Italo Calvino, Un’infanzia sotto il fascismo

by gabriella

italo_Calvino

A proposito dell’esonero dalla lezione di religione che i suoi genitori chiesero per lui al liceo Cassiani di Sanremo, Calvino commentava:

Ci si abitua ad avere ostinazione delle proprie abitudini, a trovarsi isolati per motivi giusti, a sopportare il disagio che ne deriva, a trovare la linea giusta per mantenere posizioni che non sono condivise dai più.

 


6 Comments to “Italo Calvino, Un’infanzia sotto il fascismo”

  1. sto appunto leggendo un libro di Hermann Hesse (“il coraggio di ogni giorno”) in cui sostiene lo stesso, ripercorrendo alcune fasi della propria vita.
    comincio a credere che, in qualche modo perverso, siano meglio un’infanzia ed una giovinezza sotto l’oppressione (in cui, almeno, si forma il carattere) che in una libertà come quella contemporanea.

    • l’oppressione forma il carattere ai pochi che si oppongono, non ai molti che si conformano. Quella contemporanea, poi, non è libertà: è un po’ meno (è condizionamento soft) e un po’ più (è lassismo ipocrita). Ciao

      • sì, ovviamente la formazione vale solo per chi non si conformi alla regola data.
        la differenza, molto sinteticamente, sta nel fatto che in sistemi oppressivi si percepisce più facilmente la necessità di non conformarsi a regole percepite come ingiuste. mentre in sistemi “liberi” è più facile illudersi del contrario e, di conseguenza, conformarsi.

  2. In direzioni ostinate e contrarie…….


    Tentò la fuga in tram
    verso le sei del mattino
    dalla bottiglia di orzata
    dove galleggia Milano
    non fu difficile seguirlo

    il poeta della Baggina
    la sua anima accesa
    mandava luce di lampadina
    gli incendiarono il letto
    sulla strada di Trento

    riuscì a salvarsi dalla sua barba
    un pettirosso da combattimento

    I Polacchi non morirono subito
    e inginocchiati agli ultimi semafori
    rifacevano il trucco alle troie di regime
    lanciate verso il mare

    i trafficanti di saponette
    mettevano pancia verso est
    chi si convertiva nel novanta
    ne era dispensato nel novantuno

    la scimmia del quarto Reich
    ballava la polka sopra il muro
    e mentre si arrampicava
    le abbiamo visto tutto il culo

    la piramide di Cheope
    volle essere ricostruita in quel giorno di festa
    masso per masso
    schiavo per schiavo
    comunista per comunista

    La domenica delle salme
    non si udirono fucilate
    il gas esilarante
    presidiava le strade
    la domenica delle salme
    si portò via tutti i pensieri
    e le regine del ”tua culpa”
    affollarono i parrucchieri

    Nell’assolata galera patria
    il secondo secondino
    disse a ”Baffi di Sego” che era il primo
    si può fare domani sul far del mattino
    e furono inviati messi
    fanti cavalli cani ed un somaro
    ad annunciare l’amputazione della gamba
    di Renato Curcio
    il carbonaro

    il ministro dei temporali
    in un tripudio di tromboni
    auspicava democrazia
    con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
    voglio vivere in una città
    dove all’ora dell’aperitivo
    non ci siano spargimenti di sangue
    o di detersivo
    a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
    eravamo gli ultimi cittadini liberi
    di questa famosa città civile
    perché avevamo un cannone nel cortile

    La domenica delle salme
    nessuno si fece male
    tutti a seguire il feretro
    del defunto ideale
    la domenica delle salme
    si sentiva cantare
    quant’è bella giovinezza
    non vogliamo più invecchiare

    Gli ultimi viandanti
    si ritirarono nelle catacombe
    accesero la televisione e ci guardarono cantare
    per una mezz’oretta
    poi ci mandarono a cagare
    voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
    coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
    voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
    per l’Amazzonia e per la pecunia
    nei palastilisti
    e dai padri Maristi
    voi avete voci potenti
    lingue allenate a battere il tamburo
    voi avevate voci potenti
    adatte per il vaffanculo

    La domenica delle salme
    gli addetti alla nostalgia
    accompagnarono tra i flauti
    il cadavere di Utopia
    la domenica delle salme
    fu una domenica come tante
    il giorno dopo c’erano i segni
    di una pace terrificante
    mentre il cuore d’Italia
    da Palermo ad Aosta
    si gonfiava in un coro
    di vibrante protesta

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