Ezio Mauro, La legge superiore

by gabriella

Carola come Antigone [vedi anche l’articolo di Raffaele Salinari per il Manifesto], nell’articolo uscito oggi, 28 giugno 2019, su Repubblica.

Funziona così: c’è un fatto, poi c’è l’uso politico di quel fatto, che lo trasforma, in una trasposizione quasi teatrale. La vera questione è che noi cittadini consumiamo questa trasformazione, non la realtà. Tutti: il dibattito politico, l’informazione, anche le istituzioni.

Figuriamoci l’elettore, che è il destinatario finale di questo accumulo d’interpretazioni e di strumentalizzazioni che si sono via via aggiunte alla vicenda originaria, deformandola.

Naturalmente è il caso della Sea-Watch, trasformata immediatamente da Salvini nel mostro di Lochness domestico dell’estate. Forse è apparso un po’ troppo presto per dominare il vuoto estivo nel calore disattento delle vacanze, riempiendolo di propaganda non politica, ma ideologica: e tuttavia la tempistica è comunque utile per deviare l’attenzione della pubblica opinione dalle liti interne al governo [….] dunque avanti tutta per ingigantire il caso Sea-Watch a dismisura, scegliendo il terreno propizio su cui passare all’attacco, mentre la realtà politica costringerebbe il governo a rimanere zitto, sula difensiva, davanti a l vuoto della sua inconcludenza.

Da solo, senza ingigantirlo in una dimensione simbolica dell’intero fatto-migrazione il fatto, com’è evidente, non riuscirebbe a reggere l’operazione politica che gli si sta costruendo intorno. La nave di una ONG tedesca ha soccorso 43 persone al largo della LIbia e ha rifiutato di riportarli da dove erano partiti, basandosi sul giudizio dell’ONU che non riconosce la Libia come porto sicuro, viste le torture, gli stupri, i campi di detenzione.

Sea-Watch è rimasta in attesa 14 giorni. Una visita medica ha disposto lo sbarco di 11 persone, tra cui donne incinte e bambini. Il ministro dell’Interno ha schierato le motovedette, negando l’autorizzazione a entrare in porto.

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha deciso di non intervenire perché per gli altri migranti rimasti a bordo non esiste un immediato pericolo di vita e ha chiesto al governo italiano di farsi comunque carico del problema.

Arrivati al quindicesimo giorno, con le persone allo stremo delle forze, la capitana di 31 anni della nave, Carola Rackete, ha annunciato la decisione di entrare nelle acque territoriali italiane, violando le norme per una necessità impellente, in quanto non era più in grado di garantire la sicurezza sanitaria delle persone a bordo. La sua comunicazione alla Capitaneria è stata semplice:

Li porto in salvo.

A questo punto di sono realizzate tutte le condizioni dell’ideologia salviniana. Occorrevano ancora due travestimenti. Il primo per truccare la nave ONG nell’avamposto di una minaccia epocale, sospesa sul nostro paese e su tutta la civiltà europea.

Per ottenere questo risultato era necessario smaterializzare la dimensione e la portata reale della vicenda, col suo carico di 42 disperati in un mare che ha già visto 2555 sbarchi nei primi mesi di quest’anno, con circa 300 persone arrivate a Lampedusa soltanto nell’ultimo mese.

Il secondo travestimento è quello del ministro dell’interno impegnato in una funzione addirittura “sacra”: la difesa dei confini nazionali: che si tutelano in Europa, dove Salvini è assente, cambiando le norme, non chiudendo il mare.

Ma adesso si poteva mandare in scena, a reti unificate, lo scontro tra l’Italia tutta intera, rappresentata da Salvini, e la nave fantasmatica che porta con sé non persone che scappano dalla miseria e dalla violenza, ma l’incubo dell’«invasione», anzi della «sostituzione» degli immigrati africani, neri e musulmani, al posto dell’italiano bianco e cristiano.

Una nave, per di più comandata d una donna, da mettere dunque immediatamente alla berlina, perché

«crucca e figlia di papà che si sente in colpa perché bianca»,

come titolava ieri un giornale.

Secondo il Vice presidente del Consiglio

«una sbruffoncella»,«pagata da non si sa da chi e che la pagherà fino in fondo: fallo a casa tua il volontariato».

Per i migranti disprezzo:

«È iniziata la stagione». I prossimi possono andarsene in Costa azzurra oppure a Mikonos, o anche a Ibiza. Oppure vadano un po’ ad Amsterdam, un po’ a Berlino, e quel che avanza a Bruxelles. Nessuno può pensare di fare i porci comodi suoi, mi sono rotto le palle».

Per l’Europa, vendetta, con la minaccia di non identificare più i migranti che arrivano in Italia in modo da lasciarli liberi di chiedere asilo ovunque aggirando gli accordi di Dublino, e con il progetto di alzare il primo muro italiano di filo spinato con la Slovenia per impedire arrivi dai Balcani.

