Archive for ‘Didattica – Materiali’

28 Settembre, 2020

Tema di scienze umane. La libertà ben regolata di Rousseau

by gabriella

Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778)

È molto strano che, da quando ci si occupa di educare fanciulli, non si sia immaginato altro strumento per guidarli che l’emulazione, la gelosia, l’invidia, la vanità, l’avidità, il vile timore, tutte le passioni più dannose, più pronte a fermentare e più adatte a corrompere l’anima anche prima che il corpo sia formato.

Ad ogni insegnamento precoce che si vuol far entrare nella loro testa, si pianta un vizio nel fondo del loro cuore; istitutori insensati pensano di fare meraviglie quando li rendono cattivi per insegnar loro cos’è la bontà; e poi ci dicono gravemente: «Tale è l’uomo». Si, tale è l’uomo che voi avete fatto.

Si son tentati tutti gli strumenti, fuorché uno, e precisamente il solo che può riuscire: la libertà ben regolata.

Il candidato, avvalendosi anche della lettura e dell’analisi dei documenti riportati, spieghi la critica alla società e all’educazione tradizionale svolta da Rousseau nella prima parte del testo, indicando poi cosa intenda per “libertà ben regolata”, utilizzando i concetti di educazione negativa ed educazione positiva.

 

Schema

  1. Leggere attentamente i primi due paragrafi e porre mente alla critica di Rousseau alla società e all’educazione tradizionale (consultare il dizionario se ci sono termini ignoti);
  2. Esporle concludendo con un commento all’ironica osservazione di R. “Tale è l’uomo….”;
  3. Iniziare a spiegare il concetto di “libertà ben regolata” esponendo sinteticamente la pedagogia dell’Emilio: cioè cosa bisogna fare e non fare e perché nelle fasi della crescita scandite dall’opera;
  4. Legare gli argomenti in modo organico, rileggendo e modificando fino a quando l’insieme raggiunge una sua coerenza.

 

  1. Rousseau sostiene che la società è un groviglio di corruzione delle qualità originarie dell’uomo e di diseguaglianze. L’educazione tradizionale modella il bambino sulla base di queste premesse, fatte di stimoli sbagliati e indicazioni fuorvianti che sviluppano nell’individuo qualità non legate alla sua natura, ma alla perversione della sua natura. Come nota, Rousseau, per educarli si fa leva sulla competizione, sui risultati, sui voti, ottenendo così ragazzi invidiosi, rancorosi, ostili, vanitosi se riescono, rabbiosi se falliscono [Rousseau qui coglie un aspetto fondamentale: l’idea che ciò che vediamo non sia naturale, ma il prodotto di condizionamenti. Si tratta di qualcosa che si dimentica continuamente: pensiamo, ad esempio, ai discorsi ambientalisti o animalisti sull'”uomo” distruttore del pianeta o più crudele degli animali, quando a quel soggetto (l’uomo) dovremmo aggiungere l’aggettivo “bianco” o “occidentale”].
  2. Contemplando tale disastro formativo, i maestri tradizionali inveiscono contro la natura umana che pretendono debole e difettosa, senza rendersi conto di essere stati essi stessi gli artefici di tale mostruosità: al loro«Tale è l’uomo», Rousseau risponde appunto: Si, tale è l’uomo che voi avete fatto.
  3. La libertà ben regolata di cui parla l’autore non è altro che un’educazione attenta allo sviluppo naturale del bambino, al quale si propone ad ogni tappa della crescita ciò che è necessario: il non contrarre abitudini quando è molto piccolo, il porlo di fronte alla dura necessità delle cose invece che sotto l’autorità di un adulto quando è più grande, ma ancora non capace di ragionamento, ecc. In sintesi, è il farlo crescere nella libertà e nella consapevolezza, grazie a esperienze formative che gli mostrino che lui non è padrone delle cose né delle altre persone e che dunque la sua libertà non include l’arbitrio e la prepotenza verso gli altri [per concludere, abbiamo giusto sottomano le discutibili osservazioni di Boris Johnson sul presunto amore per la libertà degli inglesi].

