Ago 16th, 2014

Wall Street, The Song of the Meal

by gabriella

The Song of The Meal è cantata dai broker Mark Hannah e Jordan Belfort durante il pranzo del primo giorno di lavoro di Belfort a Wall Street, una scena di The Wolf of Wall Street (magistralmente interpretata da Matthew McConaughey) realizzato da Martin Scorzese nel 2013 dall’autobiografia di Jordan Belfort.

Il nome di questo autentico canto tribale del broker viene dall’invito di Hannah al giovane collega “to fuck the client” e “put the meal on the table”.

In questa preziosa testimonianza etnografica dello stile di vita del potere finanziario emerge la consapevolezza di esistere per frodare il cliente, di fare soldi per i soldi e di non creare nulla, ma essere agenti della perpetua rivoluzione del fake che Hannah battezzafugazi“, con i soli alleati di «cocaine» and «sex addictions» [la versione italiana è, eventualmente, qui nel pessimo doppiaggio realizzato].

Tootski?

Oh, no. Thank you, though.

Mr. Hanna, what can I bring for you on this glorious afternoon?
Well, Hector, here’s the game plan. You’re gonna bring us two Absolut martinis.You know how I like them. Straight up. And then precisely seven and one half minutes after that, you’re gonna bring us two more. Then two more after that every five minutes until one of us passes the fuck out.

Excellent strategy, sir.
I’m good with water for now.
Thank you.

It’s his first day on Wall Street. Give him time.

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Dic 10th, 2018

Tvboy, Babbo Natale è turco

by gabriella

«Permesso di soggiorno negato per Babbo Natale, nessuno si ricordava più che San Nicola arrivava dalla Turchia».

Lo street artist milanese Tvboy polemizza con la tesi ignorante della purezza dell’identità culturale e della difesa delle tradizioni dalle contaminazioni, osservando che

«Molti pensano che la leggenda sia nordica, invece papà Natale era San Nicola, bizantino, le sue reliquie vennero rubate in Turchia e poi portate a Bari”.

 

Dic 10th, 2018

I poveri sono stupidi. Disuguaglianze cognitive e reddito

by gabriella

sinapsi

Quella descritta in questi articoli di Stefania Medetti e di Jan Mazza è la nuova frontiera della diseguaglianza cognitiva.

Dopo gli studi degli anni 60 e 70 sul divario cognitivo basato sulla parola e sull’uso di codici linguistici estesi o ristretti, si apre oggi un altro scenario, potenzialmente distopico, inaugurato dalla diminuzione delle possibilità di accesso all’alta formazione e dominato dalla disponibilità futura di mezzi chimici, genetici e informatici di potenziamento della performance intellettuale.

Sotto, una riduzione didattica dell’articolo uscito su Pandora. Rivista di Teoria e Politica: indice, titoli, immagini e facilitatori di lettura sono miei.

Vedi anche il classico di Richard Thompson, Lo sviluppo del cervello.

Indice

1. Stefania Medetti, Soldi e capacità cognitive: ecco come il reddito influenza il cervello

1.1 La ricerca dell’Università del Texas
1.2 La preoccupazione influenza le funzioni cognitive
1.3 Il reddito della famiglia conta più dell’istruzione

2. Jan Mazza, I poveri sono stupidi. Diseguaglianze cognitive, una minaccia per la democrazia?

2.1 Il tema della disuguaglianza
2.2 Le diseguaglianze cognitive

2.2.1 Meritocrazia e diseguaglianze «giuste»
2.2.2 Diseguaglianze cognitive e smartdrugs
2.2.3 Diseguaglianze cognitive e ingegneria genetica
2.2.4 Diseguaglianze cognitive e protesi esterne

2.3 Uno scenario distopico e una possibile alternativa

 

1. Soldi e capacità cognitive: ecco come il reddito influenza cervello

Articolo pubblicato su D di Repubblica il 31 ottobre 2018.

 

1.1 La ricerca dell’Università del Texas

La povertà comporta paura, stress e talvolta depressione. Lo ha detto J.K. Rawling durante il suo celebre commencement speech all’Università di Harvard.

