Dopo il Welfare, Non profit, volontariato, solidarietà

by gabriella

volontariatoIl terzo settore, così chiamato per la sua collocazione tra stato e mercato, assume un particolare significato se inquadrato nello scenario della crisi dello Stato sociale e delle sue politiche assistenziali.

La proliferazione di iniziative benefiche e filantropiche (non profit, volontariato, solidarietà) degli anni ’90 è stata, infatti, la risposta alla crisi del Welfare, una crisi di risorse, ma anche ideale e organizzativa, che si è legata alle crescenti difficoltà di raccolta fiscale degli stati nazione (si vedano le voci globalizzazione e fiscalità di vantaggio) e a una drastica perdita di legittimità delle misure, criticate per la loro inefficienza (alcune fasce di popolazione non abbiente, quale ad esempio quella dei giovani disoccupati, ne sono rimaste tradizionalmente fuori) e iniquità (quale fonte di “sprechi” e scandali) [qui un servizio di radiorai1].

pio albergoIl disimpegno dell’iniziativa statale è stato infatti accompagnato da critiche all’efficienza e all’efficacia degli interventi e da scandali che evidenziavano come le politiche di Welfare fossero intessute di malversazioni. Lo scandalo del Pio Albergo Trivulzio aprì, non a caso, la stagione milanese di Mani pulite (1992), poi sfociata in Tangentopoli. Venticinque anni dopo, quell’epoca si è chiusa idealmente con lo scandalo delle esternalizzazioni dei servizi socio-assistenziali a cooperative non meno costose per l’erario o più affidabili dal punto di vista della trasparenza degli appalti. Dal gigantesco affaire Mafia capitale è, infatti, emerso come le relazioni della cooperativa Buzzi avessero edificato un autentico mondo-di-mezzo tra politica (dall’estrema destra dei NAR all’amministrazione capitolina di centro-sinistra) mondo imprenditoriale e mafie.

Nei casi di corretta gestione, non mancano, peraltro, ambiguità significative circa la presunta assenza di profitto di associazioni che si comportano in tutto e per tutto come imprese, promuovendo il proprio brand sui media e assumendo personale per assicurare la continuità organizzativa delle loro iniziative. Un caso specifico è rappresentato dalle cooperative sociali che occupano lavoratori retribuiti (con contratti, di solito, particolarmente svantaggiosi per i “soci-lavoratori”) insieme a volontari, per un giro d’affari stimato nel 2005 a oltre sei miliardi euro [fonte Wikipedia].

In questo quarto di secolo, l’avvicendamento del mercato sociale al welfare pubblico e l’aziendalizzazione dei servizi pubblici, è proseguito senza ripensamenti. Ciò che accomuna queste proposte di liberalizzazione e privatizzazione del settore dei servizi, è l’accento posto sulla

«tendenziale sostituzione del welfare state, che presuppone mediazione amministrativa e responsabilità pubblica nella riproduzione sociale – ha osservato Ota del Leonardis in un’indagine sociologica del 1998 – , con relazioni di scambio tra domanda e offerta di beni ‘sociali’, che presuppongono invece capacità di autoregolazione della società».

mafia capitale

Mafia Capitale

Di fronte alla crisi fiscale, ideale e organizzativa dello stato sociale si è risposto, insomma, con la fiducia assoluta nell’autorganizzazione della società tramite le energie del libero mercato.

Separate dalla cornice politica, che ha nel patto costituzionale la sua fonte, le misure assistenziali hanno finito per naturalizzare il disagio sociale e la povertà [temine che ha smesso di fare scandalo ed è stato riammesso nei dibattiti pubblici] che ben si conciliano con la priorità assegnata ai criteri economici e con la passività nei confronti dell’insostenibilità sociale dell’economia. L’insistenza sulle capacità autorganizzative della società (la welfare society) tradisce infatti un ritorno delle «culture del privato», in cui anche per quanto attiene alle questioni di cittadinanza si fa appello a motivazioni appartenenti alla sfera privata (gli interessi personali, i valori morali) e in cui la solidarietà stessa rischia di AAA-cercasi-volontaridiventare «il sostituto privatistico della corresponsabilità verso la cosa pubblica» [O. De Leonardis, In un diverso Welfare. Sogni e incubi, Milano, 1998, p. 19].

In questo contesto non mancano, anche nei casi di corretta gestione, ambiguità significative circa la presunta assenza di profitto di associazioni che si comportano in ogni aspetto come imprese, promuovendo il proprio brand sui media e assumendo personale per assicurare la continuità organizzativa delle iniziative. Recentemente, gli spot televisivi per la raccolta di fondi si sono fatti più drammatici ed efficaci, come evidenziano la campagna di fundraising di Save the Children e lo spot John non ha mangiato oggi, esempio di Direct Response Marketing che chiama direttamente alla risposta i telespettatori.

L’impegno personale, risorsa e problema

iononlavorogratisperexpo5Un caso specifico è rappresentato dalle cooperative sociali che occupano lavoratori retribuiti (con contratti di solito particolarmente svantaggiosi) insieme a volontari, per un giro d’affari stimato nel 2005 in Italia a oltre sei miliardi euro [fonte Wikipedia].

Quella del volontario è un’attività che risponde perfettamente tanto alle esigenze di riduzione dei costi per le istituzioni pubbliche, che di ricerca del senso della vita e del proprio tempo da parte di giovani sempre più marginalizzati nella società del non-lavoro. Così, mentre, da un lato, l’attività di volontariato diventa concorrente del lavoro giovanile, contribuendo con la gratuità alla svalutazione del lgionoavoro salariato, dall’altro, assolve al ruolo sempre più indispensabile di sostituto del lavoro, entrando nella costruzione dell’identità dei volontari, gratificandoli per il senso di utilità e autoefficacia che ricavano da questa esperienza e dando senso al tempo libero in eccesso di cui i giovani dispongono.

Mentre si prepara un riordino normativo che si prefigge di ampliare la sfera d’azione del terzo settore, emergono iniziative tese a ripubblicizzare l’intervento sociale, concentrate in un dibattito a più voci sul reddito di cittadinanza (Basic Income) e salario minimo garantito.

Qui sotto tre risorse per riflettere: la poesia dell’impegno gratuito ne L’uomo che piantava alberi, di Jean Giono [introduzione, testo originale e versione italiana] e la sua ambiguità evidenziata nei riflessi sociali della sua diffusione dal dibattito di Tutta la città ne parla [RadioRai3] del 29 luglio 2015e da un testo di Jacques Godbout sul rapporto tra le relazioni di dono con quelle statali e di mercato.


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