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settembre 2nd, 2012

Ragazzi selvaggi

by gabriella

Il più famoso dei ragazzi selvaggi: la storia che animò il dibattito illuministico sull’uomo, lo stato di natura e la civilizzazione [elaborato da un testo di Piergiacomo Pagano].

L’umanità deriva da due fonti: una è la natura, i nostri geni, l’altra sono l’educazione e l’esperienza. Ma in che modo interagiscono le due fonti? Sono sufficienti i nostri cromosomi per farci essere così come siamo? L’intuito ci dice di sì ma, come vedremo, le cose stanno diversamente.

Avete mai sentito parlare dei “ragazzi-lupo”, quegli esseri umani abbandonati in fasce e cresciuti allo stato selvatico grazie al buon cuore di qualche animale? Di leggende ce ne sono tante. La più nota è quella di Romolo e Remo, ma ne esistono pure altre, come quelle di Ciro di Persia, Tarzan o Mowgli. D’altra parte è facile immaginare che i neonati indesiderati venissero abbandonati in prossimità di zone selvagge. Succede anche ai giorni nostri e ne abbiamo testimonianza ogni qual volta leggiamo del ritrovamento di bambini lasciati sulla soglia di una chiesa o, peggio, gettati in un cassonetto.

Sicuramente i casi scoperti sono una minoranza e tanti bambini muoiono in breve tempo, tuttavia, di quando in quando e incredibilmente, qualcuno riesce a sopravvivere.

 

I bambini-lupo osservati da Linneo

Carl_LinnaeusSecondo il biologo settecentesco Linneo l’essere umano trovato nel bosco era tetrapus, mutus, hirsutus, ed era sicuramente di una varietà diversa dal resto della specie umana.

Lo chiamò Homo sapiens ferus e citò i casi più famosi: un ragazzo-lupo di Hesse (1344), un ragazzo-orso lituano (1661), un ragazzo-pecora (1672), una ragazza di Cranenburg (1717), un ragazzo trovato in Germania nel 1724 (Peter) e una ragazza di Champagne (1731).

Le ragioni dell’abbandono possono essere tante, dalla povertà al degrado, dalla vergogna a gravidanze indesiderate portate a termine. O, ancora, in paesi come l’India o la Cina i neonati possono essere abbandonati per evitare sanzioni da parte dello Stato.

Diversi sono invece quei casi, forse ancor più pietosi, di bambini tenuti segregati dal mondo esterno, cresciuti in buie cantine o in stalle puzzolenti, soli o a contatto con buoi o maiali.
Tra i casi che la storia ricordi, i più noti riguardano Victor, di cui parleremo a breve; Kaspar Hauser, rapito da neonato e tenuto segregato a lungo, un giovane ritrovato a Nuremberg e poi ucciso in circostanze misteriose, forse perché era l’erede del duca di Baden; Amala e Kamala, due bambine ritrovate in India all’inizio del XX secolo; Genie, una ragazzina segregata da un padre folle negli anni ’70 a Los Angeles.
A leggere di queste vicende si comprende come ciascuna storia sia un dramma a sé, eppure qualcosa le accomuna: nessun ragazzo selvaggio è mai stato normale, nessuno si è mai integrato nella società umana. Perché questo? Cosa saremmo senza la nostra cultura? Gli argomenti da porre in campo sono troppo ampi per poterli riassumere in poche righe, d’altra parte le storie dei bambini selvaggi del passato danno, ancor oggi, molti spunti di riflessione.

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