Archive for ‘Sociologia’

2 Febbraio, 2023

Platone, Il Protagora

by gabriella

Themis

Ci fu un tempo in cui esistevano gli dei, ma non le stirpi mortali. Quando giunse anche per queste il momento fatale della nascita, gli dèi le plasmarono nel cuore della terra, mescolando terra, fuoco e tutto ciò che si amalgama con terra e fuoco; ordinarono poi a Prometeo e a Epimeteo di dare con misura e distribuire in modo opportuno a ciascuno le facoltà naturali.

Il furto del fuoco da parte di Prometeo procurò agli uomini il sapere tecnico e la capacità di produrre cultura, separandosi dal resto del mondo animale, la giustizia fu invece un dono degli dèi, preoccupati che senza di essa l’umanità potesse estinguersi a causa della violenza reciproca.

 

Indice

1. Platone, Protagora 320c-324a [temi della giustizia, dell’uguaglianza e dell’educazione alla virtù]
2. Sintesi dell’intero dialogo


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21 Gennaio, 2023

Pietro Piro, Tre film su lavoro, alienazione, solidarietà

by gabriella

Tratto da Academia. edu la bella analisi di Pietro Piro su Riff Raff, Bubble e Non è ancora domani. Questi film , come scrive sempre Piro nel finale, possono essere utili per tracciare una mappa del processo di disumanizzazione radicale che attraversa il nostro tempo informandolo e modellandolo alla luce di un’alienazione sempre più realizzata e completa.

In una società a rischio, caratterizzata da biografie di questo
tipo, la possibilità di scivolare e cadere sono sempre in
agguato, nonostante la sicurezza e il benessere apparenti. Di
qui derivano l’ansia e il timore che pervadono anche i ceti
sociali più elevati, tendenzialmente benestanti.
U. Beck, Costruire la propria vita

La povertà è una anomalia per i ricchi. È difficile capire
perché la gente che vuole mangiare non suona la campanella
per far portare la cena.
Walter Bagehot

Nel 1991 Kean Loach vinceva con il film Riff Raff (1991) il premio della critica internazionale al festival di Cannes. Un film duro, essenziale, impegnato. Il tema del film è arcinoto. Un ex galeotto dal fisico minuto e nervoso, approda in un cantiere edile dove i cosiddetti diritti dei lavoratori sono 2 sistematicamente calpestati.

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18 Gennaio, 2023

Fake news

by gabriella

Le Fake news tornano al centro dell’attenzione e soprattutto del dibattito politico. Dopo la pubblicazione di un’inchiesta sul New York Times, che ipotizza rapporti tra siti italiani e russi, e dunque un possibile pericolo per le elezioni italiane, è scoppiata la polemica tra partiti e stampa sull’uso e l’abuso delle notizie, vere, false o pilotate.

Il filo diretto di Prima Pagina del 28 novembre 2017, la puntata di Tutta la città ne parla del 27 novembre 2017, gli articoli di Marco Gervasoni sul Messaggero del 28 novembre e di Gianantonio Stella sul Corriere della Sera di oggi.

 

 

1. Fake News e politica

Ne discutono con Pietro del Soldà e i radioascoltatori di Tutta la città ne parla, Juan Carlos de Martin  (Politecnico di Torino), Oreste Pollicino (Università Bocconi di Milano), Arianna Ciccone (Fondatrice del Festival di giornalismo di Perugia, Valigia Blu), Andrew Spannaus (Transatlantico.info).

Gli approfondimenti del sito della trasmissione:

Il Post.it, Perché tutti parlano di nuovo di “fake news”: l’articolo del New York Times che ipotizza un collegamento tra siti della Lega Nord, del M5S e filorussi

Bruno Saetta su ValigiaBlu, Perché le soluzioni al problema ‘fake news’ sono a loro volta un problema

Flavia Perina su L’inkiesta, Le fake news sono le nuove scie chimiche. L’idea che qualche haker stia influenzando la nostra campagna elettorale è francamente risibile. E mostra tutta la debolezza dell’Occidente.

