Archive for ‘Sociologia’

maggio 1st, 2018

Will Robots Take My Job?

by gabriella

In un saggio del 2013, Carl Benedikt Frey e Michael Osborne della Oxford University hanno elaborato una metodologia previsionale del rischio automazione di impieghi e professioni. L’anno scorso i due autori hanno creato un sito che permette di esaminare la possibilità di robotizzazione di oltre settecento mestieri.

Sotto lo spazio di ricerca che permette di interrogare il sistema (cliccare sull’immagine):

Se si digita “taxi driver”, ad esempio, si otterrà il seguente risultato:

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aprile 29th, 2018

Storia del Primo maggio, da Piazza Haymarket al Job Act

by gabriella

haymarketThe day will come when our silence will be more
powerful than the voices you are throttling today

Haymarket Martyr’s Monument

HaymarketMartyrs

In alto: Parsons, Fielden, Lingg; al centro Spies; in basso Shwab, Engel, Fisher

La storia del primo maggio affonda le sue radici nelle lotte operaie per le otto ore che infiammarono gli Stati Uniti tra il 1860 e il 1880. Il 4 maggio 1886, uno sciopero a Chicago assunse dimensioni particolarmente vaste. Per disperdere gli scioperanti durante un comizio, le autorità fecero esplodere una bomba in piazza Haymarket. Contro gli scioperanti fu aperto il fuoco.

Iniziò così una rappresaglia di massa contro gli operai, non solo a Chicago, il centro principale del movimento, ma in tutto il paese. Vennero arrestati centinaia di lavoratori ed otto di loro vennero processati. Nonostante non fossero state trovate prove della responsabilità degli operai nell’attentato, il Tribunale di Chicago condannò a morte sette degli imputati: Albert Parsons, August Spies, Samuel Fielden, Michael Schwab, Adolf Fischer, George Engel e Louis Lingg; l’ottavo, l’imputato Oscar Neebe, a 15 anni di carcere. Lingg morì durante la permanenza in carcere. Parsons, Spies, Engel e Fischer vennero giustiziati l’11 novembre 1897.

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aprile 29th, 2018

Carlo Scognamiglio, La società della prestazione

by gabriella

Nella recensione di Carlo Scognamiglio a La società della prestazione di Federico Chicchi e Anna Simone [Ediesse, 2017] uscita su Micromega, l’autore esamina l’origine e le conseguenze del dispositivo ideologico dell’emporwement e dell’investire su di sé, con il suo portato di ipercompetizione, eccesso di valutazione e strumentalizzazione utilitaria di ogni competenza e qualità personale che sfocia nel dilagare dell’ansia e della depressione giovanile.

L’ipotesi di un burattinaio occulto capace di costruire l’immaginario collettivo, o di pilotare le dinamiche strangolanti dell’economia mondiale, somiglia molto a un teorema privo di fondamento e credibilità. Le strutture sociali, i progressi tecnologici, i residui di passato e le azioni di singoli o gruppi, si incrociano producendo effetti non sempre prevedibili. Tuttavia, chi li studia a posteriori tende a tracciarne l’evoluzione come se si trattasse di una dinamica univoca e di facile lettura. Siamo noi, con le nostre analisi, a disegnare la linearità dei processi storici. Perché li srotoliamo a partire dal punto d’arrivo.

Tuttavia, questo lavoro archeologico di scavo tra le tracce di un sistema di trasformazioni è necessario e interessante, sebbene non debba cadere nel tranello della presunta intenzionalità (nel senso psicologico del termine), per riconoscere l’impersonalità delle dinamiche sociali. Il che non deresponsabilizza affatto chi quei processi è deputato a governare e controllare, né chi alimenta le crisi più drammatiche per trarne profitti personali.

Un esempio concreto. In un loro recente lavoro, Federico Chicchi e Anna Simone hanno studiato La società della prestazione (Ediesse, 2017). Analizzando in modo sistematico letteratura scientifica e dati empirici, essi rintracciano, come linea di sviluppo sociale degli ultimi decenni, il passaggio dalla società salariale alla società prestazionale. I primi processi di precarizzazione del lavoro hanno universalizzato una condizione (con aggregata retorica) precedentemente propria dei lavoratori autonomi e della dimensione d’impresa. In particolare la piccola impresa. La trasformazione del mercato del lavoro, con annessa sovrastruttura ideologica rapidissimamente capace di penetrare linguaggi e modelli, ha sgretolato tutto, e tale frammentazione sociale si configura come dato talmente evidente, che i nostri contemporanei hanno dimenticato che sia frutto di un passaggio epocale.

