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febbraio 18th, 2018

«Ha fatto anche cose buone»: il culto di Mussolini e le bufale sul fascismo in Italia

by gabriella

culto del duce

Banalizzazione e ignoranza sono, secondo lo Spiegel, i due ingredienti della rimozione collettiva dei crimini fascisti e del conseguente culto di Mussolini.

L’articolo seguente, tradotto da italiadallestero.info, fa luce sull’incredibile persistenza delle falsità sul fascismo davanti a un popolo, quello tedesco, che a differenza del nostro non ha mancato di fare i conti con la storia. In coda l’elenco delle bufale fasciste e la storia di Faccetta nera.

 

Hans-Jürgen Schlamp, Il culto di Mussolini in Italia

In uniforme di guerra o con la mano tesa nel saluto fascista, è in bella mostra in edicola, in libreria e su Internet: il Duce Benito Mussolini, fondatore e “capo del fascismo”, gode di grande popolarità sui calendari italiani. Un mese è raffigurato con l’elmetto e il mento sollevato, e un altro sfoggia una daga romana, sempre con l’immancabile mento volitivo. Anche i suoi prodi soldati con l’elmetto marciano baldanzosi tutti gli anni, a colori o in bianco e nero, affiancati dai simboli dell’immaginario fascista come la svastica.

I turisti stranieri, soprattutto tedeschi, restano allibiti davanti a questa esibizione così esplicita e verificano furtivamente la data dei calendari. Ebbene sì, l’ex dittatore italiano vanta anche nel 2013 una fedele comunità di ammiratori che non si limita solo a comprare calendari.

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febbraio 18th, 2018

Il nuovo senso comune fascista e razzista

by gabriella

Ciò che più colpisce nei fatti di Macerata, non è soltanto il ritorno di un fascismo per strada con le armi in pugno (e qui poco importa che si tratti delle mani di un disadattato), ma il senso comune razzista che rivela: dalla solidarietà al feritore alla brava gente che non chiama l’ambulanza per soccorrere un innocente ragazzo nero che trascina una gamba.

L’ironia di Celestini, l’analisi di Portelli su Il Manifesto del 6 febbraio 2018, Aperta la diga dell’antifascismo dilaga l’odio razziale.

 

Alessandro Portelli, Aperta la diga dell’antifascismo, dilaga l’odio razziale

Lo scrittore afroamericano Richard Wright descrive nella sua autobiografia il clima di terrore che incombeva sulle comunità nere nel Sud della segregazione. Erano tempi, scrive, in cui un crimine commesso da un nero diventava un crimine commesso dai neri; e la conseguenza era la punizione collettiva, il massacro ritualizzato che abbiamo imparato a chiamare linciaggio.

Per molto tempo abbiamo creduto che queste cose fossero un tardo residuo di barbarie da superare con il progresso e la civiltà; quello che è successo nel 2018 nella civilissima città di Macerata conferma che il razzismo non è un residuo che ci lasceremo alle spalle ma un mostro che più credi di averlo ammazzato e più risorge, più orrendo di prima.

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