Luglio 17th, 2019

Elsa Morante su Mussolini

by gabriella

Elsa Morante (1912 – 1985)

Il commento di Elsa Morante all’annuncio della morte di Mussolini, il primo maggio 1945. Tratto dal diario della scrittrice, pubblicato postumo su «Paragone Letteratura» n. 456, n.s., n. 7, febbraio 1988.

Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.

Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.

Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.

Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935), la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).

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Luglio 12th, 2019

Alessandro Dal Lago, La xenofobia contemporanea secondo l’etnografia

by gabriella
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Hannah Arendt (1906 – 1975)

L’introduzione a Lo straniero e il nemico, analisi etnografica dell’ostilità crescente verso gli stranieri nelle società contemporanee.

A partire da Abramo, la condizione dello straniero respinto dalla città è un mito fondativo della tradizione ebraico-cristiana. Popolo per definizione di stranieri, nell’esilio egiziano o nella cattività babilonese, tra le genti di Canaan o sotto il tallone romano, nella diaspora e nelle persecuzioni che ne scandiscono la storia fino allo sterminio, gli ebrei incarnano il doppio ruolo di matrice della nostra cultura e di testimonianza della sua storica colpa.

La definizione weberiana degli ebrei come popolo-pariah, che Hannah Arendt (1951; 1975) riprenderà in un’accezione non più descrittiva ma propositiva (la condizione di pariah come premessa di una possibile libertà politica), sottolinea l’estraneità che il cosiddetto Occidente alberga in se stesso.

Per molti secoli (almeno fino alla comparsa degli zingari), gli ebrei saranno l’unico popolo veramente straniero in Europa, straniero in quanto impossibile da identificare con un territorio e con uno Stato, e quindi confinato in ghetti, sottoposto a regolamenti e statuti particolari e vessatori, oggi tollerato nelle città e domani cacciato o abbandonato ai pogrom.

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Luglio 1st, 2019

Georg Simmel, Excursus sullo straniero

by gabriella

Simmel (1858-1918) nel 1914

L’Excursus sullo straniero è un classico della sociologia dei gruppi elaborato da George Simmel, il più filosofo dei sociologi.

L’autore vi delinea un profilo in cui lo straniero è un membro del gruppo (ingroup) caratterizzato dalla non appartenenza (outgroup); è quindi l’incarnazione stessa dell’ambiguità, del limite, della frontiera.

Quale appartenente alla comunità, lo straniero è una figura del «terzo» che impedisce alla comunità di giocare il facile gioco della tautologia (A=A) identificandosi con il “dentro” e opponendosi al “fuori”; è qualcuno che rompe il sogno dell’omogeneità naturale di un Noi identico a stesso, ponendosi a cavallo tra l’amico e il nemico.

Il testo seguente, tradotto da Antonina M. Meta Galioto da G. Simmel, Soziologie. Untersuchungen rdie Formen der Vergesellschaftung, München-Leipzig, Duncker-Humblot, 1923, è tratto da Enrico Pozzi (a cura di), Lo straniero interno, Firenze, Ponte alle Grazie, 1993, pp. 25-29.

Se il migrare, come distacco da ogni punto spaziale dato, costituisce il termine di paragone rispetto al fissarsi in un tale punto, allora la definizione sociologica dello « straniero » rappresenta, per così dire, l’unità di tutte e due le definizioni – certamente rivelando anche qui che il rapporto verso lo spazio è solo, da una parte, la condizione mentre, dall’altra parte, è il simbolo dei rapporti verso le persone.

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Luglio 1st, 2019

Claudio Magris, La speranza che ci rende umani

by gabriella

Tratto da Corriere.it.

La speranza — Elpìs — non gode buona stampa presso gli antichi greci e, in generale, nella cultura classica. È rimasta, secondo il mito, in fondo al vaso di Pandora, che lo scoperchia permettendo così ai mali che esso racchiudeva di riversarsi nel mondo. Pure in questa versione è una donna a introdurre il male; gli antichi greci non sono meno misogini degli antichi ebrei.

La speranza, Elpìs, rimane in fondo al vaso, modesta riserva in una cassetta di sicurezza nel caso di qualche guaio, ma inadeguata a fronteggiarlo quando esso arriva. È là in fondo, una rana che magari tenta invano di saltar fuori.

