Pier Luigi Fagan, A cosa serve davvero Prism

by gabriella

Questo ottimo articolo di Pier Luigi Fagan spiega perchè per capire Prism non basti più la prospettiva della sorveglianza, ma occorra allargarla a quella del controllo a largo spettro e della guerra economica in corso.

prismIl Datagate si allarga a macchia d’olio ma qualcuno ancora non vede a cosa realmente serva questa forma di spionaggio a grana grossa. La grana grossa sono i meta-data, l’oggetto concreto che il programma PRISM produce, dove siamo, dove andiamo, chi contattiamo, quante volte, di cosa ci interessiamo, le nostre “cerchie” etc. . Apparentemente non c’è ascolto di alcun contenuto, cioè di nessuna conversazione o scrittura privata, solo di comportamenti, interessi, relazioni. Per farne cosa?

Lazlo-BarabasiCe lo disse in parte, in un pubblico libro, Albert-László Barabási, fisico di origine rumeno-ungherese conosciuto per la sua teoria delle reti. Il libro è tutt’altro che uno scoop complottista, ma un saggio di divulgazione scientifica pubblicato nel 2011 da Einaudi (Albert-László Barabási, Lampi, Einaudi, Torino, 2011) che segue un precedente dello stesso autore, per lo stesso editore (Albert-László Barabási, Link, La scienza delle reti, Einaudi, Torino, 2004), più o meno sullo stesso argomento.

Il giovane professore (Indiana, Boston) è conosciuto nell’ambito della Teoria delle reti che è un sottoinsieme della più vasta cultura dei Sistemi e della Complessità, per aver descritto il concetto di “reti ad invarianza di scala” soggette alla legge di potenza. Non è nostro specifico interesse inoltrarci qui nella spiegazione precisa del concetto. Basterà dire che la rete metabolica, le reti sociali, la rete delle interrelazioni economiche, Internet come rete di router e server così come la rete dei link delle pagine web, nonché i social network, il concetto dei “sei gradi di separazione”, i sistemi di circolazione delle informazioni, le reti di possibile diffusione dei virus, nonché vari tipi di sistemi fisici, alcune reti logistiche, le reti commerciali, rispondono tutti alle descrizioni di questa nuova disciplina. Il fine della disciplina è sistematizzare i dati empirici onde trarne inferenze statistiche utili a prefigurare una conoscenza del comportamento di questi sistemi, per prevederli, controllarli, riprodurli. Per come lo sintetizzano K.Cukier e V.Mayer-Schoenberger parte del cui libro è ripreso nell’ultimo numero di Internazionale, questo approccio dello sguardo scientifico usa dati non pochi ma molti, non precisi ma disordinati, accontentandosi di sistematizzare le correlazioni in luogo della ricostruzione della causalità. E’ una forma di conoscenza di come funzionano taluni sistemi complessi.

Nella scienze delle reti, i punti aggregatori, i punti in cui si intersecano le interrelazioni, sono detti “nodi”, quelli più interconnessi sono detti “hub” come nella rete che collega tutti gli aeroporti internazionali del pianeta. Gli hub sono iperconnessi e tramite loro, si dice che nel caso delle società umane, ogni individuo del pianeta sarebbe in grado di conoscere chiunque altro, scalando non più di sei gradi (sei intermediari) di separazione. Tutto ciò crea un macrosistema detto “piccolo mondo” ovvero un sistema unico ed iperconnesso, in cui non esistono isole fuori dominio e fuori controllo. Tutto è connesso a tutto e controllando gli hub che controllano tutti i nodi, che controllano tutti i connessi, con poco, si controlla Tutto. Più o meno.

La faccenda non è esente da quello stesso entusiasmo ingenuo che potremo chiamare “versione semplice della complessità” tanto cara a certo determinismo scientista di marca spiccatamente americana. Proclami non meno enfatici furono spesi per i progetti di Artificial Intelligence ed Artificial Life, nonché per l’intero progetto Genoma. Il carattere entusiasta di quel popolo si sposa con la presunzione ed il riduzionismo scientista, ma più che altro si deve sovra-vendere i possibili obiettivi applicativi (commerciali e militari) delle costose ricerche per invogliare i finanziatori. I risultati saranno poi sempre ben inferiori alle attese, ma non nulli. Domare la complessità del mondo richiede strategie e chi ha più forti interessi nelle cose del mondo, sul loro ordine, sulla propria posizione nello scenario, non può che porsi il problema dell’adattamento alla complessità. Non è tanto strano che gli USA sviluppino delle strategie di adattamento alla complessità, è piuttosto strano non lo si faccia anche noi.

