Posts tagged ‘Zagrebelsky’

dicembre 1st, 2016

La riforma costituzionale

by gabriella

settisDue interventi sulla riforma costituzionale di Salvatore Settis e Gustavo Zagrebelsky.

zagrebelskySettis ha scritto Costituzione. Perché attuarla è meglio che cambiarla (2016) in cui analizza articolo per articolo la portata della trasformazione voluta dall’esecutivo. L’esito del referendum, ha scritto,

«riguarda il nostro futuro, la possibilità che ci si possa battere ancora, sperando di vincere, perché l’orizzonte dei diritti profilato dalla nostra Costituzione possa essere attuato, oppure, viceversa, che ci si debba rassegnare al fatto che la distanza tra governi e cittadini, politiche e diritti, aumenti ancora inesorabilmente. Possiamo immaginare quel che commenterebbe Brecht: “Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua”».

Zagrebelsky ha invece steso in quattordici punti una sorta di manuale di decostruzione delle retoriche del SI che diventa una vera e propria guida per comprendere la democrazia e l’autoritarismo e i motivi per cui la libertà deve essere difesa dagli attacchi interessati dei più forti.

Si, perché

«le questioni costituzionali non sono mai solo tecniche» – osserva nelle conclusioni – «a ogni modifica della collocazione delle competenze e delle procedure corrisponde una diversa allocazione del potere».

Qui, per l’appunto, un articolo di Micromega che ci ricorda come la riforma della Costituzione sia stata ritenuta necessaria alla prosecuzione del saccheggio da parte di JP Morgan e dell’alta finanza.

 

Salvatore Settis, Attuarla è meglio che cambiarla

L’appendice al volume di Salvatore Settis, Costituzione. Perché attuarla è meglio che cambiarla, Torino, Einaudi, 2016.

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 riforma-camere

 

Gustavo Zagrebelsky, Cambiare la Costituzione significa cambiare i rapporti di potere tra componenti dello stato

1. Diranno che “gli italiani” aspettano queste riforme da vent’anni (o trenta, o anche settanta, secondo l’estro)

Noi diciamo che da quando è stata approvata la Costituzione – democrazia e lavoro – c’è chi non l’ha mai accettata e, non avendola accettata, ha cercato in ogni modo, lecito e illecito, di cambiarla per imporre una qualche forma di regime autoritario. Chi ha un poco di memoria, ricorda i nomi Randolfo Pacciardi, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese, Licio Gelli, per non parlare di quella corrente antidemocratica nascosta che di tanto in tanto fa sentire la sua presenza nella politica italiana. A costoro devono affiancarsi, senza confonderli, coloro che negli anni hanno cercato di modificare la Costituzione spostandone il baricentro a favore del governo o del leader: commissioni bicamerali varie, “saggi” di Lorenzago, “saggi” del presidente, eccetera. È vero: vi sono tanti che da tanti anni aspettano e pensano che questa sia finalmente “la volta buona”. Ma questi non sono certo “gli italiani”, i quali del resto, nella maggioranza che si è espressa nel referendum di dieci anni fa, hanno respinto col referendum un analogo tentativo, il tentativo che, più di tutti gli altri sembrava vicino al raggiungimento dello scopo. A coloro che vogliono parlare “per gli italiani”, diciamo: parlate per voi.

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gennaio 13th, 2016

Gustavo Zagrebelsky, Imparare la democrazia

by gabriella

Imparare la democrazia

Quattro questioni e la riflessione di Zagrebelsky per capire la democrazia.

 

1. Quali sono i principi della democrazia?

La democrazia può avere principi assoluti in cui credere? La democrazia è basata sugli individui o sulla massa?

2. Un regime democratico dev’essere tollerante?

La democrazia è compatibile con la pena di morte? E con la guerra?

3. La maggioranza ha sempre ragione?

Le minoranze devono adattarsi al volere della maggioranza? E qual è il corretto atteggiamento democratico verso le persone più deboli?

4. Qual è il ruolo della scuola nella democrazia?

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aprile 8th, 2013

Gustavo Zagrebelsky, La cultura, patto fondativo della nostra convivenza

by gabriella

ZagrebelskyDa Micromega la riflessione platonico-socratica di Zagrebelsky sull’art. 33. «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento»: il fondamento di ogni convivenza non può che essere la ricerca non strumentale (dunque autenticamente libera) nei suoi legami con la cittadinanza e la democrazia.