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Luglio 1st, 2019

Enrico Pozzi, Lo straniero interno

by gabriella
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Lo straniero interno

Introduzione a Lo straniero interno, a cura di Enrico Pozzi, Firenze, Ponte alle Grazie, 1993.

Nel celebre Excursus sullo straniero, Simmel introduce la figura dello «straniero interno» con la quale mostra l’ossimoro contenuto nel concetto stesso: lo straniero interno è, infatti, al tempo stesso straniero e interno al nostro gruppo.

Se fosse solo straniero, ci sarebbe, infatti, semplicemente estraneo. «[…] gli abitanti di Sirio […] non esistono affatto per noi, stanno al di là di ciò che è lontano e di ciò che è vicino».

Lo straniero interno non sta oltre il confine spaziale o esistenziale del noi, entra nella dialettica della vicinanza e della distanza, sta nel nostro spazio significativo, appartiene alla nostra comunità, ci è interno. Non perché, sempre straniero, vive concretamente tra noi. Ma perché condivide molto della nostra identità, dei nostri valori e delle nostre categorie cognitive. Abita il noi, e come noi.

Eppure rimane straniero. Qualcosa lo separa da noi, una differenza intorno ad un tratto costitutivo della nostra identità. Questa differenza fonda la sua identità per noi, e per se stesso. E’ una differenza abbastanza grande da avvicinarlo alla diversità dell’estraneo, e abbastanza contenuta da tenerlo di qua dai confini, nella identità del noi.

Lo straniero interno

«non è il viandante, che viene oggi e domani va, bensì come colui che oggi viene e domani rimane». 

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Giugno 28th, 2019

Ezio Mauro, La legge superiore

by gabriella

Carola come Antigone [vedi anche l’articolo di Raffaele Salinari per il Manifesto], nell’articolo uscito oggi, 28 giugno 2019, su Repubblica.

Funziona così: c’è un fatto, poi c’è l’uso politico di quel fatto, che lo trasforma, in una trasposizione quasi teatrale. La vera questione è che noi cittadini consumiamo questa trasformazione, non la realtà. Tutti: il dibattito politico, l’informazione, anche le istituzioni.

Figuriamoci l’elettore, che è il destinatario finale di questo accumulo d’interpretazioni e di strumentalizzazioni che si sono via via aggiunte alla vicenda originaria, deformandola.

Naturalmente è il caso della Sea-Watch, trasformata immediatamente da Salvini nel mostro di Lochness domestico dell’estate. Forse è apparso un po’ troppo presto per dominare il vuoto estivo nel calore disattento delle vacanze, riempiendolo di propaganda non politica, ma ideologica: e tuttavia la tempistica è comunque utile per deviare l’attenzione della pubblica opinione dalle liti interne al governo [….] dunque avanti tutta per ingigantire il caso Sea-Watch a dismisura, scegliendo il terreno propizio su cui passare all’attacco, mentre la realtà politica costringerebbe il governo a rimanere zitto, sula difensiva, davanti a l vuoto della sua inconcludenza.

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Giugno 22nd, 2019

La paura. Storia di un’idea politica

by gabriella

Le note seguenti sono tratte dalle lezioni tenute da alcuni storici svizzeri al seminario sulla Storia politica e sociale della paura e del suo  sfruttamento organizzato a Losanna dal Groupe d’étude des didactiques de l’histoire de la Suisse romande et italienne (GDH) e dall’Università di Losanna (UNIL) dal 9 all’11 maggio 2012.

L’idea che emerge da queste giornate di studio è che la paura è motore di coesione sociale e di rappresentazione del mondo (Heimberg).

Le pagine degli storici illustrano le formazioni dossastiche dell’angoscia istillate da politici (Jost) o religiosi (Ostorero, Bugnard) in una costruzione sociale dell’altro – streghe, eretici, ebrei, comunisti, mendicanti – (Tabin) funzionale alla costruzione di un’identità rassicurante di onest’uomini.

Il programma del seminario, a cui ho partecipato nel contesto del Programma Pestalozzi per la formazione dei docenti, è in coda al post, insieme alla webquest pensata per un terzo liceo. Le traduzioni sono mie.