matrixMa torniamo ai perché del progetto PRISM. Cosa si ottiene costruendo un banca di meta-dati di questo tipo? Questa è la formazione del più grande capitale di merce alla base degli interessi sia politico-governativi, sia industrial-commerciali contemporanei: l’informazione. L’informazione di per sé è neutra, può essere usata per difendersi, può essere usata per attaccare e poi si può dire che si attacca per difendersi. Nel caso del binomio stato-mercato si tratta di scambi reciproci. Le singole imprese immettono nella banca dati governativa centrale dati ed ottengono statistiche generali, cioè basate sul database di tutte le compagnie (e non solo la propria). Questo costituisce un vantaggio comparato per le imprese USA, quindi per gli USA essendo questi basati sul successo della propria economia.

PRISM usa la metafora del prisma in cui entra un singolo raggio di luce bianca che viene diviso nei suoi costituenti di diverse frequenze d’onda, cioè di colore. Nel caso in questione è il contrario, entrano dati su email, video, chat vocali e videochat, video, foto, conversazioni VoIP, trasferimento di file, notifiche d’accesso e dettagli relativi a siti di reti sociali ed esce un solo raggio di luce bianca, quella che illumina chi sono io che scrivo e tu che leggi. In questo esatto momento, se il nostro server fosse negli USA.

Big BrotherIl profiling è il metadato più importante per qualsiasi marketing, tanto commerciale che politico, sapere chi sei, che fai, chi vedi, chi conosci, a quale livello, dove vai, quante volte, cosa guardi su Internet etc.  Nessuna singola impresa può fare profiling a livello di massa, la banca dati centrale dello stato americano, sì. Per gli interessi specifici dello stato, si ottiene il profiling della propria popolazione sovrapponendo ai dati delle compagnie dell’information technology, le abitudini di spesa dalle carte di credito, i dati bancari se necessari, la previdenza, la scuola, insomma sapere tutto ciò che aiuta ad incasellare le persone in profili statistici standard. Chi ha comportamenti normati e chi no, chi rientra nelle medie nazionali e chi se ne distingue, poiché ogni originalità è potenzialmente un problema per la società che già ai tempi di Tocqueville, mostrava l’inclinazione alla conformazione di massa. Quel conformismo di massa che fa da contraltare all’estremo atomismo individualistico tipico di quel popolo che abborrisce il concetto di “società” ritenuto vincolo alla libertà. Il controllo paranoide è il dark side del liberalismo e non a caso -1984-, oggi improvvisamente tornato in cima alle classifiche di vendita, è stato scritto da un anglosassone.

war is peaceMa più che domandarci cosa se ne fa il governo americano di questi dati oggi, occorre pensare il domani, questo è fare strategia. Perché? Perché non c’è serio analista che non sappia che i prossimi, 5, 10, 20, 30 anni, per gli americani, non saranno anni facili. Gli USA, qualunque cosa facciano, sono comunque destinati ad una pesante ed anche rapida contrazione economica, in ragione delle dinamiche planetarie che hanno sottratto ampi paesi-mercati prima dominati con facilità, che hanno trasformato ex-colonie in nuovi temibili competitor, che stanno annullando quella centralità che costituiva la rendita di posizione di un paese che è dipendente da una ricchezza di troppe volte superiore alla reale dimensione di quel popolo-nazione.

I Global Trends 2030 della CIA (http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9684) sono lucidi a riguardo. Questa terribile contrazione, colpirà una società assai fragile, una società che funziona nella misura in cui cresce con forza e costanza e nella misura in cui può promettere al sottostante sociale di poter beneficiare di questo successo se ci si impegna (l’american dream). Se questa promessa non può esser fatta, se fatta non verrà per lungo tempo mantenuta, perdendo la sua credibilità normativa, non è difficile prevedere un crollo della società americana, una società fin troppo sperequata, che non ha meccanismi di solidarietà e redistribuzione, reti sociali a-economiche, molto eterogenea (che è una ricchezza se le cose vanno bene, ma diventa un problema se vanno male), alienata, con nuclei famigliari spappolati e sparsi su distanze di centinaia di chilometri e basata su quella competizione che a salire diventa “merito e selezione”, a scendere diventa hobbesiana guerra di tutti contro tutti.

