Archive for ‘Pedagogia’

20 Gennaio, 2020

L’apprendimento negli ambienti d’apprendimento

by gabriella

ragazza studiosaNegli ambienti d’apprendimento, come la scuola, si impara in molti modi diversi.

Aspetti consapevoli ed inconsci entrano in gioco nella motivazione, nell’attenzione, nella ristrutturazione cognitiva, nel rinforzo e in una serie di vincoli e condizionamenti che agiscono attraverso la didattica, la relazione docente-allievo e il clima di classe.

 

Indice

1. La motivazione ad apprendere

1.1 Le lavagne vuote di Skinner e la motivazione «estrinseca»
1.2 Il disequilibrio cognitivo di Bruner e la motivazione «intrinseca»
1.3 L’autorealizzazione di Maslow
1.4 La motivazione non è una premessa ma un risultato (non solo individuale, ma del sistema)

 

2. L’analisi dei livelli di aspirazione

2.1 La motivazione al successo e i motivi di chi teme l’insuccesso

 

3. L’apprendimento negli ambienti d’apprendimento

3.1 L’apprendimento scolastico
3.2 Le difficoltà e i disturbi di apprendimento

 

4. Il clima di classe e la relazione docente-allievo
5. I diversi tipi d’apprendimento

5.1 Intelligenza operativa e intelligenza riflessiva

 

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1. La motivazione ad apprendere

«Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare un solo giorno in vita tua».

Confucio, Massime, VI secolo a. C.

Il primo fattore ad influenzare la qualità e la velocità dell’apprendimento è la motivazione, vale a dire la spinta emotiva a studiare e l’interesse per l’oggetto dell’apprendimento che fanno nascere il desiderio (eros) di impadronirsene.

Platone (427 – 447 a.C.)

Nel pensiero occidentale il primo ad affermare che educazione ed apprendimento hanno a che fare con l’eros è stato Platone (V a.C.) e a lui si richiamano molti autori successivi.

Recentemente, gli psichiatri Miguel Benasayag e Carl Schmit hanno parlato della pulsione epistemofilica, termine un po’ inconsueto con cui hanno indicato quel«la volontà di sapere e comprendere per abitare il mondo» che è capace di sconfiggere la tristezza e il vuoto dell’epoca contemporanea [Benasayag, Schmit, L’epoca delle passioni tristi, 2004].

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16 Gennaio, 2020

Cultura, trasmissione, forme educative

by gabriella

Indice

1. Cultura e processi educativi
2. Istruzione ed educazione
3. Storia della pedagogia e ideali educativi

 

1. Cultura e processi educativi

I simboli del Giappone: ciliegi in fiore dietro un ponte rosso, attraversato da una donna in abito tradizionale

I simboli del Giappone: ciliegi in fiore dietro un ponte rosso, attraversato da una donna in abito tradizionale

Come tutti gli esseri viventi, l’uomo trascorre la sua esistenza in un ambiente naturale, retto da leggi fisiche e biologiche. Ma, a differenza degli animali, organizza anche un ambiente culturale, capace di piegare la natura ai suoi bisogni, controllandola e modificandola.

Questa capacità, come ricorda lo psicologo americano Jerome Bruner, dipende da specifiche caratteristiche, quali la costruzione di strumenti, il linguaggio, l’organizzazione sociale, la prolungata infanzia e il bisogno umano di spiegare la realtà.

Attraverso di esse gli uomini hanno sviluppato ciò che gli antropologi chiamano cultura, ossia l’insieme di valori, norme, modelli, comportamenti, simboli, e strumenti che caratterizzano ogni società umana.

La cultura domina, così, l’esperienza di ogni essere umano, ma essa non è iscritta nel codice genetico: per essere conservata, deve essere trasmessa, così che ogni nuovo membro della comunità possa farla propria, rielaborarla e utilizzarla.

Da questa necessità di trasmissione nasce il processo educativo.

