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Gennaio 1st, 2014

Esiodo, l’areté popolare

by gabriella

Demetra e Persefone

 Considera tutto ciò e porgi ascolto al diritto, dimentica ogni violenza. Ché tale è il costume che Zeus ha prescritto agli uomini: i pesci e le fiere e gli uccelli alati si divoreranno fra loro, poiché non v’è tra loro diritto. Ma agli uomini diede egli il diritto, sommo tra i beni.

Le opere e i giorni (Erga kài hemérai), vv. 274-278

 

Indice

1.La virtù popolare e il rovesciamento dell’areté omerica
2. Il protagonismo del demos ionico
3.
Le Opere e i giorni: la virtù del lavoro contro la hybris
4. L’ordine divino e l’intervento degli dèi nelle cose umane
5. La virtù del demos è la virtù dell’umanità

 

1. La virtù popolare e il rovesciamento dell’areté omerica

Accanto a Omero i Greci collocavano, come loro secondo grande poeta, il beota Esiodo. Con Esiodo, sale in primo piano una sfera sociale ben diversa dal mondo dell’aristocrazia e della sua cultura tramandateci dai poemi omerici. La sua poesia mostra infatti la vita del ceto contadino della madrepatria greca sul finire dell’VIII secolo.

Lo sguardo del poeta si sofferma sulle esistenze umili del volgo ignobile (non nobile) perché dedito ad attività oscure e senza gloria, la cui virtù oppone a quella degli aristoi (i migliori, gli eccellenti) colti nella loro inutilità e prepotenza:

il lavoro non è vergogna – ammonisce Esiodo rivolto al fratello Perse – vergogna è l’inoperosità  [Le opere, vv. 298-319].

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