Archive for ‘Psicologia’

21 Settembre, 2020

Le emozioni

by gabriella

sofferenzaDi solito pensiamo alle emozioni come a sensazioni soggettive provocate dall’ambiente fisico o sociale.

Queste sono invece solo una componente dell’esperienza emotiva, accan­to ai pensieri, alle modificazioni fisiologiche e ai comportamenti espressivi.

Il testo della lezione affronta l’intreccio di questi elementi, degli stimoli esterni o interni e degli elementi cognitivi e affettivi che chiamiamo emozioni.

 

Indice

1. La componente cognitiva
2. Gli aspetti fisiologici
3. Il comportamento espressivo

3.1 Empatia e neuroni specchio

 

4. Lo sviluppo delle emozioni

Di solito pensiamo alle emozioni come a sensazioni soggettive provocate dall’ambiente esterno. Le sensazioni che proviamo, invece, sono solo una componente dell’esperienza emotiva, accanto ai pensieri, alle modificazioni fisiologiche e ai comportamenti espressivi.

Le emozioni sono, quindi, un processo interiore multicomponenziale, cioè legato a più componenti dell’individuo. Le ricerche sperimentali degli ultimi decenni hanno rafforzato l’ipotesi che siano risposte adattive dell’organismo agli stimoli ambientali.

 

1. La componente cognitiva

mamba

Topo e serpente: reazione di fuga

Negli animali inferiori certi stimoli producono una reazione di scarica immediata su base innata. Ad esempio, il movimento strisciante di un serpente pro­duce immediatamente nel topo una risposta di fuga, mentre l’avvicinarsi di un gatto determina istantaneamente l’attacco della femmina di pettirosso in difesa del nido.

Questi comportamenti emotivi sono istintivi: l’attacco e la fuga compaiono ogni volta che la sopravvivenza è messa in pericolo. Nel cervello dei rettili, infatti, gli stimoli sensoriali attivano immediatamente i centri di risposta dell’aggressività siti nel tronco encefalico, ciò che rende automatiche e molto veloci le risposte emotive, aumentando le possibilità di sopravvivenza degli individui. Lo stesso accade nel pettirosso.

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21 Settembre, 2020

Oliver Sacks, Il paradosso creativo del deficit e della malattia

by gabriella

Antropologo su Marte

«Sono stato un essere senziente, un animale pensante di questo splendido pianeta, ed è stato un enorme privilegio e un’immensa avventura».

30 agosto 12015

Oliver Sacks è morto il 30 agosto 2015. Sotto un brano del suo Antropologo su Marte sul potenziale benefico dell’ipercompensazione – una dinamica psicologica di per sé non esente da rischi.

La circostanza da cui Sacks prende avvio, nella prefazione di Un antropologo su Marte [Milano, 1998], mi ha ricordato un’esperienza analoga di molti anni fa e la sottile soddisfazione nel constatare quali possibilità possano aprirsi a chi abbia deciso di sbucciarsi una mela pur avendo perso temporaneamente l’uso di un braccio.

Le osservazioni di questo clinico, così comuni ma anche così innovative in un ambito oggi incline al riduzionismo e al biologicismo delle neuroscienze, meritano di essere attentamente considerate dagli studiosi di psicologia.

L’immaginazione della natura è più ricca della nostra

Freeman Dyson

Sto scrivendo con la mano sinistra, sebbene io sia decisamente destrimane. Un mese fa sono stato operato alla spalla destra e a tutt’oggi non devo usare il braccio destro – né sarei capace di farlo. Scrivo in modo lento e goffo, ma ogni giorno che passa acquisto disinvoltura e naturalezza. E’ un continuo adattarmi a imparare a usare la sinistra: non solo per scrivere ma anche per fare molte altre cose. Per compensare il fatto di avere un braccio appeso al collo, sono diventato molto abile – prensile – con le dita dei piedi.

oliver-sacksSulle prime, quando mi immobilizzarono il braccio, per qualche giorno mi sentii sbilanciato; ma ora cammino in modo diverso e ho scoperto un nuovo equilibrio. Sto sviluppando modelli diversi, abitudini diverse ... un’identità diversa, si direbbe, almeno in questa sfera particolare.

Di sicuro, in alcuni dei miei programmi e dei circuiti del mio cervello stanno avvenendo dei cambiamenti: cambiamenti che alterano i pesi, le connessioni e i segnali sinaptici, ma i nostri metodi di visualizzazione dell’attività cerebrale sono ancora troppo grossolani per poterli mostrare.