Affaritaliani.it, Fake news, allarme dagli USA, Italia a rischio. Renzi: Facebook agisca

 

2. Marco Gervasoni, Il caso Fake news/false notizie. La cultura come antidoto al male antico

Nulla di solito ha l’aria più falsa del vero, mentre il falso ha sempre una grande apparenza di probabilità».

Con questa battuta dello scrittore francese Theophile Gautier si potrebbe chiudere la polemica sulle cosiddette «false notizie» (usiamola, la lingua italiana!) Nonostante l’età media del nostro paese sia piuttosto alta, sembra infatti che tutti abbiano smarrito la memoria anche recente, novelli Alice nel paese della meraviglie. E allora, per rinfrescarla un po’, ricordiamo che… [l’articolo letto a Prima pagina].

 

3. Gianantonio Stella, 500 anni fa lo smascheramento della più grande bugia storica.

L’imperatore Costantino offre a papa Silvestro la tiara imperiale, affresco nell’Oratorio di San Silvestro a Roma

Lorenzo Valla (1407 – 1457)

Nel 1517 veniva dato alle stampe il testo che smascherava la Donazione di Costantino. Da Napoleone ucciso dai cosacchi ai Savi di Sion, la lunga tradizione dei falsi storici. Tratto dal Corriere della Sera, 29 novembre 2017.

Non c’è gara: la bufala più grande di tutti i tempi, per quanto si sforzino i russi e tutti gli altri fabbricanti di menzogne stranieri e nostrani, è già stata pubblicata. Tredici secoli fa. E cambiò la storia del mondo. Finché non sbucò fuori Lorenzo Valla che nel 1440, mettendo a frutto gli studi di filologia e di retorica ma più ancora esercitando lo spirito di uomo libero, scrisse Il Discorso sulla falsa e menzognera donazione di Costantino.

Il documento, scrive Carlo Ginzburg, aveva avuto una «circolazione larghissima» per tutto il Medioevo. E

«certificava che l’imperatore Costantino, in segno di gratitudine verso papa Silvestro che lo aveva guarito miracolosamente dalla lebbra, si era convertito al cristianesimo, donando alla Chiesa di Roma un terzo dell’impero».

In realtà, continua lo storico, è opinione oggi condivisa

«che il constitutum sia stato redatto verso la metà del secolo VIII per fornire una base pseudo-legale alle pretese papali al potere temporale», ma per molto tempo la donazione «non venne assolutamente messa in dubbio». Nemmeno da Dante, convinto che quel potere temporale avesse gettato le premesse della corruzione della Chiesa: «Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,/ non la tua conversion, ma quella dote/ che da te prese il primo ricco patre».

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11 Gennaio, 2023

Il materialismo storico

by gabriella

Ludwig Feuerbach

Con Marx ed Engels, la filosofia europea arriva a una nuova definizione dell’umano: noi siamo non solo il risultato delle esperienze e degli stimoli che abbiamo ricevuto, ma anche i creatori e produttori di queste esperienze e stimoli, dunque l’uomo è creatore di se stesso.

Di qui la spiegazione della storia, dei valori, dello spirito dei tempi che cambia in funzione delle scelte e dello sguardo degli uomini che costruiscono le condizioni di esperienza delle generazioni successive.

Gli idealisti tedeschi arrivano, con Feuerbach a concepire la coscienza umana come un prodotto delle condizioni in cui singoli e collettività vivono, cioè come un prodotto della loro esistenza.

Marx oltrepassa questa prospettiva per indicare l’uomo come l’essere che trasforma il mondo ed è egli stesso il prodotto della propria creazione (cioè delle trasformazioni operate dalle generazioni precedenti).

