Archive for Feb 17th, 2018

Feb 17th, 2018

Gaetano Barbella, Il rogo di Bruno

by gabriella

la salamandra, secondo il mito, capace di resistere alle fiamme

Il racconto dei maghi del rogo di Bruno, acceso probabilmente alle 11,35 del 17 febbraio 1600. Pubblicato dal Centro Studi di scienze antiche. Delegazione della Campania.

«[…] Chiunque abbia mai una volta edificato un “nuovo cielo”, trovò la potenza per questa impresa unicamente nel suo proprio inferno»,

Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale, 1887

Così dovette essere per Giordano Bruno il nascere a Nola nel 1548, una certa porta di un inferno che gli si rivelò tale lungo il suo difficile percorso della sua vita, di girone in girone, sempre più verso il suo orrido centro. Viscere in cui si approssimò, prima in quelle del Palazzo del Sant’Uffizio di Venezia, nelle carceri dell’Inquisizione. Era la sera del 23 maggio del 1592. Ma fu solo un perverso “introibo ad altare dei” per essere estradato il 27 febbraio 1593 e rinchiuso definitivamente nelle carceri romane del Palazzo del Sant’Uffizio. Per Bruno fu un lungo calvario, lungo il quale dovette sopportare una croce che diveniva sempre più grave, come fu per il Cristo, in nome del quale, paradossalmente, venne torturato più volte.

Infine, sempre “in nome di Cristo”, l’8 febbraio 1600, fu costretto in ginocchio ad ascoltare la sentenza di condanna al rogo, terminata la quale Bruno riuscì a dire ai suoi giudici la storica:

«Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» («Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla»).

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Feb 17th, 2018

Giordano Bruno

by gabriella
bruno

Giordano Bruno (1548 – 1600)

Ci sono infiniti mondi, dunque l’universo è senza centro, senza gerarchia. L’uomo non è il fine del creato, non essendo diverso dagli altri viventi, se non per la mano e per la sua libertà. Le ragioni del rogo del 17 febbraio 1600, 418 anni fa.

È dunque verso l’aria che spiego sicure le mie ali. Non temo alcun ostacolo, né di cristallo, né di vetro: fendo i cieli e mi ergo verso l’infinito.
E mentre da questo globo mi elevo verso altri cieli e penetro oltre attraverso il campo etereo, lascio dietro di me ciò che altri vedono da lontano.

Giordano Bruno, De l’infinito, universo e mondi

L’8 Febbraio 1600, dinanzi ai Cardinali inquisitori ed ai consultori Benedetto Mandina, Francesco Pietrasanta e Pietro Millini, Giordano Bruno fu costretto ad ascoltare in ginocchio la sentenza di condanna a morte. Alzatosi, indirizzò agli inquisitori l’ultima ammonizione:

Maiore forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam [Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla].

Dopo aver rifiutato i conforti religiosi e il Crocefisso, il 17 Febbraio, con la lingua in giova – inchiodata ad una tavoletta di legno – perché non potesse accusare i suoi carnefici, fu condotto in Campo de’ Fiori, denudato, legato a un palo e arso vivo; le sue ceneri gettate nel Tevere.

 

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