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Feb 18th, 2018

«Ha fatto anche cose buone»: il culto di Mussolini e le bufale sul fascismo in Italia

by gabriella

culto del duce

Banalizzazione e ignoranza sono, secondo lo Spiegel, i due ingredienti della rimozione collettiva dei crimini fascisti e del conseguente culto di Mussolini.

L’articolo seguente, tradotto da italiadallestero.info, fa luce sull’incredibile persistenza delle falsità sul fascismo davanti a un popolo, quello tedesco, che a differenza del nostro non ha mancato di fare i conti con la storia. In coda l’elenco delle bufale fasciste e la storia di Faccetta nera.

 

Indice

1. Hans-Jürgen Schlamp, Il culto di Mussolini in Italia

1.1 «Sei l’unico Dio»
1.2 «Mussolini era un galantuomo»
1.3 Rimozione collettiva del passato
1.4 Un paese più sano grazie alla destra

 

2. I miti del fascismo

2.1 «Devi ringraziare il Duce se esiste la pensione»
2.2 «Il Duce garantì l’assistenza sanitaria a tutti lavoratori»
2.3
«La cassa integrazione guadagni è stata pensata e creata dal Duce»
2.4 «Il Duce ha avviato il progetto della bonifica pontina»
2.5 «Ai tempi del Duce eravamo tutti più ricchi»
2.6 «Il Duce ha fatto costruire grandi strade in Italia»
2.7 «Quando c’era lui i treni arrivavano in orario»
2.8 «Il governo di Mussolini raggiunse il pareggio di bilancio il primo aprile 1924 (e quindi è migliore dei governi attuali)»
2.9  «Mussolini rinunciò al suo stipendio per risanare l’economia e finanziare la guerra»
2.10 «Mussolini non aumentò le tasse»
2.11 Mussolini impose ai membri del governo l’uso delle biciclette facendo risparmiare miliardi al popoli italiano
2.12 I fascisti non hanno mai rubato
2.13 Il Duce è stato l’unico uomo di governo che abbia veramente amato questa nazione

 

3. Squadrismo e violenza politica

3.1 La repressione: dagli omicidi al Tribunale speciale per la difesa dello Stato
3.2 Il confino
3.3 La deportazione
3.4 La guerra

 

4. La storia di Faccetta nera

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Feb 18th, 2018

Il nuovo senso comune fascista e razzista

by gabriella

Ciò che più colpisce nei fatti di Macerata, non è soltanto il ritorno di un fascismo per strada con le armi in pugno (e qui poco importa che si tratti delle mani di un disadattato), ma il senso comune razzista che rivela: dalla solidarietà al feritore alla brava gente che non chiama l’ambulanza per soccorrere un innocente ragazzo nero che trascina una gamba.

L’ironia di Celestini, l’analisi di Portelli su Il Manifesto del 6 febbraio 2018, Aperta la diga dell’antifascismo dilaga l’odio razziale.

 

Alessandro Portelli, Aperta la diga dell’antifascismo, dilaga l’odio razziale

Lo scrittore afroamericano Richard Wright descrive nella sua autobiografia il clima di terrore che incombeva sulle comunità nere nel Sud della segregazione. Erano tempi, scrive, in cui un crimine commesso da un nero diventava un crimine commesso dai neri; e la conseguenza era la punizione collettiva, il massacro ritualizzato che abbiamo imparato a chiamare linciaggio.

Per molto tempo abbiamo creduto che queste cose fossero un tardo residuo di barbarie da superare con il progresso e la civiltà; quello che è successo nel 2018 nella civilissima città di Macerata conferma che il razzismo non è un residuo che ci lasceremo alle spalle ma un mostro che più credi di averlo ammazzato e più risorge, più orrendo di prima.

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