La società non è la mera somma di molti rapporti bilaterali concreti, di persone che si conoscono reciprocamente. È un insieme di rapporti astratti di persone che si riconoscono come facenti parte d’una medesima cerchia umana, senza che gli uni nemmeno sappiano chi gli altri siano. Come può esserci vita comune, cioè società, tra perfetti sconosciuti? Qui entra in gioco la cultura.

Consideriamo l’espressione: io mi riconosco in… Quando sono numerosi coloro che non si conoscono reciprocamente, ma si riconoscono nella stessa cosa, quale che sia, ecco formata una società. Questo “qualche cosa” di comune è “un terzo” che sta al di sopra di ogni uno e di ogni altro e questo “terzo” è condizione sine qua non d’ogni tipo di società, non necessariamente società politica. Il terzo è ciò che consente una “triangolazione”: tutti e ciascuno si riconoscono in un punto che li sovrasta e, da questo riconoscimento, discende il senso di un’appartenenza e di un’esistenza che va al di là della semplice vita biologica individuale e dei rapporti interindividuali.

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novembre 4th, 2012

Gustavo Zagrebelsky, Tutti gli inganni della cultura nell’era della compiacenza

by gabriella

Repubblica pubblica un brano dell’intervento di Zagrebelsky alla Biennale dei Beni Culturali che si apre oggi a Firenze. La sensazione è che sia stato scritto in grande velocità, ma ha il merito di affrontare il tema centrale del «tradimento dei chierici».

Tutti i bisogni sociali sono ascrivibili a uno degli elementi di quella triade [immagino si riferisca alla partizione medievale di chierico, cavaliere, contadino, NDR.] elementi che, variamente configurati, intrecciati, coordinati o messi in gerarchia connotano il modo d’essere e di reggersi delle nostre società. La dottrina delle tre funzioni, che ha radici antichissime, deve tener conto degli odierni postulati della libertà e dell’uguaglianza.

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settembre 11th, 2012

Su Zagrebelsky, Simboli al potere

by gabriella

Attraversando il segno simbolico, si dischiude una dimensione supra-sensibile e supra-razionale dove gli esseri umani incontrano un mondo che è per loro realtà, come il divino e il diabolico, l’infinitamente grande o l’infinitamente piccolo, l’infinitamente alto o l’infinitamente profondo, la giustizia e l’ingiustizia, l’ordine e il caos, il potere e l’arbitrio, l’amore e l’odio, l’unione e la divisione, il puro e l’impuro, la riscossa e la rassegnazione, la pace e la guerra: realtà anch’essere, per chi le percepisce, le desidera o le teme, pur se appartenenti ad un altro “ordine di realtà” rispetto a quelle empiriche e razionali

Gustavo Zagrebelsky, Simboli al potere

Nelle democrazie ci sono molti che vorrebbero vedere il sopravvento di un mito chiuso. Alcuni sono isterici, come i membri della John Birch Society che vorrebbero imporre a tutti il loro mito della “way of life” americana, o come il querulo teutonismo che una generazione fa accolse con entusiasmo la formulazione della mitologia chiusa nazista del “Mito del ventesimo secolo” di Alfred Rosenberg….Poi ci sono gli intellettuali nostalgici, generalmente con forti tendenze religiose, che sono abbagliati dall’unità delle cultura medievale e vorrebbero assistere a una sorta di “ritorno” ad essa. Poi vengono le persone che sarebbero ben felici di far parte di quella sorta di élite che un mito chiuso produrrebbe. E ancora, ci sono gli individui che credono sinceramente nella democrazia e sono dell’opinione che la democrazia sia svantaggiata dal fatto di non avere un programma chiaro e indiscusso delle proprie credenze. Ma la democrazia difficilmente funziona come un mito chiuso…Una mitologia aperta non può avere un canone.

Northrop Frye, Cultura e miti del nostro tempo

 Il grande antropologo statunitense Eric R. Wolf (1923 – 1999) esortava i colleghi ad “esplorare il nesso tra idee e potere”, ad esaminare il modo in cui “le idee divengono monopolio dei gruppi di potere” e come “le vecchie idee sono riformulate alla luce della diversità di contesto, mentre le nuove idee sono presentate come verità ancestrali”. Per capire la storia ed il presente di una società, bisogna prima di tutto comprendere le conseguenze dell’esercizio del potere ed analizzare l’intersezione di cultura e potere nella storia del presente.