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17 Settembre, 2020

Locke e l’educazione del gentleman

by gabriella

John Locke (1632 – 1704)

Dal punto di vista pedagogico, il ‘700 è il secolo dei grandi riformatori di sistemi scolastici e di tre grandi filosofi dell’educazione: Locke, Rousseau e Kant.

Il primo ad intervenire è John Locke, i cui Pensieri sull’educazione sono uno dei testi pedagogici più letti e dibattuti tra ‘700 e ‘800.

In questo lavoro, nato dalla richiesta di consigli per l’educazione di suo figlio da parte di Lord Edward Clarke of Chipley, Locke delinea – in 217 lettere – il nuovo modello formativo della classe dirigente sulla base delle necessità sociali dell’élite dell’epoca. 

È il manifesto dell’individualismo liberale e dell’educazione borghese.

L’educazione del gentleman ha come rovescio quella dei ragazzi di estrazione popolare: semplice misura correzionale di avviamento al lavoro coatto attuata un secolo dopo la morte del filosofo.

 

Indice

1. Lo scenario storico
2. I Pensieri sull’educazione: spirito critico e libertà

2.1 L’educazione del gentleman: open education, tra autorità e libertà
2.2 L’educazione popolare: ortopedia lavorativa e scolarizzazione generalizzata nelle working school

 

3. La struttura dell’educazione d’élite

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17 Settembre, 2020

Rousseau

by gabriella

Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778)

Critico della politica e della vita associata, Rousseau ha condotto una riflessione globale sui problemi della vita civile, dedicando gli sforzi più significativi alla costruzione degli strumenti politici ed educativi per modificare tale realtà.

L’articolo contiene il testo della lezione, con mappe e schemi, le tre videolezioni dedicate ai Discorsi, all’Emilio e al Contratto sociale, le esercitazioni e il link alla valutazione degli studenti.

 

Indice

1. I temi antiilluministi del Discorso sulle scienze e sulle arti

2. La critica della civiltà del Discorso sull’origine della diseguaglianza

2.1 La diseguaglianza è contraria alla legge di natura
2.2 La contestazione delle visioni dello stato di natura di Locke e Hobbes

2.2.1 Lo stato di natura in Locke
2.2.2 Lo stato di natura in Hobbes
2.2.3 Lo stato pre-civile secondo Rousseau

 

 3. L’Emilio

3.1 Libri I. L’infanzia e l’educazione negativa
3.2 Libro II. La fanciullezza e l’educazione positiva

3.2.1 L’autoregolarsi della libertà: dipendenza dalle cose e dipendenza dagli uomini
3.2.2 Contro Locke: l’illusione del ragionare coi fanciulli
3.2.3 L’esempio del maestro
3.2.4 L’apprendimento della lettura

3.3 Libro III. L’educazione dai dodici ai quindici anni

3.3.1 La nobiltà del lavoro manuale

3.4 Libro IV. L’adolescenza e l’educazione alla socialità
3.5 Libro V. La giovinezza

 

4. Il Contratto sociale

4.1 Il patto originario
4.2 Libertà ed eguaglianza

 

5. La travagliata ricezione dell’Emilio

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13 Luglio, 2020

L’apprendimento: storia, teoria e clinica

by gabriella

L’apprendimento, cioè la capacità di un organismo vivente di essere modificato da un evento è, insieme alla percezione, uno dei primi processi cognitivi ad essere studiato dalla psicologia scientifica, tanto che i primi trent’anni di storia della disciplina possono essere studiati attraverso gli esperimenti e le scoperte in questo campo di studi.

In questo testo esaminiamo i diversi tipi di apprendimento e le scelte interpretative delle scuole comportamentiste, cognitiviste e gestaltiste, con le loro prime applicazioni al trattamento della fobia, dell’ansia e della depressione.

