L’obbedienza all’autorità e l’esperimento di Stanley Milgram

by gabriella

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Uno dei celebri esperimenti della psicologia sociale americana degli anni ’60, in cui Milgram mostrò che l’obbedienza all’autorità davanti a ordini ingiusti o immorali dipende «dalla ridefinizione del significato della situazione» che porta il soggetto ad «accettare la situazione proposta dall’autorità» che riconosce come legittima. Figlio di ebrei fuggiti dall’Europa durante la seconda guerra mondiale, l’esperimento aveva per Milgram il significato personale di una ricerca delle ragioni della collaborazione dei tedeschi allo sterminio degli ebrei.

France 2, La zone extrème - 2010

France 2, La zone extrème – 2010

Nel marzo 2010 è scoppiato il caso del reality, messo in onda da France 2, nel quale ad un gruppo di spettatori era stato chiesto di punire con scariche elettriche fino a 460 volts i concorrenti che avevano fornito una risposta sbagliata. Il canovaccio del programma era basato sul celebre esperimento del 1961 con cui Milgram aveva cercato di capire le dinamiche del conformismo e dell’obbedienza all’autorità.

Il regista ha difeso il reality, sostenendo di aver voluto attirare l’attenzione su quanto Stanley Milgram aveva osservato a suo tempo, ovvero quanto sia drammaticamente facile ottenere obbedienza in determinate circostanze:

È molto difficile uscire da un contesto – spiega il regista – saper dire di no non si improvvisa: nessuno nasce resistente o obbediente dalla nascita.

E’ questa la lezione della psicologia sociale. Perché la storia non si ripeta dobbiamo coltivare gli anticorpi dell’autonomia e dell’indipendenza intellettuale. I dati esibiti da questo reality mostrano che le nostre società sono molto lontane dall’obiettivo.

 

L’esperimento di Stanley Milgram

Eichmann

Adolph Eichmann al processo

Eichmann

Adolph Eichmann in divisa da SS

In un celebre esperimento del 1961, il ricercatore dell’Università di Yale Stanley Milgram selezionò un gruppo di individui a cui fu comunicato che avrebbero collaborato, dietro ricompensa, a un esperimento sulla memoria e sugli effetti dell’apprendimento.

L’obiettivo dello studioso era in realtà studiare il comportamento di individui a cui un’autorità chiede di compiere azioni contrarie ai propri principi. L’esperimento era cominciato tre mesi dopo l’inizio del processo a Gerusalemme contro Adolph Eichmann e, davanti al profilo grigio e burocratico del criminale nazista, Milgram si chiedeva infatti

«se fosse possibile che Eichmann e i suoi milioni di complici stessero semplicemente obbedendo a degli ordini» [S. Milgram, Obedience to Authority, 1974]

Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, insieme a un complice, assegnava con un sorteggio truccato i ruoli di “allievo” e di “insegnante”: il soggetto ignaro era sempre sorteggiato come insegnante e il complice come allievo. I due soggetti venivano poi condotti nelle stanze predisposte per l’esperimento. L’insegnante (soggetto ignaro) era posto di fronte al quadro di controllo di un generatore di corrente elettrica, composto da 30 interruttori a leva posti in fila orizzontale, sotto ognuno dei quali era scritto il voltaggio, dai 15 V del primo ai 450 V dell’ultimo. Sotto ogni gruppo di 4 interruttori apparivano le seguenti scritte: (1-4) scossa leggera, (5-8) scossa media, (9-12) scossa forte, (13-16) scossa molto forte, (17-20) scossa intensa, (21-24) scossa molto intensa, (25-28) attenzione: scossa molto pericolosa, (29-30).

All’insegnante era fatta percepire la scossa relativa alla terza leva (45 V) in modo che si rendesse personalmente conto che non vi erano finzioni e gli venivano precisati i suoi compiti come segue:

1. Leggere all’allievo coppie di parole, per esempio: “scatola azzurra”, “giornata serena”;
2. Ripetere la seconda parola di ogni coppia accompagnata da quattro associazioni alternative, per esempio: “azzurra – auto, acqua, scatola, lampada”;
3. Decidere se la risposta fornita dall’allievo era corretta;
4. Nel caso fosse sbagliata, infliggere una punizione, aumentando l’intensità della scossa a ogni errore dell’allievo.

Quest’ultimo veniva legato ad una specie di sedia elettrica e gli era applicato un elettrodo al polso, collegato al generatore di corrente posto nella stanza accanto. Doveva rispondere alle domande, e fingere una reazione con implorazioni e grida al progredire dell’intensità delle scosse (che in realtà non percepiva), fino a che, raggiunti i 330 V, non emetteva più alcun lamento, simulando di essere svenuto per le scosse precedenti.