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aprile 29th, 2018

Roberto Burchielli, Le frontiere dentro di noi

by gabriella

Ci sono frontiere che non si trovano ai confini tra gli stati: sono nelle nostre città, nelle nostre strade, nei nostri palazzi, dove convivono culture e povertà diverse, dove si mescolano storie di immigrati, di nuovi e vecchi italiani. Ci sono frontiere che sono dentro di noi.

Il racconto della convivenza difficile, ma anche di inaspettate solidarietà e vicinanza nelle inchieste in quattro puntate sulle periferie di Milano e Roma di Roberto Burchielli andate in onda su Sky Tg24. Cliccando sul link al portale televisivo è possibile vedere tutte le puntate, sotto un estratto pubblicato su YouTube.

Siamo a Milano, a pochi passi dal Duomo, nella zona 6. Comprensorio di Via Gola e Navetta; nella zona 4, nel fortino di P.le Corvetto; nella zona 2 a tutti nota per Via Padova e Via Cavezzali e nella zona 1 in Via Lazzaro Palazzi ..

 

marzo 27th, 2018

Lorenza Ghinelli, Gli animali per cibo

by gabriella

Questo intervento non è animalista. O meglio, credo che il problema degli allevamenti intensivi e della pesca industriale necessiti da diverso tempo di essere posto su un piano differente: un piano razionale.

L’articolo è uscito su Carmilla.

Non è possibile (purtroppo) chiedere alle persone di amare necessariamente gli animali, e nemmeno di ritenerli degni di diritti. Non è possibile, e forse non è nemmeno giusto, dire alle persone cosa possono o non possono mangiare. Per questo, prima di partire dalle differenze tra chi ha scelto di non mangiare carne prodotta in allevamenti intensivi e chi invece la mangia, penso sia più opportuno partire da quello che ci accomuna.

In questo non aiutano nemmeno le statistiche, perché le statistiche hanno a che fare coi numeri, e quando si parla di numeri diventa difficile immaginare che a quelle cifre corrispondano persone e animali, insomma, esseri viventi. Il successo degli allevamenti intensivi e della pesca industriale nasce soprattutto da questo: dalla distanza siderale tra noi e tutti quei numeri, tra quello che accade e quello che ci è dato (e non ci è dato) vedere, tra quello che amiamo immaginare e quello che invece sistematicamente si verifica. Per tentare di cambiare le cose, temo sia necessario dare per assodati l’egoismo e l’indifferenza che ci caratterizzano: siamo l’unica specie a non avere a cuore il suo mantenimento e la preservazione del suo habitat.

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marzo 14th, 2018

Bertrand Russell e Stephen Hawking, Intorno a Dio, alla religione e all’origine dell’Universo

by gabriella

In morte di Stephen Hawking.

religionoff«Non esiste né un Dio né il diavolo, perché se ci fosse un Dio gli chiederei di lanciare un fulmine sull’ingiusto ed iniquo Parlamento; se ci fosse un diavolo gli chiederei di inghiottirlo sotto terra; ma, poiché non esiste né l’uno né l’altro, non ne farò nulla».

Giulio Cesare Vanini sul patibolo di Tolosa, il 9 febbraio 1619.

Due (tre, con quella di Vanini) delle più intransigenti negazioni dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima.

“Trovo che sia valsa la pena di viverla, e la rivivrei con gioia se me ne fosse offerta la possibilità”.
Questa vita, prosegue Russell, è stata dominata “da tre passioni semplici, ma di una forza irresistibile: la sete dell’amore, la ricerca della conoscenza, e una immensa pietà per le sofferenze umane” [Autobiografia, 1962]

Ha scritto ancora (in “Il mio credo”, 1925): “Non sono in grado di dimostrare che il mio punto di vista sulla via retta sia giusto; posso soltanto formulare la mia opinione, sperando che sia condivisa da molti. Il mio pensiero è questo: la vita retta è quella ispirata dall’amore e guidata dalla conoscenza. Conoscenza e amore non hanno confini, cosicchè una vita, per quanto retta, è sempre suscettibile di miglioramento. L’amore senza la conoscenza, o la conoscenza senza l’amore, non possono maturare una vita retta […]. Benchè amore e conoscenza siano necessari, l’amore è, in un certo senso, più fondamentale, perché spinge l’intelligenza a scoprire sempre nuovi modi di giovare ai propri simili”.


marzo 9th, 2018

Norberto Bobbio, L’eguaglianza come criterio distintivo tra destra e sinistra

by gabriella

Norberto Bobbio (1909 – 2004)

L’eguaglianza come criterio di distinzione tra destra e sinistra politica nella definizione classica di Norberto Bobbio. Tratto da Enciclopedia Treccani. Su concetto di eguaglianza si veda anche la voce dedicata in Enciclopedia Treccani del Novecento.