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Dic 9th, 2018

Pierluigi Pellini, Letteratura e finanza

by gabriella

aviditàLe parole e le cose pubblica questo bel saggio di Pierluigi Pellini sull’evoluzione della narrazione letteraria del denaro e dell’homo oeconomicus tra ottocento e novecento.

Il denaro è tema letterario di lunga durata, fin dall’antichità. Ma solo con il novel e il teatro del Settecento – da Defoe a Goldoni – le vicende economiche si fanno al tempo stesso motore dell’azione (oggetto del desiderio, motivo di conflitti e rivalità) e principio assiologico: in un contesto mercantile che non riconosce altro valore né altra autorità.

Perché i soldi diventino però l’esclusiva ragione di vita non di un tipo presentato come abnorme – come l’avaro, da Plauto a Molière – ma della quasi totalità dei personaggi romanzeschi; perché tutti i valori della tradizione (virtù, onore, amore) cedano il passo alla logica del profitto; perché insomma l’homo fictus della narrativa si tramuti in homo oeconomicus, si dovrà attendere La Comédie humaine.

Honoré de Balzac (1899 – 1950)

Nel romanzo dell’Ottocento, non si contano avari, accumulatori, speculatori.

In Balzac, il vecchio Grandet guadagna con il commercio una ricchezza enorme, che lesina ai familiari con patologica grettezza (Eugénie Grandet); l’onesto profumiere César Birotteau fa il passo più lungo della gamba, lanciandosi in disastrose speculazioni, e finisce rovinato: fra debiti, cambiali e loschi profittatori (Histoire de la grandeur et de la décadence de César Birotteau); per l’usuraio protagonista di Gobseck, oro e denaro sono strumenti di potere demiurgico e oggetti del desiderio esclusivi, su cui riversare, in un parossismo al tempo stesso esemplare e patologico, ogni energia libidica.

denaro

Il denaro, per impiegare la terminologia degli alienisti coevi (Esquirol), è la monomania di tutti i personaggi balzachiani. Perfino il patetico protagonista del Père Goriot, vittima dell’interesse e dell’egoismo imperante, non esita a dichiarare che «l’argent, c’est la vie» (i soldi sono la vita); e a ammettere che il soldo, quasi personificato, «fa tutto» («monnaie fait tout»).

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Dic 9th, 2018

Il Sol invictus

by gabriella

Mentre si discute accanitamente di conservazione delle tradizioni e dell’identità cristiana e di diritto dei bambini al Natale della grotta e della cometa a scuola, può essere utile ascoltare la lezione dei teologi sull’origine di queste tradizioni.

Il testo seguente è tratto da Chi ci aiuta a vivere? Su Dio e l’uomo [Queriniana, 2006, pp. 97-103] di Joseph Ratzinger.

In coda un articolo di Cecilia Calamani.

“Il mondo in cui sorse la festa di Natale era dominato da un sentimento che è molto simile al nostro. Si trattava di un mondo in cui il ‘crepuscolo degli dèi’ non era uno slogan, ma un fatto reale. Gli antichi dei erano a un tratto divenuti irreali: non esistevano più, la gente non riusciva più a credere ciò che per generazioni aveva dato senso e stabilità alla vita. Ma l’uomo non può vivere senza senso, ne ha bisogno come del pane quotidiano. Così, tramontati gli antichi astri, egli dovette cercare nuove luci. Ma dov’erano?

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Dic 6th, 2018

I sofisti

by gabriella

Raffaello, Scuola di Atene [particolare] I sofisti tenuti lontano dal gruppo dei socratici

Gli uni dicono che altro è il bello e altro è il brutto, differenti come di nome, così di fatto;
altri invece che bello e brutto sono la stessa cosa.
Ed io cercherò di spiegare questo secondo modo di vedere.

