Posts tagged ‘fascismo’

25 Aprile, 2024

Fascisti a Perugia 1944-2012

by gabriella

Ho scritto questa memoria familiare in occasione dell’iniziativa commemorativa della marcia su Roma promossa dai fascisti perugini il 26-28 ottobre 2012.

 

I fascisti perugini commemorano la marcia su Roma

A novant’anni dall’avvenimento, l’Hotel Brufani ospita il convegno “Marciare su Roma”, un’iniziativa malamente rivestita di interesse storico e impudicamente dedicata all’apologia delle gesta degli squadristi.

La protesta che si è levata dalla città e dagli studenti, ha però infastidito i proprietari del lussuoso esercizio che, rammaricati di tanto clamore, hanno dichiarato all’Ansa:

«Siamo solo un albergo (fascista) che ospita un convegno (fascista)».

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25 Aprile, 2024

Raticosa, più forte dell’oblio e dell’odio

by gabriella
vandalismo alla cascina Raticosa

La targa commemorativa prima dell’asportazione – La sottrazione e l’oltraggio

La cascina Raticosa, rifugio e comando della V Brigata Garibaldi, è uno dei luoghi simbolo della lotta partigiana in Umbria.

Si trova tra Ponze e Cupoli, sulla strada di Cancelli e Acqua Santo Stefano, i villaggi di montagna tra Trevi e Foligno (PG) che subirono i rastrellamenti del febbraio 1944. Su quei viottoli, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio, ventiquattro giovani partigiani furono catturati dai nazisti e inviati al campo di Mathausen, dal quale la gran parte non fece ritorno.

Qualche anno fa, qualcuno si era arrampicato fino alla cascina per tracciare una svastica sul muro del comando partigiano e rimuovere la targa che ne ricorda la storia. Il giorno dopo (3 marzo 2015), Enrico Angelini, uno dei combattenti scampati al massacro, è tornato a riparare l’offesa:

Spero che a oltraggiare questo luogo sia stato qualche giovane esaltato che magari ignora la nostra storia, e che faccia in tempo a ravvedersi.

Enrico Angelini alla cascina Raticosa

Al posto della targa portata via dai vandali, adesso c’è il fiore di Angelini. Dell’ignoranza della nostra storia dovremo occuparci noi.

fiore

 

La Resistenza italiana e il 25 aprile

La fame, la guerra, la fabbrica. Cultura popolare e antifascismo nel 1943

I fascisti perugini nel 1944

Ai quindici di Piazzale Loreto

La storia degli IMI, i militari italiani internati

Ultima lettera di Luigi Rasario: Tra un’ora la nostra sorte”

Risiera di San Sabba, Lettera di Pino Robusti alla fidanzata

Mirka

24 Aprile, 2024

La storia degli IMI, i militari italiani internati nei lager nazisti

by gabriella

internati-militari-italianiI militari italiani internati (IMI) nei lager tedeschi furono 700.000.

Di loro, oltre 600.000 [tra cui mio nonno], davanti alla possibilità di aderire alla Repubblica di Salò ed essere liberati, rifiutarono, preferendo conservare la loro dignità di soldati, rigettare la guerra e respingere il fascismo, ora inquadrato con chiarezza nelle responsabilità condivise con l’alleato nazista.

Cinquantamila non tornarono.

Tra i novantamila che giurarono fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana, moltissimi rientrarono in patria per disertare e per formare bande partigiane. In Liguria, sul Monte Rosa, interi battaglioni erano composti di soli IMI.

Come racconta Luca Borzani [La guerra di mio padre, Genova, Il Nuovo Melangolo, 2013], si trattò di un fenomeno imponente che coinvolse quasi tre milioni di famiglie; un fenomeno, come osserva, Ercole Ongaro [Storia della Resistenza nonviolenta in Italia, Bologna, I libri di Emil, 2013] non compreso immediatamente dagli storici che, nel dopoguerra si concentrarono sui partigiani di montagna [al fine di difenderne la memoria, precocemente infangata].

Per capire chi erano bisogna leggere i due passi delle lettere ai familiari di Francesco Grasso e Giuseppe de Toni riferite da Ercole Ongaro.

Indice

1. Dall’intervista a Luca Borzani a Fahrenheit
2. Dall’intervista di Ercole Ongaro a Uomini e profeti

2.1 La lettera di Francesco Grasso
2.2 La lettera di Giuseppe de Toni

 

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24 Febbraio, 2024

«Ha fatto anche cose buone»: il culto di Mussolini e le bufale sul fascismo in Italia

by gabriella

culto del duce

Banalizzazione e ignoranza sono, secondo lo Spiegel, i due ingredienti della rimozione collettiva dei crimini fascisti e del conseguente culto di Mussolini.