Nel suo Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica (1994) Bobbio cercò di identificare i criteri che consentissero un’effettiva differenziazione fra destra e sinistra. La sua proposta dell’eguaglianza come criterio distintivo suscitò un dibattito intenso e aspro, sia nella destra sia nella sinistra a riprova, sottolineò ironicamente Bobbio, dell’esistenza di entrambe.

Il criterio più frequentemente adottato per distinguere la destra dalla sinistra è il diverso atteggiamento che gli uomini viventi in società assumono di fronte all’ideale dell’eguaglianza (p. 119).

La sinistra, sostiene Bobbio, mira a ridurre le diseguaglianze e a perseguire e conseguire l’eguaglianza, mentre la destra prende atto dell’esistenza di diseguaglianze e può giungere a valutarle positivamente come premessa e come esito della competizione sociale ed economica.

Bobbio aggiunge che il concetto di eguaglianza chiama in causa tre variabili:

«a) i soggetti tra i quali si tratta di ripartire i beni o gli oneri;

b) i beni o gli oneri da ripartire;

c) il criterio in base al quale ripartirli» (p. 120).

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marzo 9th, 2018

La parola ci fa uguali 2. Gli studi sociolinguistici di Basil Bernstein e William Labov

by gabriella

William Labov

Basil Bernstein (1924 – 2000)

Seconda lezione di sociolinguistica dedicata alla comprensione del rapporto tra pensiero e linguaggio, tra condizione sociale e competenze cognitivo/espressive. In questo testo esaminiamo il contributo dei sociolinguisti anglosassoni Basil Bernstein e William Labov.

La prima lezione è stata dedicata ai problemi dell’unificazione linguistica italiana e alle esperienze dei maestri degli esclusi, da don Milani a Bruno Ciari a don Sardelli. La terza, invece, agli studi di Tullio De Mauro sull’analfabetismo strumentale, funzionale e di ritorno.

Indice

1. Basil Bernstein
2. William Labov

Videolezioni: 1. La parola ci fa uguali. L’unificazione linguistica degli italiani e i maestri degli esclusi 2. La parola ci fa uguali 2. Basil Bernstein e William Labov 3. La parola ci fa uguali 3. L’analfabetismo funzionale e di ritorno

 

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marzo 8th, 2018

Jan Mazza, I poveri sono stupidi. Disuguaglianze cognitive, una minaccia per la democrazia? 

by gabriella

sinapsi

Quella descritta in questo ottimo articolo di Jan Mazza è la nuova frontiera della diseguaglianza cognitiva. Dopo gli studi degli anni 60 e 70 sul divario cognitivo basato sulla parola e sull’uso di codici linguistici estesi o ristretti, si apre oggi un altro scenario, potenzialmente distopico, inaugurato dalla diminuzione delle possibilità di accesso all’alta formazione e dominato dalla disponibilità futura di mezzi chimici, genetici e informatici di potenziamento della performance intellettuale. Tratto da Pandora. Rivista di Teoria e Politica.

Il tema delle disuguaglianze è tornato prepotentemente di attualità nel dibattito politico ed economico, dopo decenni di prolungato torpore. La rivoluzione monetarista anglo-sassone dei primi anni Ottanta, via di fuga economica e ideale per un Primo Mondo preda di sempre maggiori rivendicazioni politiche e salariali delle classi lavoratrici e dell’esaurimento della spinta propulsiva keynesiana, è stato un vero e proprio cambio di paradigma (Hall 1993), maggiore responsabile di questa rimozione collettiva.

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marzo 8th, 2018

L’8 marzo non è una festa

by gabriella
Triangle Fire4

Triangle Fire 25 marzo 1911

Una breve storia della Giornata Internazionale delle Donne, per ricordare che l’8 marzo non è una festa, ma un giorno di riflessione sulla discriminazione femminile nelle case e nei luoghi di lavoro ovunque nel mondo.

Agli inizi del novecento gli scioperi operai e le manifestazioni per i diritti civili delle donne erano frequenti in Europa e negli Stati Uniti. Dopo la manifestazione oceanica del 1908, nella quale quindicimila donne avevano marciato a New York per chiedere la giornata lavorativa di otto ore, l’aumento dei salari e il diritto di voto, il 25 febbraio 1909 fu celebrata la prima giornata internazionale della donna.

Clara_Zetkin

Clara Zetkin (1857 – 1933)

Nel 1910, durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen, Clara Zetkin, spartachista e tra i fondatori del Partito Comunista tedesco, propose che in ogni paese si organizzasse ogni anno una Giornata della Donna. La prima si tenne in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera il 19 marzo 1911.

Meno di una settimana dopo, avvenne l’incendio della Triangle Shirtwaist Company, un’azienda tessile di New York in cui lavoravano soprattutto giovani donne immigrate dall’Europa che morirono in centoquarantasei.

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