Posts tagged ‘Steinbeck’

Ottobre 11th, 2015

Giorgio Mariani, I reietti migranti di Steinbeck nella Grande Depressione

by gabriella

okies

La recensione all’edizione italiana [I Nomadi, Il Sag­gia­tore, pp. 113] di alcuni articoli dedicati da John Steinbeck alla condizione sociale degli okies nel 1938. Da Il Manifesto del 11 ottobre 2015.

furoreNel ten­ta­tivo di costruire un cor­pus elet­tro­nico del romanzo di lin­gua inglese del Nove­cento, posti di fronte a una mole enorme di testi, Mark McGurl e Frank Algee-Hewitt hanno deciso di com­bi­nare tra loro un numero di elen­chi già in cir­co­la­zione – per esem­pio «i 100 migliori romanzi del ven­te­simo secolo della Modern Library» – per ovviare agli inte­ressi impli­ci­ta­mente o espli­ci­ta­mente par­ti­giani su cui ognuno di que­sti cata­lo­ghi si basa. Dall’analisi quan­ti­ta­tiva svolta si sco­pre che un solo testo ricorre in tutti gli elen­chi accor­pati: que­sto unico testo, che incon­tra l’approvazione dei cri­tici di ten­denze più dispa­rate (acca­de­mici inna­mo­rati dello spe­ri­men­ta­li­smo, cri­tici fedeli al rea­li­smo, stu­diosi delle let­te­ra­ture post­co­lo­niali e «etni­che») e che al tempo stesso è stato un enorme suc­cesso com­mer­ciale, è Furore di John Steinbeck.

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Febbraio 24th, 2013

Breve storia del denaro

by gabriella
rete

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Nel 2013, Passioni di Radiorai3, ha dedicato dieci puntate alla storia del denaro e all’evoluzione della finanza. Nel post le puntate e qualche approfondimento per un prossimo utilizzo didattico.

Quand balayez-vous tout ça, d’un coup de pied?
À quoi bon? vous vous démolissez bien vous-mêmes.

Quando spazzerete via tutto?
A quale scopo? Vi distruggerete da soli.

Émile Zola, L’argent [frammento del colloquio tra il banchiere Saccard e il rivoluzionario “pantofolaio” Sigismond]

wall streetIl programma è iniziato con una citazione dal romanzo di Émile Zola, Il denaro [L’argent], storia di una grande speculazione nella Parigi di fine 800, che per la sua modernità si presta a spiegare il funzionamento dell’economia e delle sue disfunzioni ieri e oggi.

Sempre nella prima puntata, il film del 76′, Quinto potere di Sidney Lumet racconta il dominio del mondo della finanza sulla politica e sull’economia tradizionale.

Nelle puntate successive sono stati citati altri film, da Wall street a The bank, il nemico pubblico n.1, che già nel 2001 affrontava il tema dei derivati; e romanzi, da Furore di John Steinbek a Libertà di Jonathan Franzen, per raccontare l’economia americana fino nella crisi dei mutui subprime.

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Gennaio 8th, 2013

Giacomo Gabbuti, Furore, o del problema della scelta nella teoria sociale del cacciatore paleolitico

by gabriella

homosapiens[…] il problema è, c’è posto per tutti sulla macchina? E siamo in grado di nutrire una bocca in più?” Senza voltare la testa, ripeté la domanda: “Mamma, siamo in grado?”
La mamma si schiarì la gola. “Quanto a ‘essere in grado’, siamo in grado di niente; né partire per la California, né niente. La questione è di sapere se ‘vogliamo’ prenderlo con noi, o no. […]

In quello che dovrebbe essere considerato un testo cardine dell’Economia Politica, John Steinbeck spiega – nel modo più rigoroso con cui si possano descrivere le passioni alla base dei comportamenti, umani prima che economicila scelta razionale degli individui, quanto agiscano non da atomi (come li descrive la “moderna” microeconomia) ma da esseri sociali.

È una lezione importante, quella di Furore: perché da mesi, quotidianamente, siamo bombardati da un altro tipo di messaggio.

Quando si parla dello Stato come di una famiglia, in cui “non bisogna spendere più di quanto si guadagna”, in virtù di una presunta moralità del debita sunt servanda, in realtà si allude a una diversa idea dei rapporti che fondano le società umane: si rappresenta la comunità come una barca che sta per affondare, in cui i naviganti debbano razionalmente scegliere chi sacrificare per il bene comune. Una di quelle scelte assurde e paradossali su cui, come ben spiega l’antropologo David Graeber, si basa la moderna economia neoclassica: eppure, anche se posti in una situazione così estrema, in un contesto così alienante, siamo davvero sicuri che cacciatore paleoliticorisponderemmo tutti, inequivocabilmente, come la teoria ci imporrebbe? Siamo tutti sicuri che selezioneremmo gli individui più deboli – pardon, meno meritevoli –, chi meno è in grado di  contribuire alla causa comune, per gettarli – o convincerli con argomenti moderati a tuffarsi giù, virtuosamente – fuori dalla barca?

Capite bene che, così in astratto, questa domanda sembri priva di senso.

In primo luogo, dovremmo chiarire chi sono gli altri membri dell’equipaggio. Siamo sicuri che la risposta sia infatti la stessa, se per il ruolo di vittima sacrificale assoldassimo, uno alla volta, l’amore della nostra vita, nostro nonno, una sorella piccola? Siamo sicuri che li lasceremmo in mare? O che tutti i nostri simili lo farebbero? Siamo sicuri di credere, come sintetizza un lettore di Sylos Labini, di doverci procurare da soli la bistecca di mammut?

Eppure, quella del cacciatore paleolitico è esattamente la teoria sociale che ci propone chi – con la presunzione di sancire verità incontrovertibili – pontifica illustrandoci la propria, personale interpretazione di “insostenibile”. Quella di chi continua a spiegarci come non possiamo più permetterci la spesa sanitaria (sia essa in Italia o negli Stati Uniti) senza curarsi di informarci del fatto che la sua entità sia perfettamente paragonabile, per fare un esempio a caso, alla spesa per armamenti, o ancora peggio, nettamente inferiore a quella per gli interessi sul debito (è il caso della Spagna).

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