Indice

1. L’apprendimento in psicologia
2.
I comportamenti di risposta

2.1 L’assuefazione
2.2 La sensibilizzazione
2.3 L’imprinting
2.4 Il riflesso condizionato

 

3. Il riflesso condizionato e il condizionamento classico

3.1 Il contesto delle ricerche sul riflesso condizionato
3.2 La scuola russa e il condizionamento classico

 

4. I comportamenti operanti

4.1 L’apprendimento per prove ed errori
4.2 Il condizionamento operante
4.3 Le implicazioni sociali degli studi sull’apprendimento
4.4 L’apprendimento per osservazione

 

5. Gli apprendimenti cognitivi

5.1 Verso il cognitivismo: le mappe cognitive
5.2 L’insight e il contributo della Gestalt agli studi sull’apprendimento

 

6. Le implicazioni cliniche degli studi sull’apprendimento: fobie, ansia e depressione

6.1 Condizionamento classico e fobie
6.2 La depressione e l’impotenza appresa
6.3 Contiguità e superstizione

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Audiolezioni [registrazioni audio delle lezioni in classe]: 1. Le implicazioni sociali del condizionamento classico 2 [ripasso]; 2. Le implicazioni cliniche degli studi sull’apprendimento [ripasso]; 3. L’imprinting; 4. L’apprendimento. Conclusioni sulla natura umana.

Esercitazioni: Kahoot 1

 

1. L’apprendimento in psicologia

L’apprendimento è un processo attraverso cui un organismo vivente è modificato, più o meno definitivamente, da ciò che accade nel suo ambiente circostante e da ciò che fa.

Gli apprendimenti non sono tutti uguali, ma differiscono per la loro complessità e per le strutture cerebrali che chiamano in azione.

Alcuni apprendimenti semplici, ad esempio, sono acquisiti dall’individuo in modo automatico e inconsapevole (attivano la parte più antica del cervello: il sistema limbico o il cervello rettiliano), mentre altri  richiedono l’organizzazione cognitiva dell’informazione (attivano la neocorteccia, la parte più recente ed evoluta del cervello, assente nelle specie animali inferiori).

In questo quadro, è possibile distinguere tre categorie di comportamenti che si distinguono per il livello di complessità e di coinvolgimento dell’organismo durante il processo di apprendimento:

  1. I comportamenti di risposta
  2. I comportamenti operanti
  3. I comportamenti che richiedono un’organizzazione cognitiva dell’informazione.
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25 Aprile, 2020

L’Ospedale partigiano Franja

by gabriella

Costruito su un forra inaccessibile e mai trovato dai nazifascisti che lo cercavano battendo la foresta slovena palmo a palmo, l’Ospedale partigiano Franja [Partizanska Bolnica Franja] è un miracolo di intelligenza organizzativa e un esempio di determinazione e coraggio della guerra partigiana.

Ci siamo stati venerdì scorso 13 aprile (2018), con gli studenti di tre nostre quinte, nel penultimo giorno di un viaggio di istruzione sui luoghi delle guerre del secolo scorso che ha toccato Redipuglia e il Museo della Grande Guerra di Gorizia, la Risiera di San Sabba e il Magazzino 18.

L’ospedale Franja (Bolnica Franja, leggi Balniza Frania) era un ospedale segreto costruito nel dicembre 1943 dai partigiani sloveni nella gola della forra Pasica, a circa 500 mt. di altitudine presso il bosco di Dolenji Novaki – una frazione del villaggio di Cerkno (leggi Zrkno) – sovrastato da uno sperone di roccia che arriva ai 900 metri.

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25 Aprile, 2020

La Risiera di San Sabba

by gabriella

La Risiera di San Sabba è stato l’unico campo di concentramento con forno crematorio costruito in Italia, adibito agli interrogatori di polizia e allo smistamento dei prigionieri ebrei verso i campi di sterminio dell’Est. Nel reportage seguente, la storia del luogo e di Pino Robusti, una delle vittime politiche del campo [uno dei documenti video si apre automaticamente: disattivare l’audio dal browser durante la lettura].

