Archive for ‘Psicologia’

maggio 4th, 2018

Suzanne O’Sullivan, È tutto nella tua testa

by gabriella

Il saggio della neurologa Suzanne O’ Sullivan, È tutto nella tua testa, appena uscito in Italia per Mondadori, riepiloga i tentativi medico-scientifici condotti nella storia per comprendere e curare l’influenza negativa della mente sul corpo, cioè i disturbi psicosomatici che, come sappiamo leggendo le Cinque conferenze sula psicanalisi di Freud o i resoconti di Charcot, possono essere anche estremamente gravi e invalidanti.

Luca D’Ammando ha recensito il testo su Rivista studio: ne ha parlato stamattina Pagina 3 su RadioRai3.

Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la bibbia degli psichiatri, la definizione «disturbo psicosomatico» non compare. E, leggendo È tutto nella tua testa, il saggio edito da Mondadori in cui la neurologa inglese Suzanne O’ Sullivan racconta «il misterioso mondo delle malattie psicosomatiche», si capisce che intorno alle disabilità provocate da fattori psicologici ancora oggi permane un’aura di mistero e diffidenza, che mina alla base qualunque tentativo di fornire aiuto concreto ai pazienti che ne soffrono.

I disturbi psicosomatici sono sintomi fisici che mascherano un disagio interiore, un malessere generalmente rimosso a cui la somatizzazione dà sostanza rendendolo in parte accettabile agli occhi dei pazienti e dei loro familiari. Come ha scritto George Orwell in 1984,

«se vuoi mantenere un segreto, devi nasconderlo anche a te stesso».

Il riso, le lacrime e il rossore sono esempi del potere della mente sul corpo, ma sono risposte normali e non indicative di una patologia. È solo quando i sintomi psicosomatici vanno oltre la normalità e limitano la capacità funzionale o mettono in pericolo la salute che diventano un disturbo.

Perché nel XXI secolo la malattia psicosomatica appare un disturbo socialmente inaccettabile? Come sottolinea la dottoressa O’Sullivan

read more »

aprile 10th, 2018

La performance di Marina Abramovic

by gabriella

In una sua performance l’artista Marina Abramovic ha voluto mostrare il potere del contesto su spiriti impreparati alla riflessione e alla comprensione degli eventi, confermando i risultati dei celebri esperimenti di psicologia sociale di Zimbardo, Milgram, Sherif ed altri.

In una delle sue opere è rimasta immobile per 6 ore e ha chiarito che non si sarebbe mossa a prescindere da ciò che le sarebbe stato fatto.

Su un tavolo ha messo 72 oggetti, alcuni erano di piacere, altri di distruzione, fiori, piume, profumi, un coltello, un’arma da fuoco carica. Ha invitato le persone a usare gli oggetti che volevano nel modo che preferivano.

“Inizialmente erano pacifici e timidi, ma rapidamente è iniziata un’escalation di violenza. Quello che ho imparato è che se lasci la decisione al pubblico, possono ucciderti. Mi sono sentita davvero violentata, mi hanno tagliato i vestiti, mi hanno piantato spine di rosa nello stomaco, uno mi ha messo la pistola alla testa, un altro l’ha portata via. Hanno creato un’atmosfera di aggressività. Dopo 6 ore mi sono alzata e ho iniziato a camminare tra il pubblico. La gente se ne andava, non riuscivano a guardarmi in faccia. Scappavano al confronto”.

Quest’opera rivela qualcosa di terribile dell’umanità, simile a quanto dimostrato dall’esperimento di obbedienza all’autorità di Stanley Milgram. Dimostrano quanto velocemente una persona possa farti del male in circostanze favorevoli.

Dimostra quanto sia facile disumanizzare una persona che non combatte, che non si difende.

Dimostra che se viene fornito lo scenario adatto, la maggior parte delle persone, apparentemente normali, non avrà coscienza della crudeltà perpetrata dagli altri, che a loro volta sembrano normali.

aprile 8th, 2018

Il diagramma linguistico della maturità dell’Io

by gabriella

dimmi come parli e ti dirò chi sei

Ma come parla? Le parole sono importanti!,

gridava nel 1989 un Nanni Moretti giocatore di palla a nuoto a bordo piscina a una malcapitata giornalista colpevole di usare termini eccessivamente banali. Accadeva nella scena più famosa del film Palombella Rossa. E aveva ragione a dare tanta importanza al linguaggio, Moretti, perché le parole, quelle che usiamo tutti i giorni e che poco hanno che vedere col nostro curriculum scolastico, sono un po’ come dei marcatori, indicatori del nostro livello di Ego, cioè dello stadio di sviluppo o maturazione della personalità degli individui in termini cognitivi, di pensiero, sociali e morali. Questa è la conclusione, sebbene semplificata, di una ricerca sul linguaggio parlato realizzata da psicologi Usa e pubblicata su Nature Human Behavior.