Una società totalmente ordinata dal principio economico, se l’economia va male, rischia di disintegrarsi. A quel punto, avere una base di dati “ad personam” con cui risalire alle individuazioni dei potenziali problemi, ai contatti, a gli ambienti, alle reti di coloro che agiranno il loro disagio sociale, altro non è che il sogno di controllo omnipervasivo accarezzato da ogni governo alle prese con una società instabile, problematica, potenzialmente a rischio di anarchia. La banca dei meta-data permetterà di prelevare il segnalato, il ribelle, colui o colei che mostra insofferenza e ricostruire in profondo tutte le sue azioni sociali, il suo intorno relazionale, le sue coordinate quanti-qualitative. Noi europei o arabi possiamo immaginare prese della Bastiglia o masse dimostranti ma in quel paese, ogni settimana c’è un signor nessuno che esce la mattina con il suo Ar-15 semiautomatico, fa colazione e poi va a sterminare qualcuno in un posto pubblico. Ecco perché Obama insiste tanto sulla riduzione della pubblica vendita delle armi. Noi Hobbes non lo abbiamo capito bene nel suo concetto di “anarchia in salsa barbara”, perché non siamo stati “barbari”.

Ma il progetto PRISM, in parte, serve al governo americano anche oggi. Serve a corroborare la strategia obamiana di soft power e non è un caso che tale progetto sia legato a questa amministrazione e non alle precedenti che avevano comunque facoltà tecniche di poterlo fare. Si tratta del controllo culturale, un megamarketing delle idee, delle immagini, degli stili di vita, dei desideri, insomma di quella droga psichica che aiuta a rasserenare, convogliare le pulsioni su obiettivi commerciali o innocui, prefigura all’acquisto compulsivo di merci e servizi, titilla il desiderio lasciandolo perennemente insoddisfatto quindi “desiderante”, stabilisce per vie inconsce il giusto, il buono ed il bello. Per il controllo serve innanzitutto la mappa di ciò che va controllato, i dati su i nostri comportamenti, le nostre abitudini e preferenze, le nostre più segrete inclinazioni sono questa mappa.

Si sa che i francesi sono sciovinisti ma sarebbe far loro torto ridurre la loro recente impuntatura ad escludere i fattori culturali dagli accordi per la costituzione di un megamercato USA-UE di libero scambio, ad un semplice tic di orgoglio nazionale. Del resto la stessa questione è rimasta irrisolta nei recenti colloqui Obama – Xi Jinping relativamente all’accesso di Internet. La soft machine dei desiderata, che viaggi in pubblicità, cinema, i-pad, Internet, tv-sat, telefonini e tablet, fashion, design, mito, è il primo sistema di controllo ed indirizzo dei comportamenti individuali, dentro e fuori gli USA. Vieppiù in una “società di mercato”. E’ l’apripista per la successiva invasione di cose da vendere per prendere soldi prodotti qua e portarli là in nome del “libero mercato”, la idrovora del denaro che serve ad alimentare lo stile di vita americano, il feudo centrale del sistema.

Infine, serve a monitorare non forse gli individui ma le imprese e le istituzioni di alleati, nemici, neutrali in giro per il pianeta. La UE ha chiesto spiegazioni alla amministrazione americana a riguardo ma è assai deprimente che l’istituzione comune degli europei sia così ingenua da non sapere già a cosa serva PRISM. Credere che si possa fare una area di libero scambio con gli USA, senza con ciò spalancare le porte della città all’invasione di quello che per quanto “amico” geopolitico (“amico” negli scenari passati, in quelli futuri è tutto da dimostrare) è pur sempre un agente di mercato concorrente nella logica della ricchezza delle nazioni è come credere che il cavallo di Troja fosse una innocua offerta per placare gli dei e propiziare la felice ritirata degli assedianti. E’ lì che colei che ammonì i trojani, Cassandra, darà nome a tutta quella schiera degli inascoltati ammonitori del pericolo invisibile a gli occhi degli ingenui credenti (quando con corrotti e conniventi).

PRISM è la testimonianza indiretta di quanta paranoia giri nelle alte sfere statunitensi. Se si impianta un così sofisticato, pervasivo, allucinante sistema di osservazione e controllo è perché si ha paura, paura della vulnerabilità. PRISM è l’ammissione indiretta della Grande paura americana, la paura di perdere quelle condizioni di possibilità che hanno reso felice un paese di diverse centinaia di milioni di americani per due secoli. PRISM in definitiva è un ansiolitico per il potere americano, ma le ragioni concrete sottostanti quell’ansia, non si curano con più controllo esterno. Quando è finita, è finita, insistere è umano ma nessuna civiltà complessa ha mai mostrato i segni di autoconsapevolezza e di capacità adattiva al proprio ridimensionamento.  Per questo, prima o poi, sono tutte morte.