Uomini e animali

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15 Gennaio, 2020

Educazione informale, educazione formale

by gabriella

Indice

1. L’educazione nelle società prive di scrittura

1.2 Bernardo Bernardi, L’educazione informale

 

2. L’educazione formale

2.1 L’apprendimento scolastico

 

 1. L’educazione nelle società prive di scrittura

culture oraliLe società senza scrittura sono prive del medium indispensabile per tramandare le proprie concezioni del mondo.

Per questa ragione, possiamo esaminare i loro sistemi educativi solo entrando in contatto con società di questo tipo attualmente esistenti. E’ quanto hanno fatto gli antropologi nel ventesimo secolo nei paesi non europei: sulla base delle loro osservazioni è possibile descrivere i caratteri fondamentali dell’educazione nelle società senza scrittura.

Si è visto come uno degli obiettivi fondamentali dell’educazione sia la conservazione e la trasmissione Malawi educazione informaledel retaggio culturale delle generazioni precedenti.

Per le società prive di scrittura, questo obiettivo assorbe quasi totalmente l’attività educativa che deve essere condotta in modo da poter garantire il passaggio diretto e personale di valori, pensieri, modi di vita, senza l’uso di uno strumento capace di oltrepassare il “qui” e l’“ora” come la scrittura.

L’obiettivo è raggiunto con l’educazione informale che passa attraverso il gruppo familiare, i coetanei, gli adulti della comunità.

Questa forma di educazione sostituisce in gran parte ciò che nelle società alfabetiche è fornito dalla scuola.

I giovani imitano in modo spontaneo il comportamento degli adulti e sono ammessi a partecipare come spettatori o attori a quasi tutti i momenti di vita quotidiana della tribù.

Inoltre si immergono spesso in attività di gioco con cui si esercitano  alle future mansioni adulte. Si tratta di un’educazione basata quasi esclusivamente sull’osservazione e sull’esperienza diretta, al contrario della nostra in cui parole e simboli hanno un ruolo fondamentale.

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10 Ottobre, 2019

Scrivere in corsivo, leggere un libro

by gabriella
mano umana e di una scimmia

E’ stato il bipedismo degli ominidi e la successiva specializzazione della mano nell’uso di utensili, la causa del formidabile sviluppo cerebrale della nostra nostra specie

Scriverecorsivosviluppa il pensiero: è infatti un’attività che richiede la coordinazione di più muscoli della mano, la cui conquista attiva (e richiede) l’azione di più aree del cervello coinvolte nell’attività di pensiero, del linguaggio e della memoria.

Questo nesso è talmente noto, che una delle ipotesi paleoantropologiche più convincenti spiega l’evoluzione della nostra specie e la crescita esponenziale del cervello con le conseguenze del bipedismo e della liberazione delle mani per la manipolazione degli oggetti.

Se, dunque, scrivere in corsivo ci riesce difficile, è probabile che cercare di apprenderne la tecnica ci aiuti a superare altri problemi di apprendimento.

Chi scrive in corsivo, scrive infatti più velocemente e fluidamente di chi scrive in stampatello, il che significa che la scrittura accompagna un’attività di pensiero più veloce e supporta una maggiore concentrazione.

Questa è la ragione per cui gli studenti che scrivono in corsivo hanno mediamente risultati migliori di chi scrive in stampatello (ciò si lega, d’altra parte, all’osservazione che chi scrive in stampatello ha avuto un’educazione meno efficace e una scolarizzazione meno attenta allo sviluppo delle abilità di base, per cui risulta meno capace di chi ha ricevuto una formazione migliore). Un articolo introduttivo (Federica Baroni), un approfondimento (Marco Belpoliti) e un’infografica.

Indice

1. Federica Baroni, Perché secondo la scienza è importante saper scrivere in corsivo
2. Marco Belpoliti, Scrivere a mano?
3. Marco Belpoliti, Perché non ricordo gli ebook?

