Posts tagged ‘olimpiadi’

ottobre 12th, 2018

Riccardo Gazzaniga, L’uomo bianco in quella foto

by gabriella
Tommy Smith John Carlos

Peter Norman sul podio con Tommy Smith e John Carlos

Ricorre il cinquantesimo anniversario della protesta di Tommie Smith, John Carlos e Peter Norman durante le premiazioni dei Giochi Olimpici di Città del Messico, 1968.

Tratto dal blog di Riccardo Gazzaniga.

Le fotografie, a volte, ingannano. Prendete questa immagine, per esempio. Racconta il gesto di ribellione di Tommie Smith e John Carlos il giorno della premiazione dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico e mi ha ingannato un sacco di volte.

L’ho sempre guardata concentrandomi sui due uomini neri scalzi, con il capo chino e il pugno guantato di nero verso il cielo, mentre suona l’inno americano. Un gesto simbolico fortissimo, per rivendicare la tutela dei diritti delle popolazioni afroamericane in un anno di tragedie come la morte di Martin Luther King e Bob Kennedy. È la foto del gesto storico di due uomini di colore. Per questo non ho mai osservato troppo quell’uomo, bianco come me, immobile sul secondo gradino.

L’ho considerato una presenza casuale, una comparsa, una specie di intruso. Anzi, ho perfino creduto che quel tizio – doveva essere un inglese smorfioso – rappresentasse, nella sua glaciale immobilità, la volontà di resistenza al cambiamento che Smith e Carlos invocavano con il loro grido silenzioso. Invece sono stato ingannato.

agosto 13th, 2016

Rio e le Olimpiadi

by gabriella

Il passaggio della fiamma olimpiaca a Rio tra le proteste di chi vive lo scintillante show dei giochi come un insulto alla propria miseria. Pubblicato da Art in Paris.

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agosto 5th, 2016

Riccardo Gazzaniga, Il mare è solo una piscina più grande

by gabriella

Yursra

Una delle atlete che gareggeranno per la squadra dei rifugiati ha raggiunto l’Europa a nuoto e la Germania a piedi. Tratto dal blog di Riccardo Gazzaniga.

Questa bellissima e giovanissima ragazza si chiama Yusra Mardini, ha 18 anni ed è una delle nuotatrici che parteciperanno alle prossime olimpiadi di San Paolo nei 200 Stile Libero, la stessa gara di Federica Pellegrini. Difenderà i colori di una squadra di soli 10 atleti, che non ha bandiera e nemmeno inno, se non quello delle Olimpiadi. Perché è una squadra di rifugiati.

Yusra non nuoterà per il paese in cui è nata – la Siria –  e nemmeno per le medaglie, ma forse le importa poco, visto che solo un anno fa era nel Mar Egeo a nuotare per la vita. Sì, perché dopo aver partecipato ai Mondiali del 2012 quando aveva solo 15 anni ed essersi candidata a diventare una delle migliori nuotatrici siriane, Yusra ha visto la sua vita sconvolta dalla guerra.

La casa di Damasco è stata rasa al suolo, ogni avere della sua famiglia cancellato, nulla per cui rimanere, nemmeno lo sport:

“A volte non potevo allenarmi, a volte arrivavano bombe dentro la piscina. Il soffitto aveva i buchi. Un sacco di sportivi e specialmente i giocatori di calcio sono morti sotto i bombardamenti”.

Yusra, con la sorella Sarah, ha deciso di scappare: insieme ad alcuni parenti hanno raggiunto il Libano e poi la Turchia. Qui hanno pagato gli scafisti che li hanno buttati su un gommone per raggiungere l’isola di Lesbo. Ma il gommone, sovraccarico rispetto alla capienza massima di sette persone, ha iniziato a imbarcare acqua durante la traversata. I viaggiatori hanno gettato in mare tutti i bagagli, ma non bastava: l’imbarcazione sarebbe affondata. Allora Yusra, Sarah e un’altra persona che sapeva nuotare si sono tuffate per scaricare peso e sono rimaste attaccate al gommone in parte nuotando, in parte spingendolo loro stesse. Tre ore in acqua, durante le quali hanno percorso quasi 5 chilometri nell’Egeo insieme alla loro imbarcazione che, con meno peso, restava miracolosamente a galla.

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