 

Lo scandalo Prism

Echelon

Echelon

La vicenda Snowden e le sue rivelazioni prima sulla raccolta dati in patria effettuata dalla NSA sulla popolazione e poi su una simile raccolta effettuata in Europa è stata rispettivamente classificata, dai media italiani, come vicenda da guerra fredda interna (una sorta di maccartismo digitale) poi come riedizione della guerra fredda esterna (in versione spionaggio, via “cimici”, degli alleati ma anche di nuove frizioni con Mosca sulla sorte di Snowden) e infine secondo il modello Echelon (il grande impianto di spionaggio, emerso tra gli anni novanta e il decennio scorso, a paradigma di raccolta dati prevalentemente securitario-industriale).

Non che in questi schemi non ci sia un granello di verità ma insistere a rappresentare le notizie con forme cognitive di ritardo non permette di cogliere l’evoluzione paradigmatica, del controllo e dell’estrazione dati, che è intrecciata alla vicenda Obama-Datagate. Ma dove si coglie la novità, il salto paradigmatico in questa vicenda?

Sicuramente non nello spionaggio della propria popolazione, sempre praticato secondo le evoluzioni tecnologie e dei dispositivi giuridici, né quello degli alleati che è sempre servito a ribadire la superiorità tecnologica americana e le gerarchie di potere all’interno delle alleanze. La vera novità, la rottura paradigmatica co gli schemi di controllo del passato la si comincia a cogliere quando si analizzano notizie come questa.

SpiegelDallo Spiegel in lingua inglese emerge la dimensione delle rivelazioni di Snowden riguardo all’estrazione di dati dalla Germania verso gli Usa. Dimensione che non riguarda tanto dati provenienti da “cimici” di nuova generazione, comunque limitate a uffici o a diplomatici e top manager, ma proprio l’estrazione di big data provenienti da ampie e significative porzioni di popolazione. Lo Spiegel parla infatti apertamente di mezzo miliardo di connessioni comunicative (telefonate, email, sms, chat, dati skype etc.) spiate in Germania ogni mese. Non si tratta quindi di una questione da barbe finte di una volta, di spiare solo diplomatici, membri di governo top manager e militari. Per quanto producano dati corposi la necessità di aspirare informazioni da queste categorie non spiega il carotaggio di una così immensa parte di dati rappresentativa non di una élite ma di una popolazione.

Qualche altro dato? La NSA americana, che ha così riadattato le basi in Germania provenienti dalla guerra  fredda, secondo la fonte Spiegel ha aspirato, negli ultimi mesi, dati da 20 milioni di telefonate tedesche e dieci milioni di scambi via Internet tedesca al giorno. A Natale 2012, la NSA americana ha collezionato dati su circa 13 milioni di telefonate tedesche e circa 6-7 milioni di scambi via Internet. In un giorno ad alto traffico lavorativo come il 7 gennaio 2013, la NSA ha messo sotto sorveglianza 60 milioni di connessioni comunicative. La zona più analizzata della Germania è stata Francoforte, maggiore snodo internet del paese e punto di incrocio, sul piano strategico, tra finanza, politica e tecnologia. La Germania risulta sorvegliata quanto l’Iraq e la Cina, che ha protestato in modo vibrante (quanto rimosso in occidente) e dieci volte più della Francia. Siamo di fronte quindi ad un’estrazione dati che va ben oltre la necessità di sorvegliare qualche migliaio di persone strategiche in un paese. O comunque, anche se la logica fosse quella della pesca a strascico (pescare molto per prendere i pesci giusti) siamo di fronte ad un processo di generazione di dati che va ben oltre la sola dimensione della sorveglianza delle élite. Perché quindi spiare la Germania, anche il giorno di Natale, e la sua popolazione come se fosse una potenza nemica da invadere?