 

1. Federica Baroni, Perché secondo la scienza è importante saper scrivere in corsivo

L’insegnamento del corsivo sta gradualmente sparendo dai programmi scolastici della scuola primaria. In Finlandia dal prossimo anno non sarà più obbligatorio imparare a scrivere a mano. Negli Stati Uniti il Common Core State Standards, istituto che fornisce le linee guida per l’omogeneità dell’insegnamento nella scuola pubblica, ha eliminato l’obbligo del corsivo.

In Italia è ancora insegnato ma, rispetto al passato, ha perso importanza. Inoltre a casa i bambini imparano dai genitori a digitare su tablet e smartphone e non vengono indirizzati alla scrittura su carta. Il risultato è che i ragazzi sanno digitare velocemente un testo sulla tastiera del pc o del tablet, ma non sono quasi più in grado di scrivere in corsivo.

Ma gli esperti avvertono: secondo alcuni studi la mancanza dell’uso del corsivo può avere effetti negativi sullo sviluppo del cervello. E negli Stati Uniti si è aperto un vero e proprio dibattito sul corsivo e sulla sua importanza. Tanto che nove Stati, fra cui California e Massachusetts, lo hanno reinserito come materia di studio a scuola.

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11 Settembre, 2019

The Wall, La scuola come istituzione disciplinare (o di controllo)

by gabriella

Iniziare ad osservare la realtà sociale, individuare i confini disciplinari e i campi di indagine delle scienze umane, imparare a decifrare testi audiovisivi, con The Wall.

La prima ora di lezione del primo giorno di scuola in un Liceo di Scienze umane.


When we grew up and went to school,
there were certain teachers who would hurt the children anyway they could
by pouring their derision upon anything we did
exposing any weakness however carefully hidden by the kids.

Quando crescemmo e andammo a scuola
C’erano insegnanti che avrebbero
fatto del male ai bambini in qualsiasi maniera
Riversando il loro scherno
Su qualunque cosa facessimo
E smascherando ogni debolezza
Seppure noi ragazzi la nascondessimo accuratamente

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29 Luglio, 2019

Nicola Grandi, No, i nostri ragazzi non stanno diventando analfabeti

by gabriella

Il linguista bolognese commenta l’articolo di Silvia Ronchey sui risultati INVALSI 2019. Pubblicato da Open, 22 luglio 2019

Si dice che il modo migliore per non far conoscere agli altri i propri limiti sia quello di non cercare mai di superarli. Ciò dovrebbe valere soprattutto quando ci si inoltra in terreni con i quali non si ha particolare dimestichezza.

Di certo, l’articolo di Silvia Ronchey pubblicato su La Repubblica lo scorso 12 luglio non è ispirato alla saggia prudenza cui l’aforisma ci invita.

Lo spunto sono i risultati della rilevazione INVALSI 2019, da poco resi pubblici.

Già il titolo del pezzoI nostri ragazzi diventati analfabeti, è ingannevole, perché prefigura uno stadio precedente di piena e completa alfabetizzazione e un recente peggioramento degli indicatori. Gli argomenti che la Ronchey usa per interpretare la situazione (non i dati, che non vengono mai citati, se non sporadicamente) sono molteplici e spesso il nesso tra essi pare piuttosto labile se non azzardato.

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5 Giugno, 2019

Martha Nussbaum, Il potere del sapere

by gabriella

Una riflessione di Martha Nussbaum sul significato della cultura umanistica e il declino dei saperi socratici. Tratto da Internazionale del 29 ottobre/4 novembre 2010, n. 870.

potere1

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4 Giugno, 2019

I poveri sono stupidi? Disuguaglianze cognitive e reddito

by gabriella

sinapsi

Quella descritta in questi articoli di Stefania Medetti e di Jan Mazza è la nuova frontiera della diseguaglianza cognitiva.

Dopo gli studi degli anni 60 e 70 sul divario cognitivo basato sulla parola e sull’uso di codici linguistici estesi o ristretti, si apre oggi un altro scenario, potenzialmente distopico, inaugurato dalla diminuzione delle possibilità di accesso all’alta formazione e dominato dalla disponibilità futura di mezzi chimici, genetici e informatici di potenziamento della performance intellettuale.

