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Agosto 19th, 2012

Nicola Gallerano, L’uso pubblico della storia. Bodei, Fine delle filosofie della storia?

by gabriella

Staccandosi dalla connotazione negativa che Jurgen Habermas aveva attribuito alla locuzione ‘uso pubblico della storia’, lo storico italiano Nicola Gallerano mostra come da sempre nell’operazione storiografica «la dimensione cognitiva si affianchi e si mescoli con quella affettiva, intrisa di valori, predilezioni, scelte non o pre-scientifiche». Nello specifico le rotture da cui è nata la contemporaneità hanno da una parte fatto perdere la fiducia ingenua di cui erano portatori gli storicismi classici e dall’altra hanno fatto emergere un bisogno di identità e di radicamento i cui effetti sono rintracciabili in una «ipertrofia dei riferimenti storici nel discorso pubblico».

Dall’Introduzione di Nicola Gallerano a L’uso pubblico della storia, F.Angeli, Milano, 1995, p. 7-8.

«Uso pubblico della storia» è una definizione che risale a Jurgen Habermas ed è stata da lui applicata alla «disputa tra gli storici» tedeschi [in G. E. Rusconi (a cura di), Germania: un passato che non passa. I crimini nazisti e l’identità tedesca, Torino, Einaudi, 1987, pp. 102-103]. Per uso pubblico della storia Haberman intende un dibattito che è in ultima istanza etico e politico sul passato. Un dibattito che si svolge «in prima» e non già «in terza» persona, a sottolineare cioè che non si tratta di una disputa scientifica – che richiede appunto la “terza” persona – ma di un contesto che coinvolge direttamente memoria, identità individuali e collettive, giudizi politici sul presente e sul futuro.

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