Il livello dell’ego e le parole

Gli autori dello studio hanno utilizzato 44mila brevi testi parlati raccolti in 25 anni dal Washington University Sentence Completion Test (Wusct), uno strumento che psicologi e psichiatri utilizzano da tempo per misurare l’Ego level. Per l’analisi dei linguaggi i ricercatori si sono serviti del Linguistic Inquiry and Word Count (Liwc), un sistema validato che, sulla base del conteggio delle parole e la valutazione della sintassi di testi, costruisce 81 categorie di linguaggio.  

read more »

aprile 5th, 2018

La tattica del genio distratto

by gabriella

Dalla distrazione arrogante all’incompetenza strategica all’egocentrismo contemporaneo: l’evoluzione dello stereotipo del genio distratto nello spassoso reportage del filosofo canadese Joseph Heath. Tratto da Internazionale del 3 aprile 2018.

“Lavoro con molti esempi dello stereotipo del professore distratto”,

scriveva tempo fa il filosofo di Toronto Joseph Heath sul blog canadese In due course. Un ex collega, ricordava,

“un venerdì sera mi ha chiamato per chiedermi perché non ero ancora a casa sua. Sua moglie gli aveva affidato il compito di fare gli inviti per la cena, lui se n’era dimenticato e poi si era dimenticato di essersene dimenticato”.

Gli accademici tra i miei lettori capiranno sicuramente di che cosa sto parlando, ma anche tutti gli altri, perché è uno stereotipo che risale a migliaia di anni fa: si racconta che l’astronomo dell’antica Grecia Talete, un giorno cadde in un pozzo perché camminava guardando le stelle. Quelli che hanno sempre la testa tra le nuvole dovrebbero tenerlo presente, ma anche quelli che camminano mentre mandano messaggi dal telefono.

A rendere particolarmente fastidiosa questo tipo di smemoratezza è che non dovrebbe neanche darci fastidio: il professore distratto può non presentarsi a un appuntamento o dimenticare che vi deve dei soldi, ma il mondo

“la trova una cosa adorabile e forse anche un segno di genialità”.

read more »

aprile 1st, 2018

La condizione senile e i suoi stereotipi

by gabriella
marzo 9th, 2018

L’intelligenza

by gabriella

Intelligere, da intus legere, significa “vedere dentro”. Intelligente è quindi chi sa guardare dentro le cose, le persone, i fatti

La psicologia non possiede ancora una descrizione e una definizione condivise di cosa sia l’intelligenza.

Sappiamo che l’intelligenza è una caratteristica del pensiero che coinvolge altri processi cognitivi e aspetti psicologici come la memoria, l’apprendimento, il linguaggio, la motivazione. Resta, però, ancora difficile spiegare le differenze di capacità tra gli individui, decidere se l’intelligenza sia innata o si sviluppi attraverso gli stimoli ambientali; quale sia, se c’è, il rapporto tra intelligenza e profitto scolastico e tra intelligenza e capacità di adattamento all’ambiente. È difficile anche stabilire se si può misurare e se è unica o ne esistono diversi tipi.

Attraverso le loro ricerche, gli studiosi sono pervenuti a risultati differenti, a volte contrastanti. Potrebbe sembrare, dunque, che la psicologia e le altre scienze umane non abbiano nulla da insegnarci sull’intelligenza, ma mai come in questo caso, forse, sapere che le domande sono ancora più numerose delle risposte, aiuta ad assumere un atteggiamento scientifico e antidogmatico e quindi a procedere nella conoscenza del fenomeno.    

Intelligere, dal latino intus legere (o intra legere, secondo alcuni), significa, infatti, “vedere dentro” o “vedere tra le cose”, alludendo, in entrambi i casi, alla capacità di comprendere la complessità della realtà al di là della superficie, cioè di coglierne la struttura profonda al di là delle apparenze.