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10 Gennaio, 2023

Friedrich Engels, L’origine della famiglia

by gabriella
Friedrich Engels (1820 - 1895)

Friedrich Engels (1820 – 1895)

Nel 1884, Friedrich Engels pubblica L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, un testo che tiene conto delle ricerche di Bachofen sul matriarcato e di Lewis Henry Morgan sulle società antiche.

Engels riprende la tesi dell’evoluzione lineare delle società, depurandola dal portato gerarchico a cui è stata intrecciata per l’intero ottocento e interpretando le spinte evolutive con le tesi materialiste secondo le quali le forme di coscienza emergono al raggiungimento della maturità delle forme produttive corrispondenti.

Trasformando tutte le cose in merci, la produzione capitalistica

«dissolse tutti gli antichi rapporti tradizionali e mise al posto del costume ereditario e del diritto storico la compravendita e il “libero” contratto». Anche il matrimonio divenne un contratto e, pur rimanendo un matrimonio di classe, «all’interno della classe venne concesso agli interessati un certo grado di libertà di scelta».

La grande industria ha poi aperto alla donna operaia la via della produzione sociale, ma se essa vi si inserisce, non è più in grado di assolvere i doveri familiari, e viceversa, come rilevavano anche i fautori liberali dell’emancipazione. Ciò traccia tuttavia, la strada per l’emancipazione dalla famiglia monogamica dove si esercita il più brutale asservimento della donna all’uomo.

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10 Gennaio, 2023

Simone de Beauvoir, Donna non si nasce, si diventa

by gabriella

Simone De Beauvoir (1908 – 1986)

Pubblicato nel 1946, Il secondo sesso [trad. it. Milano, Euroclub, 1979; pp. 14-18; 27-28] è una fondamentale riflessione sulla donna, ricca di riferimenti storici, filosofici, antropologici. Il punto di partenza di Simone de Beauvoiu è che la donna diventa tale accettando le costrizioni che la vogliono subordinata, «altro» rispetto all’«uno». Secondo sesso rispetto al primo, quello maschile.

Se la sua funzione di femmina non basta a definire la donna, se ci rifiutiamo anche di spiegarIa con «l’eterno femminino» e se ciò nonostante ammettiamo che, sia pure a titolo provvisorio, ci sono donne sulla terra, dobbiamo ben proporci la domanda: che cosa è una donna?

L’enunciazione stessa del problema mi suggerisce subito una prima risposta. È significativo che io lo proponga. A un uomo non verrebbe mai in mente di scrivere un libro sulla singolare posizione che i maschi hanno nell’umanità. Se io voglio definirmi, sono obbligata anzitutto a dichiarare: «Sono una donna»; questa verità costituisce il fondo sul quale si ancorerà ogni altra affermazione. Un uomo non comincia mai col classificarsi come un individuo di un certo sesso: che sia uomo, è sottinteso. È pura formalità che le rubriche: maschile, femminile appaiono simmetriche nei registri dei municipi e negli attestati d’identità.

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5 Gennaio, 2023

John Stuart Mill, La servitù delle donne, 1869

by gabriella
taylor e mill

Harriet Taylor (1808 – 1858) John Stuart Mill (1806 – 1873)

Dal sodalizio tra Harriet Taylor e suo marito, John Stuart Mill, derivarono due importanti saggi sulla questione femminile. In The Enfranchisement of Women, del 1851, Taylor parte dal diritto naturale di ogni essere umano ad esprimere liberamente le proprie capacità, osservando che l’esercizio del potere politico conquistato dagli uomini ha provocato la condizione di sudditanza in cui le donne si trovano. L’emancipazione della donna sarà possibile quando essa potrà godere degli stessi diritti concessi all’uomo – all’istruzione, all’esercizio delle professioni, alla partecipazione amministrativa e politica – che però le sono ancora negati.