Con queste parole in cui non c’è un concetto, e la politica è ridotta a slogan, si inaugura l’estate della politica italiana, latitanti i Cinque Stelle, con Di Maio che esce dal letargo per attaccare come al solito le Ong di pronto soccorso, sostenendo che la Sea-Watch vuole
«farsi pubblicità», mentre Meloni nell’inseguimento sovranista a Salvini è costretta a rincarare la dose, e chiede immediatamente di

«affondare» la nave.

Ma è sbagliato pensare che la questione Sea-Watch riguardi soltanto il mondo politico, perché in realtà misura il sentimento della pubblica opinione, quindi ci chiama in causa direttamente.

Entrambi i contendenti, a capitana e il capitano, si richiamano infatti a questioni più generali, sulle quali si gioca l’egemonia del pensiero dominante, ma anche più banalmente la coscienza di un popolo, la misura della sua civiltà.

La vicenda infatti, così com’è stata radicalmente posta, divide in due il Paese, e proprio sulle categorie profonde che stanno dietro la contesa materiale. Ciò che Salvini configura (e su cui una buona parte di  italiani concorda) è uno scenario di emergenza nel quale l’Italia è costretta a muoversi, in cui sono in gioco elementi primordiali e istintivi, come la sicurezza, addirittura l’incolumità, l’identità, la comunità, la nazione trasformata in sangue, lingua, fede, terra.

Da qui deriva una continua manutenzione della paura, che viene sfamata con la ferocia crescente dei toni, con la crudeltà dei giudizi, con la brutalità dei propositi: una disumanità empia che chiaramente non aumenta di un millimetro la soglia materiale di sicurezza dei cittadini, ma risponde all’ansia che questa stessa predicazione politica alimenta, in un circolo vizioso che sta diventando — questo è il punto — la cifra espressiva, di linguaggio, culturale degli italiani, nella dannazione costante della solidarietà, del volontariato, della responsabilità, elementi di un’epoca travolta dall’empito populista e sovranista.

Dall’altro lato, col suo colpo di timone per entrare legalmente in porto sfidando gli obblighi di legge, la capitana della Sea-Watch ha risposto a un obbligo che considera supremo, lo stesso che l’ha portata a incrociare le acque davanti alla Libia: salvare vite umane, soccorrere i disperati, tentare di dar loro un approdo, un rifugio e quindi una speranza di futuro.

In questo modo, paradossalmente, Carola Rackete ha compiuto un gesto di legalità, come dice Saviano, perché ha ubbidito a una legittimazione superiore a quella delle norme invocate da Salvini, che oggi chiede per lei l’arresto. Potremmo dire che la questione legale si contrappone alla questione morale, a Lampedusa: e in questo caso, pur avendo rispetto per le leggi, si ubbidisce alla propria coscienza.

Ma cosa succede quando la questione morale non corrisponde al sentire comune, è sfasata rispetto al sentimento dell’epoca, è in minoranza nella coscienza collettiva? Quando  l’imperativo etico non viene riconosciuto come universale, e diventa una testimonianza individuale, circondata dall’indifferenza o dal cinismo?

Questa è la domanda che esce dalla contesa diretta, e interpella tutti noi. Siamo diventati ottusi rispetto al principio di cui è pervasa tutta la nostra Costituzione, cioè la dignità della persona, all’idea che l’essere umano in quanto tale è titolare di diritti inviolabili, cioè di diritti “naturali” e dunque ha il potere morale di pretendere che vengano soddisfatti e rispettati.

Ci siamo scordati che la Dichiarazione dei diritti dell’uomo vede nel riconoscimento della dignità delle persone il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. Non siamo all’altezza delle norme che abbiamo scritto noi stessi, nel tentativo di migliorare la nostra vita, perché ci proteggessero nei momenti difficili.

Oggi ci siamo, e crediamo di poter fare a meno di una legge superiore, di poter cancellare il sentimento del limite, la nozione degli obblighi: come se in quest’epoca sfortunata la convenienza dovesse sempre prevalere sulla coscienza.