La risposta è molto semplice e spiega anche come l’estrazione di dati, da parte della NSA, sulla popolazione americana non abbia fini esclusivamente militari e di controllo. Si annida in una parola semplice, quanto di grande uso nel marketing attuale: economia dei Big Data. Vediamo di cosa si tratta non prima di rilevare come il genere di carotaggio, al quale è stata sottoposta la popolazione tedesca, è avvenuto anche in Italia nell’ordine di quattro-cinque milioni di connessioni comunicative analizzate al giorno […]

Nei giorni scorsi la Germania, ai suoi massimi livelli, ha chiesto ufficialmente agli Usa di non essere trattata come un nemico. Bisogna quindi intendersi su cosa siMicrosofta il nemico in questo scenario. La  Kölnische Rundschau, riprendendo questa discussione, ha parlato di Germania trattata come uno “stato canaglia”. Ma va compresa una cosa: amico e nemico qui non si dispongono secondo criteri puramente antropologico-militari. Ma entro questa nuova mutualità di militare, tecnologico, economico e finanziario. Per la Germania e le imprese tedesche di punta si tratta di capire come essere sinergiche a questi processi. Perchè la superiorità Usa (militare, tecnologica, sul campo dell’analisi economica dei big data intesi come volano dell’economia del futuro) è marcata. Anche geograficamente, con basi americane, allargatesi durante il periodo della guerra fredda, ed evidentenmente riconvertite a monitoraggio e produzione di big data sulla popolazione tedesca. Significativamente la base NSA di Teufelberg (vicino Berlino) accreditata come facente parte del progefakebooktto Echelon è stata smantellata mentre c’è incertezza sulla location esatta degli attuali impianti NSA in Germania.

La nuova catena del valore, frutto di una evoluzione della concezione del militare, si lascia dietro Echelon come archeologia industriale. E gli altri paesi, per non rimanere indietro, sono costretti prima a protestare pubblicamente poi ad inserirsi, in qualche modo, sulla scia del comportamento americano.

Queste considerazioni attribuibili allo staff di Angela Merkel, provenienti dal Rheinische Post, meritano un commento. L’attuale cancelliera teme che gli Stati Uniti, una volta in grado di analizzare i big data sulla popolazione tedesca, possano prevedere i comportamenti dell’elettorato tedesco e l’esito elettorale in maniera più sofisticata degli stessi partiti tedeschi. Per Berman l’analisi,e quindi l’economia, dei Big Data è in grado di sostituire sia il business che il ruolo dei sondaggi. E’ evidente che avendo enormi dati strutturati sulla popolazione (inclinazioni politiche, scelte comportamentali in materia politica, dibattiti, letture, frequentazioni) la complessità dell’analisi si eleva. E la questione non è solamente elettorale ma riguarda anche il settore finanziario. Porzioni significative del mercato dei future e dei bond sono legati ai risultati elettorali specie per un paese chiave come la Germania. Una maggiore capacità di previsione, non più basata su qualche migliaio di interviste ma sui dati incrociati di milioni di persone, è intuibile quanto potente valore economico-finanziario.

Deleuze

Gilles Deleuze (1925-1995)

A questo punto qualche ragionamento di paradigma (sociale, antropologico, politico) si impone. Gilles Deleuze, all’inizio degli anni ’90 nella sua celeberrima analisi del passaggio dalle società disciplinari alle società di controllo definiva uno spostamento nelle modalità di governo della popolazione e quindi dell’esercizio della politica tout court. Questo spostamento era determinato, nella funzione del governo della popolazione, dal passaggio dalla centralità delle strutture fisiche disciplinari (l’ospedale, la fabbrica, la prigione etc.) a quella delle tecnologie del controllo a distanza. Si era all’inizio degli anni ’90, diversi passaggi delle rivoluzioni tecnologiche dovevano ancora accadere (si pensi non solo al mobile, ma anche ad internet che non c’era ancora) ma l’indirizzo di sostituzione, controllo tecnologico a distanza in luogo di disciplinamento diretto, erano chiari proprio in materia di governo della popolazione.

michel_foucault

Michel Foucault (1926-1984)

La vicenda Prism, lo scandalo Obama-Snowden, ci aiutano invece ad inquadrare un altro salto di paradigma. Salto che non è solo antropologico-politico ma riguarda anche un nuovo modo di interpretare le leggi del valore. La tecnologia va infatti considerata, se si guarda a tutta la vicenda Datagate, non tanto con il paradigma del controllo a distanza della popolazione ma con quello della produzione di valore. I Big data sono, come abbiamo visto, elementi costituenti delle tecnologie di controllo della popolazione ma soprattutto sono dispositivi di produzione di valore. Del resto lo stesso Foucault, sul quale montava Deleuze per descrivere le società disciplinari e il loro salto di paradigma, ricorda come le grandi istituzioni dell’imprigionamento (la prigione, l’ospedale) possedessero l’esigenza di rendere produttiva la popolazione. Bentham, per Foucault, non è tanto un classico del prigionismo ma della messa a funzionalità produttiva dei comportamenti tramite il disciplinamento dell’istituzione prigione. La fabbrica, in Foucault, deve quindi al benthamismo il prestito di tecnologie e strategie della messa a produzione dei comportamenti.