Lo sperimentatore aveva il compito, durante la prova, di esortare in modo pressante l’insegnante:

«l’esperimento richiede che lei continui», «è assolutamente indispensabile che lei continui», «non ha altra scelta, deve proseguire».

Il grado di obbedienza fu misurato in base al numero dell’ultimo interruttore premuto da ogni soggetto prima di interrompere la prova. Al termine dell’esperimento i soggetti furono informati che la vittima non aveva subito alcun tipo di scossa, che il loro comportamento era stato del tutto normale, che anche tutti gli altri partecipanti avevano reagito in modo simile.

hitler

Eteronomia e obbedienza all’autorità

Contrariamente alle aspettative, nonostante i 40 soggetti dell’esperimento mostrassero sintomi di tensione e protestassero verbalmente, una percentuale considerevole obbedì pedissequamente allo sperimentatore. Questo stupefacente grado di obbedienza, che ha indotto i partecipanti a violare i propri principi morali, è stato spiegato in rapporto ad alcuni elementi, quali l’obbedienza indotta da un’autorità considerata legittima, la cui autorità induce uno stato eteronomico, caratterizzato dal fatto che il soggetto non si considera più libero di intraprendere condotte autonome, ma strumento per eseguire ordini. I soggetti dell’esperimento non si sono perciò sentiti moralmente responsabili delle loro azioni, ma esecutori dei voleri di un potere esterno. Alla creazione di questo stato eteronomico concorrono tre fattori:

  • educazione autoritaria

    Educazione autoritaria

    percezione di legittimità dell’autorità (nel caso in questione lo sperimentatore incarnava l’autorevolezza della scienza);

  • adesione al sistema di autorità (l’educazione all’obbedienza fa parte dei processi di socializzazione);
  • le pressioni sociali (disobbedire allo sperimentatore avrebbe significato metterne in discussione le qualità oppure rompere l’accordo fatto con lui).

Il grado di obbedienza all’autorità variava però sensibilmente in relazione a due fattori: la distanza tra insegnante e allievo e la distanza tra soggetto sperimentale e sperimentatore. Furono infatti testati quattro livelli di distanza tra insegnante e allievo: nel primo l’insegnante non poteva osservare né ascoltare i lamenti della vittima; nel secondo poteva ascoltare ma non osservare la vittima; nel terzo poteva ascoltare e osservare la vittima; nel quarto, per infliggere la punizione, doveva afferrare il braccio della vittima e spingerlo su una piastra. Nel primo livello di distanza, il 65% dei soggetti andò avanti sino alla scossa più forte; nel secondo livello il 62,5%; nel terzo livello il 40%; nel quarto livello il 30%.

Theodor W. Adorno

Alla costruzione della personalità autoritaria e alla base psicologica del fascismo Theodor W. Adorno (1903 – 1969) ha dedicato un’importante ricerca nel dopoguerra.

Con questo esperimento Milgram dimostrò che l’obbedienza dipende anche dalla ridefinizione del significato della situazione. Ogni situazione è infatti caratterizzata da una sua ideologia che definisce e spiega il significato degli eventi che vi accadono, e fornisce la prospettiva grazie alla quale i singoli elementi acquistano coerenza. La coesistenza di norme sociali contrastanti (da una parte quelle che inducono a non utilizzare la forza e la violenza e dall’altra quelle che prevedono una reazione aggressiva a certi stimoli) fa sì che la probabilità di attuare comportamenti aggressivi venga di volta in volta influenzata dalla percezione individuale della situazione (che determina quali norme siano pertinenti al contesto e debbano pertanto essere seguite). Dal momento che il soggetto accetta la definizione della situazione proposta dall’autorità, finisce col ridefinire un’azione distruttiva, non solo come ragionevole, ma anche come oggettivamente necessaria.

Le numerose ricerche che hanno successivamente utilizzato il paradigma di Milgram, hanno tutte pienamente confermato i risultati ottenuti dallo studioso, che sono stati ampiamente discussi anche nell’ambito di quel cospicuo filone di studi interessati a ricostruire i fattori che hanno reso possibile lo sterminio ad opera dei nazisti. Lo stesso esperimento di Milgram [figlio di ebrei fuggiti dalla Germania nazista] si inserisce in questo quadro. Fu, infatti, tra i migliori contributi alla comprensione di cosa avesse spinto i cittadini di uno dei paesi più colti e civili del mondo a seguire un capo, collaborando al massacro dei propri concittadini. Nel video seguente una ripetizione recente dell’esperimento con risultati simili a quello del 1963.