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13 Luglio, 2020

L’apprendimento: storia, teoria e clinica

by gabriella

L’apprendimento, cioè la capacità di un organismo vivente di essere modificato da un evento è, insieme alla percezione, uno dei primi processi cognitivi ad essere studiato dalla psicologia scientifica, tanto che i primi trent’anni di storia della disciplina possono essere studiati attraverso gli esperimenti e le scoperte in questo campo di studi.

In questo testo esaminiamo i diversi tipi di apprendimento e le scelte interpretative delle scuole comportamentiste, cognitiviste e gestaltiste, con le loro prime applicazioni al trattamento della fobia, dell’ansia e della depressione.

Indice

1. L’apprendimento in psicologia
2.
I comportamenti di risposta

2.1 L’assuefazione
2.2 La sensibilizzazione
2.3 L’imprinting
2.4 Il riflesso condizionato

 

3. Il riflesso condizionato e il condizionamento classico

3.1 Il contesto delle ricerche sul riflesso condizionato
3.2 La scuola russa e il condizionamento classico

 

4. I comportamenti operanti

4.1 L’apprendimento per prove ed errori
4.2 Il condizionamento operante
4.3 Le implicazioni sociali degli studi sull’apprendimento
4.4 L’apprendimento per osservazione

 

5. Gli apprendimenti cognitivi

5.1 Verso il cognitivismo: le mappe cognitive
5.2 L’insight e il contributo della Gestalt agli studi sull’apprendimento

 

6. Le implicazioni cliniche degli studi sull’apprendimento: fobie, ansia e depressione

6.1 Condizionamento classico e fobie
6.2 La depressione e l’impotenza appresa
6.3 Contiguità e superstizione

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Audiolezioni [registrazioni audio delle lezioni in classe]: 1. Le implicazioni sociali del condizionamento classico 2 [ripasso]; 2. Le implicazioni cliniche degli studi sull’apprendimento [ripasso]; 3. L’imprinting; 4. L’apprendimento. Conclusioni sulla natura umana.

Esercitazioni: Kahoot 1

 

1. L’apprendimento in psicologia

L’apprendimento è un processo attraverso cui un organismo vivente è modificato, più o meno definitivamente, da ciò che accade nel suo ambiente circostante e da ciò che fa.

Gli apprendimenti non sono tutti uguali, ma differiscono per la loro complessità e per le strutture cerebrali che chiamano in azione.

Alcuni apprendimenti semplici, ad esempio, sono acquisiti dall’individuo in modo automatico e inconsapevole (attivano la parte più antica del cervello: il sistema limbico o il cervello rettiliano), mentre altri  richiedono l’organizzazione cognitiva dell’informazione (attivano la neocorteccia, la parte più recente ed evoluta del cervello, assente nelle specie animali inferiori).

In questo quadro, è possibile distinguere tre categorie di comportamenti che si distinguono per il livello di complessità e di coinvolgimento dell’organismo durante il processo di apprendimento:

  1. I comportamenti di risposta
  2. I comportamenti operanti
  3. I comportamenti che richiedono un’organizzazione cognitiva dell’informazione.
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20 Gennaio, 2020

L’apprendimento negli ambienti d’apprendimento

by gabriella

ragazza studiosaNegli ambienti d’apprendimento, come la scuola, si impara in molti modi diversi.

Aspetti consapevoli ed inconsci entrano in gioco nella motivazione, nell’attenzione, nella ristrutturazione cognitiva, nel rinforzo e in una serie di vincoli e condizionamenti che agiscono attraverso la didattica, la relazione docente-allievo e il clima di classe.

 

Indice

1. La motivazione ad apprendere

1.1 Le lavagne vuote di Skinner e la motivazione «estrinseca»
1.2 Il disequilibrio cognitivo di Bruner e la motivazione «intrinseca»
1.3 L’autorealizzazione di Maslow
1.4 La motivazione non è una premessa ma un risultato (non solo individuale, ma del sistema)

 

2. L’analisi dei livelli di aspirazione

2.1 La motivazione al successo e i motivi di chi teme l’insuccesso

 

3. L’apprendimento negli ambienti d’apprendimento

3.1 L’apprendimento scolastico
3.2 Le difficoltà e i disturbi di apprendimento

 

4. Il clima di classe e la relazione docente-allievo
5. I diversi tipi d’apprendimento

5.1 Intelligenza operativa e intelligenza riflessiva

 

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1. La motivazione ad apprendere

«Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare un solo giorno in vita tua».