Alla diffusa obiezione che la sua natura biologica assegnerebbe in modo esclusivo alla donna la cura dei figli e della famiglia, impedendole obbiettivamente il pieno esercizio di quei diritti, Taylor risponde che con la liberazione dagli impegni familiari – da assegnare alla cura di un apposito personale domestico femminile – la donna potrà conseguire la sua piena emancipazione. Una reale emancipazione non può allora essere ottenuta da tutte le donne, ma solo da quelle della classe media che potranno liberarsi dagli obblighi familiari.

In The Subjection of Women (1869) [trad. it. La servitù delle donne] Stuart Mill individua la causa della mancanza di diritti civili della donne nella storica subordinazione della donna all’uomo, la quale è una forma di schiavitù espressione del più generale rapporto schiavile che è stato una delle forme di organizzazione sociale del passato. Le società antiche sono tramontate da secoli e la schiavitù è stata da poco abrogata anche in America, ma l’asservimento delle donne, oggi come ieri, persiste e si realizza innanzi tutto e in forma compiuta nel luogo privato della famiglia. Essa è resa possibile dalla maggior forza fisica dell’uomo, ma si esercita anche con l’affetto:

«Gli uomini non vogliono solamente l’obbedienza delle donne, vogliono anche i loro sentimenti. Tutti gli uomini, tranne i più brutali, vogliono avere nella donna che a loro è più legata non una schiava forzata, ma una schiava volontaria, non una pura e semplice schiava, ma una favorita».

L’idea che tale servitù sia necessaria e naturale è stata inculcata nelle menti delle donne fin dall’infanzia. Esse sono state educate a pensare di dover essere l’opposto dell’uomo: non devono esprimere

«una libera volontà e un comportamento auto-controllato, ma una sottomissione e una subordinazione al controllo altrui. Tutte le morali dicono che è dovere delle donne, e tutti i sentimenti correnti affermano che è proprio della loro natura vivere per gli altri, compiere una totale abnegazione di sé e non avere altra vita che la vita affettiva».

L’asservimento della donna all’uomo si dimostra una contraddizione pratica dell’affermazione teorica dell’eguaglianza dei diritti umani:

«La subordinazione sociale delle donne si configura come un fatto unico nelle moderne istituzioni sociali; una rottura isolata di quella che è divenuta la loro legge fondamentale; l’unica reliquia di un vecchio mondo di pensiero e di pratica che è esploso in ogni altro aspetto».

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28 Novembre, 2022

La modernizzazione

by gabriella

Un modulo di otto lezioni dedicato alla nascita e alla specificità della società moderna (o industriale, o capitalistica), concepite come una storia economica [ruolo delle tecnologie e delle leggi del mercato, passaggio da un’economia di sussistenza a un’economia di produzione], una storia sociale [nascita del proletariato urbano e della povertà come condizione sociale], una storia culturale [crisi dell’autorità, rivoluzione scientifica, astronomica, politica] e una storia politica [nascita dello stato moderno e definizione moderna dei concetti di libertà, uguaglianza, tolleranza, laicità, sovranità popolare, cittadinanza].

Indice

1. Introduzione alla modernizzazione

1.1 Un cambiamento sociale globale
1.2 Il concetto di modernizzazione
1.3 Il concetto di Occidente

2. Le enclosure e la trasformazione del paesaggio rurale inglese  

2.1 Dall’economia di autoconsumo all’economia di produzione
2.2 Lo sfruttamento intensivo delle risorse della terra e l’aziendalizzazione delle fattorie

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22 Novembre, 2022

Dal sistema Speenhamland alle Workhouse

by gabriella

Workhose

In un periodo in cui l’Inghilterra stava affrontando anni di raccolti scarsi, con il prezzo del grano che continuava a salire senza la possibilità di poterlo importare dall’Europa, a Speenhamland, un distretto a sud del paese, alcuni magistrati si riuniscono in una locanda del villaggio di Speen e decidono di riformare completamente l’assistenza ai poveri. Si trattava di una innovazione sociale ed economica per quei tempi, fondata sul “diritto di vivere”.

