Posts tagged ‘teorema di Thomas’

Settembre 2nd, 2014

Robert Kig Merton, Il teorema di Thomas e la profezia che si autoadempie

by gabriella
crisi del 29

La crisi del ’29

Nei passi che seguono, tratti da Teoria e struttura sociale [1949, Il Mulino, Bologna 1971], Merton illustra il teorema di Thomas e la profezia che si autotoadempie che ne è un’applicazione concreta. Secondo il teorema di Thomas, ciò che pensiamo della realtà sociale diventa reale nelle sue conseguenze.

In una serie di lavori raramente consultati fuori del mondo accademico, William Isaac Thomas, il decano dei sociologi americani, ha esposto un teorema fondamentale per le scienze sociali:

«Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze».

Se il teorema di Thomas e le sue implicazioni fossero più ampiamente conosciute, ci sarebbero tanti più uomini che capirebbero meglio il funzionamento della nostra società. Sebbene non abbia l’equilibrio e la precisione di un teorema di Newton, questo teorema ha una uguale rilevanza essendo utilmente applicabile, se non a tutti, a moltissimi processi sociali.

 

Il teorema di Thomas

«Se gli uomini definiscono come reali certe situazioni, esse sono reali nelle loro conseguenze», scriveva il professor Thomas […]

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Agosto 22nd, 2012

Alain Garrigou, La produzione delle convinzioni politiche

by gabriella

Questo articolo di Alain Garrigou sulla formazione delle credenze e convinzioni politiche è uscito su Le Monde Diplomatique il 27 marzo 2012 (traduzione dal francese di José F. Padova). L’autore vi propone una riflessione sugli esiti “produttori di realtà” del Teorema di Thomas e sulle loro dinamiche da “legge di potenza”, per effetto delle quali persone e fenomeni percepiti come vincenti vincono effettivamente le competizioni.

Il teorema di Thomas [William I. Thomas, 1863-1947] ha quella semplicità sconcertante che rischia di lasciarci dubbiosi e increduli:
«Quando le persone considerano certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze» (1).

Per metterne in luce la portata il sociologo Robert K. Merton evocava la disavventura della Last National Bank quando il suo direttore Cartwright Millingville, reso curioso da un’atmosfera inconsueta [regnante in banca], scopriva che i suoi clienti, messi in allarme dalle voci di una sua insolvenza, avevano appena ritirato i loro averi, provocando così il fallimento della banca stessa (2). Detto con altre parole, non era l’insolvenza che provocava il fallimento, ma erano le voci che creavano l’insolvenza. La crisi del 1929 offriva l’immagine di un effetto di credenza mediante la profezia auto-avverantesi. Quello della finanza è, più di qualunque altro settore, il brodo di coltura di questi fenomeni, come una volta di più l’ha dimostrato la crisi dell’autunno 2008.

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