 

Indice

1. La Risiera di San Sabba
2. La lettera di Pino Robusti alla fidanzata

 

1. La Risiera di San Sabba

una stellina rossa nascosta da un partigiano in una cella

La risiera costruita nel 1913 nel quartiere di San Sabba a Trieste per la pilatura del riso proveniente dall’Asia, divenne dapprima il Stalag 339 campo di prigionia per i militari italiani dopo l’8 settembre 1943, poi il Polizeihaftlager, il campo di detenzione di polizia, usato sia come campo di passaggio per gli ebrei da inviare poi allo sterminio in Germania e in Polonia (a Dachau, Auschwitz, Mauthausen) sia alla detenzione e eliminazione di ostaggi, militari, oppositori, politici partigiani, antifascisti, esponenti della resistenza italiana, slovena e croata.

Il campo di San Sabba è un campo di sterminio del dissenso, non necessariamente legato alla dottrina razziale nazista. Nelle celle si sono trovate migliaia di documenti d’identità, prelevati dall’esercito jugoslavo che entrò per primo nella Risiera e portate a Lubiana, dove sono conservate ancora oggi presso l’Archivio della Repubblica di Slovenia.

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25 Aprile, 2020

La Resistenza italiana e il 25 aprile

by gabriella

Ezio Giaccone, 26 anni, ucciso dai fascisti a Bologna nella battaglia dell’Università il 20 ottobre 1944

La guerra di liberazione italiana dal fascismo e dall’occupante nazista nasce dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e si conclude con le giornate dal 19 al 25 aprile 1945 nelle quali i partigiani proclamano l’insurrezione generale, liberando città, occupando fabbriche, prefetture, caserme, spesso entrando prima degli “alleati” nelle città presidiate da fascisti e tedeschi.

E’ stato un vasto fenomeno di ribellione popolare che ha unito persone di diversa estrazione sociale, ruolo, orientamento politico.

Resistettero reparti del regio esercito – dalla Divisione Aqui a Cefalonia ai 650.000 militari (IMI) che, fatti prigionieri dai tedeschi, preferirono la deportazione nei campi di sterminio all’adesione al fascismo e alla collaborazione con la Repubblica di Salò (morirono in 400.000) – disertarono e presero la via della montagna o difesero armati le cittàattaccando reparti tedeschi o carceri e questure fasciste – studenti, operai, maestri.

Morirono in cinquantamila, 75 anni fa.

Indice

1. Storia della Resistenza

1.1 La fame, la guerra, la fabbrica. Cultura popolare e antifascismo nel 1943
1.2 Gli eventi dal 19 al 30 aprile 1945

 

2. I partigiani

2.1 Storie e testimonianze dei partigiani di montagna
2.2 Le lettere dei condannati a morte della Resistenza

2.2.1 Ultima lettera di Luigi Rasario, da “Tra un’ora la nostra sorte”

2.3 Mirka e le altre
2.4 Zerocalcare, A Giovanni Prono, partigiano
2.5 I GAP e Via Rasella 
2.6 Italo Calvino, Oltre il ponte
2.7 IMI, la storia dei militari italiani internati nei lager nazisti
2.8 L’internamento degli ex-partigiani negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

 

3. I caduti della Resistenza

3.1 Il massacro della Benedicta

 

4. Le stragi, la deportazione, i lager

4.1 I quindici di Piazzale Loreto
4.2 La Risiera di San Sabba. Lettera di Pino Robusti alla fidanzata
4.3 Le stragi nazifasciste

4.3.1 Umbria: 479 vittime in 181 stragi

4.4 I fascisti perugini nel 44

 

5. La liberazione

5.1 Adriano Prosperi, La mia liberazione
5.2 La differenza tra libertà e liberazione

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1. Storia della Resistenza

1.1 La fame, la guerra, la fabbrica. Cultura popolare e antifascismo nel 1943

Quando l’ingiustizia diventa legge,
la resistenza diventa dovere.

Bertold Brech

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25 Aprile, 2020

Raticosa, più forte dell’oblio e dell’odio

by gabriella
vandalismo alla cascina Raticosa

La targa commemorativa prima dell’asportazione – La sottrazione e l’oltraggio

La cascina Raticosa, rifugio e comando della V Brigata Garibaldi, è uno dei luoghi simbolo della lotta partigiana in Umbria.