Per un giovinetto il concedersi a un amante è bello;
ma ad uno che non sia suo amante è brutto.
E per le donne, fare il bagno in casa è bello,
ma nella palestra è brutto
(invece per gli uomini,
tanto nella palestra che nel ginnasio è bello) […]

E beneficar gli amici, bello; i nemici, brutto.
E fuggire il nemico,
brutto; ma fuggir i competitori nello stadio, bello.
E uccider gli amici, brutto; ma i nemici, bello.
E uccider gli amici e i concittadini, brutto, ma i nemici, bello.
E così via per tutti gli altri casi.

Anonimo, Discorsi doppi (Dissoi logoi)

Indice

1. I perché di una condanna e della rivalutazione contemporanea

1.1 Da sapiente a cavillatore in malafede
1.2 La rivalutazione otto-novecentesca della Sofistica

 

2. Le premesse storico-sociali della rivoluzione sofista

2.1 La filosofia della crisi dell’ordine aristocratico e della sua filosofia
2.2 Il contesto storico-politico
2.3 La rivoluzione pedagogica sofista: eccellenti si diventa
2.4 La sofistica di prima e seconda generazione

 

3. Protagora di Abdera

3.1 L’uomo «misura di tutte le cose»: desacralizzazione e relativizzazione della verità
3.2 La concezione relativistica e pragmatica della verità

 

4. Gorgia di Lentini

4.1 L’Elogio di Elena

 

5. I sofisti e la religione

6. Legge e natura il dibattito sulla politica nei sofisti

6.1 Tucidide, Il dialogo dei meli: dissoi logoi e diritto del più forte

 

Audiolezioni: 1. Protagora 4. Gorgia

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Nov 26th, 2018

Migranti

by gabriella

I migranti che l’Europa non vuole: un viaggio all’inferno tra naufragi, imprigionamenti, lager e marce che durano anni.

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che “ogni straniero è nemico”.
Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente;
si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati,
e non sta all’origine di un sistema di pensiero.

Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo,
allora al temine della catena, sta il Lager.
Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza:
finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano.

La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti
come un sinistro segnale di pericolo.

Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947

 

1. La narrazione dell’«invasione»

Zeestian

[Fonte: The Submarine] La Carnegie Mellon University di Pittsburgh ha creato una mappa animata che permette di visualizzare l’entità e la direzione dei flussi migratori. Ogni 17 rifugiati un punto. Si noterà che la nostra “emergenza migranti” neanche si vede.

Ad esempio, la narrazione secondo cui il flusso di migrazione della Siria sia principalmente rivolto verso l’Unione Europea è smentita: è immediatamente evidente come le persone si fermino negli stati confinanti, e che solo una microscopica minoranza decida — o meglio, si trovi costretta per concause — ad avventurarsi molto più lontano, verso l’Europa e l’Italia.

Per flussi diversi da quelli siriano questo fatto è ancora più evidente: è sufficiente zoomare verso l’Africa per assistere a flussi migratori ancora più imponenti; storie che non raggiungono i titoli dei giornali, ma che condividono la stessa drammaticità.

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Nov 26th, 2018

La globalizzazione

by gabriella

globaViviamo in uno strano periodo, in cui l’urgenza dell’agire non esclude, anzi, richiede assolutamente l’urgenza del capire.

Pier Paolo Pasolini

No, non parlerei di ottimismo .. Come si può essere ottimisti di fronte all’attuale situazione del mondo?
D’altra parte, come si fa ad essere soltanto pessimisti?
Il mondo che ci sta di fronte è carico di paradossi che non possono che renderci perplessi.

Ulrich Beck, La società globale del rischio. Discussione con Danilo Zolo, 1999

 

Indice

1. Globalizzazione, mondializzazione

2. L’integrazione economica

2.1 Imprese transnazionali e concentrazione di capitali
2.2
 La finanziarizzazione dell’economia

 

3. La divisione mondiale del lavoro e il declino della classe lavoratrice

3.1 Deindustrializzazione, delocalizzazione e divisione mondiale del lavoro
3.2 Il declino del lavoro
3.3 Ricchezza globale (global class), povertà locali

 

4. Gli aspetti culturali

4.1 La compressione spazio-temporale
4.2 La glocalizzazione
4.3 Migrazioni e multiculturalismo
4.4 Secolarizzazione e reincantamento del mondo

 

5. Gli aspetti politici

5.1 Il declino della politica e la postdemocrazia

 

6. Postmodernità vs ipermodernità

6.1 Instabilità, appiattimento sul presente, accecamento della velocità

 

1. Globalizzazione, mondializzazione

I termini globalizzazione e mondializzazione sono entrati nel lessico sociologico negli anni ’80, per indicare un vasto insieme di fenomeni connessi all’aumento dell’integrazione economica, sociale e culturale tra le diverse aree del mondo.