 

Indice

1. Che cos’è l’intelligenza [videolezione]
2. L’intelligenza come problem solving
3. L’intelligenza come abilità e competenze
4. L’epistemologia genetica e l’approccio storico-sociale all’intelligenza
5. La psicometria e i test QI
6. Fattori innati e fattori culturali

read more »

marzo 8th, 2018

Jan Mazza, I poveri sono stupidi. Disuguaglianze cognitive, una minaccia per la democrazia? 

by gabriella

sinapsi

Quella descritta in questo ottimo articolo di Jan Mazza è la nuova frontiera della diseguaglianza cognitiva. Dopo gli studi degli anni 60 e 70 sul divario cognitivo basato sulla parola e sull’uso di codici linguistici estesi o ristretti, si apre oggi un altro scenario, potenzialmente distopico, inaugurato dalla diminuzione delle possibilità di accesso all’alta formazione e dominato dalla disponibilità futura di mezzi chimici, genetici e informatici di potenziamento della performance intellettuale. Tratto da Pandora. Rivista di Teoria e Politica.

Il tema delle disuguaglianze è tornato prepotentemente di attualità nel dibattito politico ed economico, dopo decenni di prolungato torpore. La rivoluzione monetarista anglo-sassone dei primi anni Ottanta, via di fuga economica e ideale per un Primo Mondo preda di sempre maggiori rivendicazioni politiche e salariali delle classi lavoratrici e dell’esaurimento della spinta propulsiva keynesiana, è stato un vero e proprio cambio di paradigma (Hall 1993), maggiore responsabile di questa rimozione collettiva.

read more »

gennaio 21st, 2018

Quattro passi nelle Scienze umane con l’esperimento Milgram

by gabriella

Ieri, durante l’open day del nostro Liceo, ci siamo intrattenuti con un gruppo di studenti e genitori sull’obbedienza all’autorità, uno dei temi della psicologia sociale, affrontato nel celebre esperimento di Stanley Milgram del 1961.

Nella lavagna virtuale sottostante i contenuti che abbiamo preso in considerazione: il testo della lezione, la videolezione, il video YouTube con l’esecuzione dei prigionieri, l’ultima lettera al figlio di Rudolf Hoess, il video in inglese con domande di comprensione e il test Kahoot finale.

Creato con Padlet
Tags:
gennaio 20th, 2018

Hans Eysenck, Leon Kamin, Il dibattito americano sull’intelligenza

by gabriella

intelligenti si nasce o si diventaIl dibattito su eredità e ambiente nella definizione delle caratteristiche umane è uno dei più sensibili e ricchi di implicazioni socio-politiche delle scienze sociali. Decidere se intelligenti si nasce o si diventa diventa infatti dirimente davanti a scelte fondamentali come quella di educare o meno i bambini con deficit cognitivo, potenziare le strutture educative e scolastiche o tagliare i costi, fissare l’accesso a posizioni e professioni per merito o promuovere forme più evolute di democrazia (secondo comma, art. 3). Il testo che segue è la prefazione stesa da Alberto Angela per presentare al pubblico l’accanito e pluriennale dibattito tra Hans Eysenck e Leon Kamin, due degli studiosi più noti per aver abbracciato in modo radicale le tesi della neuroscienza innatista e del costruttivismo umanista.

Se prendesse piede la convinzione che questi test misurano realmente l’intelligenza,
che costituiscono una sorta di giudizio ultimo sulle capacità del bambino, che rivelano «scientificamente» le sue abilità innate,
sarebbe mille volte meglio se tutti coloro che misurano l’intelligenza sprofondassero nel mar dei Sargassi con tutti i loro questionari.

Walter Lippmann, 1922

Raramente, nella storia della scienza, ricercatori e stu­diosi si sono scambiati tante accuse e insulti, come è avve­nuto, e sta avvenendo oggi, nel dibattito eredità-ambiente. Conoscendo la tradizionale moderazione del linguag­gio scientifico (anche se spesso le parole mascherano strali sottili e velenosi) può sorprendere il tono assunto da que­sta polemica: tuttavia non è difficile rendersi conto che la questione della componente genetica nell’intelligenza coinvolge, direttamente o indirettamente, tali e tanti aspetti sociali, etici, politici, che il dibattito travalica l’ambito scientifico. 

read more »

novembre 15th, 2017

Le teorie della personalità

by gabriella

γνῶθι σαυτόν

 

Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via,
tu potresti mai trovare i confini dell’anima:
così profonda è la sua essenza.

Eraclito

 

Una definizione

La personalità è un’organizzazione più o meno durevole di forze nell’ambito dell’individuo.

Queste forze persistenti della personalità contribuiscono a determinare la risposta in varie situazioni, e a queste si può quindi attribuire in gran parte la coerenza del comportamento, sia esso verbale o corporeo.

Ma il comportamento, per quanto coerente, non è la stessa cosa che la personalità (vedi lo studio di Richard Lapiere sulla percezione americana degli asiatici nel 1934, NDR) la personalità sta dietro al comportamento e all’interno dell’individuo. Le forze della personalità non sono risposte ma disposizioni alla risposta […].

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: