Archive for Maggio, 2016

Maggio 30th, 2016

Lavoro e povertà dopo la crisi

by gabriella

I dati sottostanti, tratti da fonti diverse (Le Monde Diplomatique e Openpolis) mostrano i macroscopici cambiamenti emersi sul piano delle opportunità, della distribuzione del reddito, del lavoro e dello svantaggio sociale in Europa dal 2007 al 2014.

Il grafico Richesse et pauvreté inquadra la drastica riduzione della redditività del lavoro in Europa dal 2005 al 2013: si nota, infatti che, dal 2006 il tasso di povertà è cresciuto costantemente, insieme al prodotto interno lordo (PIL) – ad eccezione della recessione del 2009 – e contemporaneamente al crollo del tasso di disoccupazione, il che mostra semplicemente lo spostamento della ricchezza in una sfera diversa dal lavoro e la rilevanza del fenomeno dei working poors. La situazione fotografata nel 2013 mostra il tasso di povertà al 16,1%, nonostante il crollo del tasso di disoccupazione al 7,7%, il valore più basso dal 2005.

* è definito povero chi possiede un reddito inferiore al 60% del reddito medio dopo trasferimenti sociali (sussidi, assegni esistenti nei diversi paesi europei)
lavoro e povertà

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Maggio 28th, 2016

Alberto Bagnai, Che cos’è la produttività

by gabriella

Nel discorso di insediamento del nuovo presidente di Confindustria un’idea ingegneristica, semplice e intuitiva  (dunque inautentica), della produttività. Nell’articolo sottostante Bagnai mostra invece come la produttività non sia l’aumento di unità di prodotti per ora lavorata, ma una misura dipendente da variabili macroeconomiche.

Quale produttività?

Intanto vi ricordo che in economia il termine “produttività” ha tante accezioni, e che la produttività della quale si parla nel dibattito corrente è precisamente la produttività media del lavoro, definita come valore aggiunto per addetto, cioè:
L’idea è quella di misurare quale sia il “rendimento” medio, in termini di produzione, dell’input di lavoro, con l’idea di per sé condivisibile che più è e meglio è.

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Maggio 22nd, 2016

L’humanitas romana

by gabriella

Marco Tullio Cicerone (106 – 43 a. C.)

Con la sua sintesi di motivi ellenistici e temi della tradizione arcaica romana, il pensiero educativo da Catone (234-149 a.C.) a Quintiliano (35/40-96 a.C.) ha avuto un’influenza fondamentale sulla tradizione occidentale. A differenza del pensiero greco, la cultura romana non dispone di un’opera letteraria a cui riferirsi come elemento fondativo, i valori e i principi comuni vengono dunque rintracciati all’interno della tradizione, cioè di quella vita di un popolo di contadini che si affidava ai motivi etici della famiglia, della dedizione allo stato, del rispetto delle leggi e della tradizione, della pietas verso gli dèi, della fermezza (virtus), della dignità personale (gravitas) e del lavoro.  Questo insieme di valori, codificato nelle leggi non scritte del mos maiorum e in quelle inscritte nel bronzo delle Dodici tavole – una legificazione che fu, di fatto, una codificazione del mos maiorum del 451 a. C. per rispondere a conflitti sociali tra patrizi e plebei – costituisce il carattere romano della riflessione sviluppata nei circa quattro secoli che prendiamo in considerazione.

Questa identità originaria costituisce il filtro attraverso cui Roma si confronta con la cultura greca da Marco Porcio Catone, che considera nefasta la sua influenza e le attribuisce la crisi morale e il declino delle istituzioni avite, a Cicerone (106-43 a.C.) che la considera con circospezione ma la pone a fondamento delle virtù fondamentali dell’uomo pubblico.

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Maggio 12th, 2016

INVALSI? No, grazie

by gabriella

cyrano-de-bergeracCosa meglio di Rostand per incorniciare la giornata di chi sciopera mentre tanti si rassegnano, piegano la testa e fanno finta di trovarsi d’accordo?

LE BRET: Se tu provassi a mettere un po’ da parte questo tuo animo da moschettiere, Cirano, il successo e gli onori ti…
CIRANO: E che dovrei fare? Cercarmi un protettore? Trovarmi un padrone? Arrampicarmi oscuramente, con astuzia, come l’edera che lecca la scorza del tronco cui si avvinghia, invece di salire con la forza?
No, grazie.
Dedicare versi ai ricchi come qualsiasi opportunista? Fare il buffone nella speranza vile di vedere spuntare sulle labbra di un ministro un sorriso che non sia minaccioso?
No, grazie.
Mandar giù rospi tutti i giorni? Logorarmi lo stomaco? Sbucciarmi le ginocchia per il troppo genuflettermi? Specializzarmi nel piegare la schiena?
No, grazie.
Accarezzare la capra con una mano e annaffiare il cavolo con l’altra?  Avere sempre a portata di mano il turibolo dell’incenso in attesa di potenti da compiacere?
No, grazie.
Progredire di girone in girone, diventare un piccolo grande uomo da salotto, navigare avendo per remi madrigali e per vele sospiri di vecchie signore?
No, grazie.
Farmi pubblicare dei versi a pagamento dall’editore Sercy?
No, grazie.
Farmi eleggere papa da un concilio di dementi in una bettola?
No, grazie.
Affaticarmi per farmi un nome con un sonetto invece di scriverne degli altri?
No, grazie.
Trovare intelligente un imbecille? Essere angosciato dai giornali e vivere nella speranza di vedere il mio nome apparire sulle riviste letterarie?

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Maggio 12th, 2016

Dalle “macchine per insegnare” all’iPad. Verso una scuola della mediocrità

by gabriella

Ho scritto questo articolo durante il ministero Profumo, quando i test INVALSI non erano ancora uno degli strumenti di valutazione delle scuole. Vi commentavo un testo pionieristico degli anni ’60 [alcuni stralci in fondo all’articolo], con cui Burrhus Skinner aveva provato a reinterpretare, ad un decennio dalla loro introduzione nella scuola americana, le “macchine per insegnare” (computer-assisted instruction) che aveva teorizzato nel contesto dell’applicazione alla didattica della psicologia comportamentista.

In queste riflessioni, Skinner ribadiva che le macchine per insegnare non costituiscono soltanto una innovazione tecnica ma rappresentano l’attuazione di nuovi princípi nel campo dell’insegnamento. Esse permettono infatti di “accelerare l’apprendimento” attraverso l’applicazione delle tecniche dell’istruzione programmata, basate sul rinforzo del comportamento corretto (l’insegnamento qui è semplice addestramento).

Questa tecnologia richiede però la ridefinizione degli obiettivi educativi non più in termini di “capacità da migliorare”, o di “processi mentali da sviluppare”, ma di comportamenti, prestazioni che si desidera produrre come risultato (osservabile e verificabile) dell’apprendimento [è questo il fondamento epistemologico dei test INVALSI]. 

friedrich_nietzsche_zeichnung_by_berzelmayrNella riflessione di Skinner è dunque già contenuta l’analisi di un modello scolastico le cui retoriche sono tratte dal linguaggio, familiare agli insegnanti, del cognitivismo (la didattica per competenze), ma i cui obiettivi sono quelli comportamentisti della riduzione dell’insegnamento ad addestramento a compiti più o meno sofisticati e della rinuncia all’educazione di una generazione: il programma della decostituzionalizzazione della scuola italiana, della nuova Zuchtung (in versione decisamente peggiorativa rispetto a quella conformistica, ma formativa, che Nietzsche detestava).

L’articolo presenta brevemente la psicologia e l’antropologia comportamentiste, segue una breve illustrazione della pedagogia e della didattica computer assisted e uno stralcio della riflessione critica di Skinner a dieci anni dalla sperimentazione negli USA delle macchine per insegnare. Qui, invece, la mia proposta didattica (rivolta ad un quinto liceo) in relazione ai test a risposta chiusa: Fighting (the fear of) the test.

Una nazione che distrugge il proprio sistema educativo, degrada la sua informazione pubblica, sbudella le proprie librerie pubbliche e trasforma le proprie frequenze in veicoli di svago ripetitivo a buon mercato, diventa cieca, sorda e muta. 

Apprezza i punteggi nei test più del pensiero critico e dell’istruzione.

Celebra l’addestramento meccanico al lavoro e la singola, amorale abilità nel far soldi.

Sforna prodotti umani rachitici, privi della capacità e del vocabolario per contrastare gli assiomi e le strutture dello stato e delle imprese. 

Li incanala in un sistema castale di gestori di droni e di sistemi. Trasforma uno stato democratico in un sistema feudale di padroni e servi delle imprese.

