instruction) che aveva teorizzato nel contesto dell’applicazione alla didattica della psicologia comportamentista.

In queste riflessioni, Skinner ribadiva che le macchine per insegnare non costituiscono soltanto una innovazione tecnica ma rappresentano l’attuazione di nuovi princípi nel campo dell’insegnamento. Esse permettono infatti di “accelerare l’apprendimento” attraverso l’applicazione delle tecniche dell’istruzione programmata, basate sul rinforzo del comportamento corretto (l’insegnamento qui è semplice addestramento).

Questa tecnologia richiede però la ridefinizione degli obiettivi educativi non più in termini di “capacità da migliorare”, o di “processi mentali da sviluppare”, ma di comportamenti, prestazioni che si desidera produrre come risultato (osservabile e verificabile) dell’apprendimento [è questo il fondamento epistemologico dei test INVALSI]. 

friedrich_nietzsche_zeichnung_by_berzelmayrNella riflessione di Skinner è dunque già contenuta l’analisi di un modello scolastico le cui retoriche sono tratte dal linguaggio, familiare agli insegnanti, del cognitivismo (la didattica per competenze), ma i cui obiettivi sono quelli comportamentisti della riduzione dell’insegnamento ad addestramento a compiti più o meno sofisticati e della rinuncia all’educazione di una generazione: il programma della decostituzionalizzazione della scuola italiana, della nuova Zuchtung (in versione decisamente peggiorativa rispetto a quella conformistica, ma formativa, che Nietzsche detestava).

L’articolo presenta brevemente la psicologia e l’antropologia comportamentiste, segue una breve illustrazione della pedagogia e della didattica computer assisted e uno stralcio della riflessione critica di Skinner a dieci anni dalla sperimentazione negli USA delle macchine per insegnare. Qui, invece, la mia proposta didattica (rivolta ad un quinto liceo) in relazione ai test a risposta chiusa: Fighting (the fear of) the test.

Una nazione che distrugge il proprio sistema educativo, degrada la sua informazione pubblica, sbudella le proprie librerie pubbliche e trasforma le proprie frequenze in veicoli di svago ripetitivo a buon mercato, diventa cieca, sorda e muta. 

Apprezza i punteggi nei test più del pensiero critico e dell’istruzione.

Celebra l’addestramento meccanico al lavoro e la singola, amorale abilità nel far soldi.

Sforna prodotti umani rachitici, privi della capacità e del vocabolario per contrastare gli assiomi e le strutture dello stato e delle imprese. 

Li incanala in un sistema castale di gestori di droni e di sistemi. Trasforma uno stato democratico in un sistema feudale di padroni e servi delle imprese.

Chris Hedges, Perché gli Stati Uniti distruggono il loro sistema scolastico2012

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marzo 19th, 2014

Locke e l’educazione del gentleman

by gabriella
John Locke (1632 - 1704)

John Locke (1632 – 1704)

Dal punto di vista pedagogico, il XVIII secolo si caratterizza per l’opera di grandi riformatori di sistemi scolastici e per la riflessione di tre grandi filosofi e teorici dell’educazione: Locke, Rousseau e Kant. Il ruolo di apripista è esercitato da John Locke, i cui Pensieri sull’educazione sono uno dei testi pedagogici più letti e dibattuti tra ‘700 e ‘800. In questo testo, nato dalla richiesta dell’aristocratico Edward Clarke of Chipley di consigli per l’educazione di suo figlio, Locke delinea – in 217 lettere – il nuovo modello formativo della classe dirigente sulla base delle necessità sociali dell’élite dell’epoca. E’ il manifesto dell’individualismo liberale e dell’educazione borghese.

La vita di John Locke si intreccia con uno dei momenti più tumultuosi e importanti dell’Inghilterra moderna. Ha appena otto anni quando vede suo padre, fervente puritano e sostenitore del Parlamento, partecipare alla guerra civile tra Parlamento e Corona come capitano di cavalleria.

1649, Esecuzione di Carlo I

1649, Esecuzione di Carlo I

Seguendo le orme di Giacomo I, Carlo I Stuart, salito al trono nel 1625, aveva continuato a rafforzare le prerogative reali in un disegno di rafforzamento dell’assolutismo monarchico assoluta, ma nel 1640, costretto a convocare il Parlamento per finanziare la guerra contro la Scozia, rivellatasi per motivi religiosi, deve sottoscrivere il Petition Rights, quindi dopo una lunga e sanguinosa guerra civile, è condotto al patibolo per alto tradimento (1649): è la prima testa reale a cadere per volontà popolare.

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