 

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9 Comments to “Ezio Mauro, La legge superiore”

  1. Gentile Gabriella,
    c’è un piccolo bug nel discorso del Mauro che lei con tanto intento riporta. Ovvero nella parola fatto che è la scelta tra fatto e fatto; il cogliere questo da quello già nel giornalista trasforma il fatto da questo in quello ( trascuro di esprimere il mio non solitario fastidio – Carl Kraus, Schopenauer mi sono testimoni – per la categoria a mio giudizio ascrivibile e non di rado al campo degli stupidi e degli impostori – tra questi colui che lei cita e che sceglie di accodarsi al rataplàn comune e c’è un perché). È alchimia politica e utilizzo delle fonti in arma funzionale a questa o quella politica. Mauro domani potrebbe afferrare con disinvoltura l’arma vaccini per sostenere la causa di chi vaccini osteggia. Dipende dal padrone o dal mentore, l’interesse, che lo agisce in quel momento. ( Il Mentore Scalfari in sua vita non ha fatto altro che appoggiare ogni tipo di potente di successo in quel momento, fosse De Mita, Craxi o Questo o “Quello”) Lei dovrebbe sapere che non esistono i fatti, il filo di perle di cui si adornano in genere quanti per mestiere ne infilano e ne vendono, ma interpretazioni ed è impossibile, mi pare, che così non sia. Agito in buonafede e consci di questo, l’interpretare male non fa, conquista qualche 25 lettori in più o in meno. C’è chi, il sottoscritto, adora Manzoni o Proust o Cèline e chi no, ma era lontano dalle intenzioni di coloro il fare propaganda. Anzi stare alla larga da ogni imbonitore è un lavoro, legga Cioran, per chi capisca gli inganni del vivere comune in comune, delle fedi. Prendiamo appunto Manzoni che è stato interpretato via via da pletore di giornalai cattolici pro domo dèi. C’è gente che si guadagna da vivere – pubblicitari, televisivi e giornalisti – vendendosi, chiunque lavori per vivere anche lei finchè non andrà in pensione, al potente che li paga e a’ lor conquistato pubblico vendendo ciò che esso desidera con voluttà sentirsi dire. Lei sa come in tempi andati ci fosse una borsa valori dei predicatori ecclesiastici, quelli belli, quelli affascinanti, quelli brillanti, quelli ispirati e via dicendo. Agiscono e ne guadagnano a usura, un po’ come qualunque bottegaio o come quelle mamme che danno retta al visino del bambino che recita il suo “non voglio andare a scuola oggi” come segnale sicuro di febbre in arrivo, che dico, sintomo di epidemia. E il piccolo impostore soddisfatto si rintana nel letto sfregando un po’ il termometro così da dare a madre il riscontro adatto. La mamma credo sappia dell’inganno ma si compiace di recitare la parte della Nightingale. Indi a loop. Legga CIoran invece di Mauro. È un suggerimento e una scelta. Cordialmente.

  2. Caro Pasquale,
    non è per difendere un positivismo d quattro soldi che penso che il respingimento una nave di migranti sia un fatto. Con tutti i dubbi che ci possono venire sulla realtà, che un pugno fa male ce lo rende subito molto meno ipotetico.

    E che stavano male lì sopra, dormendo in coperta, ragazzi che hanno l’età dei nostri figli e che dovremmo guardare con la stessa benevolenza, mi pare fuori discussione.

    Non stimo per niente Mauro e Scalfari e leggere Repubblica mi è sembrata una fatica non da un giorno, ma quando trovo un articolo interessante, e ieri l’ho sentito leggere a Prima pagina, non è perché è scritto da Mauro o uscito per Repubblica che lo respingo.

    Grazie per i consigli di lettura, li terrò presenti per l’estate.

    • «E che stavano male lì sopra, dormendo in coperta, ragazzi che hanno l’età dei nostri figli e che dovremmo guardare con la stessa benevolenza, mi pare fuori discussione.»

      Ma se non fa freddo neppure qui in nord Italia, figuriamoci lì a Pozzallo, Lampedusa o dintorni. Perché scandalizzarsi se dormono in coperta, crede che possano prendersi un raffreddore? Io non ne ho mai preso uno dormendo all’aperto sulle navi che da Ancona portano a Split, in Croazia.
      Eppoi, chi gli vietava di mettersi al riparo se avevano freddo? I loro stessi salvatori, che casualmente erano nel posto giusto al momento giusto per compiere l’ennesima buona (e giusta) azione?

      Però è il termine benevolenza mi sta un po’ stretto. Perché se è quella stessa benevolenza con cui trattiamo i nostri figli (specialmente nelle scuole, facendo credere loro di essere dei geni con voti sproporzionati) allora avremo sicuramente delle belle sorprese in un futuro molto prossimo.

      Che dire? Beata lei che ancora riesce a credere a gente che senza pietà ha affamato la Grecia e ora vuol fare la stessa cosa con il nostro paese operando su più fronti.

      p.s. Una curiosità, c’è un altro articolo molto importante di cui non ha parlato: gli affidi illeciti e le violenze annesse e connesse. Come mai? Non sono nostri figli anche loro?

      • Se fai un salto a qualche anno fa troverai nelle pagine indietro parecchi articoli sulle politiche di austerity: la differenza tra me e voi è che io non giustifico un fascista quando sembra difendere casa mia e continua a farmi schifo la violenza che scarica sui più deboli. Sono scelte.