Chris Hedges, Perché gli Stati Uniti distruggono il loro sistema scolastico2012

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Maggio 11th, 2016

Referendum contro la ‘Buona scuola’

by gabriella

referendum-contro-la-buona-scuolaIl 17 marzo sono stati depositati i 4 quesiti referendari e il 9 aprile, il Comitato promotore LIP, Retescuole, Cobas, Unicobas, USB, FLC-CGIL e Gilda hanno dato inizio alla raccolta di firme affinché il referendum possa diventare realtà.

Nell’impossibilità formale di sollevare l’incostituzionalità dell’intero impianto, i quattro quesiti si prefiggono di rendere inoperante il cuore incostituzionale della legge 107:

  1. ABROGAZIONE DELLA CHIAMATA DIRETTA DEL PRESIDE. In primo luogo, i ‘poteri’ del preside-manager: i comitati sottolineano come il dirigente scolastico possa decidere, di fatto, del destino del corpo insegnante: oggi, infatti, non solo può scegliere i docenti con “chiamata diretta”, ma anche destinare i bonus e le premialità a partire dalla valutazione dei docenti.
  2. ABROGAZIONE PARZIALE DELLE FUNZIONI DEL COMITATO DI VALUTAZIONE. Il secondo punto, riguarda il Comitato di Valutazione degli insegnanti che erogherà il bonus. Il quesito intende abrogare le nuove funzioni di valutazione del merito del personale docente, lasciando inalterate le funzioni di valutazione dell’anno di prova dei neoimmessi in ruolo che il Comitato aveva prima della 107.
  3. ABOLIZIONE DELL’OBBLIGO DI 200 ORE NEI LICEI E 400 ORE NEI TECNICI E PROFESSIONALI DI ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO. Il terzo punto, riguarda l’alternanza scuola/lavoro, obbligatoria per gli studenti delle scuole secondarie di II grado, che viene considerata lesiva del diritto allo studio e funzionale alla formazione di una mentalità giovanile acquiescente e passiva verso l’impresa;
  4. ABOLIZIONE DELLO SCHOOL BONUS. Infine, la piaga dei fondi alle scuole private che, in violazione patente del dettato costituzionale, sono stati prima disposti (governo D’Alema 2000) poi moltiplicati e garantiti da uno School bonus da versare alle famiglie con la L. 107. le erogazioni liberali non dovranno più essere riservate alle singole scuole, ma all’intero sistema scolastico, scongiurando così anche la possibilità che le scuole private sfruttino tali meccanismi per eludere le tasse su una parte delle rette.

 

Maggio 10th, 2016

La dottrina delle idee e le sue difficoltà (Parmenide)

by gabriella

la dottrina delle idee

 

  1. La conoscenza vera (episteme) è la capacità dell’uomo di cogliere razionalmente l’essenza delle cose al di là della loro apparenza mutevole (il soggetto è  il grado di cogliere-comprendere l’oggetto).

  2. Platone chiama questa realtà immutabile degli oggetti “idea” (cioè cosa che può essere vista e compresa) (una realtà, quindi, sia oggettiva che soggettiva).

  3. Ne Parmenide, Platone discute della natura delle idee e del loro rapporto con la realtà sensibile.

  4. Infatti, ipotizzare l’esistenza delle idee vuol dire sostenere che la realtà non si spiega in base alle apparenze empiriche, ma alla sua  essenza razionale che siamo in grado di cogliere.

  5. Che cos’è, dunque, e dove si trova questa realtà razionale delle cose?

  6. In diversi passi della sua opera (Fedro, Fedone, Repubblica), Platone descrive le idee come realtà universali separate (trascendenti) dagli oggetti sensibili. Ad esempio, nel Fedro dove le colloca oltre la materia, nell’hyperhouranos.

  7. Nascono quindi diversi problemi: come si rapportano le idee alle cose? e se sono separate, come fanno a spiegarle? Le contraddizioni implicate dalla dottrina delle idee sono esposte da Platone nel Parmenide.

 

Platone dottrina delle idee

Maggio 6th, 2016

Sigmund Freud, L’avvenire di un’illusione. L’illusione di un avvenire

by gabriella
Freud

Sigmund Freud (1856 – 1939)

L’avvenire di un’illusione (1927), è dedicato da Freud al ruolo svolto dalla religione nel mantenimento della convivenza sociale, la civiltà che il padre della psicanalisi vedeva edificata sulla rinuncia alla scarica delle pulsioni sessuali e aggressive.

Disagio civiltàLe forme di religiosità più arcaiche sono ricondotte da Freud a una trasfigurazione delle forze della natura in termini paterni, legata al bisogno di protezione dal rischio dell’annientamento. Il sentimento religioso ha dunque origine nel vissuto di radicale impotenza sperimentato da ognuno durante l’infanzia, significato che emerge esplicitamente nell’immagine del Dio ebraico.

