Dal sistema Speenhamland alle Workhouse

by gabriella

Workhose

In un periodo in cui l’Inghilterra stava affrontando anni di raccolti scarsi, con il prezzo del grano che continuava a salire senza la possibilità di poterlo importare dall’Europa, a Speenhamland, un distretto a sud del paese, alcuni magistrati si riuniscono in una locanda del villaggio di Speen e decidono di riformare completamente l’assistenza ai poveri. Si trattava di una innovazione sociale ed economica per quei tempi, fondata sul “diritto di vivere”.

Fino ad allora, infatti, secondo quanto regolamentato dall’Act of Settlement del 1662, il lavoratore era legato alla propria “parrocchia”. La Speenhamland Law liberalizzava i lavoratori da queste “corporazioni” e contestualmente prevedeva un sistema di sussidi da aggiungere ai salari. L’idea era di assicurare un reddito di base soprattutto ai poveri e alle loro famiglie indipendentemente dai loro guadagni per raggiungere un adeguato livello di sussistenza. Le quote da assegnare a ogni componente della famiglia sarebbero state quantificate sulla base del prezzo del pane.

In poco tempo il sistema si diffuse in tutto il sud dell’Inghilterra e, in particolare, nelle aree rurali e nei distretti manifatturieri.

Nel 1832 il governo di Londra avviò un’indagine a livello nazionale sulle condizioni di lavoro, sulla povertà delle zone rurali e sul “sistema Speenhamland” per quella che, scrive Rutger Bregman nel libro Utopia for Realists, è stata considerata la più ampia indagine governativa della storia.

Il rapporto finale di 13mila pagine giungeva alla conclusione che il piano sperimentato era stato disastroso perché aveva portato a un’esplosione demografica, alla riduzione dei salari e al degrado della classe operaia inglese.

Tra il 1960 e il 1970, il rapporto venne riletto da alcuni storici che scoprirono che buona parte del testo del rapporto finale era stata scritta prima della raccolta dei dati e che solo il 10% dei questionari distribuiti era stato compilato. Quasi nessuna delle persone intervistate era tra le beneficiarie del sussidio.

Tale falsificazione si legava evidentemente alla necessità di creare un mercato del lavoro libero da vincoli e a basso costo attraverso cui alimentare l’industrializzazione britannica.

Nel 1834 il “sistema Speenhamland” viene quindi smantellato definitivamente e, sulla base del rapporto, parzialmente truccato, venne approvato il Poor law amendment act, che segnò una netta inversione di tendenza nella gestione delle politiche assistenziali: l’assistenza veniva subordinata a condizioni così restrittive da renderla meno appetibile del lavoro salariato.

Lo sciopero divenne illegale (Combination Law, 1799) e l’organizzazione operaia considerata associazione a delinquere per commettere atti di vandalismo contro la proprietà.

Saint Peter’s Field, 16 agosto 1819, la carica della cavalleria contro una manifestazione di 80.000 persone che fece 684 morti e passata alla storia come massacro di Peterloo (da Waterloo)

Un Orfan Working School dell’età vittoriana

Nel 1834, il Poor Law Amendament Act (o New Poor Law) istituisce le workhouse, luoghi di lavoro coatto dove venivano rinchiusi vagabondi, orfani, disoccupati. Si realizzava, così l’idea, concepita oltre cento trent’anni prima da John Locke, che i poveri e i senza lavoro dovessero essere internati e forzati al lavoro, come misura di sicurezza pubblica e di moralizzazione individuale.

In questo contesto era nata, nei primi decenni dell’800, l’agitazione industriale  detta luddismo (1811-16) dal nome di Ned Ludd, protagonista  – probabilmente immaginario – dei primi sabotaggi, e il luddismo agrario che usava il nome del capitano Swing (1830-31).

Tali agitazioni che vengono represse con decine di impiccagioni e centinaia di deportazioni in Australia, rappresentavano una risposta a cambiamenti che avevano ripercussioni su tutto il loro stile di vita; cioè – come osservava un contemporaneo, al fatto

«che il lavoro adulto non abbia più valore di quello dei bambini o delle donne; [che] i lavoratori uomini sono ridotti a meri osservatori ed esecutori di voleri della macchina che non richiede per gran parte delle sue operazioni un impegno fisico o intellettuale; [così che] il maschio adulto ha iniziato ad andare via ed è stato sostituito da coloro che nell’ordine tradizionale delle cose dipendevano da lui per il loro sostegno. [Questo] ha preparato la strada alla rottura dei legami che tenevano insieme una società e che erano le basi della felicità domestica e del valore nazionale» [P. Gaskell, Artisans and machinery, 1836, cit. in K. Robins, F. Webster, Tecnocultura (1999), trad. it., 2003, p. 81]. 

Lord Byron (1788 – 1824)

Quando, nel 1812, il Parlamento inglese votò il Frame Breaking Bill che infliggeva la pena capitale a chi distruggeva i telai meccanici – reato allora punito con la deportazione da 7 a 14 anni – alla Camera dei Lord solo George Byron si espresse in modo contrario, sferzando i lord con ironia:

Gli operai, nella cecità della loro ignoranza, invece di rallegrarsi dei perfezionamenti in queste arti così vantaggiose per il genere umano, si considerarono vittime dei progressi meccanici. Nella loro follia immaginarono che l’esistenza e il benessere del popolo fossero questione di maggior importanza dell’arricchimento di alcuni individui, conseguenza del perfezionamento negli strumenti del lavoro che lasciano l’operaio senza collocamento. […]

Ma immaginiamo che una tale legge sia adottata; immaginiamo uno di quegli uomini, quali io ne ho visti … smunti dalla fame, immersi in una cupa disperazione, incuranti di una vita che le Signorie Vostre apprezzano forse meno di un telaio… immaginiamo quell’uomo circondato dai figli ai quali non può dare pane neppure a rischio della vita, in procinto di vedersi strappato per sempre da una famiglia che la sua pacifica industria aveva fino allora sostenuta, e per la quale non può più far nulla… immaginiamo un tal uomo, e ce ne sono delle migliaia in questa situazione fra i quali potete scegliere le vostre vittime; immaginiamolo trascinato dinanzi a un tribunale per esservi giudicato per questo nuovo misfatto in virtù di questa nuova legge; ebbene, mancheranno ancora due cose, secondo me, per giudicarlo e condannarlo, cioè… dodici becchini per giurì, e un Jefferies per giudice! [il giudice Jefferies, attivo sotto Giacomo II, nel XVII secolo, passò alla storia per la sua spietatezza unita al servilismo verso il sovrano, NDR].

Print Friendly, PDF & Email


Comments are closed.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: