Il caso Irlanda, ovvero una crescita che crea miseria

by gabriella

povertàTraggo da Voci dall’estero, la traduzione di un articolo di John Weeks – pubblicato su Social Europe – sulla ripresa economica dell’Irlanda che contiene un’analisi di esemplare chiarezza delle politiche mercantiliste attivate anche in Italia e dei loro esiti.

I media spesso si riferiscono all’Irlanda come alla “prima della classe” tra i paesi che lottano per uscire dalla disastrosa crisi Europea. Ma un’analisi del “successo” degli Irlandesi ci rende benissimo l’idea di cosa sia veramente quell’economia dell’ 1% che predica il Vangelo dell’austerità in Europa […]. Se delle importazioni in eccesso possono generare problemi quando perdurano a lungo, […] quando un paese registra un surplus commerciale, i consumi e degli investimenti dei suoi residenti devono essere inferiori alla produzione e al reddito nazionale. Questa eccedenza può finanziare i flussi di capitale, il che spiega perché gli investimenti esteri tedeschi, giapponesi e cinesi si sono moltiplicati nel corso degli ultimi venti anni. Il mantenimento di un surplus commerciale come politica del governo, è definito “mercantilismo”. […]
La forma estrema di quel che Adam Smith riteneva una “follia” si verifica quando i surplus finanziano la povertà e l’instabilità economica. Due esempi infami del ventesimo secolo sono il pagamento delle riparazioni tedesche dopo la Prima Guerra Mondiale, e la crisi del debito dell’America Latina negli anni ’80 e ’90. In entrambi i casi, delle potenze straniere tenevano sotto pressione dei paesi affinché generassero dei surplus commerciali per pote ripagare i loro debiti ai governi (nel caso della Germania degli anni ’20), o alle banche straniere (dei paesi latino-americani negli anni ’80). Il primo caso ha portato a Hitler e il secondo ad una generazione di impoverimento diffuso.
In effetti, queste eccedenze forzate servono a trasferire beni e servizi dai residenti verso governi, banche e imprese stranieri. Questo tipo di surplus commerciale rientra nella categoria di ciò che Jagdish Bhagwati, il famoso economista indiano (ora alla Columbia University), ha denominato “crescita che crea miseria”, una crescita economica che genera povertà, non un miglioramento nelle condizioni di vita della popolazione. Per dirla semplicemente, il paese esporta e la popolazione diventa più povera.
Armati di queste idee di “mercantilismo” e di “crescita che crea miseria”, possiamo dare uno sguardo al “primo della classe”. Il grafico sottostante mostra perché la Triade della CE, l’FMI e il governo tedesco hanno fatto dell’Irlanda l’allievo modello. Mentre i famosi PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) continuano a languire in stagnazione o in declino, il PIL irlandese è aumentato dell’ 1,4 per cento nel 2011 e dell’uno per cento nel 2012. Non eccezionale, ma in confronto alla recessione sembra buono. Ancora più importante ideologicamente, la Triade ci assicura che questa crescita dimostra che “l’austerità funziona.” Essa mostra ai PIGS la via splendente della ripresa.
Nel caso che non l’abbiate capito, la strada della ripresa si presenta così: l’austerità fa scendere i salari, riducendo i costi di produzione. La riduzione dei costi si traduce in un aumento di competitività, in una crescita delle esportazioni, e l’economia nel suo complesso si riprende. La ritrovata crescita riduce il deficit di bilancio facendo aumentare il gettito fiscale che può essere utilizzato per pagare i creditori stranieri. Se i residenti nei PIGS dimostrassero la stessa disciplina degli irlandesi, la crisi dell’euro sarebbe presto finita.
Descrivere questa sequenza come un “nonsense” è un complimento. E’ volgare ideologia. Immaginate per un momento che Grecia, Italia, Portogallo e Spagna passassero tutte insieme dai deficit commerciali al surplus. Quale paese metterebbe gli oltre 200 miliardi di dollari di importazioni necessari per realizzare questo cambiamento? Certamente non la Germania, notoriamente impegnata in una politica di crescita trainata dalle esportazioni (mercantilista), né la Francia, che sta cercando di muoversi nella stessa direzione. E non certo il Regno Unito, che nel 2012 ha avuto un deficit commerciale di oltre $ 160 miliardi e un governo di destra impegnato a ridurlo. La presentazione di questa ideologia non sarebbe completa se non indicassimo i destinatari del surplus delle esportazioni irlandesi, le grandi banche Europee, che detengono il debito dell’Isola di Smeraldo.
All statistics from www.oecd.org, which reports values in US dollars
Anche se per un qualche miracolo un mega-importatore apparisse all’orizzonte del mondo (ad esempio la Cina), il percorso irlandese rappresenterebbe ugualmente una strada per la miseria. Il grafico qui sotto mostra tre tendenze economiche dal 2001. Nella terra dei primi della classe la disoccupazione è aumentata continuamente dal 2007, con una crescita economica senza inversione di tendenza (misurata in percentuale delle forze di lavoro a sinistra). Questo tasso di disoccupazione si è accompagnato con un aumento delle esportazioni pro capite, da meno di 6.000 dollari a testa nel 2007 a oltre 11.000 nel 2011 e 2012 (misurato sull’asse verticale di destra).
Mentre le esportazioni pro capite sono aumentate, il reddito nazionale pro-capite, il reddito nazionale totale meno il surplus commerciale, è diminuito, da $ 35.000 nel 2.007 a 25.000 nel 2012, con un calo di un terzo. Il reddito nazionale pro-capite si è ridotto in entrambi gli anni di crescita positiva del PIL. Questa spaventosa ridistribuzione dagli Irlandesi verso l’1% dell’Europa, detta anche surplus commerciale, non è stata il risultato della riduzione dei costi del lavoro dovuta all’austerità. Da oltre vent’anni l’Irlanda ha registrato un continuo avanzo commerciale annuale senza “costi inferiori” di austerità. Sotto l’austerità le importazioni in Irlanda sono crollate a causa del calo dei redditi del 99%.
Export balance PC is the export balance (surplus) per capita, in constant dollars of 2012. Net PC Income is is per capita income minus the export surplus, constant dollars.
Questa è la “crescita che crea miseria” di Bhagwati in tempo reale, il trasferimento all’estero di quasi un terzo del reddito nazionale. L’allievo modello non ha superato il test di una società decente, che protegge il welfare della sua popolazione. E se la questione non salta già fuori dai dati, date un’occhiata al diagramma finale. L’asse verticale misura il surplus di esportazioni pro-capite dell’Irlanda, e quello orizzontale misura il reddito nazionale pro-capite (PIL meno il surplus delle esportazioni). Dal 2001 al 2004, più esportazioni a persona andavano insieme con più reddito nazionale a persona. Poi è arrivata la brutta notizia, più esportazioni, ma alla popolazione irlandese rimane di meno per consumare e investire. L’Irlanda può anche essere la prima della classe, ma per il bene del 99% il suo governo deve trovare insegnanti diversi, e forse abbandonare la scuola.

 


2 Comments to “Il caso Irlanda, ovvero una crescita che crea miseria”

  1. E’ evocativo notare come coloro che esaltano i comportamenti virtuosi dell’Irlanda in bancarotta siano gli stessi che un triennio fa additavano l’isola dei quadrifogli a modello di crescita e sviluppo da esportare in tutta Europa…

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