        • «Se fai un salto a qualche anno fa troverai nelle pagine indietro parecchi articoli sulle politiche di austerity»

          Sì è vero. Pur mancando quello al momento in auge (i.e. gli affidi), sull’austerity ci sono diversi articoli e col tempo, forse, li leggerò tutti. Però al momento preferisco dare priorità a quelli del suo blog che trattano dei fondamentali, perché di fatto costituiscono la cassetta degli attrezzi. Naturalmente bisogna imparare anche ad usarli.

          «La differenza tra me e voi è che io non giustifico un fascista quando sembra difendere casa mia e continua a farmi schifo la violenza che scarica sui più deboli. Sono scelte.»

          Allo stesso modo, come si può giustificare chi sembra voler difendere i “deboli” scaricandoli tutti a casa nostra, mentre loro li rifiutano o ne fanno la giusta proporzione con le risorse disponibili? Sono scelte. Del resto bisogna pur far violenza da qualche (debole) parte. Perché allora farne così maldestramente due fasci, quasi a voler separare quello buono dalla zizzania?

          • “Allo stesso modo, come si può giustificare chi sembra voler difendere i “deboli” scaricandoli tutti a casa nostra, mentre loro li rifiutano o ne fanno la giusta proporzione con le risorse disponibili?”

            E’ un falso Max,
            vada a leggersi i dati: sulle nostre coste sta arrivando un decimo del flusso migratorio proveniente dall’Africa.

            Per poter parlare bisogna prima fare piazza pulita di credenze nevrosi.

            • «È un falso … vada a leggersi i dati: sulle nostre coste sta arrivando un decimo del flusso migratorio proveniente dall’Africa.»

              Potrei anche leggermi i (suoi?) dati, ma a che pro se poi stonano con la realtà?
              https://www.repubblica.it/esteri/2018/07/03/news/migranti_austria_frontiere-200704252
              All’articolo aggiungerei anche il noto filmato del pulmino che dalla Francia scarica illegalmente immigrati in Italia. Faranno parte di quel 90% che non passando dalla porta si affrettano dalle finestre? 🙂

              «Per poter parlare bisogna prima fare piazza pulita di credenze nevrotiche.»
              E io che pensavo che quelle foto nell’articolo erano solo un retaggio degli studi sulla comunicazione 😉

              Lo sa? Sembra non perdere mai un’occasione per un soft attacco ad personam che, trattandosi di un blog a carattere didattico, mi è sorto un dubbio. Forse forse, si tratta di un banale caso di “noblesse oblige”?
              Sa’, a volte bisogna saper leggere oltre le righe 🙂

              Cerchiamo di non fare l’errore di Prometeo (cfr post successivo). La diversità è una perla preziosissima, ma anche le perle preziose devono essere selezionate (pur essendo tutte belle, non vanno tutte bene per lo stesso gioiello) e lavorate con cura (con le altre devono formare un bel design). Non illudiamo perciò le persone, vuoi a scuola sull’importanza delle differenze nella società o sulla fratellanza, vuoi nel mondo con la bontà sconsiderata. Noi non abbiamo così tante risorse, a causa dei continui saccheggi che ormai da secoli si ripetono nel nostro paese. E, casualmente, a perpetrarli, vuoi con le guerre, vuoi con la logica del marchese del grillo a tutto tondo, sono proprio quelli che vengono a darci lezioni di bontà.

              Proprio adesso mi è venuto in mente un fatto sui pericoli della bontà disgiunta dalla razionalità.
              Mi sono ricordato di un documentario dove una signora francese, per compassione, adottò un ragazzino africano con il volto sfigurato a causa di un incidente (nel sonno, rotolandosi, era finito con la faccia sul fuoco lasciato acceso). Lo portò con sé in Francia, legalizzandone l’adozione. Ma, ahi-lui, fece l’amara scoperta che nel nuovo mondo si da’ molta importanza soprattutto all’aspetto fisico.
              Morì suicida camminando sui binari, mentre andava incontro al treno che passava a forte velocità.
              La chiami pure demagogia, se vuole.

  3. Cara Gabriella ,
    grazie per la replica cui non replico altrimenti che con questa replica
    https://www.roars.it/online/urlare-dellimmigrazione-per-tacere-dellemigrazione/
    Scritto da una persona con qualche struttura intellettuale e un filo di pancia in meno, non di dico di lei s’intende che par magrissima. Buone cose. DSC

    • Io non lo vedo questo legame,
      se non per appassionati di strategie politiche e posizionamenti: non trovo difficoltà a inguastirmi per le diseguaglianza sempre più grandi che si aprono sotto i nostri piedi e provare la stessa rabbia per come vengono trattati uomini nati da un’altra parte.

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