Si trova tra Ponze e Cupoli, sulla strada di Cancelli e Acqua Santo Stefano, i villaggi di montagna tra Trevi e Foligno (PG) che subirono i rastrellamenti del febbraio 1944. Su quei viottoli, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio, ventiquattro giovani partigiani furono catturati dai nazisti e inviati al campo di Mathausen, dal quale la gran parte non fece ritorno.

Nei giorni scorsi, qualcuno si è arrampicato fino alla cascina per tracciare una svastica sul muro del comando partigiano e rimuovere la targa che ne ricorda la storia. Ma, stamattina (3 marzo 2015), Enrico Angelini, uno dei combattenti scampati al massacro, è tornato a riparare l’offesa:

Spero che a oltraggiare questo luogo sia stato qualche giovane esaltato che magari ignora la nostra storia, e che faccia in tempo a ravvedersi.

Enrico Angelini alla cascina Raticosa

Al posto della targa portata via dai vandali, adesso c’è il fiore di Angelini. Dell’ignoranza della nostra storia dovremo occuparci noi.

fiore

 

La Resistenza italiana e il 25 aprile

La fame, la guerra, la fabbrica. Cultura popolare e antifascismo nel 1943

I fascisti perugini nel 1944

Ai quindici di Piazzale Loreto

La storia degli IMI, i militari italiani internati

Ultima lettera di Luigi Rasario: Tra un’ora la nostra sorte”

Risiera di San Sabba, Lettera di Pino Robusti alla fidanzata

Mirka

14 Marzo, 2020

Marx

by gabriella

Un percorso guidato al pensiero e alla figura di Karl Marx.

Una filosofia che trova nel proletariato le sue armi materiali,
così come il proletariato trova nella filosofia le sue armi spirituali.

Karl Marx, Per la critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico

Indice 

1. Dalla comprensione della realtà alla sua trasformazione

1.1 Il compito della filosofia nel giovane Marx
1.2 La demistificazione di Hegel e del liberalismo
1.3 Emancipazione politica ed emancipazione umana

 

2. Lavoro, alienazione, riappropriazione
3. La concezione materialistica della storia e il comunismo
4. Il Capitale
5. La morte e il lascito marxiano

 

Approfondimenti, integrazioni: Cultura e anticultura del lavoro (Loescher);

Karl Marx ( 1818 - 1883)

Karl Marx ( 1818 – 1883)

ll 14 marzo, alle due e quarantacinque pomeridiane, ha cessato di pensare la più grande mente dell’epoca nostra […]. Non è possibile misurare la gravità della perdita che questa morte rappresenta per il proletariato militante d’Europa e d’America, nonché per la scienza storica. Non si tarderà a sentire il vuoto lasciato dalla scomparsa di questo titano.

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17 Febbraio, 2020

Giordano Bruno

by gabriella
bruno

Giordano Bruno (1548 – 1600)

Ci sono infiniti mondi, dunque l’universo è senza centro, senza gerarchia. Le gerarchie terrene che si pretendono specchio delle celesti sono dunque senza fondamento.

L’uomo non è il fine del creato, non essendo diverso dagli altri viventi, se non per la mano e per la sua libertà.

Le ragioni del rogo del 17 febbraio 1600, 420 anni fa.

L’8 Febbraio 1600, dinanzi ai Cardinali inquisitori ed ai consultori Benedetto Mandina, Francesco Pietrasanta e Pietro Millini, Giordano Bruno fu costretto ad ascoltare in ginocchio la sentenza di condanna a morte. Alzatosi, indirizzò agli inquisitori l’ultima ammonizione:

Maiore forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam [Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla].

Dopo aver rifiutato i conforti religiosi e il Crocefisso, il 17 Febbraio, con la lingua in giova – inchiodata ad una tavoletta di legno – perché non potesse accusare i suoi carnefici, fu condotto in Campo de’ Fiori, denudato, legato a un palo e arso vivo; le sue ceneri gettate nel Tevere.

 

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