La componente allucinatoria rinvenuta nelle rappresentazioni religiose, del tutto affine alle altre produzioni dell’inconscio quali i sintomi e i sogni, porta lo scienziato a definire la religione «la nevrosi ossessiva universale dell’umanità», la cui carica affettiva rende solida un’eredità arcaica e infantile che l’umanità stenta a lasciarsi alle spalle.

«L’insieme è così manifestamente infantile, così irrealistico, da rendere doloroso,
a un animo amico dell’umanità, pensare che la grande maggioranza dei mortali
non sarà mai capace
di sollevarsi al di sopra di questa concezione della vita».

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Maggio 6th, 2016

Il significato filosofico della psicanalisi

by gabriella
Salpêtrière

Pierre André Brouillet, Charcot spiega agli studenti il caso di Blanche Wittman, 1887

La rilevanza della psicoanalisi per la filosofia e le scienze umane consiste in una nuova definizione dell’uomo come soggetto, in una reinterpretazione della sintomatologia psicopatologica individuale e sociale, e infine in una revisione della stessa pratica terapeutica e medica in generale.

La psicoanalisi freudiana definisce il soggetto come elemento parziale del sistema psichico (in quanto connesso ad altre istanze quali l’Es e il super-Io), derivato e non originario (nasce infatti per differenziazione di uno strato dell’Es). La sintomatologia psicopatologica costituisce l’aspetto essenziale che testimonia precarietà e limitatezza del soggetto cosciente, il quale, lungi dall’essere padrone della propria consapevolezza ed espressività, è attraversato dalle manifestazioni dell’inconscio (lapsus, atti mancati, sogni, associazioni verbali ecc.).

La stessa concezione di normalità psicologica ed esistenziale viene messa in questione da queste tesi: l’anormalità psichica, infatti, non si configura più come una malattia di origine biologica o cerebrale, bensì come un disturbo nella realizzazione della personalità cosciente, che è sempre, in generale, un processo drammatico, difficile e angoscioso. Da ciò si ricava in primo luogo il costitutivo stato di sofferenza psichica dell’umanità, cosicché a rigore non esistono una normalità perfetta e un’integrazione definitiva del singolo nel contesto affettivo e sociale: si ricordino, al proposito, le tesi freudiane sulla “nevrosi dell’umanità” e sul “disagio della civiltà”.

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Maggio 6th, 2016

Cornelius Castoriadis, L’individuo privatizzato. Psicanalisi e immaginazione radicale del soggetto.

by gabriella

kastoriadisNei due testi che seguono, L’individu privatisé  – un intervento tenuto dal filosofo alcuni mesi prima di morire [qui il sito a lui dedicato] – e Psicanalisi e immaginazione radicale del soggetto – intervista rilasciata a Sergio Benvenuto il 7 maggio 1994, Castoriadis illustra i concetti di autonomia, libertà e democrazia alla luce del compito emancipativo del soggetto assegnato da Freud alla psicanalisi – e dai greci alla paideia.

 

L’individuo privatizzato [Tolosa, 22 marzo 1997]

La filosofia non è tale quando non esprime un pensiero autonomo. Cosa significa autonomo? Il termine “autos- nomos”,“che si dà la sua propria legge”, ha in filosofia un significato chiaro: darsi la propria legge vuol dire porre domande, e non accettare nessuna autorità; neppure quella del proprio pensiero anteriore.

Ma qui tocchiamo un punto dolente, poiché quasi sempre i filosofi costruiscono sistemi chiusi come un uovo (si veda Spinoza, si veda soprattutto Hegel, e in qualche misura anche Aristotele), o restano attaccati a talune forme che hanno creato, e che non riescono a rimettere in questione. Gli esempi contrari sono pochi: uno è Platone; un altro, anche se nel campo della psicanalisi e non della filosofia, è Freud. L’autonomia del pensiero è l’interrogazione illimitata, che non si ferma davanti a nulla e rimette costantemente in discussione se stessa. Non è però un’interrogazione vuota, che non avrebbe alcun significato: perché abbia un senso, occorre aver già posto un certo numero di termini come provvisoriamente incontestabili; altrimenti quel che rimane non è un’interrogazione filosofica, ma un semplice punto interrogativo. L’interrogazione filosofica è articolata, salvo a riconsiderare gli stessi termini a partire dai quali si è articolata.

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