L’articolo seguente, tradotto da italiadallestero.info, fa luce sull’incredibile persistenza delle falsità sul fascismo davanti a un popolo, quello tedesco, che a differenza del nostro non ha mancato di fare i conti con la storia. In coda l’elenco delle bufale fasciste, la storia di Faccetta nera, il campo di concentramento di Arbe.

 

Indice

1. Hans-Jürgen Schlamp, Il culto di Mussolini in Italia

1.1 «Sei l’unico Dio»
1.2 «Mussolini era un galantuomo»
1.3 Rimozione collettiva del passato
1.4 Un paese più sano grazie alla destra

 

2. I miti del fascismo

2.1 «Devi ringraziare il Duce se esiste la pensione»
2.2 «Il Duce garantì l’assistenza sanitaria a tutti lavoratori»
2.3
«La cassa integrazione guadagni è stata pensata e creata dal Duce»
2.4 «Il Duce ha avviato il progetto della bonifica pontina»
2.5 «Ai tempi del Duce eravamo tutti più ricchi»
2.6 «Il Duce ha fatto costruire grandi strade in Italia»
2.7 «Quando c’era lui i treni arrivavano in orario»
2.8 «Il governo di Mussolini raggiunse il pareggio di bilancio il primo aprile 1924 (e quindi è migliore dei governi attuali)»
2.9  «Mussolini rinunciò al suo stipendio per risanare l’economia e finanziare la guerra»
2.10 «Mussolini non aumentò le tasse»
2.11 Mussolini impose ai membri del governo l’uso delle biciclette facendo risparmiare miliardi al popolo italiano
2.12 I fascisti non hanno mai rubato
2.13 Il Duce è stato l’unico uomo di governo che abbia veramente amato questa nazione

 

3. Squadrismo e violenza politica

3.1 La repressione: dagli omicidi al Tribunale speciale per la difesa dello Stato
3.2 Il confino
3.3 La deportazione
3.4 La guerra

 

4. Il razzismo coloniale: la storia di Faccetta nera

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9 Novembre, 2023

Theodor W. Adorno, La personalità autoritaria

by gabriella

Frutto di un’indagine durata dal 1944 al 1949, nel quadro degli studi sull’antisemitismo promossi dall’American Jewish Committee, e pubblicata nel 1950, La personalità autoritaria rappresenta tutt’ora il tentativo più importante di ricerca sociologica condotta con l’impiego sistematico delle teorie psicanalitiche.

Essa trova la propria base nell’incontro delle prospettive interpretative della Scuola di Francoforte, il cui portavoce è Theodor Adorno, con l’impostazione della scuola psicanalitica viennese, rappresentata da E. Frenkel-Brunswik, e con l’interesse per lo studio e la misurazione degli aspetti sociali della personalità, sviluppati dalla psicologia sociale statunitense.

Quest’opera si prefigge quindi di determinare le caratteristiche della personalità autoritaria, intesa come una «struttura profonda» della personalità che ha la sua origine nell’esperienza personale del soggetto e nei suoi primi rapporti con l’ambiente familiare.

L’indagine condotta da Adorno e dai suoi collaboratori mette capo alla scoperta del rapporto tra «personalità autoritaria» e ideologia etnocentrica, rapporto la cui radice viene riconosciuta nel meccanismo di proiezione in virtù del quale l’individuo attribuisce ai membri dei «gruppi esterni» elementi che trova presenti in sé, ma di cui vuol negare o ignorare l’esistenza. Così il rifiuto dei gruppi di minoranza (dagli ebrei ai “negri”), si rivela correlato con la sottomissione all’autorità e con l’aggressività autoritaria, e con una serie di altri atteggiamenti, quali la tendenza all’esteriorizzazione, il convenzionalismo, l’orientamento in vista del potere, ecc.

In questa prospettiva, il fascismo è inquadrato non solo come fenomeno storico, ma come forma di un rapporto sociale basato sulla gerarchia e l’oppressione, la cui espressione nelle relazioni interpersonali (di genere, o genitoriali, ad esempio) o sociali (tra gruppi) ] passa, quindi, anche per la terapia della personalità e dei tratti «profondi» dell’autoritarismo [dalla quarta di copertina].

Di seguito, la bella introduzione di Giovanni Jervis all’edizione italiana [Milano, Edizioni di Comunità, 1973, pp. XIX-XXXI] di The Authoritarian Personality (1949); la premessa di Max Horkheimer, il saggio di Adorno sul pregiudizio con test finale.

 

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25 Aprile, 2022

La terza onda. La base psicologica del fascismo

by gabriella

Una riflessione sulla base psicologica del fascismo, a partire dall’esperimento sociale del 1967 “La terza onda” sui meccanismi potenti del comunitarismo settario.