Karl Marx (1818 – 1883)

Marshall McLuhan (1911 – 1980)

In quegli anni iniziava infatti a delinearsi l’esito dell’accelerazione di processi tipici della modernizzazione, prima tra tutte l’integrazione economica già descritta da Marx nel XIX secolooltre che lo sviluppo di una rete di comunicazione planetaria che McLuhan indicava nel 1968 come l’infrastruttura del «villaggio globale», ossimoro sociologico con cui lo studioso canadese alludeva all’abbattimento simbolico dello spazio e della distanza e alla nuova vicinanza tra genti lontane [non escludente una nuova lontananza tra vicini] generata dai media elettrici, poi elettronici.

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Nov 25th, 2018

Tucidide, L’elogio di Atene

by gabriella

L’orazione funebre pronunciata da Pericle per i caduti della guerra del Peloponneso, come ci è stata tramandata da Tucidide e nell’interpretazione di Lucrezia Lante della Rovere.

Pericle (494 – 429 a.C.)

agora

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito e la povertà non costituisce impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

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Nov 21st, 2018

Parsons e il funzionalismo

by gabriella
Huzhou, Hotel Sheraton (Cina)

L’ispirazione organicista dell’Hotel Sheraton di Huzhou nello Zhejiang (Cina)

Dire che una società funziona è un’ovvia verità,
ma dire che ogni cosa nella società funziona,
è un’assurdità.

Claude Lévi-Strauss, Antropologia strutturale, 1958

 

Indice

1. Il funzionalismo
2. Le origini del funzionalismo
3. Parsons

3.1 Il modello AGIL
3.2 L’interiorizzazione del modello sociale
3.3 La teoria dell’azione sociale razionale

 

1. Il funzionalismo

L’ipotesi di base del funzionalismo è che la società sia un insieme di parti interconnesse tra loro in modo funzionale al mantenimento del sistema. Come in un organismo vivente, nessuna parte vale dunque di per sé, ma assume significato in relazione alla funzione o al compito che svolge per mantenere e riprodurre la struttura sociale.

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Nov 18th, 2018

Pareto

by gabriella
Vilfredo Pareto

Vilfredo Pareto (1848 -1923)

Nato a Parigi da padre italiano e madre francese, Pareto si formò come matematico al Politecnico di Torino, quindi come ingegnere, professione che esercitò per molti anni, prima di darsi alla carriera accademica e politica.

Nel 1893 ottenne la cattedra di Economia politica all’Università di Losanna, dove elaborò la teoria dell’equilibrio economico ed altri importanti strumenti teorici quali l’ottimo paretiano (o Pareto ottimalità) e l’indice di distribuzione dei redditi, che ne fanno uno dei maggiori rappresentanti dell’economia marginalista o neoclassica.

 

Indice

1. Il marginalismo o economia neoclassica

1.1 L’efficienza allocativa
1.2 L’individualismo metodologico: homo oeconomicus e mano invisibile

 

2. Il contributo paretiano: l’Ottimo e il principio 80/20

2.1 L’utilità marginale del bene
2.2 L’efficienza allocativa o Ottimo paretiano
2.3 Il principio 80/20

 

3. I limiti del razionalismo economico e la sociologia basata sui fatti

3.1 Pareto nella sociologia del primo 900
3.2 Le azioni non logiche e la teoria della circolazione delle élite

3.2.1 Residui e derivazioni
3.2.2 Il principio della circolazione delle élite e l’omeostasi sociale

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