 

Indice

1. Julien Wicki, Si può insegnare la storia di un’emozione?
2. Charles Heimberg, La paura nella storia
3. Martine Ostorero, La caccia alle streghe: stigmatizzazione dell’Altro e paura del diavolo

3.1 Processo per stregoneria contro Cathérien Quicquat

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Giugno 18th, 2019

Réné Girard, Il capro espiatorio

by gabriella

Réné Girard (1925 – 2015)

L’analisi girardiana del meccanismo vittimario parte dall’osservazione del mimetismo umano che spinge gli individui ad agire perché vedono farlo ad un modello.

Al centro del mimetismo c’è il desiderio che è appunto il volere qualcosa perché la vuole l’altro.

Il concetto di desiderio è totalmente diverso da quello di appetito: si vuole qualcosa perché la vuole anche l’altro, è il principio mimetico che muove l’individuo nella sua socialità [ne Le bouch émissaire (1982), trad. it. Il capro espiatorio, Milano, Adelphi, 1987].

Indice

1. Desidero e mimetismo
2. Il meccanismo vittimario
3. La scelta della vittima
4. Il capro espiatorio nel mito e nella religione

4.1 Trasfert di aggressività e trasfert di divinizzazione
4.2 Il cristianesimo e il capro espiatorio

1. Desiderio e mimetismo

Jan Massys, David e Betsabea, 1562

Il punto di partenza della spiegazione che Girard offre del meccanismo del capro espiatorio è la dinamica umana del desiderio. L’animale, infatti, agisce secondo appetiti dettati dall’istinto, l’uomo invece osserva e, successivamente, imita.

Nasce così un rapporto triangolare nel quale qualcuno desidera qualcosa perché qualcun altro la possiede. Ciò comporta che le cose che vogliamo avere non le desideriamo per se stesse, ma perché sono possedute dal modello a cui ci omologhiamo.

Se finiamo col desiderare tutti le stesse cose diventiamo, però, rivali e antagonisti. La rivalità mimetica è, dunque, il conflitto antropologico essenziale di cui dà conto anche l’ultimo comandamento che prescrive di non desiderare la donna e i beni del proprio vicino.

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Giugno 5th, 2019

Martha Nussbaum, Il potere del sapere

by gabriella

Una riflessione di Martha Nussbaum sul significato della cultura umanistica e il declino dei saperi socratici. Tratto da Internazionale del 29 ottobre/4 novembre 2010, n. 870.

potere1

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Giugno 4th, 2019

I poveri sono stupidi? Disuguaglianze cognitive e reddito

by gabriella

sinapsi

Quella descritta in questi articoli di Stefania Medetti e di Jan Mazza è la nuova frontiera della diseguaglianza cognitiva.

Dopo gli studi degli anni 60 e 70 sul divario cognitivo basato sulla parola e sull’uso di codici linguistici estesi o ristretti, si apre oggi un altro scenario, potenzialmente distopico, inaugurato dalla diminuzione delle possibilità di accesso all’alta formazione e dominato dalla disponibilità futura di mezzi chimici, genetici e informatici di potenziamento della performance intellettuale.

Sotto, una riduzione didattica dell’articolo uscito su Pandora. Rivista di Teoria e Politica: indice, titoli, immagini e facilitatori di lettura sono miei.

Vedi anche il classico di Richard Thompson, Lo sviluppo del cervello.

Indice

1. Stefania Medetti, Soldi e capacità cognitive: ecco come il reddito influenza il cervello

1.1 La ricerca dell’Università del Texas
1.2 La preoccupazione influenza le funzioni cognitive
1.3 Il reddito della famiglia conta più dell’istruzione

 

2. Jan Mazza, I poveri sono stupidi? Diseguaglianze cognitive, una minaccia per la democrazia?

2.1 Il tema della disuguaglianza
2.2 Le diseguaglianze cognitive

2.2.1 Meritocrazia e diseguaglianze «giuste»
2.2.2 Diseguaglianze cognitive e smartdrugs
2.2.3 Diseguaglianze cognitive e ingegneria genetica
2.2.4 Diseguaglianze cognitive e protesi esterne

2.3 Uno scenario distopico e una possibile alternativa

 

1. Soldi e capacità cognitive: ecco come il reddito influenza cervello

Articolo pubblicato su D di Repubblica il 31 ottobre 2018.

 

1.1 La ricerca dell’Università del Texas

La povertà comporta paura, stress e talvolta depressione. Lo ha detto J.K. Rawling durante il suo celebre commencement speech all’Università di Harvard.

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