Posts tagged ‘Effetto Lucifero’

novembre 6th, 2015

Umberto Galimberti, Cattivi

by gabriella
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Umberto Galimberti

La recensione di Effetto Lucifero di Umberto Galimberti. Tratto da Repubblica del 12 marzo 2008.

Siamo soliti pensare che il bene e il male siano due entità contrapposte e tra loro ben separate, così come i buoni e i cattivi che riteniamo tali per una loro interna disposizione.

Per effetto di questa comoda schematizzazione che ci rende innocenti a buon prezzo, noi, che ci pensiamo «buoni», escludiamo di poterci trasformare nel giro di poco tempo in carnefici crudeli, attori in prima persona di quelle atrocità che ci fanno inorridire quando le leggiamo nei resoconti di cronaca o le vediamo in tv.

effetto luciferoPer rendercene conto, e lo dobbiamo fare per conoscere davvero noi stessi, è sufficiente che leggiamo il libro di Philip Zimbardo, L’effetto Lucifero (Raffaello Cortina, pp. 650, euro 35). Lucifero, prima di diventare Satana, il principe del male, era il portatore di luce, l’angelo prediletto da Dio. Ciascuno di noi può trasformarsi da Lucifero in Satana, non per predisposizione interna come crede la psicologia quando distingue il normale dal patologico, al pari della religione quando distingue il buono dal cattivo, ma per altri due fattori che sono il «sistema di appartenenza» e la «situazione» in cui ci si viene a trovare.

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novembre 6th, 2015

Philip Zimbardo, L’origine del male e l’effetto Lucifero

by gabriella
Philip Zimbardo nel 1971

Philip Zimbardo nel 1971

Un esempio importante dell’«errore fondamentale di attribuzione» (la sopravvalutazione della responsabilità individuale e la corrispondente sottovalutazione delle cause ambientali nell’attribuzione delle cause di un fenomeno) che, secondo lo psicologo sociale Fritz Heider, caratterizza il modo di pensare del senso comune (1958) è la visione corrente del crimine, fondata sull’idea che i comportamenti delinquenziali e la violenza siano il prodotto di volontà malate o perverse.

Secondo questo punto di vista, il male è commesso da criminali che scelgono di essere tali e nient’altro: un’attribuzione ingenua che fa presa sul senso comune perché, oltre ad essere una forte semplificazione, rassicura le persone circa l’eccezionalità del male e la sua presenza solo in certe persone (i criminali) e in certi ambienti (ad esempio, le periferie degradate), permettendo agli individui di proiettare il male sull’altro [vedi la lezione sulla psicanalisi, in particolare la sesta videolezione sui meccanismi di difesa dell’ioe conservare una buona immagine di sé (l’esecrazione del comportamento altrui si conclude implicitamente con un «io non mi macchierei mai di un simile misfatto»).

Escher 1Questo atteggiamento nei confronti del crimine è scontato in società individualiste come la nostra, ma ha anch’esso una storia, cioè momenti di successo e di declino.

Storico, da questo punto di vista, è il discorso del 14 ottobre 1982 con cui Ronald Reagan annunciava la nuova politica criminale della propria amministrazione, rendendo familiare lo slogan della “tolleranza zero” (che ha quintuplicato in trent’anni il tasso di carcerazione) e attaccando esplicitamente i saperi storico-sociali:

«La crescita di una classe criminale senza scrupoli è stata in parte il risultato di una filosofia sociale sbagliata, che in modo utopico considera l’uomo come prodotto del suo ambiente, mentre la trasgressione è vista sempre come conseguenza di condizioni socio-economiche svantaggiate. Questa filosofia predica che dove si verifica un crimine è responsabile la società, non l’individuo. Ma il popolo americano sta finalmente riaffermando alcune verità indiscutibili: il bene e il male esistono, gli individui sono responsabili delle proprie azioni, il male è spesso frutto di una scelta, e la pena deve essere certa e immediata per chi si fa strada a danno degli innocenti».

Di psicologia del male si è occupato Philip Zimbardo, uno psicologo americano figlio di immigrati siciliani cresciuto nel Bronx, che ha raccolto trent’anni di ricerche iniziate con l’esperimento carcerario di Stanford del 1971 in Effetto Lucifero (The Lucifer Effect), testo del 2007 dall’illuminante sottotitolo Undersanding How Good People Turn Evil [interamente accessibile in lingua originale nell’Internet Archive].

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