Come si è anticipato, risposte importanti su questo sono venute da Adorno nella sua inchiesta su La personalità autoritaria: rifiuta di obbedire ad un comando immorale l’individuo autonomo, capace di senso critico e indipendenza di giudizio. Solo questa condizione permette infatti di opporre alla pressione dell’autorità un’interpretazione divergente del frame ideologico che questa comunica.

 

Come resistere al tempo della barbarie [Uomini e profeti, 9 novembre 2014]

 

La rosa bianca e la necessità della resistenza

Sophie Scholl (1921 - 1943)

Sophie Scholl (1921 – 1943)

[Dal secondo volantino, di Hans Scholl e Alexander Schmorell]

E’ questo forse il segno che i tedeschi si sono imbarbariti nei loro più elementari sentimenti umani,
che nessuna corda vibra in loro stridendo alla vista di tali azioni,
che sono ormai sprofondati in un sonno mortale da cui nessun risveglio sarà mai possibile.

Hans Scholl

Hans Scholl (1918 – 1943)

Così sembra e così certamente sarà se i tedeschi non si sveglieranno da questa indifferenza,
se non protesteranno dovunque essi possano contro questa cricca di criminali,
se non parteciperanno al dolore di queste centinaia di migliaia di vittime
e non solo essi devono provare compassione per loro ma molto di più:
devono sentirsi corresponsabili.

Infatti è soltanto a causa del loro comportamento apatico
che pochi uomini malvagi hanno la possibilità di agire così.
Essi sopportano questo governo che si è macchiato di una colpa infinitamente grande
non solo, ma essi sono anche colpevoli che un tale governo si sia potuto instaurare.

Ciascuno è colpevole, colpevole, colpevole.

Hans Scholl e Alexander Schmorell

Hans Scholl e Alexander Schmorell

Hume notava che «la libertà non si perde tutta in una volta», e quel che vale per la libertà vale anche per la dignità e la giustizia. E siccome il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza, uomini pronti a pagare di persona per la denuncia dell’ingiustizia, rappresentano il sale della terra.

 

 

 

Obbedienza e disobbedienza nella filosofia politica

Étienne de La Boétie

resistencehuguenoteCon la frattura della cristianità, tra cinque e seicento, sia sul fronte protestante che su quello cattolico si riflette sull’obbedienza e sulla legittimità della ribellione. Mentre infuriavano le guerre di religione, i calvinisti francesi teorizzano la sovranità popolare e la legittimità della ribellione e del tirannicidio. Spettatore terzo del conflitto religioso, Étienne de La Boétie scrive il Discorso della servitù volontariauna riflessione classica sulla rinuncia degli uomini alla libertà e la loro sottomissione ad un sovrano.

Il problema posto da La Boétie, ovvero quello della scelta di servire, il cattivo incontro con la sottomissione che caratterizza la vita associata, è stato ripreso in antropologia da Pierre Clastres il quale, ne La socièté contre l’État, ha notato come alcune società tradizionali – a partire dagli uomini «senza fede, senza legge e senza re» incontrati dai conquistadores – abbiano concepito la loro vita comune in modo totalmente alternativo.

Henry David Thoreau

Henry David Thoreau (1817 – 1862)

Mohandas K. Gandhi

Mohandas K. Gandhi (1869 – 1948)

Un altro saggio fondamentale è Disobbedienza civile (Civil Disobedience) scritto da Henry David Thoreau nel 1849 in cui l’autore parla espressamente di disobbedienza civile; un testo destinato ad ispirare, successivamente, le battaglie per i diritti civili dei neri e la lotta per l’indipendenza indiana di Mohandas K. Gandhi.

Di fatto, non è dovere di un individuo dedicarsi all’estirpazione del male, anche del più grande; giustamente, egli potrebbe avere altre faccende che lo occupano; ma è suo dovere, almeno, tenersene fuori e, se non vi pensa oltre, non dargli il suo supporto praticamente. H. D. Thoreau, Civil Disobedience.

Noi cessiamo di collaborare coi nostri governanti quando le loro azioni ci sembrano ingiuste. Questa è la resistenza passiva. M. K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza.

In Italia ebbe una buona notorietà il saggio del 1965 L’obbedienza non è più una virtù di Don Lorenzo Milani, che sosteneva l’obiezione di coscienza contro il servizio militare.

 

Vedi Henri David Thoreau, Disobbedienza civile 

 


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