Fino ad allora, infatti, secondo quanto regolamentato dall’Act of Settlement del 1662, il lavoratore era legato alla propria “parrocchia”. La Speenhamland Law liberalizzava i lavoratori da queste “corporazioni” e contestualmente prevedeva un sistema di sussidi da aggiungere ai salari. L’idea era di assicurare un reddito di base soprattutto ai poveri e alle loro famiglie indipendentemente dai loro guadagni per raggiungere un adeguato livello di sussistenza. Le quote da assegnare a ogni componente della famiglia sarebbero state quantificate sulla base del prezzo del pane.

In poco tempo il sistema si diffuse in tutto il sud dell’Inghilterra e, in particolare, nelle aree rurali e nei distretti manifatturieri.

Nel 1832 il governo di Londra avviò un’indagine a livello nazionale sulle condizioni di lavoro, sulla povertà delle zone rurali e sul “sistema Speenhamland” per quella che, scrive Rutger Bregman nel libro Utopia for Realists, è stata considerata la più ampia indagine governativa della storia.

Il rapporto finale di 13mila pagine giungeva alla conclusione che il piano sperimentato era stato disastroso perché aveva portato a un’esplosione demografica, alla riduzione dei salari e al degrado della classe operaia inglese.

Tra il 1960 e il 1970, il rapporto venne riletto da alcuni storici che scoprirono che buona parte del testo del rapporto finale era stata scritta prima della raccolta dei dati e che solo il 10% dei questionari distribuiti era stato compilato. Quasi nessuna delle persone intervistate era tra le beneficiarie del sussidio.

Tale falsificazione si legava evidentemente alla necessità di creare un mercato del lavoro libero da vincoli e a basso costo attraverso cui alimentare l’industrializzazione britannica.

Nel 1834 il “sistema Speenhamland” viene quindi smantellato definitivamente e, sulla base del rapporto, parzialmente truccato, venne approvato il Poor law amendment act, che segnò una netta inversione di tendenza nella gestione delle politiche assistenziali: l’assistenza veniva subordinata a condizioni così restrittive da renderla meno appetibile del lavoro salariato.

Lo sciopero divenne illegale (Combination Law, 1799) e l’organizzazione operaia considerata associazione a delinquere per commettere atti di vandalismo contro la proprietà.

Saint Peter’s Field, 16 agosto 1819, la carica della cavalleria contro una manifestazione di 80.000 persone che fece 684 morti e passata alla storia come massacro di Peterloo (da Waterloo)

Un Orfan Working School dell’età vittoriana

Nel 1834, il Poor Law Amendament Act (o New Poor Law) istituisce le workhouse, luoghi di lavoro coatto dove venivano rinchiusi vagabondi, orfani, disoccupati. Si realizzava, così l’idea, concepita oltre cento trent’anni prima da John Locke, che i poveri e i senza lavoro dovessero essere internati e forzati al lavoro, come misura di sicurezza pubblica e di moralizzazione individuale.

In questo contesto era nata, nei primi decenni dell’800, l’agitazione industriale  detta luddismo (1811-16) dal nome di Ned Ludd, protagonista  – probabilmente immaginario – dei primi sabotaggi, e il luddismo agrario che usava il nome del capitano Swing (1830-31).

Tali agitazioni che vengono represse con decine di impiccagioni e centinaia di deportazioni in Australia, rappresentavano una risposta a cambiamenti che avevano ripercussioni su tutto il loro stile di vita; cioè – come osservava un contemporaneo, al fatto

«che il lavoro adulto non abbia più valore di quello dei bambini o delle donne; [che] i lavoratori uomini sono ridotti a meri osservatori ed esecutori di voleri della macchina che non richiede per gran parte delle sue operazioni un impegno fisico o intellettuale; [così che] il maschio adulto ha iniziato ad andare via ed è stato sostituito da coloro che nell’ordine tradizionale delle cose dipendevano da lui per il loro sostegno. [Questo] ha preparato la strada alla rottura dei legami che tenevano insieme una società e che erano le basi della felicità domestica e del valore nazionale» [P. Gaskell, Artisans and machinery, 1836, cit. in K. Robins, F. Webster, Tecnocultura (1999), trad. it., 2003, p. 81]. 