Confucio, Massime, VI secolo a. C.

Il primo fattore ad influenzare la qualità e la velocità dell’apprendimento è la motivazione, vale a dire la spinta emotiva a studiare e l’interesse per l’oggetto dell’apprendimento che fanno nascere il desiderio (eros) di impadronirsene.

Platone (427 – 447 a.C.)

Nel pensiero occidentale il primo ad affermare che educazione ed apprendimento hanno a che fare con l’eros è stato Platone (V a.C.) e a lui si richiamano molti autori successivi.

Recentemente, gli psichiatri Miguel Benasayag e Carl Schmit hanno parlato della pulsione epistemofilica, termine un po’ inconsueto con cui hanno indicato quel«la volontà di sapere e comprendere per abitare il mondo» che è capace di sconfiggere la tristezza e il vuoto dell’epoca contemporanea [Benasayag, Schmit, L’epoca delle passioni tristi, 2004].

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15 Gennaio, 2020

Maria Laura Agnello, Semiotica del colore

by gabriella

Tratto, con qualche modifica, da Panorama.

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Jonathan è un noto pittore newyorchese. In seguito a un brutto incidente automobilistico subisce un trauma celebrale e da quel momento in poi il suo cervello perde la capacità di percepire i colori: la realtà diventa per lui una scala di grigi. Inaspettatamente la sua vita comincia ad andare a rotoli: il cibo lo disgusta, il mondo gli appare un posto orribile, dipingere i suoi quadri astratti diventa un’impresa impossibile e quando prova lo stile figurativo va anche peggio.

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15 Gennaio, 2020

Il verde e il rosa

by gabriella

tavolo verdeDue elaborazioni da I colori del nostro tempo di Michel Pastoureau [Firenze, Ponte alle Grazie, 2010, pp. 216; 143] tratte da Verde, un amore complesso e Colore intimo di Diegod56.

[…] il verde, un colore complicato perché assai ambivalente. Ai nostri giorni il verde ha quasi sempre una connotazione positiva. Economia verde, energia verde, area verde. In effetti tutti amiamo il verde delle piante, dei prati, e probabilmente ricordiamo, grati, la capacità delle piante di immettere ossigeno nell’aria. Anche gli anni più belli li definiamo i nostri «verdi anni». Eppure il verde non ha sempre goduto di incondizionata benevolenza. Michel Pastoureau ci spiega quanto, nel corso dei secoli, abbia assunto una forte ambivalenza, fino a diventare il simbolo stesso del caso, dell’alea, del Destino.

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7 Gennaio, 2020

La percezione: storia e analisi del processo cognitivo

by gabriella

Indice

1. La Gestalt e gli studi sulla percezione

1.1 Il concetto di struttura e le due leggi fondamentali della Gestalt

2. La percezione

2.1 La percezione come processo cognitivo
2.2 Il funzionamento della percezione
2.3 La percezione dei colori

2.3.1 Lo spettro elettromagnetico

2.4 Le leggi della percezione visiva

2.4.1 La relazione figura-sfondo

 

3. Percepire è dare significato

3.1 Percezione e psicologia sociale

3.1.1 Un esempio dalla cronaca: la pareidolia e il fantasma dell’orfano

 

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1. La Gestalt e gli studi sulla percezione

Nella lezione sull’apprendimento, si è visto come il comportamentismo (russo e americano) si sia opposto allo strutturalismo, giudicando le conoscenze sulla sensazione offerte dalla scuola di Lipsia troppo soggettive e non verificabili.

Anche gli psicologi della scuola «della forma» (Gestalt) iniziarono le loro ricerche criticando lo strutturalismo, del quale non condividevano la concezione della mente, concepita (positivisticamente) come una matrice di elementi semplici in connessione lineare tra loro.

Al contrario, per gli studiosi della Gestalt – termine tedesco che significa «forma», «organizzazione», «struttura», «sistema»la coscienza è un fenomeno unitario, non scomponibile in singoli elementi.

La mente non è una matrice di elementi semplici

I gestaltisti Max Wertheimer, Wolfgang Köhler, Kurt Koffka, Kurt Lewin e Karl Duncker condussero una serie di esperimenti, tra il 1910 e il 1930, per dimostrare che una percezione complessa non può essere spiegata come semplice somma delle sensazioni di cui è composta: la mente è una struttura (o un sistema), non lavora per somma ed accumulo.