La vicenda Obama-Snowden va quindi letta in questo modo: come il segno di un compiuto passaggio delle tecnologie digitali che fanno direttamente presa sulla popolazione dalla dimensione del controllo a quella, più  diretta, di produzione di valore economico. Produzione di valore che avviene attraverso l’analisi dei dati estratti nel monitoraggio della popolazione. Si apre quindi la stagione dell’economia dell’analisi dei dati come elemento regolatore dello sviluppo e della evoluzione delle tecnologie di monitoraggio della popolazione.

Controllare il crimimale, il tossico, il reo, il pervertito, l’elettore, la famiglia, il manager, il consumo del teen-ager, l’amorale non è più questione di monitoraggio, di controllo digitale come sorveglianza ma di diretta produzione di dati che generano un’economia i cui processi di estrazione di valore inseguono dei big data che crescono al ritmo impetuoso delle 3 “V”. In questo Prism marca concettualmente il passaggio dell’uso e della pensabilità delle tecnologie di monitoraggio da quelle che era definita come società di controllo a quella che è definibile come economia dell’analisi dei dati.

Con poco rispetto di ciò che è società e con molta attenzione a ciò che produce dati e quindi valore. In questo senso la società, definita dell’eccedenza nei paradigmi di analisi securitaria di inzio secolo, con questo genere di economia è presa in considerazione in quando fonte di produzione di dati.

L’inedita pericolosità dello scandalo Obama-Snowden non sta quindi tanto nel fatto che siamo di fronte ad una nuova generazione di tecnologie di monitoraggio della popolazione. Nuova sia rispetto all’uso tfascism is the enemyecnologico delle società di controllo, sviluppatesi con gli anni ’90 dal braccialetto elettronico a Echelon. Ma in quella dell’evidenza di una sperimentazione di una economia dei big data le cui tecniche di estrazione di valore e le relative tecnologie di governo della popolazione sono in mano ad un gruppo di imprese, ad una amministrazione governativa e a due-tre agenzie di intelligence. Una verticalizzazione del potere del comando sull’economia e sui processi decisionali di tipo politico, tecnologico e commerciale dalle dimensioni imprevedibili e, fino ad adesso, in poche e discrete mani. In questo il militare, che tende a verticalizzare le catene di comando, si fa davvero paradigma dell’economico […]

[Morpheus] Matrix è il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.
[Neo] Quale verità?
[Morpheus] Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene. Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. Nessuno di noi purtroppo è in grado di descrivere Matrix agli altri, dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è. E’ la tua ultima occasione. Se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità. Ricordalo! Niente di più […] Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo. Questo è il mondo che esiste oggi. Benvenuto nella tua desertica nuova realtà.

BBC, The Age of Big Data

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5 Comments to “Pier Luigi Fagan, A cosa serve davvero Prism”

  1. Una osservazione. Il “controllo paranoide” non è affatto la faccia oscura del liberalismo, né un portato anglosassone. Il suo concetto ha la prima, e secondo me migliore, espressione nella parola “totato” (opposto a “principato”) coniata da Paolo Sarpi per spiegare ad un amico le intenzioni politiche tridentine.

  2. Il tema meriterebbe un’analisi assai più estesa e complessa di quanto non possa fare io con un commento (per altro superfluo alla luce dell’articolo di Fagan), comunque aggiungo solo una considerazione: l’accordo di libero scambio USA-UE, pur come cavallo di Troia per lo spionaggio telematico, potrebbe essere comunque un’opportunità per l’UE.
    Mi spiego: potrebbe essere l’occasione per spiare gli USA.
    Ma, ovviamente, perché questo accada occorrerebbe una politica (e risorse) UE comune e decisa anche in questo settore. Politica che evidentemente manca.

    • vuoi dire che se non possiamo bandire i loro uffici criminali, tanto vale fare altrettanto?

      • Voglio dire che se queste sono le regole del gioco cui dobbiamo (o vogliamo attenerci), allora è bene giocare ad armi pari.
        Personalmente credo che il concetto di privacy abbia significative divergenze in EU piuttosto che negli USA, e c’è da esserne fieri e difenderlo. Ma se scegliamo di aprire questa barriera, dobbiamo poterlo fare anche a nostro vantaggio.
        Altrimenti l’Europa non crescerà mai.

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