Sotto, una riduzione didattica dell’articolo uscito su Pandora. Rivista di Teoria e Politica: indice, titoli, immagini e facilitatori di lettura sono miei.

Vedi anche il classico di Richard Thompson, Lo sviluppo del cervello.

Indice

1. Stefania Medetti, Soldi e capacità cognitive: ecco come il reddito influenza il cervello

1.1 La ricerca dell’Università del Texas
1.2 La preoccupazione influenza le funzioni cognitive
1.3 Il reddito della famiglia conta più dell’istruzione

 

2. Jan Mazza, I poveri sono stupidi? Diseguaglianze cognitive, una minaccia per la democrazia?

2.1 Il tema della disuguaglianza
2.2 Le diseguaglianze cognitive

2.2.1 Meritocrazia e diseguaglianze «giuste»
2.2.2 Diseguaglianze cognitive e smartdrugs
2.2.3 Diseguaglianze cognitive e ingegneria genetica
2.2.4 Diseguaglianze cognitive e protesi esterne

2.3 Uno scenario distopico e una possibile alternativa

 

1. Soldi e capacità cognitive: ecco come il reddito influenza cervello

Articolo pubblicato su D di Repubblica il 31 ottobre 2018.

 

1.1 La ricerca dell’Università del Texas

La povertà comporta paura, stress e talvolta depressione. Lo ha detto J.K. Rawling durante il suo celebre commencement speech all’Università di Harvard.

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3 Giugno, 2019

Maria Luisa De Natale, L’educazione degli adulti

by gabriella

Tratto da appunti del convegno “L’educazione degli adulti. Realtà e prospettive”, promosso dal Dipartimento di Scienze della persona e dal Dottorato di ricerca in Scienze pedagogiche a Bergamo, il 13 marzo 2009, con tagli e integrazioni.

Indice

1. La crisi dell’educazione degli anni ’70
2. L’educazione degli adulti: i modelli fondanti

2.1 Il modello inglese
2.2 Il modello danese

3. L’affermazione dell’educazione degli adulti

 

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1. La crisi dell’educazione degli anni ’70

La crisi dell’educazione delle due principali agenzie educative, la famiglia e la scuola, sia in relazione ai modelli di riferimento sia a livello delle pratiche, diventa evidente negli anni ’70 [cfr. rapporto di Edgar Faure sulla crisi mondiale dell’educazione] .

Si tratta di una crisi a tutto campo, di legittimazione, credibilità e fiducia, che ha intaccato la naturale corrispondenza tra la società e l’educazione e posto le basi per un modo nuovo di affrontare l’educazione nelle società contemporanee.

Appare significativa, in questi anni, anche la proposta di descolarizzare l’educazione, a partire dai lavori di I. Illich e di E. Reimer, che segnalano la necessità di uscire dalla logica di un’educazione in funzione della società non adeguata alle esigenze di chi la frequenta.

Emerge così una concezione della formazione non più lineare e concentrata nella prima parte dell’esistenza, ma un impegno discontinuo e circolare che disegna l’alternarsi di formazione e attività lavorativa.

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29 Maggio, 2019

L’educazione interculturale. Progettazione del tema

by gabriella

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Esporre:

Premessa

– nella storia l’incontro tra culture è sempre stato causa di innovazione, di conflitti e di riflessione filosofica (relativismo dei sofisti; dibattito sull’umanità degli schiavi tra Las Casas e Oviedo, nascita dell’antropologia culturale)

– in antropologia Boas e Kroeber hanno teorizzato il particolarismo delle culture che evolvono secondo una propria linea di sviluppo storico, anche se scambiano elementi con altre culture (cenni alle posizioni contrarie di Comte e Spencer), ponendo le basi per il relativismo culturale (cfr., etnocentrismo)

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