 

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26 Novembre, 2019

Richard Thompson, Lo sviluppo del cervello

by gabriella

Nella raccolta di articoli seguente, ho messo in relazione i risultati di studi e ricerche in campo biologico sullo sviluppo del cervello e gli importanti esperimenti di Webb e Rosenzweig sul ruolo dell’ambiente nello sviluppo dell’intelligenza.

 

 

Indice

1. Lo sviluppo del cervello fetale

1.1 Cervello e DNA
1.2 Gli stadi di sviluppo del cervello fetale
1.3 I meccanismi di sviluppo dei nervi e del cervello

 

2. Il ruolo delle prime esperienze nello sviluppo del cervello

2.1 Gli esperimenti di Webb e Rosenzweig

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27 Ottobre, 2019

Rebecca Ruiz, Burnout

by gabriella

Un articolo divulgativo sulle conoscenze attuali intorno al burnout, dal quale emerge il legame tra forme di vita (nello specifico, modernità e capitalismo, come mostra Anne Helen Petersen) e sofferenza psichica e l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale, l’antica epimèleia heautoù di Socrate e Platone.

Poiché Petersen insiste sulla relazione tra stili di vita-condizioni materiali di lavoro e burnout, l’articolo si conclude, piuttosto discutibilmente con l’invito ai datori di lavoro ad occuparsi del benessere dei loro dipendenti per poter trarre il massimo vantaggio dal loro lavoro. Tratto da Mashable.com.

Indice

1. I millennials saranno la generazione del burnout
2. Quello che sappiamo sul burnout
3. La terapia cognitivo-comportamentale come possibile soluzione
4. Perché i datori di lavoro devono dedicarsi alla cura delle persone

 

 

1. I millennials saranno la generazione del burnout

Quando il burnout bussa alla porta, non lo fa mai delicatamente. Ammanta di una cupezza inspiegabile anche le cose più banali: guidare nel traffico, presentarsi in orario al lavoro, compilare una nota spese. È come una pesante zavorra agganciata alla vita, che sottrae ogni scintilla di energia all’esistenza.

Il burnout è come una pesante zavorra agganciata alla vita, che sottrae ogni scintilla di energia all’esistenza

Lo si può confondere con la depressione – potrebbe benissimo trattarsi di quello – ma riflettendo su come e quando si presenta, il sospetto cade sul deterioramento delle condizioni di lavoro.

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21 Ottobre, 2019

La comunicazione

by gabriella

Comunicazione verbale e paraverbale

I canali della comunicazione, la comunicazione verbale, non verbale, paraverbale, le discrepanze comunicative e gli assiomi di Watzlawick, Beavin e Jackson.

Indice

1. I canali della comunicazione

1.1 Il non verbale

 

2. Le discrepanze comunicative
3. Gli studi della scuola di Palo Alto

3.1 Relazione e contesto
3.2 La prospettiva sistemico-relazionale
3.2 Scambi di informazioni

 

4. Gli assiomi della comunicazione

4.1 È impossibile non comunicare
4.2 Metacomunicazione
4.3 Punteggiatura
4.4 Comunichiamo sia con il modulo numerico che con il modulo analogico
4.5 Tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari

 

5. Il paradosso pragmatico e il double bind

 

6. La prossemica

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La rilevanza dei diversi moduli comunicativi

La rilevanza dei diversi moduli comunicativi

1. I canali della comunicazione

Per comunicare non utilizziamo soltanto le parole, cioè il modulo «numerico», verbale, ma sfruttiamo ampiamente anche quello «analogico», non verbale

Gli esseri umani possono comunicare infatti sia parlando, secondo le regole della grammatica e del­la sintassi (modulo verbale), sia con il volume, il tono, ritmo della voce (comunicazione paraverbale), sia attraverso la comunicazione non verbale, che comprende la gestualità, la mimica, le posture, la gestione degli spazi, l’inflessione, la cadenza, il ritmo della voce e anche le pause e i silenzi.

Comunicazione non verbale

I due moduli differiscono per complessità e astrazione.

Il lin­guaggio «numerico», più complesso e astratto, è molto efficace per scambiare informazioni su contenuti diversi e trasmettere conoscenza, ma assolve anche ad altre funzioni come quella di consentire la socializzazione e di definire la rela­zione che esiste tra due persone.

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