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giugno 27th, 2011

Zagrebelsky, Fuga dalla libertà

by gabriella

Nel 1549 fu pubblicato un libello in cui si studiaNike o Vittoria di Samotracia - Musée du Louvreva lo spettacolo sorprendente della disponibilità degli esseri umani, in massa, a essere servi, quando sarebbe sufficiente decidere di non servire più, per essere ipso facto liberi. Che cosa è – parole di Etienne de la Boétie, amico di Montaigne – questa complicità degli oppressi con loppressore, questo vizio mostruoso che non merita nemmeno il titolo di codardia, che non trova un nome abbastanza spregevole?. Il nome – apparso allora per la prima volta – è “servitù volontaria”.

Un ossimoro: se è volontaria, non è serva e, se è serva, non è volontaria. Eppure, la formula ha una sua forza e una sua ragion d´essere. Indica il caso in cui, in vista di un certo risultato utile, ci s´impone da sé la rinuncia alla libertà del proprio volere o, quantomeno, ci si adatta alla rinuncia. Entrano in scena i tipi umani quali noi siamo: il conformista, l´opportunista, il gretto e il timoroso: materia per antropologi.

a) Il conformista è chi non dà valore a se stesso, se non in quanto ugualizzato agli altri; colui che si chiede non che cosa si aspetta da sé, ma cosa gli altri si aspettano da lui. L´uomo-massa è l´espressione per indicare chi solo nel “far parte” trova la sua individualità e in tal modo la perde. L´ossessione, che può diventare malattia, è sentirsi “a posto”, “accettato”.

EtienneDeLaBoetieIl conformista è arrivista e formalista: vuole approdare in una terra che non è la sua, e non in quanto essere, ma in quanto apparire. Così, il desiderio di imitare si traduce nello spontaneo soggiogarsi alle opinioni, e lautenticità della vita si sacrifica alla peggiore e più ridicola delle sudditanze: l´affettazione modaiola. La “tirannia della pubblica opinione” è stata denunciata, già a metà dell´Ottocento da John Stuart Mill, e oggi, nella società dell´immagine, è certo più pericolosa di allora. L´individuo si sente come sotto lo sguardo collettivo di una severa censura, se sgarra, o di benevola approvazione, se si conforma. Questo sguardo è a una sorta di polizia morale. La sua forza, a differenza della “polizia” senza aggettivi, è interiore. Ma il fatto dessere prodotta da noi stessi è forse libertà? Un uomo così è libero, o non assomiglia piuttosto a una scimmia?

b) L´opportunista è un carrierista, disposto a “mettersi al traino”. Il potere altrui è la sua occasione, quando gli passa vicino e riesce ad agganciarlo. Per ottenere favori e protezione, che cosa può dare in cambio? Piaggeria e fedeltà, cioè rinuncia alla libertà. Messosi nella disponibilità del protettore, cessa d´essere libero e si trasforma in materiale di costruzione di sistemi di potere. Così, a partire dalla libertà, si creano catene soffocanti che legano gli uni agli altri. Si può illudersi dessere liberi. Lo capisci quando chi ti sta sopra ti chiede di pagare il prezzo dei favori che hai ricevuto. Allora, taccorgi d´essere prigioniero d´una struttura di potere basata su favori e ricatti, che ti prende dal basso e ti solleva in alto, a misura del tuo servilismo.

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giugno 2nd, 2011

Note storiche sull’idea di uguaglianza

by gabriella

MireilleMathieu, La Marseillaise

La prima formulazione del principio d’uguaglianza, ispirata dall’Illuminismo francese, è contenuta nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti (4 luglio 1776), dove si legge che

«tutti gli uomini sono creati uguali tra loro e sono dotati dal loro creatore di alcuni inalienabili diritti tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità».

La formulazione giuridica matura è comunque della Rivoluzione francese (1789) che, in virtù del principio di eguaglianza, abolisce i privilegi dell’ancien régime. La prima Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, versione francese del 1789, comincia così: Les hommes naissent et demeurent libres et égaux en droits,

“Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti”.

Sebbene quello dell’uguaglianza fosse il diritto fondatore della società uscita dalla Rivoluzione francese – libertà ed eguaglianza sono inscindibili – nell’anno finale della Rivoluzione (1793), Jacques Roux (le curé rouge) aveva denunciato la mancata realizzazione del principio d’eguaglianza:

«La libertà non è che un vano fantasma quando una classe di uomini può affamarne un’altra impunemente. L’uguaglianza, non è che un fantasma, quando il ricco, attraverso gli accaparramenti, esercita il diritto di vita e di morte sui suoi simili.

La Repubblica non è che un vano fantasma quando la contro-rivoluzione opera di giorno in giorno attraverso il prezzo delle derrate alimentari che ¾ dei cittadini non possono pagare senza lacrime”.

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