Lord Byron (1788 – 1824)

Quando, nel 1812, il Parlamento inglese votò il Frame Breaking Bill che infliggeva la pena capitale a chi distruggeva i telai meccanici – reato allora punito con la deportazione da 7 a 14 anni – alla Camera dei Lord solo George Byron si espresse in modo contrario, sferzando i lord con ironia:

Gli operai, nella cecità della loro ignoranza, invece di rallegrarsi dei perfezionamenti in queste arti così vantaggiose per il genere umano, si considerarono vittime dei progressi meccanici. Nella loro follia immaginarono che l’esistenza e il benessere del popolo fossero questione di maggior importanza dell’arricchimento di alcuni individui, conseguenza del perfezionamento negli strumenti del lavoro che lasciano l’operaio senza collocamento. […]

Ma immaginiamo che una tale legge sia adottata; immaginiamo uno di quegli uomini, quali io ne ho visti … smunti dalla fame, immersi in una cupa disperazione, incuranti di una vita che le Signorie Vostre apprezzano forse meno di un telaio… immaginiamo quell’uomo circondato dai figli ai quali non può dare pane neppure a rischio della vita, in procinto di vedersi strappato per sempre da una famiglia che la sua pacifica industria aveva fino allora sostenuta, e per la quale non può più far nulla… immaginiamo un tal uomo, e ce ne sono delle migliaia in questa situazione fra i quali potete scegliere le vostre vittime; immaginiamolo trascinato dinanzi a un tribunale per esservi giudicato per questo nuovo misfatto in virtù di questa nuova legge; ebbene, mancheranno ancora due cose, secondo me, per giudicarlo e condannarlo, cioè… dodici becchini per giurì, e un Jefferies per giudice! [il giudice Jefferies, attivo sotto Giacomo II, nel XVII secolo, passò alla storia per la sua spietatezza unita al servilismo verso il sovrano, NDR].

26 Ottobre, 2022

Friedrich Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra

by gabriella

Una delle prime inchieste sulla condizione operaia, nella quale Engels fotografa gli orrori del primo capitalismo industriale: la schiavitù alle macchine, la disoccupazione tecnologica, la competizione per la sopravvivenza tra gli operai, il lavoro malsano, femminile e minorile, col loro seguito di malattie e mutilazioni tali per cui questo moderno proletariato è spesso simile «a un esercito che torna da qualche campagna militare».

Il testo è accessibile in rete preceduto dall’introduzione di Eric J. Hobsbawm che, sottolineandone la dignità di classico della scienza sociale, osservava come l’acutezza di Engels fosse spiegata non solo dal suo talento, ma dalla sua visione: «buon scienziato sociale poteva essere – infatti – solo chi fosse libero dalle illusioni della società borghese».

Il coda al testo i lavori di approfondimento degli studenti della 4F [a.s. 2017-18].

Degno di nota, per il prefatore, soprattutto il fatto che

Friedrich Engels (1820 - 1895)

Friedrich Engels (1820 – 1895)

«Engels non ha mai ha presentato la borghesia come una massa di individui dal cuore di pietra. Il suo odio per quel che la borghesia rappresentava, e per ciò che la induceva a comportarsi in quel determinato modo non era l’odio ingenuo verso alcuni uomini di cattiva volontà, diversi dagli uomini di buona volontà.  Esso faceva parte della critica al carattere inumano del capitalismo, che automaticamente trasforma gli sfruttatori in una classe “profondamente immorale, cosi inguaribilmente corrotta, intimamente corrosa e resa del tutto incapace di ogni progresso dall’egoismo”» [p. 9].

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