Posts tagged ‘Ronald Reagan’

novembre 6th, 2015

Philip Zimbardo, L’origine del male e l’effetto Lucifero

by gabriella
Philip Zimbardo nel 1971

Philip Zimbardo nel 1971

Un esempio importante dell’«errore fondamentale di attribuzione» (la sopravvalutazione della responsabilità individuale e la corrispondente sottovalutazione delle cause ambientali nell’attribuzione delle cause di un fenomeno) che, secondo lo psicologo sociale Fritz Heider, caratterizza il modo di pensare del senso comune (1958) è la visione corrente del crimine, fondata sull’idea che i comportamenti delinquenziali e la violenza siano il prodotto di volontà malate o perverse.

Secondo questo punto di vista, il male è commesso da criminali che scelgono di essere tali e nient’altro: un’attribuzione ingenua che fa presa sul senso comune perché, oltre ad essere una forte semplificazione, rassicura le persone circa l’eccezionalità del male e la sua presenza solo in certe persone (i criminali) e in certi ambienti (ad esempio, le periferie degradate), permettendo agli individui di proiettare il male sull’altro [vedi la lezione sulla psicanalisi, in particolare la sesta videolezione sui meccanismi di difesa dell’ioe conservare una buona immagine di sé (l’esecrazione del comportamento altrui si conclude implicitamente con un «io non mi macchierei mai di un simile misfatto»).

Escher 1Questo atteggiamento nei confronti del crimine è scontato in società individualiste come la nostra, ma ha anch’esso una storia, cioè momenti di successo e di declino.

Storico, da questo punto di vista, è il discorso del 14 ottobre 1982 con cui Ronald Reagan annunciava la nuova politica criminale della propria amministrazione, rendendo familiare lo slogan della “tolleranza zero” (che ha quintuplicato in trent’anni il tasso di carcerazione) e attaccando esplicitamente i saperi storico-sociali:

«La crescita di una classe criminale senza scrupoli è stata in parte il risultato di una filosofia sociale sbagliata, che in modo utopico considera l’uomo come prodotto del suo ambiente, mentre la trasgressione è vista sempre come conseguenza di condizioni socio-economiche svantaggiate. Questa filosofia predica che dove si verifica un crimine è responsabile la società, non l’individuo. Ma il popolo americano sta finalmente riaffermando alcune verità indiscutibili: il bene e il male esistono, gli individui sono responsabili delle proprie azioni, il male è spesso frutto di una scelta, e la pena deve essere certa e immediata per chi si fa strada a danno degli innocenti».

Di psicologia del male si è occupato Philip Zimbardo, uno psicologo americano figlio di immigrati siciliani cresciuto nel Bronx, che ha raccolto trent’anni di ricerche iniziate con l’esperimento carcerario di Stanford del 1971 in Effetto Lucifero (The Lucifer Effect), testo del 2007 dall’illuminante sottotitolo Undersanding How Good People Turn Evil [interamente accessibile in lingua originale nell’Internet Archive].

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maggio 26th, 2015

Crisi del welfare e governo penale della miseria. Esercitazione per la seconda prova

by gabriella

carcereLeggere i brani sottostanti, tratti da articoli e saggi di Alessandro de Giorgi, Loïc Wacquant, Robert Castel e Alessandro dal Lago e stendere lo schema di un tema di scienze umane che illustri:

1. La filosofia che ha sostenuto le politiche di sicurezza statunitensi della «tolleranza zero».

2. Le ragioni dell’aumento della popolazione carceraria e della composizione sociale del carcere a trent’anni di distanza dal discorso di Reagan.

3. Le ragioni della svolta punitiva e dell’equivalenza simbolica tra razza e criminalità.

4. Il rapporto tra il «moral panic» e la «democrazia punitiva».

5. Le ragioni della legittimazione sociale della svolta punitiva.

Servirsi del dizionario e di wikipedia per approfondire i concetti di “fordismo”, “neoliberismo”, “laissez-faire”, modello penale “three strike and you’re out”, politiche “bipartisan”.

Copiare poi le scalette nello spazio dedicato ai commenti.

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aprile 27th, 2013

David Harvey, Breve storia del neoliberismo

by gabriella

david-harveyQuesta breve storia del neoliberismo, tratteggiata dal geografo e scienziato sociale David Harvey, può essere letta come una storia non apologetica, dunque critica, della globalizzazione. Il testo, di cui riproduco l’inizio dell’introduzione, è disponibile qui nelle sue parti essenziali.

Molto probabilmente in futuro gli storici guarderanno al biennio tra il 1978 e il 1980 come a un punto di svolta rivoluzionario nella storia sociale ed economica del mondo. Nel 1978 Deng Hsiao Ping compì il primo passo importante verso la liberalizzazione di un’economia governata da comunisti in un paese che ospitava un quinto della popolazione mondiale. La strada intrapresa da Deng avrebbe trasformato la Cina, nell’arco di due decenni, da paese arretrato e chiuso in se stesso a centro aperto del dinamismo capitalista, caratterizzato da tassi di crescita talmente sostenuti da non avere confronti nella storia. Sull’altra sponda del Pacifico, e in circostanze assai diverse, un personaggio allora relativamente oscuro (ma oggi famoso) di nome Paul Volcker assumeva, nel luglio 1979, la guida della Federal Reserve e, nel giro di pochi mesi, modificava radicalmente la politica monetaria. Di lì in avanti la Fed avrebbe condotto la lotta all’inflazione senza alcun riguardo per le conseguenze (in particolare per la disoccupazione).

Dall’altra parte dell’Atlantico Margaret Thatcher era già stata eletta, nel maggio 1979, primo ministro della Gran Bretagna, con il mandato di porre un freno al potere dei sindacati e mettere fine alla deprimente stagnazione inflazionistica che aveva soffocato il paese nel decennio precedente. Poi, nel 1980, Ronald Reagan fu eletto presidente degli Stati Uniti e, in virtù della sua capacità comunicativa e del suo carisma personale, avviò il paese verso una rivitalizzazione dell’economia fondata da un lato sul sostegno alle manovre compiute da Volcker alla Fed e dall’altro sulla sua [10] personale miscela di politiche finalizzate a contenere i sindacati, a deregolamentare l’industria, l’agricoltura e lo sfruttamento delle risorse, e a liberare le potenzialità della finanza a livello nazionale e sullo scenario mondiale.

Da questi vari epicentri si sono diramati e diffusi gli impulsi rivoluzionari che hanno trasformato l’immagine del mondo intorno a noi. Mutamenti di questa portata ed estensione non si verificano accidentalmente; dunque è legittimo cercare di capire grazie a quali strumenti e attraverso quali percorsi la nuova configurazione economica – spesso indicata con il termine generico di «globalizzazione» -sia scaturita da quella precedente.


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