In coda, l’analisi e il minutaggio del film L’Onda, ispirato ai fatti realmente accaduti durante quell’esperimento sociale, condotto da un professore di storia in una scuola californiana.

Internazionale, Se arrivasse il fascismo, lo riconoscereste?

 

L’esperimento del 1967

La Terza Onda (The Third Wave) è stato un esperimento sociale volto a dimostrare le ragioni del successo del nazismo. Fu attuato nella prima settimana di aprile del 1967 con gli studenti del secondo anno della Cubberley High School di Palo Alto (California), dal professor Ron Jones, nel contesto di un corso di storia della Germania nazista.

Jones, che non era stato in grado di spiegare ai suoi studenti il fascino del nazismo, ideò l’esperimento per far loro provare direttamente il coinvolgimento soggettivo in situazioni simili. Il professore diede quindi vita a un movimento chiamato “The Third Wave” (“La Terza Onda”) e convinse i suoi studenti che era necessaria l’eliminazione della democrazia. Il fatto che la democrazia ponga l’accento sull’individualità fu considerato un ostacolo alla coesione sociale e Jones evidenziò questo aspetto con il motto “Forza attraverso la disciplina, forza attraverso l’unione, forza attraverso l’azione, forza attraverso l’orgoglio”.

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24 Aprile, 2021

La fame, la guerra, la fabbrica. Cultura popolare e antifascismo nel 1943

by gabriella

Un bellissimo montaggio di testimonianze, recitazione, filmati d’epoca, reading, per ricostruire l’inizio della resistenza antifascista nelle fabbriche, gli scioperi e la repressione sullo sfondo della condizione operaia del 1943.

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore
tra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio

Al lamento d’agnello dei fanciulli
all’urlo nero della madre
che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo

Alle fronde dei salici, per voto
anche le nostre cetre erano appese
oscillavano lievi al triste vento

Salvatore Quasimodo, Alle fronde dei salici

 

 

 

 

 

 

24 Aprile, 2021

10 agosto 1944, I quindici di Piazzale Loreto

by gabriella
Piazzale Loreto, 10 agosto 1944

Piazzale Loreto, 10 agosto 1944

Il 10 agosto 1944, Piazzale Loreto assisteva alla fucilazione di quindici antifascisti e partigiani da parte di miliziani della R.S.I. che, dopo l’eccidio, infierirono sulle salme per tutto il giorno. E’ questo l’episodio che i partigiani avevano in mente quando decisero di esporre a P.le Loreto i cadaveri di Mussolini e Claretta Petacci. Tratto da Infoaut.

Ai quindici di Piazzale Loreto

Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini? Foglie d’un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti?

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25 Luglio, 2020

25 luglio 1943, caduta di Mussolini

by gabriella

Nel settantasettesimo anniversario della caduta di Mussolini, il ricordo dei fatti di INFOAut, e il discorso di Duccio Galimberti tenuto a Cuneo il giorno dopo. Qui il racconto di Emilio Gentile sul 25 luglio su Wikiradio.

Bologna, Piazza Maggiore (già Vittorio Emanuele): i cittadini esultano per la caduta del regime fascista

Bologna, Piazza Maggiore (già Vittorio Emanuele): i cittadini esultano per la caduta del regime fascista

[…] sì, la guerra continua, ma fino alla cacciata dell’ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista, fino alla vittoria del popolo italiano che si ribella contro la tirannia mussoliniana.

Cuneo, 26 luglio 1943, Duccio Galimberti

E’ la notte tra il 24 ed il 25 Luglio 1943, quando Mussolini, alla seduta del Gran Consiglio del Fascismo prende la parola. Dice di aver convocato il Gran Consiglio non per discutere la situazione interna, ma bensì per informarlo della situazione bellica del momento e poter prendere una decisione a livello di strategia militare, da applicare in seguito allo sbarco degli alleati anglo-americani in Sicilia e alle difficoltà riscontrate.

Mussolini, che appare fiducioso e sicuro di sé, da tempo però è oggetto del malcontento di alcuni gerarchi, che trovano in Dino Grandi il loro portavoce. La situazione è grave e richiede decisioni chiare e capaci di creare una reale svolta nella guida del governo.  Terminata la relazione introduttiva, seguita da non poche critiche, prende la parola Grandi che si appresta a leggere il documento preparato e firmato dai dissidenti. Si tratta di un attacco diretto alla persona di Mussolini e di sfiducia nel suo operato, che si trova così con le spalle al muro, costretto ad ammettere tutta la sua colpevolezza.

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19 Maggio, 2019

#iononsorvegliosveglio

by gabriella

Il fascismo non si ripresenta necessariamente nelle stesse forme del passato, ma lo riconosci sempre. #art21, #art.33.

Fascism, wherever it appears, 
is the enemy.

Philip K. Dick

 

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